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Gibrail Mandel Khan Nato nel 1924 da Yusuf R. ( eclettico scrittore Naqaschabandy d'origini afgane: Hetimandel,dall'omomimo fiume afgano, italianizzato in Mandel) e Carlotta ( stimata scrittrice di fine acume psicologico) . La ricerca e l'amore di Dio che illumina tutti i campi dello scibile e si esprime nelle vette dell'arte, della fede e del civismo è stata l'impronta lasciata fin dalle origini dal sufismo illuminato. Anche nel xx secolo questo spirito è rimasto, seppur talvolta nascosto da un tradizionalismo formale o in uno sradicato movimento mistico . Medico, psicologo, archeologo, filologo, artista, il khalifa generale Jerrahi in Italia, ha insegnato in diverse università europee e scritto numerosissimi libri . La poliedietricità, come quella di un cristallo sfaccettato, è intagliata dalla vita, dall'esperienza, da una ricerca che fa risaltare quella stessa luce che il mistico sente e vede nel suo cuore. Fino all'ultimo istante della sua vita , il sufi, con umiltà, non cessa di lavorare laddove le realizzazioni interiori sono simmetriche con quelle esteriori. L'instancabile attività ed efficacia produttiva può essere possibile anche seguendo semplici regole: " l'importante è fare una cosa alla volta". Nei suoi libri e nelle sue conferenze, il buon senso, i ponderati orientamenti, il saggio consiglio mai mancano, ma spesso sono da estrarre, mai dati come oggetti, affinché sia la persona stessa, col suo vissuto a riconoscerli dentro di sé. Quel che lascia il sufi è un mondo di bene, consapevole, anche se le sue medicine possono essere amare. Un'umanità che si riscopre in viaggio verso Dio, la nostra Origine. Qui di seguito qualche suo testo
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