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. FUGA DAL CAMPO DI CONCENTRAMENTO Questa storia accadde a mio padre quando evase da un campo di concentramento nazista, in Germania. La maggior parte dei detenuti erano soldati italiani, molti dei quali furono catturati mentre erano ignari dell'armistizio e della deposizione di Mussolini da parte del re.Gli altri ,dopo la repubblica di Salò, furono obbligati al campo come unica alternativa al combattere a fianco dei tedeschi. Essi furono rastrellati anche per via di un ricatto: se il soldato non si presentava le milizie repubblichine avrebbero compiuto ritorsioni contro la sua famiglia. L' Italia settentrionale e centrale erano ancora occupate dalle truppe tedesche e i nuovi reparti fascisti repubblichini le stavano appoggiando. I soldati italiani che preferivano non combattere furono rinchiusi nei campi, obbligati a compiere diversi lavori per i tedeschi, come quello di riaggiustare le linee elettriche e telefoniche che i bombardamenti alleati guastavano. Prima di quest'ultima fase di guerra Gilberto Venturi era riuscito a rimanere fedele al suo principio di non ammazzare nessuno,evitando di andare al fronte. Si trovò così negli uffici di Roma,al ministero dell'agricoltura, dove sistemò , sottobanco, pratiche a modo suo nei confronti di qualche poveretto preso di mira dal regime. Le conoscenze e le qualità servono sempre e quando non si hanno a portata di mano occorre inventiva e ragionevole fiducia in sé: ormai relegato al campo quando chiesero se c'era un barbiere fu lesto ad alzare la mano. Ed imparò subito a fare il barbiere. Nel qui ed ora sfruttò la situazione di essere un musicista ( era il primo violino della orchestra Angelini) per cui i tedeschi lo impiegarono nelle rappresentazioni teatrali organizzate per dare l'impressione di normalità, nonostante che gli alleati avanzassero su tutti i fronti. Suonava lo strumento , cantava come tenore e rastrellava un pò di viveri nelle sue uscite per distribuirle al ritorno ai compagni nel campo . Intanto la situazione peggiorava per la Germania. Gli alleati stavano liberando l'Italia e avanzavano verso le alpi, i russi sfondavano ad est e gli americani ad ovest.Il lavoro era massacrante: ogni giorno si usciva dal campo per riaggiustare le linee interrotte, sotto il controllo delle guardie. La risposta ad un soldato italiano che si era inginocchiato piangendo: non ce la faccio più! fu un colpo sulla nuca col calcio della pistola. Stramazzò davanti ai compagni. E si mangiava perfino lumache crude, pomodori fatti crescere nello sterco umano. Ma nella tragedia c'è anche posto per situazioni comiche, anche se sul momento assumono colori ben diversi. Chi non trova nelle situazioni più buie, un frammento di luce che lo consapevolizzi della provvisorietà di tutte le cose e del risibile che talvolta le accompagna è finito...seppur provvisoriamente. Bene: i deportati facevano i loro bisogni dietro un muretto circondato da qualche alberello. Mio padre gettò avventatamente il sacchetto col contenuto al di là del muro dove stava passando una sentinella...una mitragliata seguita da imprecazioni rabbiose e bestemmie teutoniche gli fecero immediatamente capire cos'era successo e, brache in mano, se la filò via da una vendetta sicura. Ma non solo perché si sentiva sospettato dalla rancorosa sentinella, decise che era il momento di evadere dal campo, parlando così a tre compagni: noi prigionieri siamo in tanti, i tedeschi che ci controllano sono pochi. Qui è giunta notizia da parte degli ultimi arrivati che la situazione per i nazisti è ormai tragica, gli americani sono già a ridosso delle alpi e quindi i tedeschi dovranno lasciare il campo, retrocedere ed organizzarsi su altre linee difensive...Qui, secondo me, ci fan fuori tutti, sarebbe troppo rischioso da parte loro lasciarci in vita ed in libertà, fosse solo per paura di ritorsioni da parte nostra...vada come vada ci conviene tentare! La notte successiva si mise in atto il piano di fuga: si sarebbero ritrovati dietro il muretto...dei bisogni, protetti anche dagli alberelli. In fondo si intravvedeva il bosco, una volta raggiunto si sarebbe aperta qualche consistente speranza. E i cani? Certamente, scoperta la fuga,essi sarebbero stati sguinzagliati alla loro caccia, ma tra il rischio di venire azzannati o ripresi, come era successo ad altri, ed una morte quasi certa conveniva comunque tentare. E fu così che il gruppetto scivolò furtivamente dal campo eludendo la sorveglianza delle sentinelle, raggiunse il bosco eppoi...via in una corsa a perdifiato tra cespugli, rami, sterpaglie, tronchi sempre più fitti fino a cedere, stremati. Troppo stanchi per decidere i turni di guardia, caddero in un sonno agitato. Forse qualcuno avrà sognato il latrato dei cani, sempre più vicini, oppure di essere già sul ciglio di casa per abbracciare le persone a cui si vuol bene ma... All'alba il primo che si svegliò si mise a gridare, colto di sorpresa:ce l'abbiamo fatta, ce l'abbiamo fatta ragazzi...! Gli altri sollevarono il naso fuori da una coltre di neve farinosa. Era la prima neve dell'autunno che sembrava venire proprio dal Cielo. Le tracce erano quindi coperte ed i cani neutralizzati. Proseguendo trovarono pure uno zaino con dentro un binocolo (che poi smarrirono) una bussola ed una mappa della zona. Così avrebbero saputo dirigersi con sicurezza verso il confine italiano. Passarono per vie solitarie ed impervie tra le creste dei monti, trovando perfino aiuto da una famiglia contadina (il cui buon senso salvò dalla mitomania e follia razzista dell'epoca) che diede loro cibo e fiducia. Il confine era vicinissimo e passava da un bivio che si rivelò all'ultimo controllato: Alt! Che fare? C'erano quattro biciclette appoggiate ad una ringhiera...quel che ci voleva! Le inforcarono e giù a tutta velocità lungo i tornanti della ripida discesa. Mio padre andava decisamente più forte, da spericolato, poi gli altri seppero quando lo ritrovarono in un cespuglio che la sua tre fucili (una vecchia marca) aveva i freni rotti. Ma ormai erano a Bolzano e la loro guerra finita in un paese finalmente liberato dagli alleati. Degli altri compagni del campo non si seppe più nulla. Purtroppo, forse, era andato tutto come previsto. La Provvidenza viene spesso interpretata come una felice combinazione di circostanze, ma chi può dire che non sia la Provvidenza a mettere sui propri passi quanto cogliamo solo come fortunate casualità? Comunque sia mio padre si fece terziario francescano sentendosi ravvivare la fede che ancora scalda le sue opere, spesso anonime: vetrate, affreschi (CLIK SU CLIK), sculture, quadri dove il gusto decorativo è costante, favole che rievocano, in un originale intreccio, il suo amore per la scienza ("un angelo sulla terra","le fate dei sogni"...ed.EIS). Non riuscivo a capire perché non si facesse pagare e valere, ma devo dargli atto che proprio nella capacità di sorridere, di non prendersi troppo sul serio, di non pretendere se non l'indispensabile, c'era la saggezza di credente che l'unico nome che rimarrà è quello di Dio. |

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