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Alan Weisman- Il mondo senza di noi - Einaudi. 2007

 

 

Un tempo l'apocalittica era materia per religiosi fanatici e mitomani oggi ha cambiato sede ed ha preso dignità scientifica. Ora l'apocalisse non si apprende più tramite sogni e visioni ma nei laboratori che studiano il clima , l'avvelenamento e la distruzione ambientale, il computer fa il resto e dopo aver frullato qualche milione di dati esce con la scritta: "eh cari umani, non è colpa mia se ormai vi siete fregati da soli". Del resto che le cose non vadano per il verso giusto è sotto gli occhi di tutti: la terra produce sempre di meno e l'uomo richiede sempre  più cibo, la terra ha sempre meno risorse ma l'uomo ne ha sempre più bisogno. Aumenta la desertificazione, l'avvelenamento ambientale, diminuisce l'ossigeno con la vegetazione che lo produce e accrescono i gas nocivi come l'anidride carbonica. E' vero che abbondano anche le chiacchiere per far qualcosa ma servirebbero fatti e i fatti richiedono di rinunciare a certi stili di vita e a quello che consideriamo benessere. Si aggiungono 80.000.000 di bocche da sfamare ogni anno ai quasi sette miliardi di esseri umani che già siamo e invece di parlare di controllo demografico anche un Piero Angela  si mette a predicare di prolificare spinto da amor patrio. L'uomo vive di illusioni  che distorcono il senso della realtà ed è utopistico pensare che rinunci ad esse pertanto immaginiamo già, dice l'autore, giornalista scientifico professore universitario a New York, di vedere scomparire la specie umana e  cosa accadrà conseguentemente. In questo modo Weisman ci riporta alla storia devastante dell'uomo sulla terra. E' un punto di vista che non si può ignorare dato che il pianeta sta diventando una enorme latrina a cominciare dal centro dell'oceano pacifico dove per  migliaia e migliaia di chilometri si viaggia su uno strato di sacchetti e bottiglie di plastica, turaccioli, lattine, fili di nylon non biodegradabili e il peggio e quel che non si vede: noi mangiamo in questo piatto.  E' vero che l'uomo ha fatto anche la Divina Commedia, la Gioconda , ha scoperto la cura di molte malattie ed è andato sulla Luna , ma ha anche una storia di distruzioni,  guerre ed egoismi   che insieme alle migliaia e migliaia di tonnellate di  rifiuti che produce ogni giorno stanno preparando la sua tomba. Insomma un pò di sana apocalittica venata di umorismo, dove si finisce per tifare per la natura :  nessun disfattismo ma quasi un senso di liberazione. L'uomo ha voluto fare il padrone quando, dicevano saggiamente le religioni, poteva essere un buon custode. Ha scelto l'io che comanda e ha perso di vista di essere parte di un insieme  infiniatamente più vasto..Va bè, l'immenso universo continua a roteare sotto la luce divina anche senza immagini televisive, macchine strombazzanti e sacchetti di plastica... e ci sarà sempre su qualche pianetino sperduto chi avrà imparato che rispettare l'ambiente è una necessità di sopravvivenza, che  sorridere e amare fanno di una creatura un essere nobile e non il bestiale istinto di dominio (...vi ricordate i terrestri?).  Nazzareno Venturi

 

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