. ISRAELE Una delle storie più interessanti riguarda il popolo ebreo. La sua nascita si perde nella leggenda ed ha come mitico fondatore Abramo. Questo profeta comune all'Ebraismo, al Cristianesimo ed all'Islam è presentato dalla Torah come un pastore. Un principe di Ur dei Caldei, secondo Flavio Barbiero, comunque sia capostipite simbolico situato 2000 anni prima di Cristo, di gente mesopotamica, della mezzaluna fertile tra il Tigri e l'Eufrate, culla della civiltà. La Bibbia racconta che il settantacinquenne Abramo, a Carran, ricevette l'ordine di recarsi nella terra di Canaan (l'attuale Palestina/Israele) con la promessa che da lui sarebbe nato un grande popolo. Le vicende del suo popolo sono narrate in questo libro epico, il più letto nel mondo insieme al Corano. Il testo pervenutoci ha subito numerosi rifacimenti prima orali poi scritti, per cui risalire alla prima stesura è in certi casi impossibile. Il suo fascino deriva proprio da questa stratificazione laddove si aggiungeva , si toglieva , si modificava secondo la visione politica dello scriba. La Bibbia (1) più antica è in ebraico, la Torah, matrice delle altre traduzioni in greco e latino e già tra queste ci sono cambiamenti. Per esempio Abramo nella versione originale ebraica sacrifica il suo preferito, il primogenito. Ora il primogenito è Ismaele e non Isacco. Semplice distrazione? Probabilmente no. Da Ismaele si genereranno gli arabi, per lo meno nel tessuto letterario, e ammetterlo equivaleva assegnare una non gradita nobiltà a chi guidava le sorti del medioevo. La Bibbia inizia con Genesi dove si racconta la creazione del mondo, dell'uomo e gli inizi della sua diffusione. In Genesi sono evidenti i temi mitici comuni dell'area mesopotamica con ritocchi più o meno accentuati. La storia di Noè riprende pari pari il poema di Gilgamesch. La creazione di Dio del mondo in sette giorni, laddove il settimo si riposò, aveva la funzione di consacrare il giorno di riposo per gli uomini (il Sabato). La creazione dell'uomo dal fango argilloso , dalla terra rossa da cui il nome Adamo, e della donna da una sua costola, serviva a illustrare l'origine dell'umanità. L'origine del male veniva chiarita con un peccato originale di disobbedienza, l'aver mangiato un frutto dall'albero proibito che dava la conoscenza del bene e del male pertinente solo a Dio. La Torre di Babele spiegava l'origine delle differenti lingue. Ci troviamo insomma di fronte ad antichi miti comuni che da una parte cercavano di spiegare le origini delle cose con le conoscenze dell'epoca, dall'altra erano veicolo di insegnamenti morali e verità simboliche. Cosa è una verità simbolica? Se diciamo che tizio ha un cuor di leone non intendiamo che abbia realmente un cuore felino, ma che è coraggioso. Ed è così che aldilà delle immagini descrittive rimane l'indicazione ispirata, almeno per il credente, che Dio è il principio eterno di una creazione altrettanto eterna, è l'inizio di ogni cosa anche se non nel quadro temporale, è il numero 1 che precede e sistema tutti gli altri . In Adamo creato dal fango si ricorda che l'uomo è fatto di materia, degli stessi atomi che tutto compongono, ma una materia che ha preso vita e consapevolezza dalla intelligenza ordinatrice divina, è lei che muove le stesse leggi meccaniche dell'evoluzione ( forse ben più complesse di quelle ipotizzate da Darwin e che comunque non escludono un intervento costante del divino). Nella caduta si può intravedere il passaggio da uno stato puramente istintuale-animale ad un altro in cui la consapevolezza pone l'uomo nella faticosa responsabilità delle scelte, di sudarsi la sua ricerca interiore della verità ignorate dallo stato infantile ed animale . In Caino ed Abele troviamo l'allegoria delle due tipologie umane, l'agricoltore ed il pastore, il sedentario e il nomade, il primo legato allo spazio e quindi più attaccato emotivamente alle cose e l'altro legato al tempo, alla storia. Un senso diverso di identità che G.Mandel bene spiega nei suoi testi di archeologia. Caino, ucciso Abele vagherà per le terre fino a sposarsi , dice la Bibbia, con una donna del popolo di Nod. Questo non deve sorprenderci, dai miti come dai sogni non si può pretendere una logica storica, ma immagini presto sacralizzate dal senso allegorico. Vero che il mito può anche unirsi alla leggenda , ricordi di avvenimenti dispersi nel tempo eppoi ricuciti dalla fantasia e da intenti educativi . E' possibile infatti che l'Eden sia la traccia della memoria di una terra fertile poi sommersa dalle acque ( Alla foce del Tigri e dell'Eufrate , secondo alcuni ) è Noè ( o Gilgamesch) il ricordo di sconquassi geologici (il crollo del muro che separava il mediterraneo dall'odierno mar nero? ). Prima di attenderci una fedeltà storica dalla Bibbia bisogna passar oltre l'era dei patriarchi. Da Abramo in poi le vicende corrono in concatenazioni giustapposte e non si sa quanta letteratura investa gli episodi, quanto di essi sia reale e precipuo del periodo narrato. Comunque sia , seguendo la trama biblica, il popolo di Israele si trova costretto da una carestia a rifugiarsi in Egitto dove sarà fatto schiavo per quattro secoli. Non c'è prova che fosse un popolo con una identità precisa, piuttosto varie genti mescolate in un unico destino. Mosè li libererà. Il salvataggio miracoloso dalle acque riecheggia il mito di Sargon di Agade, re fondatore del primo impero mesopotamico: "Mia madre...mi pose nel fiume che non si levò sopra di me. Akki l'acquaiolo, mi tirò fuori, mi prese come figlio e mi allevò". Tutta la storia del principe Mosè è affascinante e servirà, questa sì, a dare identità e tradizione ad un popolo. Il Dio dell'universo, di tutta l'umanità, segue con attenzione le vicende di un suo popolo, Israele. Quando esso si allontana da Lui è la sventura, quando si raccoglie alla sua presenza lo favorisce, come è destino di chiunque. I suoi saggi o profeti ammoniscono il popolo ad essere fedele al bene ed alla verità, ma esso è distratto dagli idoli di questo mondo attirandosi la sventura. E' questo un concetto che si ritrova in altre religioni. Nel Corano soprattutto svariate volte si fa cenno ai messaggeri spirituali di ogni popolo che richiamano alla verità ma la gente se ne distoglie, preferisce seguire falsi profeti, diremmo oggi, della politica, del fondamentalismo, dello spettacolo. Ma torniamo alla storia biblica di Mosè. Gli aspetti più spettacolari : colonne di fuoco si alzano per magia a proteggere la fuga degli ebrei ( Mosè fa incendiare le polle di petrolio che incontrava sul cammino ), il mare si divide in due per far passare i fuggiaschi e si ricongiunge al passaggio dei carri egizi ( la fuga viene compiuta durante la bassa marea, o comunque in vie agevoli che Mosè conosceva bene, i carri egizi invece rimangono impantanati e bloccati durante l'alta marea), Mosè si ritira sul monte Sinai dove Dio scolpisce sulla roccia le tavole dei dieci comandamenti ( Mosè riprende i codici morali già seguiti dai cananei, come archeologicamente dimostrato). Dalla fine dell'Esodo (intorno al 1200 a.c.) , gli episodi narrati si fanno più attendibili sotto il profilo storico, pur con inserimenti spettacolari per la gioia dei bambini, come quello di Sansone. La riconquista della terra promessa avviene dopo dure battaglie e Dio stesso diventa per l'occasione "Dio degli eserciti". Gli ebrei si dimostrano un popolo guerriero a volte fin troppo duro: Davide consegna trecento prepuzi filistei al re, come segno della vittoria. Salomone per arrivare al potere non esiterà a eliminare gli avversari, si macchierà di sangue eppur sarà benedetto da Dio, Giosuè passa a fil di spada ogni essere vivente di Lachis, Eglon ed Ebron. Non si dimostrano insomma diversi degli altri popoli nel prediligere il gioco animale della guerra. Come per la maturazione dell'individuo occorrono tante prove, tante esperienze negative per poter affrancarsi dai propri condizionamenti, egoismi e prepotenze così il genere umano. Il regno diventerà potente e florido (siamo intorno al mille avanti cristo). Poi altre persecuzioni dagli assiri e dai babilonesi. Coi persiani una tregua. Insomma momenti di potenza e sconfitta tipici di tutti i popoli mesopotamici di quel lungo periodo. Ma il popolo rimarrà saldo ricostruendo dalle distruzioni il suo tempio a Gerusalemme come segno di una forte identità collettiva. Veniamo ai tempi di Gesù. I romani controllavano tutto il mediterraneo ed ogni popolo era a loro sottomesso. La guerriglia contro i romani continuava in Palestina con gruppi di ribelli, gli Zeloti guidati da Barabba. Altri aspettavano la pace e l'avvento di un messia liberatore (messia significa re atteso, per esempio Salomone era il messia che succederà a Davide, ricevendo l'unzione , da cui il termine cristo dei messia, ed il titolo di figlio di Dio pertinente ai re non solo di Israele) . Una comunità pacifica, dedita agli studi ed alla preghiera era invece quella dagli Esseni da cui emergerà probabilmente la figura di Gesù. Egli, almeno secondo i vangeli canonici, apparteneva alla dinastia regale , pertanto gli confacevano i titoli di figlio di Dio, cristo e messia. A Gerusalemme nel giorno delle palme, la gente aspetta che si insidi al potere e lo osanna come il liberatore. A giudicare da Matteo, da brani che ricordano la rivolta contro i mercanti del tempio, a frasi come "è il momento di impugnare la spada" sembra di trovarsi di fronte ad uno zelota più che ad un esseno, fino al punto che due figure si mescolano in una. Comunque sia un rivoluzionario dello spirito che può destabilizzare il potere, i fragili compromessi tra i sacerdoti ebrei ed il consolato romano. Il rabbi Gesù, inveisce a più riprese contro la classe dirigente ebraica mentre Barabba attaccava i convogli romani con continue scorribande. Barabba chiede collaborazione a Gesù ma riceve un diniego: il racconto vuole distinguere le due persone. Gesù è un maestro di pace, un liberatore spirituale ci fa intendere. I romani secondo i vangeli canonici crocefiggeranno Gesù. Se è vero che era inviso alle classi dirigenti ebraiche era però amato dal popolo ebreo come tutti i rabbi ed i ribelli. La scelta tra Gesù e Barabba, presumibilmente un artificio letterario, sarebbe stata assai angosciosa per la gente. Poniamo ai nostri giorni il "questo o quello" tra un cardinal Romero ed un Che Guevara... Sicuramente il sinedrio che aveva il mandato di decidere le esecuzioni per lapidazione (Gesù ne bloccherà una, quella dell'adultera con la famosa frase "chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra") lascerà ai romani decidere, per evitare di scontrarsi col popolo. Qualcuno, comunque, prestando fede al racconto, sarà crocefisso, il volto tumefatto irriconoscibile anche dal sangue che colava da una corona di spine. Sulla croce una targhetta indicava: "Gesù re dei giudei". Se ci si muove necessariamente in ipotesi ricostruendo la vicenda di Gesù, reali in quanto a conseguenze storiche sono state le infauste decisioni prese da qualche primo discepolo ( 2) presto rese ortodosse, come l'addossare agli ebrei la presunta morte violenta di Gesù. Con l'editto di Costantino del 313 si arrivò ad avvallare il mito del deicidio. Fino al concilio vaticano II nella liturgia cattolica era presente la frase "preghiamo per i perfidi giudei" ( e questo ha contribuito all' odio storico contro questo popolo e preparato persecuzioni come quella nazifascista). Tutto ciò, plausibilmente, per evitare di addossare la colpa ai romani, ai pagani in genere, in quanto tra essi si stava diffondendo il cristianesimo. (3) Una mossa diplomatica che prevedeva amicarsi i pagani ed individuare un nemico comune, gli ebrei, visto e considerato che la nuova religione tra essi non attecchì. I romani stanchi delle continue rivolte e dei profeti che predicavano la liberazione in Giudea rasero al suolo Gerusalemme, racconta Giuseppe Flavio, e con essa il tempio (70 d.c.) per poi disperdere la popolazione dopo l'ultima grande rivolta ( 132/136) . E' la diaspora. Pochi rimasero. A gruppi, gli ebrei profughi, si sparsero nel mondo stabilendosi in diverse grandi città . Con inventiva si adattarono alle esigenze delle località formando quartieri caratteristici dove la tradizione e le usanze permettevano di mantenere un legame emotivo tra loro e con la terra dei padri, Israele. Anche in Arabia ai tempi di Maometto c'erano comunità di ebrei dedite al commercio. Il profeta dell'Islam era ben disposto nei loro confronti, solo quando una di loro si mise d'accordo coi nemici tradendo la parola data fu costretto a scendere in lotta contro di essa. Ma fu un caso isolato. Laddove l'Islam governava gli ebrei godevano di libertà e rispetto, anche a Gerusalemme ai tempi delle crociate la comunità ebraica viveva tranquillamente, mentre fu distrutta successivamente dai cristiani fanatici. Gli ebrei prosperarono in alcune città guidate da regnanti tolleranti ed illuminati. Fecondi contatti si instaurarono tra i mistici musulmani sufi ed i mistici della cabala. Alcuni eccelsero nel sapere e nella scienza, altri trovarono ricchezza dal mestiere del banchiere, disprezzato sia dai cristiani e dai musulmani e quindi a loro lasciato. Dopo la scoperta dell'America questa attività prese importanza nella nuova economia, ecco perché si trovarono meglio piazzati di altri nel mondo degli affari. I musulmani persero, a eccezione degli ottomani, il loro predominio in Europa e molti di essi subirono un collasso economico e culturale, finché nel 1900 si scoprì l'importanza dell'oro nero. Nel nuovo assetto che non vedeva più il predominio islamico gli ebrei furono più volte il capro espiatorio di situazioni sociali difficili finché col nazismo non si verificò l'olocausto. Gli ebrei, si raccontò, sono la causa della rovina dell'economia per i loro traffici capitalistici. Nell'unione sovietica, dove pur non si arrivò allo sterminio, furono accusati di essere capitalisti reazionari e non ebbero vita facile. Si inventarono perfino i protocolli dei sette savi di Sion, appurato falso storico, in cui erano programmati i piani ebraici per il controllo economico del mondo. Una bufala che costò altri pregiudizi e tormenti agli ebrei. La persecuzione sistematica comunque non era ancora iniziata. Hitler chiese ai grossi banchieri ebrei l'appoggio finanziario per la guerra che stava preparando ma ebbe un rifiuto. Se gli ebrei avessero appoggiato il nazismo non ci sarebbe stato forse l'olocausto ma le cose avrebbero preso una piega tragica per tutti, compresi gli ebrei, visto la paranoia che contraddistingueva il nazifascismo. Mentre i ricchi banchieri riuscivano ad esiliare per poi finanziare la guerra agli stati democratici, Hitler decise dunque di prendersi con la forza i beni di tutti gli ebrei, e fu un bisness colossale, case, proprietà, soldi, fino ai denti d'oro per poi esaurirli nel lavoro dei campi. Uno sterminio di oltre cinque milioni di persone marchiate con la stella di Davide. L'odio verso gli ebrei di Hitler ha anche un risvolto psicologico personale. Sua nonna lavorava nella tenuta di un ricco ebreo ed egli temeva (o forse ben sapeva) che suo padre fosse nato dall'illegittima relazione tra i due. Del resto ogni qual volta si guardava allo specchio non vedeva un tedesco alto biondo con gli occhi azzurri.(4) La teoria della razza pura e dello spazio vitale è stato un fumo negli occhi capace di scatenare quell'odio tipico delle scimmie nei confronti degli altri gruppi per il predominio della foresta, quell'istinto tribale purtroppo tenace nella genetica umana. Che alcuni nazisti e lo stesso Hitler, invasati di occultismo e teorie magiche, ci credessero per davvero è possibile. La concezione del popolo tedesco eletto da Dio (dallo Spirito, dalla Storia) si annidava già nelle dottrine idealistiche di Ficht ed Hegel le quali ricombinavano in modo acritico un motivo caratteristico della Bibbia : Il popolo eletto che fa la storia con Dio. Ma già la Bibbia ricorda che Dio è universale , non di qualche popolo e fa dire a Salomone:" I cieli e la terra non ti contengono, figuriamoci questo tempio che ho fatto costruire per te". La Bibbia racconta le vicende di un popolo in rapporto a Dio, eleggendo tale prospettiva. Popolo eletto in questo senso, solo il fanatico ha travisato leggendovi una dichiarazione di superiorità. Il concetto artificioso di razza pura ( più corretto parlare di etnia lasciando agli animali il termine) crolla considerando i continui incroci avvenuti in ogni popolo. Gli stessi ebrei incrociandosi con tedeschi, polacchi, norvegesi hanno spesso tratti ormai completamente diversi da quelli mediorientali. Un commando di ebrei biondi,alti con gli occhi azzurri durante la seconda guerra mondiale, facendosi passare per SS, mise a soqquadro un avamposto tedesco. Alla fine della seconda guerra mondiale l'ONU si pronunciò per la creazione di due stati indipendenti, l'uno agli ebrei che rivendicavano l'antica patria e l'altro ai musulmani che da secoli vivevano nel territorio palestinese. Gerusalemme doveva rimanere internazionale ( 29-11-1947) . Ben Gurion proclamava lo stato d'Israele il giorno stesso della fine del protettorato britannico. Gli stati islamici confinanti (Egitto, Siria, Giordania, Libano) invasero il territorio ma alla fine gli israeliani ebbero la meglio e occuparono altre terre rispetto al disegno ONU. Gerusalemme, la città santa per gli ebrei, cristiani e musulmani fu divisa in due, l'una a Israele l'altra alla Giordania. Gli scontri, gli atti di reciproco terrorismo continuarono fino ad oggi. La situazione è insomma come quella di un caseggiato diviso , in cui due famiglie litigano in continuazione per l'ingresso comune, Gerusalemme, e corridoi comuni. Gli sforzi per creare un assetto capace di soddisfare ragionevolmente le parti sono sempre stati annullati da fazioni estremistiche israeliane e islamiche che rivendicavano esagerati diritti. Vendetta dopo vendetta si va tristemente avanti aspettando che il buon senso e l'intelligenza prevalgano. Ma se si aspetta e si sta a vedere soltanto, nulla si trasforma. Ma cosa è la terra promessa per Israele? Non è solo quell' estremo lembo del mediterraneo ma un simbolo escatologico. E' un'umanità in pace in tutta la terra, in armonia con la natura e con Dio. Quando una persona arriva alla maturità reale e non cronologica, inizia uno sviluppo che oltrepassa ogni infantile condizionamento. L'esperienza gli fa riconoscere gli amici non in base al colore della pelle o all'abito che portano. Diventa irrilevante la provenienza e l'aspetto. E' da questi pochi uomini non più legati al branco e agli egoismi che l'umanità ha tratto giovamento. Che siano stati ebrei , musulmani o cristiani, neri o bianchi, canadesi o cinesi non conta proprio nulla. Nazzareno Venturi 2001
1) La versione cristiana ha anche un Nuovo Testamento dove si parla della vita di Gesù (vangeli) e della prima Chiesa (atti degli apostoli) con relative lettere di Paolo, Giacomo e Pietro ed infine l'Apocalisse, un poemetto visionario, forse criptato, che annuncia la fine del mondo romano (la grande bestia o prostituta). Anche l'Antico Testamento è integrato da quella parte poetica dai temi sapienziali raffinati, d'origine ellenistica, non sacri per l'Ebraismo (precisamente: i libri di Tobia,Giuditta, 1 e 2 Maccabei, Sapienza, Siracide, Baruc). TORNA AL TESTO 2) Paolo, l'unico non ebreo tra gli apostoli, e talvolta in forte dissidio con gli altri, l'unico che non conobbe Gesù, è l'ideologo del cristianesimo. A lui la decisione di adattarlo alle esigenze dei gentili (pagani) per diffonderlo tra essi nonostante l'opposizione di chi voleva circoscriverlo tra i soli ebrei. Se l'universalità del messaggio evangelico è autentica, come è verosimile, è stato legittimo il suo riuscito tentativo di diffonderlo fuori Israele. Dubbi rimangono sulle elaborazioni ideologiche e le manovre politiche attuate, le quali prendono sviluppi inattesi aldilà delle intenzioni originarie anche prese in tuttta buona fede. TORNA AL TESTO 3) Già dai primi del 1900 la Chiesa Cattolica prenderà le distanze dall'antisemitismo con un decreto del S.Uffizio del 1925: "la Chiesa condanna l'odio contro il popolo già eletto da Dio" e le condanne di Pio XI contro il razzismo nazifascista con l'enciclica Mit brennender Sorge (con viva ansia).. Egli pronuncerà nell'estate del 1938 queste parole: "no, non è possibile ai cristiani partecipare all'antisemitismo; per il Cristo e nel Cristo, noi apparteniamo alla discendenza spirituale di Abramo". Con Giovanni XXIII, una tra le figure più illuminate della storia, ed il Concilio Vaticano II, il cristianesimo riacquista l' universalità propria del suo fondatore dichiarando il diritto alla libertà religiosa (dignitatis humanae) e ribadirà la fratellanza con gli ebrei (che Giovanni Paolo II chiamerà poi "fratelli maggiori"). Il documento "nostra aetate" elimina definitivamente l'antico pregiudizio con una ovvietà che doveva essere dichiarata: "e se autorità ebraiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo, tuttavia quanto è stato commesso durante la sua passione non può essere imputato nè indistintamente a tutti gli ebrei allora viventi, ne agli ebrei del nostro tempo. TORNA AL TESTO 4) notevole lo studio di Alice Miller su Hitler in "la persecuzione del bambino" Boringhieri 1987. TORNA AL TESTO
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per approfondire F.Castel "Storia d'Israele e di giuda" Ed.Paoline F.Castel "Dio Disse..." Ed.Paoline G.Mandel "Salomone" Ed.Sugarco F.Barbiero "La Bibbia senza segreti" Rusconi E:Saracini "Storia degli ebrei e dell'antisemitismo" Ed.Mondadori AA:VV "Ai Tempi della Bibbia" ed.Mondadori M.Lurker "Dizionario dei simboli biblici" ed.Paoline A.Soggin "Storia d'Israele" Paideia M.Noth "Storia di Israele" Paideia W.Duran "l'Oriente"In Storia della Civiltà ed.Mondadori L.Schaya "L'uomo e l'assoluto secondo la cabala" ed.Rusconi La Bibbia di Gerusalemme EDB La Bibbia ed.Paoline (note Girlanda,Gironi,Pasquero,Ravasi,Rossano,Virgulin) W.Keller "La bibbia aveva ragione" ed.Garzanti articoli correlati Il Medio Oriente e il modello dell’UE come soluzione di Johan Galtung
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