COME LA LUCE DI UNA CANDELA

 

In tempi tumultuosi come questi che stiamo vivendo, tempi di conflitti non solo politici, ma anche di culture e di religioni, la bontà e il comportamento corretto sono come la luce di una candela nel buio: poca cosa, ma serve per vedere.

A fronte del terrorismo (da qualsiasi parte orchestrato), della prevaricazione egoisticamente interessata, dei seminatori d’odio e dei fomentatori di discordie, ogni comunità ha la sua voce buona che predica il bene e la concordia. Anche ‘Îslâm: è la voce dei Sufi (quelli autentici, non le improvvisazioni New Age).

Chi desidera il bene, chi desidera la luce, chi ama la pace e la concordia, cooperi a far si’ che le brevi fiammelle delle candele degli “uomini di buona volontà” non si spengano. Non condanni tutto in una generalizzazione cieca e ignorante: rischia, come dice una pittoresca frase fatta italiana, «di buttar via anche il bambino con l’acqua del suo bagno.»

Il Sufismo? Secondo Si Hamza Boubakeur (che fu rettore dell'Università islamica di Parigi, rettore della Moschea di Parigi, discendente diretto del primo "califfo ben diretto" Âbû Bakr, nonché mio venerato maestro) «il Sufismo in se stesso non è né una Scuola teologico-giuridica, né uno scisma, né una setta, anche se si pone di sopra da ogni obbedienza. E' innanzi tutto un metodo islamico di perfezionamento interiore, d'equilibrio, una fonte di fervore profondamente vissuto e gradualmente ascendente. Lungi dall'essere una innovazione o una via divergente parallela alle pratiche canoniche, è anzitutto una marcia risoluta d'una categoria di anime privilegiate, prese, assetate di Dio mosse dalla scossa della Sua grazia per vivere solo per Lui e grazie a Lui nel quadro della Sua legge meditata, interiorizzata, sperimentata». (fine citazione)

I Sufi si dividono in Confraternite, a un dipresso come Le Confraternite dei frati e delle suore nel Cristianesimo, con la sola differenza che i sufi e le sufi si sposano e vivono nel mondo. «Nel mondo, ma non del mondo» come essi dicono «nulla possedendo e da nulla essendo posseduti.» Le Confraternite dei Sufi e si sono sgranate lungo il corso dei secoli; e in tutta la storia della cultura islamica, se si cita un grande scienziato, un grande poeta, un grande musicista, o architetto, o pittore, si cita sicuramente un maestro sufi.

Punta di diamante dell'Îslâm, dal momento che l'Îslâm non si presenta come un blocco monolitico (ma ha varie coloriture, varie sfaccettature e varie istanze a seconda dei luoghi geografici e delle diversificazioni storico-sociali) anche il Sufismo ha vari aspetti. Si può dire che la sua vera origine è situabile nell'Asia turco-iraniana; che per ragioni storiche ha riassunto e inglobato insegnamenti esoterici buddhisti, indù, classico-egizi e cristiani pur scaturendo da una matrice sciamanica non mai sopita; mentre in certe zone dell'Arabia e del Nordafrica - soprattutto nei due ultimi secoli - è andato poi anche degenerando in aspetti folcloristico-popolari.

Base imprescindibile del Sufismo è il Corano, correttamente letto, meditato, interpretato, come diceva appunto Si Hamza Boubakeur, e attenendosi strettamente al Verbo del Corano i veri Sufi seguono questi principi base: rispetto per la persona; rispetto per tutte le religioni; senso della pace; comportamento corretto esclusivamente sulla base dell'etica.

Gli “uomini di buona volontà” riconoscendosi nel bene riconoscono anche tutti coloro che al bene autenticamente concorrono. Gli “uomini di buona volontà” sono tutti fratelli fra di loro, a qualsiasi religione, a qualsiasi ideologia appartengano. Agli “uomini di buona volontà” è affidata questa debole fiammella della “bontà religiosa e ideologica” che ancora arde, oggi, in questi tempi tanto bui. La luce splende più forte nelle tenebre.

 

Gabriele Mandel Khân, Vicario generale per l’Italia della Confraternita sufi Jerrahi-Halveti

 

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