Ingeneroso e prevenuto nei confronti di Van Gogh è invece lo psichiatra J.A.Vallejo nel suo "pazzi celebri" (ed.Rizzoli). Pur riconoscendo in lui un "genio" inscrive la sua opera come il prodotto di un moto alienato. Non è l'unico: a cominciare dal filosofo Jaspers (psichiatra pure lui) molti hanno condiviso la lettura delle opere di Van Gogh in questo senso  diffondendo il  pregiudizio . Certo è che se follia è aprire l'inconscio ad una sensibilità, ad una penetrazione del reale, ad una creatività che allarga i confini dell'umanità bisogna rivedere il concetto stesso di follia e ben venga il matto ad arricchire l'umanità. Questo ovviamente senza dimenticare le stravaganze e le crisi del nostro, le quali, però sono talvolta lo scotto da pagare se si vuole andare oltre i condizionamenti del consueto ed in una più profonda conoscenza di se stessi.

vang6.jpg (36924 byte)

Comunque sia se Van Gogh si fosse rassegnato ad inquadrasi in uno schema prefissato da benpensante si sarebbe atrofizzato nella mediocrità. Non ci sarebbe stato Van Gogh. Egli invece ha proseguito nella sua ricerca, senza preoccuparsi delle critiche frenanti, un cammino costellato anche di aperture ad una serenità e ad una pace che lui stesso si prefigurava come qualcosa di trascendente.

vang8.jpg (30001 byte)

Una riflessione lo accompagnò tutta la vita: che l'uomo è come una bruco che non ha in sé la consapevolezza di diventare farfalla. Vede il mondo in una dimensione piatta ed angusta e altro non può immaginare. L'artista è l'iniziato che percepisce una trasformazione che si compirà dopo la morte in altri mondi, in altri stati dove proseguirà il cammino. Per avvicinarsi più in fretta a queste stelle della sua anima Vincent forse si tolse la vita. Non è romanzo, questo diceva e scriveva con l'ingenuità stupefatta del bambino ma anche con una rarissima capacità intuitiva, quella stessa che gli ha permesso di anticipare l'espressionismo e l'astratto. In ogni casi il suo presunto suicidio ("...io del mio corpo faccio quello che voglio" : a meno che non si tratti, come afferma il prof.Gabriele Mandel , di un altro rozzo tentativo di risolvere la diverticolite di cui soffriva sparandosi di striscio  sul gonfiore del ventre) come ogni evento e parola della sua vita non sono da prendersi a sé per essere giudicati. Rimane l'opera che è un dono che l'umanità ha fatto a se stessa. Questa basta, la vita non serve più, era come legna da ardere per dar luce e calore.

vang5.jpg (39377 byte)

 

 

etichet.gif (1360 byte)