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iL destino di un cucciolo di lupo é di diventare un lupo anche se allevato tra i figli degli uomini
 

Saadi di Shiraz

 

 

Sul sufismo oggi

dalle lettere e conversazioni al caravanserraglio (1998-2008) in alto le più recenti

 

D) (...) se il sufi lavora per l'evoluzione umana  il fine del sufismo non è proprio l'evoluzione umana?

R) Bisognerebbe pensare alla propria evoluzione, possibile solo se si è sgombrato il terreno da pregiudizi, condizionamenti ed illusioni. Solo il lavoro di "sgombero" è assai gravoso e non ci sono scorciatoie, quando lo "specchio" sarà pulito si potrà anche percepire le cose come sono e non come sembrano. Poi è chiaro che la propria evoluzione non può che far bene a chi sta intorno , l'universalità è implicita e con essa la responsabilità del sufi dei sui atti fino a che sono in sintonia col volere di Dio ( la preghiera islamica stessa è simbolo del pensiero divino che si fa azione processo in cui il fedele si sottomette totalmente ). Il sufi, diciamo così, non se la prende comunque più di tanto dell'ignoranza che blocca l'umanità fino a metterne a rischio la sua stessa sopravvivenza, questo perchè è Dio che lo permette. Dio  è il fine del sufismo, o meglio la Realtà. Se la specie umana dovesse anche a breve termine scomparire dal pianeta per un disgraziato evento cosmico, o per una guerra atomica o ancora per un collasso ecologico o che altro che problema c'è? L'universo è così immenso che non sentirà di certo la mancanza dell'uomo terrestre.       

D) Ho sempre apprezzato l'dealismo dei sufi, impegnati per un mondo migliore e pronti a rinunciare a tutto pur di perseguire l'ideale (...)

R) Ognuno vede quel che vuol vedere. Consideri però che l'idealista spesso è come il bambino che vuole tutto e subito, disposto a far crollare le stesse speranze e i sogni suoi e degli altri se vede tradito il suo ideale. Egli non tiene conto della realtà, non individua i mezzi tecnici per arrivare a un fine, non è disposto a sacrificare nulla quando per vincere le partite spesso bisogna perdere dei pezzi. Gli idealisti nella storia sono stati capaci di gesti orrendi pur di vedere realizzato il proprio ideale, nel miglior caso vagheggiano nel loro mondo, proiettando negli altri e nelle cose speranze ed illusioni. Questa è l'altra faccia della medaglia, poi, ovviamente, esistono ideali legittimi, ma rimangono tali nella misura data dal buon senso e dal principio di realtà. 

D) Appurato il fatto che sono sempre più numerose le invenzioni di sufismi all'occidentale anche nei paesi islamici c'è una qualche azione a difesa di questi eccessi?

R) Dove c'è verità e barakha le cose rimangono altrimenti spariscono.

D) (...) L'Islam dovrebbe imparare dall'occidente il senso della libertà e della democrazia e non osteggiarla come hanno fatto i suoi portavoci da Rene Guenon (...)

R) L'Islam non deve imparare nessuna lezione di democrazia e di libertà dall'occidente in quanto  ciò che si compie oggi in nome del dio danaro non è certo stato insegnato nelle moschee,  gli stermini dei regimi nazifascisti  sono storia recente e andando indietro le oppressioni  del colonialismo, il massacro  degli amerindi , l'inquisizione. Semmai è proprio dal contatto con l'Islam nel medioevo che il cosiddetto occidente ha imparato il valore delle scienze, del dialogo e della cultura. I sufi in particolar modo col detto libertà, uguaglianza e fraternità diedero il modello agli illuministi , Voltaire su  tutti. Anche l'Islam crede comunque a un dialogo con un cristianesimo moderato, con modelli politici moderati .  Eppoi, l'esempio che lei porta  non è pertinente, quello è il frutto della confusione  "tradizionalista" tra islam e il suo misticismo sufi con modelli estremestici occidentali antidemocratici e a mitologemi fondamentalistici di tutt'altra parrocchia. 

D) (..) Mi risulta comunque che ci siano stati e ci siano sufi pur regolari ed ortodossi che non sono certo un esempio da prendere nella teoria e nella pratica (...)

R) Evidentemente scoprire che l'acqua si sente bagnata è un'esperienza che tutti devono passare. E' capitato a chiunque di verificare come tra i vari livelli di realtà ci siano incongruenze: quel medico, quell'insegnante, quel geometra, quell'avvocato ecc.ecc. pur avendo conseguito un diploma valido e riconosciuto in realtà è un disastro ed un incompetente nel suo mestiere. E allora: dove, con chi, quando, con quali crediti e soprattutto come si è diplomato? I pezzi di carta,  le forme in ogni campo, insomma, devono fare i conti con la realtà. 

D) Ho notato che nella bibliografia sul sufismo manca, tra gli altri, Mircea Eliade il quale pur non avendo scritto specificatamente sul sufismo era un iniziato ed ha dato un grosso contributo alla diffusione di idee diverse dalla modernità (...)

R) Gli ordini sufi non sono delle aziende che reclamizzano e vendono un prodotto. In un negozio di vestiti, per esempio,  è possibile cercare un capo avente certe caratteristiche:  pagando un extra si potrà anche aggiungere e modificare secondo le proprie preferenze. Chi entra in contatto con un ordine sufi non può ordinare niente ma non dovrà pagare niente ( può contribuire al massimo, con pochi spiccioli, alle spese comunitarie: in nessun caso un ordine sufi organizzerà corsi a pagamento che finiscono con una  iniziazione ).- Diversi occidentali sono andati alla ricerca di una iniziazione, quasi sempre fasulla, hanno poi orecchiato da persone come loro qualcosa che sembrava loro esoterico ed hanno costruito teorie e ricerche con qualcosa di "speciale". Caro signore, Hafiz diceva che chi raccoglie gelsomini ha le mani che profumano di gelsomino, i pescivendoli non sono su questa strada, provi altrove.

D) Il sufismo è una filosofia o una teologia? Cosa pensa un sufi di sè, si sente un filosofo o un teologo?

Il sufismo non è una teologia nè una filosofia per quanto i sufi abbiano adoperato in modo eccelso anche questi linguaggi . Quando vanno a dormire non vengono loro in mente preoccupazioni sui  grandi sistemi metafisici ma se hanno fatto del bene e se sono stati utili, indifferentemente a se stessi o agli altri.

D) Desideravo un chiarimento sul concetto di confraternita nel sufismo.

R) Troverà nella sezione islam e capire quello che cerca. In breve gli ordini sufi sono continuità storiche che risalgono ad un maestro fondatore. I sufi si riuniscono in famiglie (confraternite) : si riconoscono tra loro per l'affinità della ricerca della verità, oltre dogmi e preconcetti, di una evoluzione spirituale autentica ( non confusa con l'adattamento perfezionista ad una ideologia o credenza), si parla infatti di preesistenza di queste anime che si ritrovano nel tempo. Da questo punto di vista il legame tra i sufi è più forte di quello che lega i consanguinei di una famiglia, laddove può anche esserci  estraneità di intenti e di sentimenti.

D) E' da alcuni anni che mi interesso al sufismo , ma come si fa a distinguere i sufi veri da quelli falsi ? Nella chiesa cattolica gli ordini monastici sono ben definiti ma nell'Islam tutto appare confuso. Quale è la strada da seguire per trovare i giusti contatti ?

R) Porsi il problema è già fare i primi passi. Le organizzazioni sedicenti sufi ed i sedicenti sufi sono effettivamente di più rispetto alle catene secolari che fanno capo a dergha (abbazie) centrali con le loro  trasmissioni alla cui origine c'è il maestro fondatore dell'ordine. I sistemi imitativi sono spesso contraddistinti da corsi a pagamento "per diventare sufi" , oppure da una sterile ripetitività formale e rituale. Ci sono in Italia anche saltimbanchi che si fanno passare per dervisci danzanti per chi ama lo spettacolo , altri che mescolano ideologie politiche estremistiche con l'Islam ed il sufismo. Si oscilla dall'indifferenza rispetto alla religione islamica a forme fanatiche di islamizzazione. Spesso il capo si presenta vestito come un guru- santone e trova conferma ( e reddito) dalla quantità dei proseliti, può anche apparire come imam (guida) di società islamiche approfittando dell'ignoranza generale. Mitomane o affarista che sia (caratteristiche che non si escludono a vicenda) trova sempre chi lo segue. I contatti giusti bisogna prima trovarli con se stessi, cercando la verità a qualunque costo soprattutto del proprio sé, nell' avere fiducia nei propri sentimenti, nella propria intuizione . Ognuno poi finisce laddove la sua ricerca lo conduce, se è illuso   nelle illusioni, se è autentico nell'autenticità. Il marchio d.o.c. si trova solo al supermercato. Comunque sia esistono nel sufismo gli stessi parametri degli ordini cristiani: un antico padre fondatore, un ordine storico verificabile, una abbazia centrale, un rigoroso rispetto verso le norme etiche universali di tolleranza, onestà, fratellanza, responsabilità- libertà. Ora a lei una domanda: se cercasse uno psicoanalista andrebbe dal primo che si dichiara tale? Quali passi di verifica farebbe? Ed anche se lei avesse constatato che è iscritto all'ordine degli psicologi o dei medici, che fa parte di associazioni con autorizzazione ministeriale, che ha un buon curriculum, che è ( dall'esperienza di altri ) un valido psicoanalista , non è detto che sia quel che fa per lei: ma forse saprebbe indirizzarla dalla persona giusta.

D) Contrariamente alle mie aspettative, sul vostro sito http://www.puntosufi.it/ non ho trovato alcun riferimento a G.I. Gurdjieff.  Mi piacerebbe sapere qual è la posizione della vostra Confraternita in merito a Gurdjieff ed al suo insegnamento nonché ai testi scritti da lui stesso e dai suoi allievi diretti più noti (Ouspensky in particolare).

R) Poiché non esiste un punto di vista ufficiale della confraternita su questo o quell'autore (ognuno di noi ha le sue idee) bisogna rivolgere la domanda al khalyfa che rappresenta "il filo conduttore". Comunque in linea di massima consideri questo: quanto è adatto al tempo ed al luogo ha un valore. Il sufismo inoltre è una realtà viva ed operante, storica nelle sue secolari trasmissioni. Perché fermarsi sui suoi passaggi di seconda mano e sulle alterazioni? Perchè fidarsi di persone che non sono in grado di dare riferimenti certi e verificabili della propria appartenenza al sufismo storico, nè sanno specificare dove deriva il materiale su cui si lavora e quando lo dichiarano errano?    Poi ognuno è libero di credere che questo o quell'autore o movimento sia depositario della verità sufi (e c'è in occidente materiale per tutti i gusti) , ma non è questo il sufismo.

D) (...) benché sia certa del fatto che l'essenza delle religioni è UNA, gradirei avere informazioni su movimenti sufi cristiani. Potete aiutarmi?

R) Benché il sufismo sia universale "in quanto l'essenza delle religioni è UNA" la sua base terrestre è l'Islam. Non esistono movimenti sufi cristiani in quanto le confraternite sufi sono come gli ordini storici cristiani (francescani, domenicani...) che non sono "fuori" dalla Chiesa, così i sufi non sono fuori dell'Islam. Come non hanno valore improvvisati ordini cristiani così anche quelli sufi nati in occidente, cristiani o con altra etichetta. Gesù, comunque è un polo di riferimento per i sufi come Maometto (sia lodato il loro nome). Se il sufismo è imprescindibile dall'Islam è altrettanto ineludibile il suo carattere universalista  : da secoli nelle tekke sufi  hanno partecipato come "compagni" anche cristiani, ebrei ed altri di qualsiasi credo ed etnia.

D) (...) Quel che è successo nella Massoneria, ossia il proliferare di logge estranee ( in realtà associazioni mafiose denunciate dagli stessi ordini principali massonici prima che dalle indagini della procura) o deviate ( a fini di potere politico ed economico come la p2) non sta succedendo nel Sufismo? (...)

R) Purtroppo non è solo una questione, quella che lei pone, limitata geograficamente e nel tempo. Ogni organizzazione religiosa o iniziatica , per quanto nobile e elevata nell'ispirazione, ha subito nella storia frammentazioni o distorsioni che ne hanno alterato e confuso il senso originario. Non solo i rami ma lo stesso tronco principale ne è stato affetto: dal messaggio di amore e distacco dal potere mondano di Gesù è nata l'inquisizione, l'opposto del vangelo nel vertice di chi lo rappresentava. Il sufismo, soprattutto in Africa, lamenta diverse degenerazioni di tipo magico ( in India ed in Iraq  è talvolta ridotto a fachirismo o covo di fanatici politici e religiosi) e alcuni ordini si sono sclerotizzati nelle forme esteriori (ritualistica e blasoni) o persi, simulacri ripresi da occidentali che possono così far vanto di presunte origini storiche. Insomma lo stesso bianco e nero che si ritrova ovunque, ed in mezzo bisogna viverci cercando di essere dalla parte giusta studiando, informandosi oltre lo spirito fazioso, riflettendo, giorno dopo giorno oltre le propagande dei poteri ufficiali di turno, politici e religiosi. Che bello sarebbe trovare senza sforzo un luogo dove ogni ben di Dio sta sempre sulla tavola. Ma solo i bambini sognano così.

D) Ho trovato spesso differenze sul concetto di tradizione tra i vari autori che parlano di esoterismo come Schuon, Guenon, Evola, Zolla, Omar Shah e pure in questo sito...

R) Prima di tutto bisogna cercare il significato etimologico della parola sul vocabolario. Dal  Palazzi del 1939 leggiamo :" s.f.(dal latino traditio) T.giur.consegna: la tradizione della merce, del podere||com: trasmissione orale, da generazione a generazione, di antiche memorie, del racconto di avvenimenti e sim.: per una tradizione antichissima giunta sino a noi||abitudine,costume e sim.trasmessi da generazione a generazione: bisogna rispettare le vecchie tradizioni di famiglia||V.A.tradimento||N. ricordanza, memoria, usanza, esempio. costumanza, costume, consuetudine |ciclo, leggenda, saga|curare, rispettare, continuare, rompere." fin qui il vocabolario. Poi ci sono stati autori che hanno ripreso una filosofia nata in occidente nell'ottocento negli ambienti teosofici ed occultistici in cui si cercava una visione globale e assolutistica della realtà ispirata appunto all'idea di tradizione. Questa visione è stata seguita spesso da facinorosi estremisti bisognosi di credenze intransigenti e genitorializzate per cui combattere. Tenga presente che il "tramandato" può portare cose giuste e sbagliate, non è sacro di per sè nè tantomeno è intoccabile, sta all'intelligenza filtrarlo. Tra gli autori che ha citato l'unico  che non si ispira a quel deviato concetto   occidentale e moderno di tradizione è Omar Shah.

D) Perché nel capitolo sull'islam e sui sufi non vi riportate agli insegnamenti dei maestri sufi in occidente Guénon e Gurdjeff? (...uno teorico l'altro pratico...)

R) Guénon e Gurdjeff non erano maestri sufi. Riportiamo due  commenti su Gurjeff  di Omar Shah in " La tradizione sufi in occidente" ( pubblicato da Psiche pag. 225-232 ): "in Afghanistan abbiamo un detto: un medico a metà é una minaccia per la vita ,ma un imam a metà (o qualunque insegnante religioso) é una minaccia per la tua anima. Se provate a praticare e analizzare alcune delle tecniche e delle tattiche usate da Gurdjeff, vedrete che sono state imparate solo a metà" e ancora "la quantità di confusione causata e che si sta ancora causando dall'organizzazione Gurdjeff, è misurabile in termini di umana sofferenza e dolore." A Konia vicino al mausoleo di Rumi c'è una fontana  la cui fonte, scendendo  si divide in due, quattro, otto vaschette a significare la continuità dell'insegnamento. Ricorstruire una di queste vaschette fuori dall'ambiente ed utilizzare dell'altra acqua non equivale a portare un insegnamento ma a simularlo vuoi intellettualmente vuoi praticamente.

D) In riferimento alla   discussione sul sufismo e la tradizione trovo inutile sollevare un problema risolto. Non importa individuare se il più grande pataccaro di questo secolo sia Rene Guenon o Gurdjeff giacchè tutto questo secolo e quello precedente hanno visto un fiorire di figure nella filosofia idealistica e nella psicologia del profondo che volevano incarnare la verità di una dottrina.

R)Le faccio notare che la questione la riporta lei e non altri. In ogni caso i campi vanno distinti, quello teosofico tradizionalista (che si accetti o meno il termine), quello filosofico idealistico e quello della psicologia del profondo. Se l'idealismo riproponeva razionalisticamente  l'antichissimo mito del dio dormiente , il sè che si riscopre nella storia attraverso la nazione o il genio, la psicologia del profondo , abbinandosi all'antropologia ed all'etnologia, voleva e  vuole solo ricercare il modo in cui questi miti agiscono nella psiche umana  senza la pretesa di incarnare dottrine di qualsiasi tipo se no nulla avrebbe di scientifico.

D) Nel  libro "filosofia della massoneria" di De Bernardo l'autore evidenzia  come l'idea di tradizione nasca nell'ambiente occultistico degli ultimi due secoli mettendo insieme miti antichi in un sistema filosofico che pretende di rappresentare la verità in assoluto. Come i grandi maghi rinascimentali  anche  quelli moderni metafisici vogliono arrivare all'età dell'oro dei magici poteri o delle conoscenze perfette. Idee che nel nazismo fiorivano. Autori come Guénon, Schuon, Burckardt per citare i più conosciuti hanno collegato questa idea di tradizione al sufismo da loro stessi praticato. Se è' un'anomalia come si spiega?

R) Molte persone educate nel contesto  europeo credono di aver bisogno di una guida più teorica che pratica, più di pensiero che di esperienza. Non vogliono mettersi in gioco ma trovare un "sistema" che permetta loro di leggere la realtà. Il pensiero di un'autore di libri sostituisce il coinvolgimento diretto con un maestro. Se poi questo autore è convinto che le proprie idee siano verità matematiche e le presenta come tali (in nome della tradizione, del sufismo o altro) può anche inorgoglire il lettore : se io ho capito queste verità appartengo alla élite. Fatto proprio un modello di pensiero si giudica in base a questo piuttosto che all'esperienza e alla verifica, ogni risposta sta già nel modello genitorializzato a cui bisogna credere ed obbedire e combattere per esso . In altri termini la realtà si sostituisce con una sua rappresentazione ritenuta indiscutibile. Ogni valore critico, dialogico e di ricerca raccomandato dal Corano sarà invece considerato nemico essendo ritenuto un prodotto del condannato mondo moderno che tutto travisa. 

D) Eppure mi è stato detto da (...) che è un maestro sufi che bisogna riferirsi all'autore Renè Guenon per un approccio sicuro al sufismo e al mondo della Tradizione, contrariamente a (...) che è considerato da  facente parte della controiniziazione per il valore dato alla psicoanalisi (...)

R) (...) non è un maestro sufi ed è documentabile (ho conosciuto Tizio che era l'amico di Caio che ha iniziato Sempronio cosa significa?) viceversa (...) lo è  in quanto si può accertarne il mandato . Faccia esattamente come se volesse verificare se uno è un finto frate o meno: il sufismo è un ordine secolare con tanto di abbazie  madri (dergha), altrettanto secolari  , non una new age dove tutti possono inventarsi qualcosa. Nel clima di new age (dove sono stati  ripescati simulacri di ordini sufi, solo blasoni per ingenui turisti) si iscrive anche il concetto di tradizione che viene dall'alto (il sistema metafisico)  e che darebbe il diritto di pontificare "in verità in verità vi dico": esso nasce nel mondo teosofico ed occultistico ottocentesco con tanto di un re occulto che dominerebbe tutta un'era dal suo regno al centro della terra (a ispirarsi a questa idea di sacra tradizione anche il nazismo che ha organizzato diverse ricerche per trovare la terra primordiale). Questi miti all'interno di una dottrina dogmatica ed esclusiva (chi la capisce e ci crede è l'eletto gli altri sono spazzatura, o in non o.k. i diavoli che non la condividono) costituiscono l'edificio del mondo della Tradizione. Meglio, a mio parere, rifarsi ai testi sufi antichi dove (si pensi a Rumi ) ogni storia ha un valore psicoterapeutico straordinario e non vuole irrigimentare nessuno in una ideologia che pretende di essere unica e necessaria. E solo Dio (l'Inconoscibile : sura 112) sa davvero ciò che è Bene.

D) (...) eppure sia nel sufismo sia nella massoneria ci sono logge che si ispirano a figure fondamentaliste che al posto della ricerca della verità impongono già una verità in nome delle credenze religiose o metafisiche a cui tutti devono conformarsi. E' insomma un vero e proprio plagio della personalità che si compie in queste organizzazioni. I danni psichici che arrecano difficilmente sono reversibili in quanto il soggetto crede di far parte di una elite che ha in mano la verità ed il potere (...) quasi una mafia (...).

R) Forse è solo una bella ingenuità credere che ci siano istituzioni che rappresentino completamente un ideale. Forse questa inesperienza si contrappone a chi ormai  scetticamente vede la corruzione in tutto. Forse la verità sta nel mezzo. Certo è che le istituzioni saranno sempre inadeguate ad un modello perfetto in quanto sono fatte da uomini limitati. Che bello sarebbe se ci fosse una giustizia composta da giudici infallibili, una scuola con insegnanti preparatissimi ed eccellenti educatori, politici tutti onesti e intelligenti, psichiatri dall'equilibrio impeccabile eccetera. Anzi ovunque ci sono anomalie e contraddizioni via via da risolvere senza la pretesa di riuscirci una volta per tutte, che è impossibile data la natura umana stessa . Questo vale anche per le religioni e per le forme organizzative iniziatiche pur storiche e regolari. Ci sono antichi testi sufi che trattano  come nella realtà, anche di una "buona"  confraternita, ci siano casi di follie, invidie, fanatismi, paranoie di potere.  Sono tutti insegnamenti vivi e diretti. Per entrare nello specifico stralcio questo brano dall'ottimo studio di Lo Coco e Lo Verso sul pensiero mafioso (nel sito di psichiatria forense "pol.it") << In questa cultura psichica, come in tutti i sistemi fondamentalisti (Lo Verso, 1998, cit.) regnano dicotomie totalizzanti di pensiero, con il mondo degli affetti scisso in maniera punitiva. Ci riferiamo qui con l’espressione fondamentalismo a tutti quei processi di costruzione dell’identità personale in cui l’Io individuale è pienamente coincidente con il Noi sovrapersonale e transpersonale. Il soggetto non può essere diverso, altro, dal mondo che lo ha concepito psichicamente (Napolitani, 1987). Nei sistemi fondamentalisti l’identità psichica può essere legata a strutture sovrapersonali: la nazione, la chiesa, il partito, e/o essere all’interno di una omologazione che non consente pensiero (ad es. l’attuale omogeneizzazione televisiva). Fenomeni come le guerre a sfondo religioso, i nazionalismi, il razzismo, le inquisizioni, si fondano psicologicamente anche su questo.>> Il fondamentalismo, insomma, è un fatto sociale, una devianza che può emergere dovunque, comprese le organizzazioni  sviluppatesi  per la libertà dello spirito.

D) Ho letto un articolo su internet che dice di spiegare con chiarezza l'Islam dove si dice che l'esperienza del vino per i sufi è fondamentale. E' vero?

R) No. E' uno svarione classico in occidente, anche se sempre meno frequente. Nasce dalla interpretazione letterale del simbolo vino=ebbrezza utilizzato dai poeti  sufi. I sufi essendo musulmani non bevono alcolici né si cibano di carne di porco. Che poi ci siano   imitatori sufi o gruppi dissociati che fanno uso di droghe per arrivare a stati di trance ciò non riguarda il sufismo.

D) Frequentando i sufi ho capito che solo attraverso il libero pensiero è possibile cogliere le verità ed i valori che costituiscono il nocciolo delle religioni. Ho capito l'attenzione che si deve dare a se stessi affinché il pensiero non sia contaminato da pregiudizi e devianze ed allora, liberamente, più si evolve più si coglie l'identità coi mistici di qualsiasi estrazione civile e religiosa a conferma che la verità è una e che non sono i dottrinari, i burocrati ed i carcerieri delle ideologie, ma le menti ed i cuori liberi ad intenderla . Possiamo dunque considerare i sufi promotori del libero pensiero?

R) Intanto non si può fare catechismo con rispostine di maniera. L'antico motto dell'illuminismo sufi "libertà, uguaglianza, fraternità" non deve trarre in inganno. Sono concetti da tradursi in vita assai preziosi che  hanno perso il loro significato come una cosa scontata ma di cui non si ha consapevolezza. Il pensiero difficilmente è libero frutto come è di condizionamenti ambientali e soggettivi per cui la sbandierata libertà di pensiero riguarda più un sentimento che un  adulto  rapportarsi con la realtà . Diversi esperimenti psicologici riproducibili hanno dimostrato che meno del 10%  dei soggetti danno risposte autonome ed adeguate alle circostanze, il resto è intrappolato dai condizionamenti, automatismi e dai pregiudizi.  Essere  padroni del tutto del proprio stato (al Allaje), quindi liberi interiormente è il risultato, mai definitivo, che si guadagna solo con uno sforzo a cui molti rinunciano volentieri, il risultato sta nelle parole di Gesù: la (ricerca della) verità vi farà liberi. Ma più facile è farsi portare.

D) Il movimento sufi di Hinayat Khan è libero dall'Islam. Se il sufismo gode di questa realizzazione di libertà anche questo movimento è legittimo.

R) Un fiore coltivato con cura in un giardino non è quello che nasce nella natura selvaggia pur essendo pregevole. Il giardino, la terra del sufismo è l'Islam. Fuori dall'islam ci può  essere misticismo ma non misticismo sufi.

D) Quindi il Sufismo è un frutto dell'Islam?

R) Il sufismo nasce con l'uomo, con le sue esigenze spirituali ed evolutive, e specificamente nello sciamanesimo. "Noi bevemmo vino prima che la vigna fosse piantata" quando per vigna molti sufi intendono l'Islam. Ed è nell'Islam che si è organizzato storicamente, adattandosi ai tempi e agli spazi, poiché in esso ha trovato la terrestrità , la base capace di appoggiare l'universalità, l'evoluzione che caratterizza lo spirito del sufismo. Il profeta è egli stesso il modello del sufi perfetto. Peraltro il sufismo annovera tra i maestri figure fuori dell'Islam come Plotino appunto perchè, come dice il Corano, ogni terra ha avuto il suo messaggero. L'amore per la scienza, per l'arte, per la cultura che nutre il sufi non ha confini ed è lo stesso Corano che incita a cercare il sapere fino in Cina, ossia oltre tutti i confini.

D) Come si spiega oggi che ci siano musulmani che criticano il sufismo e quali gruppi lo hanno avversato ?

R) L'aspetto mistico dell'Islam è il sufismo, ed il misticismo in tutte le religioni è stato a volte avversato da chi ha usato la religione  politicamente e buracraticamente o da chi non ha saputo andare aldilà del fideismo. Mentre nel Cristianesimo i fondatori mistici degli ordini  come Francesco sono stati accettati dal vertice della struttura quelli del'Islam dalla base, dal consenso della comunità musulmana (la umma) . Movimenti o gruppi dissidenti come ci sono nel cristianesimo  ci sono anche nell'Islam: fondamentalisti e modernisti. I primi hanno preso anche il controllo di uno stato come l'Arabia Saudita, sono i Wahbiti, paragonabili ai Testimoni di Geova. Grazie alla ricchezza petrolifera della penisola arabica molti fondi sono destinati alla propaganda delle idee e delle interpretazioni dell'Islam di questo movimento. Il suo fondatore, Ibn'Abd al Wahab (1703-1792) dichiarava eteredossi tutti coloro che non erano suoi discepoli,  musulmani in genere,sufi o non sufi, fino al punto di considerare lecito ucciderli e confiscare i loro beni come successe nella conquista saudita dello Hijaz. Tale accanimento oggi si è pacato e i wahbiti, salvo le frange fanatiche, non considerano più i musulmani non wahbiti, ripeto sufi o non sufi, come nemici. I modernisti fanno capo al movimento salafita (una sorta di protestantesimo) che ha accusato i sufi di essere imprigionati in pratiche superstiziose (da medioevo diremmo qui) evidentemente dimenticando che tutti i migliori scienziati , artisti e filosofi dell'Islam erano sufi (e  "sono" sufi) e inquadrando il sufismo negli aspetti degenerati e popolari, presenti soprattutto in Africa, criticati dagli stessi sufi. La propaganda fondamentalista e modernista non ha comunque , in genere, minato il consenso verso il sufismo sia a livello popolare sia della intelligenza islamica. In ogni caso il sufismo,  in modo palese od in modo nascosto, segue la sua strada realizzativa indipendentemente da come va il mondo.

D) Vorrei sapere qualcosa sulla gerarchia sufi

R) Premesso che è necessario staccarsi dalla mentalità infantile del club di topolino: si ricorda? Lo stemmino di qui quo qua era del socio, di paperino con una stella di ispettore,di paperone ispettore generale con due,e via via con topolino consigliere, fino a governatore. La carriera si sviluppava attraverso la quantità di bollini ritagliati nei fumetti. Premesso che bisogna staccarsi dal senso di gerarchia dei branchi di gorilla basata sul senso del potere e del predominio e delle loro sublimazioni militari umane si può considerare che laddove esiste un gruppo umano, una società esistono pure ruoli che sono convenzionali ed effettivi in base alle varie abilità ed attitudini, almeno così dovrebbe essere per il buon mantenimento degli interessi collettivi. Questo vale ovunque. Il sufismo storico, essendo grosso modo equiparabile agli ordini cristiani (francescani, domenicani...), seppur non ascetico, ha le sue regole ed una struttura. C'è un padre generale nell'abbazia centrale e dei vicari o khalyfa nelle varie regioni del mondo. Esistono poi rappresentanti che compiono diverse funzioni e comunque tutti agiscono all'interno della società come professionisti (nelle università, negli ospedali,nelle arti e nei mestieri ed ovunque). Maestri e allievi appartenenti all'ordine,quindi gli iniziati, (in un certo senso essendo l'evoluzione illimitata tutti siamo allievi e solo Uno è il Maestro ) costituiscono la fratellanza del sufismo storico , il quale, secondo le epoche e le confraternite differenzia termini ed i segni distintivi ( casacche , pelli...). Per saperne di più veda "termini sufi" in Islam.

D) Ho sentito spesso parlare nel sufismo e nella massoneria di prove iniziatiche. Esattamente cosa sono?

R) Lei conoscerà dall'antropologia le prove a cui si sottoponevano i fanciulli per dimostrare a se stessi e al clan di essere adulti. Un classico: essi dovevano dar prova di affrontare da soli la vita nei boschi, procurandosi cibo e superando le ostilità dell'ambiente. Ma la vita di ciascuno di noi è già costellata di prove iniziatiche, la differenza è che un ricercatore le vive in modo consapevole, gli altri no. La perdita  di beni materiali ed affettivi, della salute, del consenso sociale richiedono per essere superati un risveglio di fede (nella vita, in se stessi, nella forza operante del divino) e di intelligenza. Uscir fuori dal dolore  paralizzante (questo è l'effetto della paura) significa recuperare energie e consapevolezze prima neppure immaginate. Così si evolve.

D) Secondo il mio modesto punto di vista, non per offendervi, sufi e asceti in generale vivono fuori dal mondo, invece credo che Dio voglia che l'uomo combatta per la giustizia e contro il male invece che di scappare incapaci di servire a nulla  (...)

R) Il sufismo non è ascetismo nè isolamento. Il sufi è nel mondo ma non con il mondo: questo significa che è una presenza attiva nella società, forse indispensabile tanto che ci sarebbe da chiedersi se la sua assenza ( o meglio della assenza della Via aldilà di una religione specifica) coincida con la fine dell'umanità stessa. E in ciò non v'è nulla di esoterico o magico: finirebbe l'impulso evolutivo col crollo conseguente del civismo, delle arti, della fede (non della sua burocratizzazione che è la religione), il processo autodistruttivo scatterebbe immediatamente. Le più grandi personalità dell'Islam che hanno operato per il bene, per la pace, per la giustizia, per la scienza e per le arti erano sufi, sappia almeno questo prima di parlare senza conoscenza.

D) Quale certezza offre il sufismo?

R) Che solo Dio conosce la verità di se stesso (esperienza mistica di cui alAllaje ha lasciato testimonianza) , che l'uomo pur essendo limitato dal suo essere corporeo gode di possibilità praticamente illimitate, ed in questo limite e in queste possibilità c'è la sua bellezza e la sua evoluzione, che tutto è qui, che ogni cosa verrà a suo tempo...e altre risposte del genere, per quanto siano del sufismo non sono il sufismo. Il sufismo è il sufismo.

D) (...) E allora mi domando: perchè i sufi sembrano nascondersi o giocare sulle apparenze? Perchè ancora sembra che non rispondano e non siano disponibili alle richieste dei postulanti?

R) Complimenti leccati ed insulti nevrotici, minacce e rassicurazioni sono roba che non interessa ai sufi e neppure le discussioni. Nessun sufi le chiederà chi è, cosa fa e cosa ha fatto e cosa farà perchè non è interessato ai fatti esterni.  Preferisce spesso evitare importanze, titoli ,accademismi e codazzi, potrebbe giochersene o servirsene secondo la situazione. Poichè è consapevole dei suoi limiti accetta e medita ogni insegnamento ed evita di imporre condizioni, così come un buon allievo nei confronti del professore o di un paziente nei confronti del medico. Non sono dunque i sufi a non essere disponibili ma chi li contatta . Se questi ultimi non sono disponibili egli non potrà fare nulla poichè la loro libertà è sacra. Questa è la chiarezza che è richiesta non quella che un postulante ritiene che sia. Se non si capisce questo è meglio non perdere tempo coi sufi.

D) (...) voglio precisare che sono agnostico, ma vorrei sapere se dal punto di vista sufi la religione islamica rappresenta un fatto unico ed assoluto e se l'islam è d'accordo col punto di vista sufi

R) Lei pone una domanda solo per sentirsi esplicitare una risposta che già presuppone. Di assoluto c'è solo Dio e la religione islamica, come qualsiasi religione, ha avuto una nascita, uno sviluppo ed avrà una fine. Il Corano in più punti sottolinea come le religioni siano adattamenti ai luoghi ed ai tempi della stessa esigenza metafisica umana, o se si vuole, dell'eterno richiamo del principio. Non esiste dunque un punto di vista islamico ed uno sufi come non esiste uno cristiano ed uno francescano, la distinzione è solo qualitativa. Se i rappresentanti di una religione ritenessero di essere gli unici depositari della verità e che l'essenza del loro credo sia unica ed irripetibile  bloccherebbero il dialogo con le altre religioni ,  la loro stessa evoluzione interiore e soprattutto darebbero dei limiti a Dio che è oltre la stessa infinità.(seconda domanda)- Ma questo non significa fare di tutte le erbe un   mazzo tipo new age? Mi sembra giusto difendere la propria religione dal livellamento con le altre- Ma lei non si dichiarava agnostico? La sua è la classica reazione dell'integralista. Accettare di essere parti di un insieme laddove ogni parte ha la sua ben precisa identità, come strumenti in una orchestra, non significa confondersi. Questo vale per le religioni ed è un obbligo per il musulmano dato che egli è tenuto a seguire il Corano (che non è un testo new age ma  sigillo di tutti gli insegnamenti precedenti ). L'alternativa è la guerra, l'intolleranza, l'ignoranza e la follia di sentirsi gli unici portatori della verità in nome del proprio modo di concettualizzare Dio. Immagini una riunione di rappresentanti delle varie religioni con ognuno in testa, tipo fumetto, questo pensiero: " io ho la verità e questi poveri disgaziati non lo sanno..." oppure : "qui c'è chi crede di portare la verità e mi crede un povero disgraziato". Ma il pensiero suggerito dai fondatori delle religioni e non dalla codificazione posteriore è sempre: "c'è del bene in me e negli altri, c'è continuamente qualcosa da scoprire insieme e che ci unisce, sopratutto il sentire qualcosa che trascende le nostre religioni..."

D: Vorrei ringraziarvi per il Vostro sito, per il buon senso e l'equilibrio che comunica, e per il contributo che date a rasserenare e a fare chiarezza su questioni su cui oggi disinformazione e paura rischiano di prevalere (...) Come non musulmano interessato al Sufismo, Vi sarei grato se fosse possibile avere chiarimenti sull'idea e sull'esperienza di "compagno di strada" a cui il Vostro sito e il sito sufijerrahi.it dedicano alcuni cenni. Le domande che mi pongo sono: Concretamente cosa significa diventare "compagno di strada" ?Cosa e' e cosa fa il "compagno di strada" ? E' solo un "ospite" che partecipa ad alcune conferenze "culturali" sul sufismo ? O invece e' anche una persona che ha fatto una scelta molto piu' impegnativa di crescita personale ? Se e' cosi', questo percorso di crescita come differisce in essenza e nella pratica da quello del musulmano che segue il cammino sufi ? In altri termini: quando si e' non musulmani in cerca di un cammino di crescita personale che signficato puo' avere la partecipazione alle riunioni di un ordine Sufi come il Vostro in qualita' di "compagno di strada" ? Forse ad alcune di queste domande e' possibile dare un risposta via e-mail, nella consapevolezza dell'inevitabilita' che "solo chi assaggia sa".

R) Grazie per le belle parole. Come lei ha intuito solo "assaggiando" di persona si può capire, poi ognuno ha il suo metabolismo per cui la "risposta" è comunque personale. La partecipazione alle riunioni avviene previa richiesta al khalyfa che per l'italia è il prof. Gabriele Mandel (http://www.gabrielemandel.net) . Nella storia sono stati numerosi i "compagni di viaggio" che non sono stati solo ospiti e spettatori ma amici intimi e attivi collaboratori dei sufi. La mediocrità e l'eccellenza non stanno nell'esser o meno musulmani ma come musulmani , aperti all'universalismo ed alla tolleranza come vuole il Corano e una condizione di spirito evoluta, c'è l'alveo terrestre più idoneo ed integrato per seguire il cammino sufi. E' stato scavato da secoli oltre le ripetitività formali e i condizionamenti coattivi diventando storia. In questa storia  anche i compagni, in modi diversi, hanno avuto la loro funzione ed evoluzione.

D) E' vero che la risposta di un sufi è sempre individuata ad un contesto ed alla persona che la formula?

R) E perchè lei ha bisogno di sentirsi rispondere?

 

( le risposte alle domande sono a cura del  responsabile della tekke sufi di Genova.)

 

 

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