. ISLAM E MAGIA Milano 2001 università della terza età prof. N.Nurettin al Jerrahi Secondo una valutazione antropologica e psicologica il pensiero magico delle culture primitive è non solo simile ma strettamente connesso al modo con cui il bambino concepisce il mondo. L'aspetto popolare di qualsiasi religione, inoltre, è caratterizzato da un folklore ricco di infantili suggestioni superstiziose ossia da elementi arcaici del pensiero . Occorre dunque distinguere e comprendere queste relazioni se si vuol far chiarezza, soprattutto in sè, del vissuto magico, fantastico e religioso i cui confini spesso risultano labili ed incerti. Il pensiero magico è fortemente emotivo, guidato com'è dall'io bambino, dalla sua voglia di risolvere tutto con un colpo di bacchetta magica, di assoggettare la realtà oggettiva ai suoi desideri. Il bambino sviluppa inizialmente una visione del mondo di tipo panpsichistico, ossia vede gli oggetti come dotati di un'anima ed in stretta relazione con lui. E' quella visione che Andersen nelle sue fiabe dipinge così bene da farla rievocare anche agli adulti. Pensiamo ai giocattoli: per Il bambino essi hanno una identità soggettiva, sono altri con cui dialogare fantasticamente: quell'orsacchiotto, quel bambolotto non sono solo figure di plastica o di stoffa , sono confidenti ed amici. Gli oggetti insomma prendono una vita fantastica ed interloquiscono. Il bambino punisce con un calcio il tavolo contro cui ha preso una zuccata, comportamento da cui non sono immuni gli adulti che possono sorprendersi intenti a maledire uno spinterogeno e a colpirlo con la chiave, colpevole di essersi...comportato male. Questa rappresentazione del mondo del bambino nasce anche dal fatto che egli non possiede ancora gli strumenti razionali che permettono di identificare le proprietà dell'oggetto. La fantasia riempie il vuoto della spiegazione dei fenomeni. E' quel che succedeva nelle società primitive: non conoscendo il fenomeno dei fulmini esso poteva essere interpretato come punizioni divina: un Dio scaglia fuoco dal cielo. Concezione che può fissarsi in uno schema mitologico-religioso: Vulcano forgia sotto terra i fulmini che saranno poi da Giove scagliati dalle nuvole. Come nello sviluppo delle civiltà diversi uomini si sforzeranno di trovare una spiegazione dei fenomeni adeguata alla realtà, così nel bambino l'io adulto o neopsiche si evolverà trovando spiegazioni razionali e distinguendo la realtà soggettiva ( fantastica, onirica ed emotiva) da quella oggettiva - materica e convenzionale data dalla società stessa: quel pezzo di carta (realtà dell'oggetto) vale 10 euro (realtà convenzionale, attribuzione di un valore). Quando questa distinzione non è chiara in un individuo adulto ci si trova di fronte a regressioni schizofreniche. Lo schizofrenico nei suoi deliri non è solo come un bambino "che vive nel suo mondo" ma anche come un primitivo, ossia proietta magicamente sulle cose la sua fantasia, vive un mondo immaginario dimenticando quello reale. Ovviamente la contestualità del comportamento infantile e di un "selvaggio" rende normale tale comportamento, contestualità non presente nella psicosi grave. L'etnopsichiatria ricerca appunto le connessioni tra il pensiero magico-primitivo e il comportamento schizofrenico. Il bambino nei primi anni di vita percepisce che gli altri esistono per lui , sono al suo servizio, non comprende che questo deriva dalle sue incapacità di provvedere a se stesso. E' al centro di ogni attenzione, il mondo vive per lui come è giusto che sia per la sua età. Inoltre pone la sua fantasia a servizio dei suoi desideri immaginandosi capace di tutto. Freud individuava in questa fase l'origine di quei pensieri onnipotenti che non solo costituiscono la base della magia ( basta immaginare e volere una cosa per possederla!) ma di certe regressioni patologiche. Solo attraverso la negazione sociale della sua pretesa di mantenere questa posizione privilegiata egli si corregge ed impara i giusti confini tra i propri e gli altrui diritti, a riconoscere negli altri esigenze diverse dalle sue e da rispettare. L'io adulto accompagna questa fase evolutiva con la consapevolezza delle norme e regole della società poste per evitare prevaricazioni da parte di un singolo sugli altri. Se l'educazione del bambino é stata troppo permissiva, viziandolo e proteggendolo esageratamente, il rischio è che si delineino caratteristiche paranoiche tipiche di chi avverserà le persone che non si adeguano alle sue esigenze (al contrario se l'educazione è castrante finirà per sentirsi negativamente : un inibito ) . Quando uno e più paranoici reggono un governo è la fine della libertà sociale, è la dittatura, è l'infantilismo del culto della personalità al posto di una seria ed adulta amministrazione della cosa pubblica. Le regressioni infantili quindi coinvolgono non solo il singolo ma l'intera società. Il capo può fare miracoli, ha la bacchetta magica per risolvere tutti i problemi. Se non è l'intera società può essere un gruppo a subire l'incantamento infantile verso un leader politico o religioso a cui prestare obbedienza cieca. Il meccanismo psicologico trasferisce i propri desideri infantili di onnipotenza repressi ad un altro, ad un leader in cui ci si identifica. Questo stesso meccanismo si verifica durante la psicoterapia in una fase regressiva del paziente quando questo proietta il proprio genitore nella figura del terapeuta: un padre che tutto può. Del resto il senso di onnipotenza del bambino, non avendo ancora una identità formata, oscilla verso il genitore ogni qual volta subisce delle frustrazioni ambientali: sarà il padre a vendicarlo contro tutti ! Una concezione infantile si esprime in un linguaggio visionario proprio perché non sa astrarsi in una documentazione tecnica della realtà. Il bambino ha bisogno spesso di figure concrete per capire servendosi di esempi, analogie, immagini, insomma di giustapposizioni in quanto la sua neopsiche è ancora in formazione. Ma anche un buon oratore e scrittore adotta tale linguaggio per veicolare informazioni tecniche poiché sa che pochi le potrebbero recepire altrimenti. Del resto la réclame di un prodotto (anche in politica) se fosse basata solo sull'informazione verificabile dei dati non avrebbe successo: fanno leva sull'io bambino le musichette, le scenette, le coreografie, le associazioni ambigue (es. bella macchina=bella donna) e sono queste che permettono alla molla di scattare per la scelta di un prodotto. Insomma a dominare è spesso la fantasia, il mondo magico ed illusorio e con questa fanno i conti gli imbroglioni come gli educatori. Evolvere non significa eliminare la fantasia ma evitare che condizioni la ragione, il lavoro e l'impegno. Del resto essa dà colore alla vita: è la poesia e l'arte ma anche una realtà soggettiva da sublimare, da filtrare con la saggezza dell'esperienza e con la lucidità della ragione. Altrimenti rende schiavi nell'ignoranza, nella superstizione, nella pazzia. Si è detto del labile confine tra religione popolare e magia, del suo substrato infantile e primitivo. Divine madri che come la propria della prima infanzia diventano onnipotenti, protettrici e dispensatrici di grazie. Fate con la bacchetta magica onniscienti e capaci di ogni intervento miracoloso. Stregoni e sacerdoti antichi e moderni in possesso del rituale giusto per far piovere, allontanare le disgrazie e i demoni. In quest'ultimo caso per effetto psicosomatico, il rito può funzionare veramente liberando l'ossesso dalle sue angosce (e questo indipendentemente dal fatto che l'esorcista creda o no in quello che sta facendo) . Un fatto è certo ed è che se ad un bambino non sono state veicolate paure di demoni ed angosce religiose esso non diventerà mai indemoniato, deve essere insomma presente nel soggetto un'acculturazione specifica. L' antropologo e lo psicologo hanno ben presente quanto è successo dopo le conversioni fatte ai "selvaggi" : l'abbinamento sessualità, male e demoni ha provocato fenomeni di ossessioni e perversioni sconosciute alla cultura originaria. In altri termini bisogna che una persona sia informata su una concezione e finisca per crederci, perché possa coinvolgerlo. Nel caso del pensiero magico è necessaria un buona dose di paranoia per credere di avere il potere sulle cose e sullo psichico, per andare in cerca della bacchetta magica capace di risolvere i problemi, tutto e subito . Ciò non significa , va pure detto, che l'atteggiamento sano nei confronti del mistero, o come si usa dire oggi, del paranormale, debba essere positivista e scientista, partendo cioè dal presupposto che tutto quanto non può essere dimostrato e verificato in laboratorio sia illusorio o imbroglio. Questo atteggiamento può tradursi di fatto in un pregiudizio: esiste solo quel che i sensi ed il loro prolungamento tecnico (un microscopio, un radiotelescopio etc) verificano ed il resto è solo fantasia. Un ricercatore autentico indaga con empatia qualsiasi fenomenologia, pronto ad accettare i limiti della stessa visione e metodologia scientifica sapendo che "tutto" non può rientrarvi e che "tutto" non è (vengono in mente i vari sistemi che non solo in filosofia ma anche nella sociologia e nella psicoanalisi pretendono di spiegare tutto quando sono solo punti di vista, per quanto validi e verificabili) . Il senso del limite di un approccio non pregiudica ma mette al riparo l'acquisito e apre le frontiere del possibile, con la criticità che permette rettifiche ed evoluzioni. La scoperta è indefinita nel mondo fenomenico come in quella dello spirito. Il Corano invita a cercare il sapere fino in Cina, ossia fino ai confini sempre più lontani dello scibile. C'è un universo psichico che non può ridursi all'acquisito anche se l'uomo, nelle sue variegate forme di civiltà, ha confuso l'assoluto con le conoscenze, o presunte tali, della sua epoca e del suo luogo. In un ottimo libro (la nuova psicologia, superBur ) Pierre Dacò, illustra un'armonioso approccio verso le fenomenologie psichiche comprese quelle del "meraviglioso" che attraggono da sempre l'io bambino e ad esso rimando. Per il tema specifico di questa relazione faccio presente il testo" l'islam e la magia" di Gabriele Mandel , autore come sempre limpido, equilibrato e documentato. Leggo qui questo passaggio: Non sussiste magia se non sussiste un numero considerevole di persone chi vi credono: E fino a che la religione e la scienza non saranno vissute nella loro autentica essenza , sino a che l'inadeguatezza dei più farà si ch'essi o le vedano con diffidenza e sospetto o le subiscano senza conoscerne i principi e senza capirli, la magia- soddisfacendo invece l'ignoranza, non pretendendo evoluzione e impegno etico individuale (anzi vivendo meglio fra gli ignoranti e nel misterioso buio della non-comprensione), ed assecondando gli odi, le faziosità,i bassi istinti "dell'invidioso che invidia"(Corano 113°5),continuerà ad essere presente, seguita, temuta oppure adorata con quel suo vago sapore di proibito e di potere, nonostante le proprie contraddizioni,le debolezze evidenti, le inattendibilità conclamate" (La Magia nell'Islam, Simonelli editore 1997 pag.23) Il Corano è il libro sacro che più d'ogni altro afferma esplicitamente il monoteismo, l'assoluto di Dio. Ogni cosa del creato, in sé è nulla ma acquista forma e valore in rapporto al creatore, all'Uno che tutto comprende e dal quale tutto deriva. E' stato rivelato in un ambiente, l'Arabia del VI secolo d.c., dove imperversava la superstizione ed il politeismo. La Mecca , posta al crocevia dei traffici carovanieri, era il centro religioso anche prima dell'avvento dell'Islam, lì erano esposte le statue degli dei delle varie tribù, lì maghi ed indovini trovavano modo di arricchirsi sulla credulità popolare. Una situazione che avvantaggiava diverse persone pronte alle armi per la difesa dei propri interessi. L'Islam minava questo lucroso traffico consolidato per cui venne visto come una minaccia da eliminare. Il profeta fu obbligato a difendersi, e vincendo, portò l'unificazione in Arabia sotto il segno della nuova religione. Il Corano dice di sé che si è adattato alla lingua, al mondo in cui si è rivelato. Per il musulmano non è sacra la lingua araba ma il Corano nel suo linguaggio arabo, come se il testo avesse reso d'oro il metallo vile che toccava. Questo vale per tutta quella cultura che ha assunto senza però derivarne, a cominciare dal termine Al-Lah, divinità principale preislamica, che letteralmente significa: il divino. Con questo termine si indicò l'assoluto. Così le credenze, dai racconti paradisiaci delle huri ai jinn ( geni ), ritornano nel testo in una luce nuova. Esplicitamente il Corano parla di favole, allegorie, mostrando, a chi intende, una via libera da zavorre infantili e autentica per cogliere il divino: tutto ciò in un linguaggio che si allarga ai livelli più semplici di comprensione. Come leggere dunque una sura come l'alba nascente (al-falaq) ? : < Nel nome di Dio clemente e misericordioso/ Dì: <Cerco rifugio presso il Signore dell'alba nascente/ contro il male di ciò ch'Egli ha creato/ contro il male dell'oscurità quando sopravviene/ contro il male di quelle che soffiano sui nodi/ contro il male dell'invidioso quando invidia.> Qui si parla dell'uso magico diffuso in medio-oriente di legare nel bene e nel male le persone o cose tra loro ( gli incantesimi si richiamano a principi di analogia , a forme di giustapposizione tipiche del bambino nella fase pre-logica). Concessione a credenze popolari, oppure anche e soprattutto l'invito a rivolgersi a Dio contro la negatività, comunque la si intenda, di chi odia, di chi vive nell'ignoranza, di chi evoca il male, di chi vuole far prevaricare la propria volontà sull'ordine naturale e legittimo delle cose? Il pensiero di Dio per chi lo ha elevato sgombra da solo ogni paura, da ogni inconscia negatività. La fede, vista come pulsione del cuore e non come credenza, porta subito l'animo oltre le miserie e le cattiverie umane. Il mondo preislamico era impregnato della magia delle mille e una notte. Dopo, con l'avvento dell'islam, convivrà con questo atmosfera fiabesca ma senza confondersi, allo stesso modo di come si sviluppa nel singolo la distinzione interna tra l'immaginazione fantastica e l'adulta valutazione delle cose. Questo per lo meno nelle personalità sane. Come poteva un beduino del deserto spiegarsi i fenomeni di rifrazione ottica dei miraggi? Spiegarsi i rumori e i rotolii di pietre che si spaccano per via della repentina dilatazione e contrazione della materia determinata dal cambiamento della temperatura di notte e di giorno? La risposta chiamava in causa misteriose figure di folletti e fate! Una letteratura orale fatta di racconti magici non poteva essere cancellata ma sublimata. Il Corano la conserva: i geni esistono, altre creature d'altri mondi, ufo qualcuno potrebbe immaginare, ma nessuno può negare l'esistenza di altri esseri, fosse solo su altri pianeti di costellazioni o galassie lontane, tanto più che il Corano nella Sura aprente afferma: "lode a Dio Signore dei mondi": è legittimo immaginare altri abitanti dell'universo, e chissà, con buona dose di fantasia ma non con totale assurdità, capaci di superare lo spazio-tempo. Il Corano parla anche di demoni e di angeli, a forme dell'anima, archetipi comunque dell'inconscio del bene e del male. Non si può neppure pretendere dal Corano un linguaggio scientifico moderno, si darebbe prova di non aver capito nulla né della scienza né della religione, per quanto stupisce nel Corano , accanto alla ripresa di miti ,credenze e racconti antichi, descrizioni che si adattano a concezioni e verifiche scientifiche attuali. Sull'evoluzione: Dio ha creato ogni animale dall'acqua; ed eccone uno che si muove col ventre e uno che cammina su due zampe, e uno che cammina su quattro. Dio crea ciò che vuole, Dio è onnipotente (24,45) e ancora: in 71,14: "Egli vi ha creato in fasi successive " quando il termine taur "fase successiva"viene dalla stessa radice " tatauur", "evoluzione" (cfr.G.Mandel."il Corano senza Segreti" Rusconi pag. 190) . Ed infatti i primi microrganismi furono sintetizzati dalla natura, secondo le leggi divine, nell'acqua. Sultan Walad nel XIII secolo diceva: "Gli organismi viventi hanno prodotto un'anima animale. Per la sua grazia , Dio vi aggiunse la ragione"( la parola segreta, psiche, p.226). Suo padre, il sommo Rumi, parlava di una evoluzione che dalla materia ha portato al regno vegetale e da questo a quello animale fino all'umano, ma oltre ci attende lo stato angelico di pura spiritualità. Dall'energia all'energia oltre le forme fino alla consapevolezza divina. Una trasmutazione alchemica attualizzabile nella consapevolezza che tutto è energia. Così Razi e gli altri alchimisti sufi ispirandosi al Corano. La magia dei favolosi poteri cede dunque il posto ad una ricerca interiore dell'essere non astratta ma sull'esperienza vivente dell'inconscio. La speculazione sull'energia che già troviamo nella civiltà della valle dell'Indo poi confluita nel tantrismo (interessanti gli studi di A.Avalon) si ritroverà quindi anche nell'alchimia con un caratteristico tessuto simbolico dove l'oro rappresenta la realizzazione nell'unità divina, l'autoconsapevolezza dell'infinita energia creatrice. La morbosità infantile della ricerca dei poteri soprannaturali sia nell'india (si pensi agli yogasutra di Patanjali commentati da Taimni) come nell'alchimia araba e latina sono degenerazioni, spesso solo fantasticherie. Ma a monte la concezione, del resto anche scientifica, che tutto è energia. "il segreto della trasformazione è l'alchimia istantanea dell'impulso...l'energia che sta dietro l'ego è fatta così: non va uccisa, bisognerebbe consentirle di trasformarsi in forme sempre nuove e spiritualizzate" (K.Helminski: Sufi, la presenza qui ed ora" Amrita pag.113). In termini psicologici si consideri la fluidità della libido i cui impedimenti causano le malattie psicosomatiche. Senza una illuminazione divina dell'energia stessa di cui siamo fatti o grazia (Barakha), secondo i sufi, l'evoluzione non è possibile. E' Dio insomma a dare la direzione e all'uomo è lasciato lo sforzo di seguirla. Il resto è distrazione sia nel mondano come nello psichico, talvolta regressione: i magici poteri... Il Corano ci presenta un universo ordinato da una simmetria che lega sincronicamente le fenomenologie assunte dall'energia di cui è fatto ( oltre il dualismo convenzionale materico e psichico). Tanti fenomeni reali o supposti tali fatti rientrare nella telepatia, nella chiaroveggenza, nella telecinesi potrebbero trovare senso proprio nella sincronicità, Jung insegna. In ogni caso bisogna prestare cautela a certe formule che spiegano il mondo, altre bacchette magiche alla cui tentazione non è al riparo neppure lo scienziato più rigoroso. La simmetricità, i ritmi, i suoni, la luce che caratterizzano l'universo fenomenico manifestano l'ordine divino, realmente simbolizzabile in matematica ed in geometria. L'ipostasi di questa intelligente architettura cosmica associata al verbo nelle parole e nelle lettere, ha dato origine, non solo nell'Islam, ad applicazioni pratiche spesso di tipo magico. Ma se l'architettura dell'universo rivela Dio essa serve appunto per riconoscerLo ed adorarLo, non per fermarsi in essa con scopi contingenti, altrimenti sarebbe idolatria, associare a Lui qualcosa, sia pure un Suo attributo. L'Assoluto è solo Dio e solo attraverso Lui qualsiasi esistenza e conoscenza è possibile. Per questo, a differenza dell'Arabia preislamica, il Corano mette in guardia o ripudia la magia nelle sue molteplici forme, dagli incantesimi allo spiritismo, fideismi insomma soprattutto quando non fanno riferimento al Principio, all'Uno dal quale tutto prende senso e valore esperienziale. Anche una scienza tecnica senza riferimento a Dio è fideismo. Del resto abbiamo tutti assistito all'uso sconsiderato delle scoperte scientifiche, di cui l'energia della fissione nucleare è un simbolo con la bomba atomica, una spada di Damocle sull'umanità, e assistiamo a volte con sgomento alle prospettive della ingegneria genetica, esseri umani ricostruiti geneticamente e fatti crescere in provetta. Lo psichiatra W.Reich, tra gli altri, affermava di riconoscere in una persona se era nata per amore, per piacere o dalla pianificazione dei genitori. L'amplesso non può essere ridotto solo ad un fatto biofisico e accessoriale. C'è un'energia, una fonte psichica in ogni atto capace di conseguenze. Se l'amore e la fede sono considerate inutili sovrastrutture si perde il senso stesso della natura, per questo Islam significa abbandono a Dio, ricordo di Dio. Ogni cosa a Lui deve essere ricondotta per evitare che divenga empietà. Su questi temi S.H.Nasr ha scritto il bellissimo libro "l'uomo e la natura" pubblicato da Rusconi a cui rimando. Per quanto una persona sia colta ed illuminata vuoi per l'inconscio retaggio umano primitivo e collettivo, vuoi per la stessa presenza archeopsichica del bambino in noi, almeno in certi momenti, può essere condizionata o turbata dalla magia: insomma è vero ma non ci credo o non ci credo ma è vero. L'ambiguità tra razionale ed irrazionale. Come quel tale che alla domanda se credeva all'astrologia rispose: <<certo che no, infatti sono scettico come tutti i capricorno>>. Comune tra i musulmani è recitare la prima sura, più di altre, come talismano contro il male. Del resto la preghiera ha anche la funzione di tranquillizzare lo spirito grazie al suo ritmo ripetitivo e soprattutto evocante la realtà divina ed onnipotente, oltre le contingenze del mondo. E la magia è per natura mondana legata com'è al desiderio delle cose e delle passioni effimere. Altre volte è il Corano stesso, nella sua fisicità di libro, ad essere usato a scopo apotropaico. A livello popolare si usava mettere le sue pagine accanto alle parti ferite o malate oppure portarne al collo le miniature come questo di pochi centimetri.
Secondo una valutazione antropologica e psicologica il pensiero magico delle culture primitive è non solo simile ma strettamente connesso al modo con cui il bambino concepisce il mondo. L'aspetto popolare di qualsiasi religione , inoltre, è caratterizzato da un folklore ricco di infantili suggestioni superstiziose ossia di elementi arcaici del pensiero . Occorre dunque distinguere e comprendere queste relazioni se si vuol far chiarezza, soprattutto in sè, del vissuto magico, fantastico e religioso i cui confini spesso risultano labili ed incerti. Il pensiero magico è fortemente emotivo, guidato com'è dall'io bambino, dalla sua voglia di risolvere tutto con un colpo di bacchetta magica, di assoggettare la realtà oggettiva ai suoi desideri. Il bambino sviluppa inizialmente una visione del mondo di tipo panpsichistico, ossia vede gli oggetti come dotati di un'anima ed in stretta relazione con lui. E' quella visione che Andersen nelle sue fiabe dipinge così bene da farla rievocare anche agli adulti. Pensiamo ai giocattoli: per Il bambino essi hanno una identità soggettiva, sono altri con cui dialogare fantasticamente: quell'orsacchiotto, quel bambolotto non sono solo figure di plastica o di stoffa , sono confidenti ed amici. Gli oggetti insomma prendono una vita fantastica ed interloquiscono. Il bambino punisce con un calcio il tavolo contro cui ha preso una zuccata, comportamento da cui non sono immuni gli adulti che possono sorprendersi intenti a maledire uno spinterogeno e a colpirlo con la chiave, colpevole di essersi...comportato male. Questa rappresentazione del mondo del bambino nasce anche dal fatto che egli non possiede ancora gli strumenti razionali che permettono di identificare le proprietà dell'oggetto. La fantasia riempie il vuoto della spiegazione dei fenomeni. E' quel che succedeva nelle società primitive: non conoscendo il fenomeno dei fulmini esso poteva essere interpretato come punizioni divina: un Dio scaglia fuoco dal cielo. Concezione che può fissarsi in uno schema mitologico-religioso: Vulcano forgia sotto terra i fulmini che saranno poi da Giove scagliati dalle nuvole. Come nello sviluppo delle civiltà diversi uomini si sforzeranno di trovare una spiegazione dei fenomeni adeguata alla realtà, così nel bambino l'io adulto o neopsiche si evolverà trovando spiegazioni razionali e distinguendo la realtà soggettiva ( fantastica, onirica ed emotiva) da quella oggettiva - materica e convenzionale data dalla società stessa: quel pezzo di carta (realtà dell'oggetto) vale 10 euro (realtà convenzionale, attribuzione di un valore). Quando questa distinzione non è chiara in un individuo adulto ci si trova di fronte a regressioni schizofreniche. Lo schizofrenico nei suoi deliri non è solo come un bambino "che vive nel suo mondo" ma anche come un primitivo, ossia proietta magicamente sulle cose la sua fantasia, vive un mondo immaginario dimenticando quello reale. Ovviamente la contestualità del comportamento infantile e di un "selvaggio" rende normale tale comportamento, contestualità non presente nella psicosi grave. L'etnopsichiatria ricerca appunto le connessioni tra il pensiero magico-primitivo e il comportamento schizofrenico. Il bambino nei primi anni di vita percepisce che gli altri esistono per lui , sono al suo servizio, non comprende che questo deriva dalle sue incapacità di provvedere a se stesso. E' al centro di ogni attenzione, il mondo vive per lui come è giusto che sia per la sua età. Inoltre pone la sua fantasia a servizio dei suoi desideri immaginandosi capace di tutto. Freud individuava in questa fase l'origine di quei pensieri onnipotenti che non solo costituiscono la base della magia ( basta immaginare e volere una cosa per possederla!) ma di certe regressioni patologiche. Solo attraverso la negazione sociale della sua pretesa di mantenere questa posizione privilegiata egli si corregge ed impara i giusti confini tra i propri e gli altrui diritti, a riconoscere negli altri esigenze diverse dalle sue e da rispettare. L'io adulto accompagna questa fase evolutiva con la consapevolezza delle norme e regole della società poste per evitare prevaricazioni da parte di un singolo sugli altri. Se l'educazione del bambino é stata troppo permissiva, viziandolo e proteggendolo esageratamente, il rischio è che si delineino caratteristiche paranoiche tipiche di chi avverserà le persone che non si adeguano alle sue esigenze (al contrario se l'educazione è castrante finirà per sentirsi negativamente : un inibito ) . Quando uno e più paranoici reggono un governo è la fine della libertà sociale, è la dittatura, è l'infantilismo del culto della personalità al posto di una seria ed adulta amministrazione della cosa pubblica. Le regressioni infantili quindi coinvolgono non solo il singolo ma l'intera società. Il capo può fare miracoli, ha la bacchetta magica per risolvere tutti i problemi. Se non è l'intera società può essere un gruppo a subire l'incantamento infantile verso un leader politico o religioso a cui prestare obbedienza cieca. Il meccanismo psicologico trasferisce i propri desideri infantili di onnipotenza repressi ad un altro, ad un leader in cui ci si identifica. Questo stesso meccanismo si verifica durante la psicoterapia in una fase regressiva del paziente quando questo proietta il proprio genitore nella figura del terapeuta: un padre che tutto può. Del resto il senso di onnipotenza del bambino, non avendo ancora una identità formata, oscilla verso il genitore ogni qual volta subisce delle frustrazioni ambientali: sarà il padre a vendicarlo contro tutti ! Una concezione infantile si esprime in un linguaggio visionario proprio perché non sa astrarsi in una documentazione tecnica della realtà. Il bambino ha bisogno di figure concrete, analogie, immagini anche quando si fa leva sulla sua neopsiche in formazione. Ma anche un buon oratore e scrittore adotta tale linguaggio per veicolare informazioni tecniche poiché sa che pochi le potrebbero recepire altrimenti. Del resto la réclame di un prodotto (anche in politica) se fosse basata solo sull'informazione verificabile dei dati non avrebbe successo: fanno leva sull'io bambino le musichette, le scenette, le coreografie e sono queste che permettono alla molla di scattare per la scelta di un prodotto . Insomma a dominare è spesso la fantasia, il mondo magico ed illusorio e con questa fanno i conti sia gli imbroglioni che gli educatori. Evolvere non significa eliminare la fantasia ma evitare che condizioni la ragione, il lavoro e l'impegno. Del resto essa dà colore alla vita: è la poesia e l'arte ma anche una realtà soggettiva da sublimare, da filtrare con la saggezza dell'esperienza e con la lucidità della ragione. Altrimenti rende schiavi nell'ignoranza, nella superstizione, nella pazzia. Si è detto del labile confine tra religione popolare e magia, del suo substrato infantile e primitivo. Divine madri che come la propria della prima infanzia diventano onnipotenti, protettrici e dispensatrici di grazie. Fate con la bacchetta magica onniscienti e capaci di ogni intervento miracoloso. Stregoni e sacerdoti antichi e moderni in possesso del rituale giusto per far piovere, allontanare le disgrazie e i demoni. In quest'ultimo caso per effetto psicosomatico, il rito può funzionare veramente liberando l'ossesso dalle sue angosce (e questo indipendentemente dal fatto che l'esorcista creda o no in quello che sta facendo) . Un fatto è certo ed è che se ad un bambino non sono state veicolate paure di demoni ed angosce religiose esso non diventerà mai indemoniato, deve essere insomma presente nel soggetto un'acculturazione specifica. L' antropologo e lo psicologo hanno ben presente quanto è successo dopo le conversioni fatte ai "selvaggi" : l'abbinamento sessualità, male e demoni ha provocato fenomeni di ossessioni e perversioni sconosciute alla cultura originaria. In altri termini bisogna che una persona sia informata su una concezione e finisca per crederci, perché possa coinvolgerlo. Nel caso del pensiero magico è necessaria un buona dose di paranoia per credere di avere il potere sulle cose e sullo psichico, per andare in cerca della bacchetta magica capace di risolvere i problemi, tutto e subito . Ciò non significa , va pure detto, che l'atteggiamento sano nei confronti del mistero, o come si usa dire oggi, del paranormale, debba essere positivista e scientista, partendo cioè dal presupposto che tutto quanto non può essere dimostrato e verificato in laboratorio sia illusorio o imbroglio. Questo atteggiamento può tradursi di fatto in un pregiudizio: esiste solo quel che i sensi ed il loro prolungamento tecnico (un microscopio, un radiotelescopio etc) verificano ed il resto è solo fantasia. Un ricercatore autentico indaga con empatia qualsiasi fenomenologia, pronto ad accettare i limiti della stessa visione e metodologia scientifica sapendo che "tutto" non può rientrarvi e che "tutto" non è (vengono in mente i vari sistemi che non solo in filosofia ma anche nella sociologia e nella psicoanalisi pretendono di spiegare tutto quando sono solo punti di vista, per quanto validi e verificabili) . Il senso del limite di un approccio non pregiudica ma mette al riparo l'acquisito e apre le frontiere del possibile, con la criticità che permette rettifiche ed evoluzioni. La scoperta è indefinita nel mondo fenomenico come in quella dello spirito. Il Corano invita a cercare il sapere fino in Cina, ossia fino ai confini sempre più lontani dello scibile. C'è un universo psichico che non può ridursi all'acquisito anche se l'uomo, nelle sue variegate forme di civiltà, ha confuso l'assoluto con le conoscenze, o presunte tali, della sua epoca e del suo luogo. In un ottimo libro (la nuova psicologia, superBur ) Pierre Dacò, illustra un'armonioso approccio verso le fenomenologie psichiche comprese quelle del "meraviglioso" che attraggono da sempre l'io bambino e ad esso rimando. Per il tema specifico di questa relazione faccio presente il testo" l'islam e la magia" di Gabriele Mandel , autore come sempre limpido, equilibrato e documentato. Leggo qui questo passaggio: Non sussiste magia se non sussiste un numero considerevole di persone chi vi credono:E fino a che la religione e la scienza non saranno vissute nella loro autentica essenza , sino a che l'inadeguatezza dei più farà si ch'essi o le vedano con diffidenza e sospetto o le subiscano senza conoscerne i principi e senza capirli, la magia- soddisfacendo invece l'ignoranza, non pretendendo evoluzione e impegno etico individuale (anzi vivendo meglio fra gli ignoranti e nel misterioso buio della non-comprensione), ed assecondando gli odi, le faziosità,i bassi istinti "dell'invidioso che invidia"(Corano 113°5),continuerà ad essere presente, seguita, temuta oppure adorata con quel suo vago sapore di proibito e di potere, nonostante le proprie contraddizioni,le debolezze evidenti, le inattendibilità conclamate" (La Magia nell'Islam, Simonelli editore 1997 pag.23) Il Corano è il libro sacro che più d'ogni altro afferma esplicitamente il monoteismo, l'assoluto di Dio. Ogni cosa del creato, in sé è nulla ma acquista forma e valore in rapporto al creatore, all'Uno che tutto comprende e dal quale tutto deriva. E' stato rivelato in un ambiente, l'Arabia del VI secolo d.c., dove imperversava la superstizione ed il politeismo. La Mecca , posta al crocevia dei traffici carovanieri, era il centro religioso anche prima dell'avvento dell'Islam, lì erano esposte le statue degli dei delle varie tribù, lì maghi ed indovini trovavano modo di arricchirsi sulla credulità popolare. Una situazione che avvantaggiava diverse persone pronte alle armi per la difesa dei propri interessi. L'Islam minava questo lucruoso traffico consolidato per cui venne visto come una minaccia da eliminare. Il profeta fu obbligato a difendersi, e vincendo, portò l'unificazione in Arabia sotto il segno della nuova religione. Il Corano dice di sé che si è adattato alla lingua, al mondo in cui si è rivelato. Per il musulmano non è sacra la lingua araba ma il Corano nel suo linguaggio arabo, come se il testo avesse reso d'oro il metallo vile che toccava. Nel sacro libro si assiste insomma ad una sorta di raffinamento ed universalizzazione della cultura preislamica. Anche il termine Al-Lah, la divinità principale della ka'ba è stato ripreso e meglio non poteva esserci, significa infatti letteralmente : il divino. Con questo termine si indicò l'assoluto. Così le credenze, dai racconti paradisiaci delle huri , ai geni, ritornano nel testo in una luce nuova. Esplicitamente il Corano parla di favole, allegorie, mostrando a chi intende una via autentica e libera da zavorre infantili per cogliere il divino ma che si allarga ai livelli più semplici di comprensione. Come leggere dunque una sura come l'alba nascente (al-falaq) ?: nel nome di Dio clemente e misericordioso/ Dì: <Cerco rifugio presso il Signore dell'alba nascente/ contro il male di ciò ch'Egli ha creato/ contro il male dell'oscurità quando sopravviene/ contro il male di quelle che soffiano sui nodi/ contro il male dell'invidioso quando invidia.> Qui si parla dell'uso magico diffuso in medio-oriente di legare nel bene come nel male le persone o cose tra loro ( gli incantesimi si richiamano a principi di analogia , a forme di giustapposizione tipiche del bambino nella fase pre-logica). Concessione a credenze popolari, oppure insieme, l'invito a rivolgersi a Dio contro la negatività, comunque la si intenda, di chi odia, di chi vive nell'ignoranza,di chi evoca il male, di chi vuole far prevaricare la propria volontà sull'ordine naturale e legittimo delle cose? Il pensiero di Dio per chi lo ha elevato sgombra da solo ogni paura, da ogni inconscia negatività. La fede, vista come pulsione del cuore e non come credenza, porta subito l'animo oltre le miserie e le cattiverie umane. Il mondo preislamico era impregnato della magia delle mille e una notte. Dopo, con l'avvento dell'islam, convivrà con questo atmosfera fiabesca ma senza confondersi, allo stesso modo di come avviene nel singolo la distinzione interna tra l'immaginazione fantastica e l'adulta valutazione delle cose. Questo per lo meno nelle personalità sane. Come poteva un beduino del deserto spiegarsi i fenomeni di rifrazione ottica dei miraggi? Spiegarsi i rumori e i rotolii di pietre che si spaccano per via della repentina dilatazione e contrazione della materia determinata dal cambiamento della temperatura di notte e di giorno? Folletti, fate! Una letteratura orale fatta di racconti magici non poteva essere cancellata ma sublimata. Il Corano la conserva: i geni esistono, altre creature d'altri mondi, ufo qualcuno potrebbe immaginare, ma nessuno può negare l'esistenza di altri esseri, fosse solo su altri pianeti di costellazioni o galassie lontane, tanto più che il Corano nella Sura aprente afferma: "lode a Dio signore dei mondi": è legittimo immaginare altri abitanti dell'universo, e chissà, fantascientificamente capaci di superare lo spazio-tempo. Il Corano parla anche di demoni e di angeli, a forme dell'anima, archetipi comunque dell'inconscio del bene e del male. Non si può neppure pretendere dal Corano un linguaggio scientifico moderno, che si darebbe prova di non aver capito nulla né della scienza né della religione, per quanto stupisce nel Corano , accanto alla ripresa di miti ,credenze e racconti antichi, descrizioni che si adattano a concezioni e verifiche scientifiche attuali: sull'evoluzione: Dio ha creato ogni animale dall'acqua; ed eccone uno che si muove col ventre e uno che cammina su due zampe, e uno che cammina su quattro. Dio crea ciò che vuole, Dio è onnipotente (24,45) e ancora: in 71,14: "Egli vi ha creato in fasi successive " quando il termine taur "fase successiva"viene dalla stessa radice " tatauur", "evoluzione" (cfr.G.Mandel."il Corano senza Segreti" Rusconi pag. 190) . Ed infatti i primi microrganismi furono sintetizzati dalla natura, secondo le leggi divine, nell'acqua. Sultan Walad nel XIII secolo diceva: "Gli organismi viventi hanno prodotto un'anima animale. Per la sua grazia , Dio vi aggiunse la ragione"( la parola segreta, psiche,p.226). Suo padre il grande Rumi parlava di una evoluzione che dalla materia ha portato al regno vegetale e da questo a quello animale fino all'umano, ma che quel che ci attende è lo stato angelico, di pura spiritualità. Dall'energia all'energia oltre le forme fino alla consapevolezza divina. Una trasmutazione alchemica che si attua nella consapevolezza che tutto è energia. Così Razi ed altri alchimisti sufi. La magia dei favolosi poteri cede dunque il posto ad una ricerca interiore dell'essere non astratta ma sull'esperienza vivente dell'inconscio. La speculazione sull'energia che già troviamo nella civiltà della valle dell'Indo poi confluita nel tantrismo (interessanti gli studi di A.Avalon) si ritroverà quindi anche nell'alchimia con un proprio tessuto simbolico dove l'oro rappresenta la realizzazione nell'unità divina, nell'autoconsapevolezza dell'infinita energia creatrice . La morbosità infantile sui poteri sia nell'india (si pensi agli yogasutra di Patanjali commentati da Taimni) come nell'alchimia araba e latina sono degenerazioni e spesso solo fantasticherie. Ma a monte la concezione, del resto anche scientifica, che tutto è energia. "il segreto della trasformazione è l'alchimia istantanea dell'impulso...l'energia che sta dietro l'ego è fatta così: non va uccisa, bisognerebbe consentirle di trasformarsi in forme sempre nuove e spiritualizzate" (K.Helminski: Sufi, la presenza qui ed ora" Amrita pag.113). Se si vuole: la fluidità della libido i cui impedimenti causano le malattie psicosomatiche. Senza una illuminazione divina dell'energia stessa di cui siamo fatti o grazia (Barakha) secondo i sufi l'evoluzione non è possibile. E' Dio insomma che dà una direzione e all'uomo lo sforzo di seguirla. Il resto è distrazione sia nel mondano come nello psichico, talvolta regressione: i magici poteri... Il Corano ci presenta un universo ordinato , oggi diremmo da una simmetria che lega sincronicamente le fenomenologie che assume l'energia di cui è fatto oltre il dualismo convenzionale materico e psichico. Tanti fenomeni reali o supposti tali fatti rientrare nella telepatia, nella chiaroveggenza e nella telecinesi, potrebbero trovare senso proprio nella sincronicità, Jung insegna, per quanto bisogna prestare cautela a certe formule che spiegano il mondo, altre bacchette magiche alla cui tentazione non è al riparo neppure lo scienziato. La simmetricità, i ritmi, i suoni, la luce che caratterizzano l'universo fenomenico, oltre a manifestare l'ordine divino ( realmente simbolizzabile in matematica ed in geometria ) o il verbo nelle parole e nelle lettere, si prestano ad applicazioni pratiche che, non solo nell'Islam, sono state utlizzate a fini magici. Ma se l'architettura dell'universo rivela Dio essa serve appunto per riconoscerLo ed adorarLo, non per fermarsi in essa con scopi contingenti che sarebbe Idolatria , associare a Lui qualcosa, sia pure un Suo attributo. L'Assoluto è solo Dio e solo attraverso lui qualsiasi esistenza e conoscenza è possibile. Per questo, a differenza dell'Arabia preislamica, il Corano ripudia la magia nelle sue molteplici forme, dagli incantesimi allo spiritismo, fideismi insomma che non fanno riferimento al principio, all'uno dal quale tutto prende senso e valore esperenziale. Anche una scienza tecnica senza riferimento a Dio è fideismo, disordine. Del resto abbiamo tutti assistito all'uso sconsiderato delle scoperte scientifiche, di cui l'energia della fissione nucleare è un simbolo con la bomba atomica, una spada di Damocle sull'umanità, e assistiamo a volte con sgomento alle prospettive della ingegneria genetica, esseri umani ricostruiti geneticamente e fatti crescere in provetta. Lo psichiatra W.Reich, tra gli altri, affermava di riconoscere in una persona se era nata per amore, per piacere o perché i genitori lo hanno deciso. L'amplesso non può essere ridotto solo ad un fatto biofisico e accessoriale. C'è un'energia, una fonte psichica in ogni atto che ha conseguenze. Se l'amore e la fede sono considerate inutili sovrastrutture si perde il senso stesso della natura, per questo Islam significa abbandono a Dio, ricordo di Dio, che ogni cosa a Lui deve essere ricondotta per evitare che divenga empietà. Su questi temi S.H.Nasr ha scritto il bellissimo libro"l'uomo e la natura" pubblicato da Rusconi. Comune tra i musulmani è recitare la prima sura, più che altre, come un talismano contro il male. Del resto la preghiera ha anche la funzione di tranquillizzare lo spirito grazie al suo ritmo ripetitivo e soprattutto evocante la realtà divina ed onnipotente, oltre le contingenze del mondo. E la magia è per natura mondana legata com'è al desiderio delle cose e delle passioni effimere. Per quanto una persona sia colta ed illuminata vuoi per l'inconscio retaggio umano primitivo e collettivo, vuoi per la stessa presenza archeopsichica del bambino che in noi, almeno in certi momenti, la magia può turbare: insomma è vero ma non ci credo o non ci credo ma è vero. L'ambiguità tra razionale ed irrazionale. Come quel tale che alla domanda se credeva all'astrologia rispose: certo che no, infatti sono scettico come tutti i capricorno. Altre volte è il Corano stesso, nella sua fisicità di libro, ad essere usato a scopo apotropaico. A livello popolare si usava mettere le sue pagine accanto alle parti ferite o malate oppure portarne al collo le miniature come questo di pochi centimetri.
La credenza vuole che allontani gli spiriti cattivi, demoni o geni male intenzionati capaci di causare fenomeni di possessione e pazzie. Per allontanare il male frequente è l'uso di aprire il palmo della mano. Segno universale di pace ma anche per proteggersi dalle negatività, quasi mettendo l'Islam a scudo: cinque sono gli articoli di fede dell'Islam, cinque le preghiere quotidiane canoniche, cinque gli elementi del pellegrinaggio. Chiamato in Occidente mano di Fatima senza probabilmente una ragione plausibile, esso è anche riprodotto come amuleto in ceramiche o in altri materiali orafi. E' la mano destra ad essere considerata positiva forse per via del brano coranico: "Colui che riceverà il suo scritto nella mano sinistra dirà (...) non avessi conosciuto il mio conto ( 69°5), Colui che avrà ricevuto la sua lista nella mano destra tornerà contento (84°7-9). Questa credenza si ritroverà esportata, nell'Europa cristiana medioevale quando l'Islam era la civiltà dominante sotto tutti gli aspetti, soprattutto culturali. Fino a poco tempo fa anche qui in Italia si parlava della sinistra come la mano del diavolo e si obbligavano i bambini tendenzialmente mancini a scrivere con la destra. Un errore psicopedagogico che è stato corretto. Bene può fare invece l'abituarsi ad usare tutte e due le mani, come fa un pianista, soprattutto per la sincronizzazione dei due emisferi del cervello. Evidentemente il testo coranico parla a livello simbolico ed è una illegittima forzatura vedere quel che non c'è. Se c'è chi giustamente teme il male coi suoi oscuri abitanti, demoni e geni, recitando la formula Audu billah mina schaitani ar rajim ( anche in esagerati gesti scaramantici con tre sputi sulla propria spalla sinistra, richiamandosi ad una adith fasulla ) c'è chi invece cerca di mettersi in contatto con loro. Tutti si ricorderanno della lampada di Aladino e del genio dei tre desideri. I geni non tutti sono malvagi alla stregua degli esseri umani. La sorte deciderà che tipo di incontro avrà chi ha la costanza di stare 40 giorni in digiuno presso paludi selvagge. Questa pratica magica diffusa ben oltre il Panjab promette infatti, in tal modo, non solo di vederli ma di trafficare con loro. Sentire voci e parlare con figure inesistenti è per la psichiatria sintomo evidente di schizofrenia. L'immaginazione diventa così forte da sovrapporsi e sostituirsi alla realtà. Certe pratiche e credenze indubbiamente possono favorirla. Eppure di follia non si può parlare in altri contesti, come quello sciamanico primitivo laddove, vuoi per l'effetto di droghe o l'effetto stesso della danza, dei ritmi crescenti di tamburi tali da indurre lo stato di trance, lo sciamano finisce per dialogare con gli spiriti, sfuggire dalla costrizione spaziotemporale per prevedere come andrà il raccolto o la caccia e se ci saranno calamità ( le aspettative del contesto culturale in genere sono quelle). Oppure vivrà situazioni precipue della vita di quel gruppo, immagini di dei o di demoni caratteristiche della sua cultura: come nei sogni si rappresenta sempre se stessi e tutto quanto si è esperito dall'ambiente. In breve : a nessun cristiano apparirà il Buddha e a nessun buddhista una Madonna. In un ambito sciamanico più evoluto come quello raccontato da Castaneda, anche con l'ausilio di puntuali effetti romanzati, si può dilatare moltissimo l'esperienza dell'inconscio ma vi è sempre un orizzonte culturale a definire i confini. Torniamo all'Islam mistico laddove avvertire presenze spirituali e dialogare con loro è una esperienza piuttosto comune, succede durante lo zikr, la cerimonia con canti e danze estatiche dei sufi. Fenomeno proiettivo consapevole (anche nel Buddhismo esistono pratiche di visualizzazione dei Buddha, nulla aventi a che fare con fenomeni estemporanei di allucinazione, presunte apparizioni di divinità, madonne e consimili ). Quasi un esercizio in trance di dialogo intrapsichico con l'inconscio, ma non solo. Secondo il Corano e la tradizione sufi durante l'invocazione a Dio gli angeli, comunque si intendano e siano visualizzati, pregano con gli uomini. In Dio non c'è limite. Il limite sta nell'uomo, e va accettato, con tutti i suoi affanni che determina, gli sforzi esistenziali che comporta, ma anche con tutti i beni, soprattutto d'ordine emotivo e spirituale che Dio ha dato rendendo l'evoluzione praticamente illimitata. Un sufi, dopo lo zikr, si mise a piangere a calde lacrime: "...non mi sono mai accorto di quante persone mi vogliono bene, quanto variegato cammino mi si apre davanti ...quanta poca riconoscenza c'è nel mio cuore!" Il sufismo (la corrente mistica che ha annoverato le più belle figure di scienziati, poeti ed artisti dell'Islam) si è occupato di magia per non limitare la ricerca dello scibile da preconcetti di qualsiasi natura. Pur considerando questa materia caratteristica degli aspetti folkloristici della superstizione popolare, i sufi hanno studiato le relazioni fenomenologiche dei numeri e delle lettere, la rilevanza psicologica dei simboli e dei segni. I sufi hanno sempre valutato che ogni ricerca può essere utile al processo di liberazione dai condizionamenti terreni per lasciar affiorare l'autenticità del sé divino nell'uomo. Est modus in rebus. Evidentemente la modalità con cui alcuni sufi tra i più eccelsi come Ibn Arabi si sono occupati di magia è diversa da quella della pletora dei maghi e degli indovini che si rimpinguano le tasche con la credulità popolare. Anche un antropologo si interessa di magia senza per questo sognare di diventare un mago dagli straordinari poteri. C'è anche una ricerca adulta nel terreno infantile della fame del meraviglioso . Cito dal testo di G.Mandel: "Secondo alGhazali il mondo terreno è pieno di misteri, la scienza positiva non li può spiegare tutti e bisogna dunque lasciar campo libero alle interpretazioni irrazionali del nostro inconscio, che di questo d'altronde si nutre.La mancanza di una spiegazione, affermò, non è sufficiente per disconfermare fenomeni sovrannaturali e paranormali, e l'atteggiamento dello studioso autentico deve essere sempre quello d'uno che rimane in attesa di fronte all'ignoto da cui è depassato" (pag.70). V'è insomma, diremmo oggi, un principio di indeterminazione per cui determinate fenomenologie non possono essere sottoposte a controllo. E' una verità ma anche una carta da giocare dai ciarlatani o da chi semplicemente si vuole illudere che esista qualcosa di più dell'inganno con le semplici arti dell'illusionismo e della prestidigitazione. Se questo di più c'è non si può comprare al mercato. Un'altro filosofo occidentale, Kant, ribadirà secoli dopo lo stesso concetto: la mente è fatta per questo mondo spazio-temporale per cui applicare le categorie logiche a quanto lo trascende è come fare buchi nell'acqua, né si può negarlo né affermarlo in questo modo. Sentiamo Omar Khayyam: Se ne sono andati, e nessuno è tornato / A dirvi com'è l'aldilà. / Non guadagnate nulla a pregare come automi . / La preghiera è inutile Senza sincerità e vera aspirazione. Se in Occidente la magia arrivò alle esasperazioni dell' idealismo magico ed occultistico ( si pensi agli epigoni tradizionalisti del 900, col culto della potenza assoluta : deliri sistematici di onnipotenza ) nell'Islam la magia non diventò mai una moda né prese una sua dignità in quanto emarginata come fideismo dallo stesso Corano. Rimase quindi a latere del folklore popolare. Diversamente i sufi ne colsero le istanze psicologiche proprio perché non ne furono avidamente attratti dalle sue facili promesse. Leggo dal volume 1 pag 34 della Storia della Scienza di P.Rossi (Utet): "le molteplici serie di attività che si è soliti designare con il generico nome di magia hanno la fortissima tendenza a diventare difficilmente distinguibili da altre attività, solitamente designate con altri nomi. La magia , come ha scritto D.P.Walker, è sempre sul punto di risolversi in arte, in scienza, in psicologia applicata, in religione ... La magia (...) tende sempre a risolversi in psicologia o in religione. Ma non coincide né con la psicologia, né con la religione, né col misticismo". La magia non può coincidere con la scienza in quanto si basa su un pensiero arcaico ma proprio per questo con tutta la ricchezza dell'inconscio. Ne è esempio illuminate l'alchimia, se attraeva a livello infantile promettendo la ricchezza trasformando in oro il piombo, oppure l'elisir dell'immortalità, per i sufi, invece, era il laboratorio di ricerche chimiche e psicologiche. Il simbolismo alchemico ci parla delle trasformazioni del sé. G.Yung scrisse a tal proposito "psicologia e alchimia", un trattato in cui attraverso i sogni coi loro simboli ed archetipi collettivi, si rivela una trasformazione fino alla realizzazione del sé, l'oro filosofale. L'io non realizzato identifica il suo sé con desideri e passioni, con stati comunque condizionati dalle ripetizioni di modelli appresi senza senso critico. Per trasformarsi ed evolvere c'è bisogno di impegno e di lavoro, la consapevolezza ha un caro prezzo ma è l'unica realtà che vale perseguire in una via comunque in cui le rinunce sono colmate abbondantemente dai benefici. La ricerca del potere, sia esso magico o nel sociale rivela una personalità infantile che vuole tutto e subito, attratta dal superfluo, da finzioni narcisistiche ed esibizionistiche. Sentiamo H.Sanai: "Il tuo lavoro non si rivela / ad altri che a Dio/ gli uomini, in verità, non hanno alcun potere. /non dar quindi loro importanza. / Fissa il cuore su di Lui/ e fuggi dal dolore e dalla schiavitù, / se puoi non dar credito all'umanità, / e non scegliere altri che Lui come amico. " ( H.Sanai, il giardino cintato della verità, psiche p.32) Tutti cercano qualcosa che dia senso e felicità alla vita ma spesso si riduce a mete terrene quali il successo, il potere, il piacere, ambizioni spesso esagerate ed illegittime, e c'è chi per ottenerle ricorre alla magia finendo per regredire mentalmente. Per il sufi il fine del suo cuore è la Verità, solo Dio ed il resto è zavorra. Finiamo con la saggezza che ci ha lasciato Rumi: "L'anello di re Salomone ( che secondo la leggenda dava il potere sui demoni e sui geni ) su di lui la pace, in tutte le cose lo abbiamo cercato: per noi era nascosto nella povertà. In questa amata abbiamo trovato la pace e la soddisfazione ." (l'essenza del reale, psiche, pag.157)
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