*

Cosa importa conquistare le cose di questo mondo quando si sta per perdere l'Anima?  (Gesù') .

Nell'uomo c'è un organo. Se questo organo funziona bene tutto il corpo funziona bene, ma se quest'organo funziona male tutto il corpo funziona male. Quest'Organo è il Cuore. (Maometto)

 

@

-Le lettere sono riportate omettendo i nomi degli autori e alcune frasi per riservatezza - Le  lettere dai temi comuni vengono via via accorpate nella sezione "capire

 

 

.

Domanda . (...)Studio il Corano da circa due anni e c'è una cosa che non mi è chiara. Da quello che ho capito, sia i Caldei, di cui anche Abramo in origine faceva parte, che i Magi che i Sabei erano astrolatri. Il Corano però equipara i Caldei ai miscredenti e mette invece i Magi e i Sabei fra la gente del Libro. Che cosa differenzia i Caldei dai Magi e dai Sabei ? Potete aiutarmi per favore a chiarire questo aspetto ?

Risposta.Le allego una nota sui sabei del prof. Gabriele Mandel, recentemente scomparso e khalyfa dell'ordine Jerrahi, della sua traduzione del Corano (UTET) . Anche se non risponde alla sua domanda chiarisce  come i sabei fossero astrolati ma anche il forte influsso dello zoroastrismo sulla loro religione, cosa che ha potuto accomunarli, mentre i caldei erano conosciuti come indovini e per gli idoli antropomorfi che ricordavano quelli adorati nella Kaaba (oltre ad aver la fama presso gli ebrei di essere stati gli "eversori di Gerusalemme").

Personalmente ritengo che in un qualsiasi testo considerato sacro e rivelato si debba distinguere l'aspetto ispirato, percettivo spirituale, che di si voglia, da quello materiale che riguarda le informazioni dell'epoca di chi lo scrive. Questo per evitare situazioni da Galileo, per intenderci. Il profeta dell'Islam conosceva storie ed era informato secondo la cultura dell'epoca, nonostante questo  il Corano ha sorpreso molti, come J.Coustau che è rientrato nell'Islam (per l'Islam ognuno nasce musulmano, ossia credente in Dio, poi le varie culture differenziano il suo credo), per alcune rivelazioni scientifiche sorprendenti per l'epoca. Cionostante il Corano non è un testo scientifico nè un testo storico per cui non va letto in quell'ottica. In numerosi passi il Corano insiste sul fatto che uomini e donne, e chiunque prega nel divino e compia opera buona indipendentemente dalla sua religione, quegli è nel giusto. Questo è l'essenziale, che poi il testo si serva di antichi esempi come Noè, Mosè e Abramo per ricordare come "ogni nazione e ogni tempo ha avuto il suo apostolo" e di altri esempi negativi per evidenziare il traviamento, tutto questo era già nei racconti dell'epoca, troppo facile  pensare che tra questi i Caldei venissero additati come idolatri  e distruttori del tempio del Dio unico (.2-Cronache 36,17) ? Comunque per un migliore chiarimento  faccia affidamento al dott. Moueheli Mohsen che oltre a seperne più di me ha collaborato attivamente col prof. Mandel alla traduzione del Corano direttamente dall'arabo


* * *

Domanda) I sufi se non sbaglio si chiamano fratelli e si aiutano a vicenda. Insomma un pò come nella massoneria, e c'è chi vede in questa una diretta affiliazione del sufismo. Questo cosa significa, che se uno di loro delinque gli altri lo proteggono oppure che lo si appoggia nei traffici economici e di potere? Scusate la franchezza.

Risposta. Non è la franchezza da scusare. La cattiva informazione produce domande e opinioni inadeguate. Intanto il sufismo non ha come fine i vantaggi mondani e di potere, è una via mistica che ha a cuore  l'evoluzione umana fino alla percezione del divino. Chi usa l'ordine per motivi di protagonismo sperando vantaggi personali si allontana dal suo spirito ed è messo a riposo o si esclude. Questo vale anche nella massoneria: quando un fratello usa gli altri e le istituzioni per i suoi fini di vanità e ambizione oltre il legittimo non solo non deve essere aiutato ma isolato. L'etica impone il rispetto degli altri nel proprio agire e l'attenzione di non danneggiare "chiunque" indipendentemente da chi è e dalle sue convinzioni. Vede, in un certo senso, sono proprio organizzazioni come il sufismo e la massoneria (senza dimenticare l'azione di tante ottime persone nei differenti credi) che garantiscono un rapporto etico e una ricerca di verità costante, ciò significa che le ingiustizie e le menzogne sono dapprima combattute in "famiglia". Che poi l'essere umano sia tutt'altro che perfetto e che non esista una istituzione con il dono dell'infallibilità è un dato di fatto, ma il suo fine  è di cercare di realizzare  quei valori di giustizia, arte e fede che costituiscono la civiltà. L'inciviltà di cui lei parla sta nell'ignoranza e nella presunzione che va  combattuta prima di tutto dentro di sè.

                                                                   * * *

Domanda) Personalmente credo che l'uomo sia da considerare soprattutto nella sua razionalità in quanto ha saputo dare al suo comportamento  regole intelligenti a differenza degli altri animali (...)

Risposta) Beato lei che ha tanta fiducia nell'uomo razionale. Ogni domenica in tutto il mondo centinaia di milioni di persone seguono la loro squadra del cuore di calcio (o di basket, pallanuoto o altro) soffrendo e gioendo per i risultati, c'è perfino  chi scatena guerre fuori dallo stadio contro i tifosi della squadra nemica. Premesso che il gioco e il divertimento è cosa in sè bella e sana, non le sembra che sia l'irrazionalità a dominare tali comportamenti spesso esagerati? E' razionale la scelta di una squadra anzichè l'altra? Tifare per un gruppo di giocatori dei quali nessuno o quasi è della propria città e pronti ad andare nella squadra avversaria se meglio pagati o per altri vantaggi (come anche allenatori e presidenti)? Della squadra rimane solo una bandiera ed il resto è un via vai di commercio di soldi e di uomini. E' razionale accettare di vivere con mille o duemila euro al mese sgobbando di fatica sapendo che quei giocatori per tirare quattro calci al pallone in poco più di un'ora guadagnano come interi mesi se non anni di fatica? Cambio discorso, altro punto di vista. Ieri vedevo su Sky un documentario centrato sulla vita di una leonessa, chi lo ha girato partecipava emotivamente alle vicende di sopravvivenza di questo felino gioendo quando riusciva a procacciarsi il cibo. Eppure se le telecamere avessero preso come punto di riferimento del documentario una qualsiasi vittima della leonessa ecco che essa sarebbe stata la "cattiva" del racconto e tutte le simpatie si sarebbero spostate su quella giraffa o su quello gnu precedentemente ucciso. Secondo lei è razionale questo tipo di partecipazione? Chi ha un gatto di casa gli compra le scatolette con carne di coniglio, di agnello, di manzo ossia di animali a cui potrebbe affezionarsi come è affezionato al suo micio (potenzialmente anche lui da scatoletta). Tutto questo è razionale? E lascio andare avanti lei con questi esempi sul comportamento umano guidato dalla razionalità.

                                                                          * * *

Domanda) (...) la setta islamica del sufismo non si inserisce dunque nell'insieme delle sette islamiche, sunniti, sciti, ismaeliti eccetera?.

Risposta) Intanto il sufismo non è una setta islamica ma designa l'insieme degli ordini religiosi islamici come il monachesimo raggruppa gli ordini cristiani (francescani, domenicani e così via). A meno di fare un uso improprio del termine per malafede o per mancanza di informazione adeguate (il sito che lei cita ne è un esempio) e allora tutto è setta (settore) nella storia delle religioni: il cristianesimo sarebbe formato dalla setta cattolica, da quella ortodossa e da quelle protestanti. Esse vengono definite "chiese" a meno di ricreare nuove guerre di religione per stabilire una verità che nulla ha da fare con quella divina. Lo stesso per i vari gruppi dell'Islam, fondamentalmente due, i sunniti (la grande maggioranza) e gli sciiti con alcune ulteriori differenziazioni. Per evitare confusioni e odii reciproci meglio usare i termini in modo obiettivo e criteriato. Tutte le religioni erano considerate sette o eresie dal contesto politico e religioso dell'epoca non per questo dobbiamo continuare a definirle sette ed eresie quando dopo secoli si sono istituzionalizzate e sono diventate le credenze più diffuse.

* * *

Domanda) Sono una cristiana cattolica e ho letto sul vostro sito quanto nell'Islam e nel Corano viene detto su Gesù.Sto facendo questa ricerca perchè non trovo timore di DIO, fedeltà e purezza nel mondo del cattolicesimo verso DIO, il Vangelo e Gesù sia tra i cosidetti fedeli e sia tra i religiosi(chierici,alti prelati, suore e Papa).Tranne in alcuni e pochissimi uomini e donne giusti e fedeli a DIO e al Vangelo come certi missionari ed il Papa Giovanni Paolo II, per il resto vedo nella chiesa cattolica solo manifestazioni di ipocrisia,strumentalizzazione della parola di DIO (e pertanto bestemmia!)ai fini politici e di denaro, assenza del timore di DIO, vendita del potere salvifico di DIO come ad un discount, dottrine false come il magistero della chiesa e del Papa che con le loro interpretazioni sottomettono la parola di DIO alle loro logiche umane e di potere ed ogni altra sorta di abominio (vedi la pedofilia!!)quindi il tutto in una vera e propria apostasia figlia di Satana! Tutto questo mi fa soffrire moltissimo anche perchè oltre a quanto ho appena detto anche nella morale è tutto un disastro! Basti vedere i cosidetti cattolici osservanti come si adeguano con facilità sia nella morale che nei costumi alle logiche adultere dell'occidente!! E qui mi fermo, perchè avrei tanto ed altro ancora da dire come ad esempio per me come giovane donna, non riuscire a trovare più una cristiana umile e sottomessa a DIO sia nel ruolo di madre che di moglie ma anche come testimone femminile nella società per morigeratezza, pudore e castità abbigliamento compreso. Non è possibile avere solo le suore come esempio di donne votate a DIO. Io invidio come le donne mussulmane si velano sopratutto di questi tempi, non solo per loro libera scelta ma perchè si sentono spiritualmente in una condizione particolare e di dono della propria castità a DIO. In questa mia condizione spirituale e di fede e di mancanza di sintonia ed unione alla mia chiesa, sento di cercare il rapporto diretto con Gesù e con chi dopo Gesù ha dimostrato la stessa sua fedeltà a DIO.Ecco perchè sto in questo dualismo tra Cristianesimo evangelico ma anche Islam.Che cosa potete dirmi a riguardo? E' normale una situazione del genere? Si può conciliare? Dell'Islam mi attrae principalmente la sottomissione all'Onnipotenza di DIO, al timore verso di LUI,ad essere fedele sopra ogni cosa e a sperare nella sua Bontà, Compassione, Misericordia per la salvezza del corpo e dell'anima che solo LUI può sapere e dare aldilà delle opere visto che per quanto ci possiamo dare da fare restiamo impuri e nel peccato! Insomma datemi per cortesia un consiglio in tal senso! Come posso coindividere tutto questo e con chi?

Risposta)  Perchè allora non si fa suora? Ci sono bellissimi esempi come madre Teresa di Calcutta che era anche apertissima a tutte le religioni. Nell'attività religiosa di aiuto al prossimo (non è questo il rigore che cerca?) potrebbe conoscere meglio se stessa e valutare il senso della esagerazione di cui parla, poi si ricorda la frase di Gesù del vangelo "lascia che i morti seppelliscano i loro morti"? Una sorta del dantesco "non ti curar di loro ma guarda e passa"? Se siamo troppo occupati delle miserie di questo mondo come si può agire con letizia?
 

* * *

Domanda) ...per una tesi universitaria, volevo sapere come e da chi sono fondate le tekke sufi. Da noi ci sono delle chiese sconsacrate,  c'è qualcosa di simile nel sufismo? Grazie

Risposta) Omar Shah paragona le tekke sufi alle centrali elettriche, tutte collegate tra loro e soprattutto con quella centrale (dergha) dove risiede il gran maestro. Quest'ultima è un edificio secolare risalente in genere ai padri fondatori. Effettivamente ci sono analogie con le chiese cristiane in quanto una tekke è resa tale da un rito di illuminazione parallelamente all'investitura data allo scheick che rappresenterà l'ordine nella zona (mokkadem). Il rito può essere compiuto dal khalifa generale dello stato, il quale è stato a sua volta nominato dal gran maestro. Quando il il khalifa muore gli scheik  rimettono al nuovo khalifa i loro compiti (allo stesso modo quando i Pir muore i khalifa delle varie nazioni). Questo significa che le tekke dipendono dai mandati.

Domanda) Ho letto diversi articoli in questo sito dove si evidenzia come il lavoro dei sufi su se stessi è anche di tipo psicologico, indubbiamente sarebbe una fortuna essere curati da uno psicoterapeuta sufi piuttosto che da uno che conosce le cose solo dai libri. Credo che il sufismo purifichi la religione dai condizionamenti e dalle suggestioni e permetta all'individuo di essere veramente libero ma anche che sia un lavoro lungo e faticoso e difficile...

Risposta) (...) Anche uno psicoterapeuta non sufi per esercitare deve aver fatto un training con un supervisore  per due motivi: il primo per prendere consapevolezza delle proprie devianze al fine di correggerle, il secondo per toccare dal vivo i problemi e gli stati psicologici che dovrà trattare (deve avere l'umiltà di mettersi dalla parte del paziente insomma). Il lavoro sufi è indubbiamente più approfondito e in certi casi più drastico ma non è la stessa cosa in quanto coinvolge anche il piano spirituale. Va da sé che i condizionamenti e le suggestioni impediscono di essere liberi, si ha soltanto l'illusione di esserlo. Oggi come oggi l'industria del mercato e della politica, in certi paesi di più in altri di meno,  gioca non sulla informazione corretta ma con le trappole per ingannare: il fine dei resto non è la verità ma la vendita dei prodotti e il mantenimento del potere. Se ci si mette anche  la tendenza a vivere di pregiudizi e abitudini insita in ogni essere umano lo spazio di libertà è veramente ridotto al lumicino anche per molti professionisti dell 'educazione e della sanità.

D) Grazie per avermi risposto. Avevo letto di esperimenti in cui uno psichiatra si era fatto ricoverare fingendo prima determinati sintomi ma anche quando aveva smesso di manifestarli e si comportava normalmente non veniva dimesso. Questo può essere l'esempio della forza del pregiudizio (...) c'è un libro che mette in evidenza questo confine incerto tra follia e misticismo?

R) E' possibile, ma è anche possibile che un operatore consapevole abbia preso un pò di tempo per vedere se si trattava di simulazione, il paziente può infatti nascondere quei sintomi che capisce non convenienti alle relazioni con gli altri. E' vero comunque che la pressione psicologica del "sei così e devi comportarti così" può incidere notevolmente: vale sempre la domanda "è la devianza che crea il controllo sociale o il controllo sociale che crea la devianza?" dove la risposta corretta, forse, si situa a metà strada. Del resto in passato ci sono stati casi anche non rari di persone ricoverate nei manicomi per pregiudizi sociali, in sicilia le ragazze che avevano perso la verginità ed erano diventate inaccettabili per la comunità e per la famiglia. Questo è il testo: "la folle e il santo" di C.Clement e S.Kakar ed Corbaccio.

* * *

Domanda) (...) Ma se dai passi coranici può emergere, come del resto pare evidente, l'idea dell'evoluzione della specie non con questo Darwin doveva aver capito tutto di essa (...) Comunque sia sui vostri siti sia sulla rivista sufismo è tutto uno stimolo alla riflessione, presentate una pluralità di informazioni e di punti di vista senza dogmatiche conflittualità.

Risposta ) Grazie per gli apprezzamenti e per la domanda. In effetti lo schema  darwiniano della selezione naturale dove sopravvive il più forte e quello che ha i geni più adatti all'ambiente (geni che casualmente cambierebbero nel DNA come nella ruota della fortuna) potrebbe essere solo un angolo appariscente dei mutamenti delle specie. Lo stesso Darwin in una delle sue ultime lettere manifesta dei ripensamenti ridando indirettamente valore alla teoria di Lamark frettolosamente liquidata in favore di una visione meccanicistica e casuale come i "tempi" richiedevano. Eppure molti studi recenti pubblicati anche su Nature o Scientific American dimostrano senza ombra di dubbio che il fattore scatenante delle modifiche non è il caso ma l'apprendimento delle cellule: detto in soldoni la membrana seleziona le informazioni ambientali e le trasmette al nucleo che le memorizza: il cambiamento genetico (quando non è indotto da fattori esterni come le radiazioni) è  condizionato da questo "apprendimento". Il DNA sarebbe solo memoria non l'intelligenza della cellula tanto è vero che essa, privata del nucleo può sopravvivere continuando a reagire all'ambiente (nutrendosi e allontanandosi dai pericoli, gli manca solo la possibilità di sdoppiarsi e quindi di perpetuarsi), muore invece se privata della membrana dove si svolgono le operazioni di scambio con l'ambiente.  Le cellule da esseri singoli hanno imparato a stare insieme organizzandosi in esseri pluricellulari (ogni organismo è un essere composto anche da trilioni di cellule intercomunicanti) . Infine questi organismi si sono organizzati in altri  insiemi più vasti (dalle comunità di insetti come i formicai  ai branchi di pesci e dei mammiferi). Organismi che collaborano tra loro, che si aiutano per la sopravvivenza (per esempio nell'intestino umano ci sono milioni di batteri che non solo trasformano in sostanze utili certi scarti ma intervengono in caso di patologie in aiuto all'organismo ospitante, scambiando anche informazioni). La natura si apre a un indefinito numero di esempi nel mondo vegetale ed animale, dall'uccellino che pulisce i denti all'ippopotamo a quello che segnala il miele agli indigeni africani senza essere stato addestrato da nessuno. Insomma la vita biologica è soprattutto  comunicazione, dialogo tra i viventi, collaborazione, è un continuo imparare dall'ambiente e organizzarsi di insiemi per migliorare la sopravvivenza. C'è chi crede che sia il caso, la lotta a eliminazione a governare il mondo ma la vita stessa  mostra di star dietro a leggi intelligenti dove  l'apprendimento e la cooperazione sono alla base di tutto.

* * *

D)  (...) E' un periodo molto bello questo per  me,perchè mi sento molto sereno,è bello vedere che le situazioni che prima mi  terrorizzavano,ora non provocano in me nessun turbamento e tutto,dallo studio  alle relazioni con gli altri,mi riesce tutto meglio. Può sembrare strano,ma io ero proprio un ragazzino quando ho cominciato a  studiare l'islàm,avevo quattordici anni(adesso ne ho quasi venti),era un  periodo bruttissimo,ero un ragazzo chiuso ,depresso e totalmente inconsapevole  di cosa fossi realmente e di cosa fosse il mondo,come del resto è normale che  sia a quell'età.Il problema era che la mia situazione familiare mi opprimeva(e lo fa tuttora)a tal punto da farmi chiudere sempre di più in me stesso,a farmi  isolare dal mondo.Ovunque vedevo male,a scuola e per la strada mi sentivo  offeso e deriso e gli sguardi cattivi e spavaldi dei ragazzi della mia età mi  facevano paura,tornavo a casa ed era peggio ancora,mio fratello e mio padre in  casa rappresentavano quegli stessi ragazzi di strada,e io,che di per me ero già  molto debole di carattere, ne fui distrutto.Mi chiudevo nella mia camera per  giorni,uscire per strada era diventata un'impresa impossibile,per più di tre  anni mi portarono da vari dottori,ma penso che nessuno di loro afferrò bene il  problema e persi tempo e denaro. Intanto il fatto che i miei parenti  cominciassero a compatirmi,a trattarmi come il "malato",e man mano nella mia  mente cominciò a ristagnare l'idea che fossi veramente malato,talvolta vedevo  mia madre piangere per causa mia e questo mi struggeva il cuore. Ebbene (...) crederà che in questo groviglio di male,proprio quando stavo per  imboccare le strade più brutte,l'islàm ha bussato alla mia porta,e mi ha  condotto pari passo dal buio totale verso la luce, come una madre che tenga con  la mano il suo bambino. L' islàm mi ha condotto dentro me stesso,nei meandri  della mia personalità repressa,ho visto i miei mali e man mano li ho tolti via, mi ha fatto maturare,mi ha fatto crescere e io cominciai ad aprire la porta  della mia camera, cominciai a sorridere,a sentirmi felice,cominciai ad uscire  per strada,mi sentivo come liberato, liberato da una gabbia invisibile. Oggi sono  tutto l'opposto di quello che ero una volta,mi sento sereno e felice,e riesco a mantenere questa tranquillità anche in mezzo alla gente,mi sento sicuro di me  stesso e il mio passato mi sembra molto lontano. Certo i problemi non mancano,ma  sa qual è la cosa più straordinaria,è che probabilmente i problemi rispetto a prima sono aumentati,la mia famiglia non è cambiata da allora,la società alla  mia età impone più doveri,fatiche e cattiveria da sopportare,il fatto è che ora  tutto ciò non mi sfiora minimamente piuttosto rafforza la mia fede e la mia  personalità. Il Corano è stato la mia salvezza,è incredibile quello che può fare, ti insegna veramente il rispetto per te stesso,il rispetto dell'altro ed è incredibile come sia instancabile leggerlo e rileggerlo,è già un miracolo questo, leggere le stesse pagine di un libro che tuttavia non annoia mai e che sembra dire sempre cose diverse ad ogni lettura. (...) ho cercato di raccontarle la mia storia,per quanto possibile, e ho omesso i particolari. Auspico che le persone vadano al di la dei pregiudizi, che capiscano che una religione non è giudicabile da ciò che si sente in tv o che si legge sui giornali,auspico che i musulmani si rendano conto di possedere un tesoro che talvolta tengono riposto, perchè l' islàm è tutt'altro che una serie di leggi da applicare,oppure un serie di riti da praticare passivamente, l'islàm non è soltanto preghiera,ramadan o pellegrinaggio,è prima di tutto una via di spiritualità,una via di conoscenza di se stessi e della realtà,la via  che riconduce a Dio, l' Islàm che ha vissuto il Profeta. Chi lo vivrà in questo modo avrà una vita di gioie e serenità.

R) Belle e sincere parole. Lo crediamo anche noi. La vita quando diventa via per realizzare se stessi (e nelle profondità del Sè, dicono i sufi, c'è Dio) prende un senso, oltrepassa il banale e il ripetuto che caratterizza una deviata normalità comune. Il Corano (ma  tutto può essere motivo di evoluzione nelle giuste condizioni interiori) ha elementi universali che risolvono tanti problemi. Una buona traduzione si capisce. La migliore traduzione del  Corano che c'è in Italia per me è di gran lunga quella di Gabriele Mandel con un apparato critico eccezionale ( e costa anche poco nelle edizioni Utet) da abbinare al testo dello stesso autore il Corano senza segreti ed Rusconi. Soprattutto il Corano è un testo da saper leggere, se poi si intuisce qualcosa della ispirazione originaria è un  bel dono del cielo.

* * *

D) In poche parole cosa è questa Tradizione di cui parlano la Blawasky e Renè Guénon ? E la massoneria e il sufismo, poichè ho trovato diverse persone di loro che li consigliano, c'entrano con questa Tradizione dall'Alto? Scusate la domanda diretta.

R) Perchè mai scusarsi di domandare?   Una serie di domande e di risposte a tal proposito sono state raccolte nell'articolo qui linkato:  http://www.puntosufi.it/59dist.htm . Comunque, questo mito della Tradizione di moda nel 900 negli ambienti occultistici e teosofici,  fatto proprio dal nazismo e da settori del fascismo ( vedi gli scritti dell'autore che lei cita con lo pseudonimo di ignitus sulla rivista "il regime fascista" e del gruppo di magia di Ur krur ) in poche e semplici parole ritiene che nel centro della terra vi sia un re del mondo di tipo spirituale che governa le epoche e legittima le religioni, o meglio tradizioni sacre che nascono e riportano a lui con determinati riti. I nazisti avevano organizzato anche spedizioni in Tibet per ricevere dal misterioso personaggio l'autorizzazione del potere. Sempre secondo questo mito il mondo  sarebbe in una caduta dallo spirituale al materiale attraverso cicli cosmici ben definiti .Adesso saremmo alla fine dell'età più buia dove le forze del male, una sorta di controiniziazione dove c'entrerebbe (almeno secondo i più accaniti sostenitori del mito) il concorso della psicoanalisi e della scienza moderna. Insomma, reinterpretando i miti antichi della caduta spirituale degli uomini  e leggende fascinose come l'agarthi, nell'ottocento e nelle sintesi ideologioche successive nasce questo schema metafisico-mitologico che pone se stesso come verità indiscutibile (se no si fa parte dei cattivi e degli ignoranti). Chi segue fedelmente questo pensiero sarebbe nella elite spirituale, con una autorità speciale a lottare contro le forze del male dove  si crede alla democrazia e alla libertà (essendo queste ultime sotto il controllo delle multinazionali e delle lobby, comunque da interessi di potere di qualsiasi area ideologica, questi demoni devono essere veramente degli illusi, detto tra noi). Per il resto veda il link.

* * *

D) (...) vi avvisiamo dunque del progetto di questo congresso anti-islam , a suo dire di altissimo livello, in cui si parlerà di Maometto come pedofilo e ingannatore di contadini ignoranti per fare carriera. A conclusione vi inviamo il testo che (...) dirigente di (...) facente capo al partito di (...) ha inviato alle testate giornalistiche. Premettiamo che le numerose e-mail che ci invia questo signore vanno a finire tutte nello spam ed è solo per caso che durante un controllo di routine abbiamo aperto la presente,  leggendola poi con fastidio per via dell'odio viscerale di cui è intrisa. Speriamo che non ci siano reazioni violente ed irrazionali tra i musulmani (...) ed è per questo che vi abbiamo anticipato la notizia.

R) Grazie ma conoscevamo già. Non riportiamo il testo che se risulta offensivo per un cristiano ed un laico a maggior ragione per un musulmano. Come vedete preferiamo anche noi non dare visibilità a chi gioca proprio sulla provocazione per mettersi in luce cavalcando i risentimenti e i pregiudizi collettivi. Da un'analisi del testo ci risulta invece ben pianificato con lo scopo di sfruttare le eventuali reazioni scandalistiche e far parlare di sè. Una tattica del resto comune seguita dai seminatori di discordie. Sulla questione delle accuse rivolte al profeta dell'Islam si nasconde come al solito  che, nell'antichità non solo in Asia, i matrimoni  tra famiglie e reggenti erano spesso formali e combinati in tenera età, addirittura programmati prima della nascita (anche Maria bambina era sposa promessa a Giuseppe) e pure il profeta  li usò per saldare  diverse alleanze . In altro luogo il mondo arabo non era fatto di contadini essendo quasi per intero una distesa di roccia e sabbia, ma di nomadi. Se queste sono le premesse sull'alto livello del congresso vi lascio dire. Infine è sempre da tener presente il dantesco "non ti curar di loro ma guarda e passa..."

* * *

D) (...) durante la trasmissione il monsignore (coadiuvato dal giornalista convertito e dal conduttore) ha parlato di un Islam oggettivo e non ideologico, come se oggettivamente l'islam e il sui libro sacro costituissero una religione di bombaroli (...) e Gesù non appare in certe circostanze come un rivoluzionario nelle sue invettive a raffica contro gli scribi e farisei, nella cacciata dei mercanti dal tempio, nel discorso che è venuto a portare la spada, a dividere il genitore al figlio eccetera eccetera eccetera? Non sembra forse uno zelota, i brigatisti di allora, tanto che qualche storico ha detto che Barabba e Gesù in realtà sono la stessa figura distinta ad arte nei ritocchi letterari dei vangeli? Dove è il cristianesimo oggettivo?

R) Se fosse così ovvia l'oggettività di una religione non ci sarebbero così tante fazioni a litigare . Questo accade, probabilmente, perchè si perde di vista l'essenziale.  Il fanatico leggerà fanatismo e il saggio leggerà saggezza. C'è chi leggendo il vangelo si è fatto evirare (beati gli eunuchi...MT 19.12) e chi vi ha trovato la giustificazione all'inquisizione.  Così leggendo il Corano. A.K.Coomaraswamy ebbe a dire che un orientale crederebbe a Gesù anche se fosse dimostrato storicamente che non è mai esistito, insomma la sua realtà simbolica vale di per sè, e non è certo quella di un ordinario ribelle pur in cerca a modo suo della giustizia, nè pure quel campione, al contrario, di passività, come emerge da parecchie rappresentazioni artistiche. In ogni religione c'è un archetipo positivo che va salvato e tutelato, non è una invenzione ma sta nell'uomo, ma ancor prima c'è un impulso di fede, di bene e di pace a cui dovrebbe riferirsi ogni uomo di buona volontà indipendentemente dalla credenza ideologica.

 * * *

D) Già che si parla di termini mi si permetta una domanda: che limite ha l'io rispetto al sè ? E quando parlate di anima, Sè, spirito, questi termini sono sinonimi? Come si fa a capire la differenza?

R) Tutto dipende dal contesto e questo vale per ogni parola. Consideri il concetto di "darsi un limite" o "dei limiti". La prima impressione ed associazione di idee di uno psicoanalista, probabilmente, sarebbe negativa,  storcerebbe il naso pensando che ciò sottende ad inibizioni,  condizionamenti e simboliche castrazioni (i tipi coatti sono letteralmente imprigionati dal senso del limite) ma per un insegnante assumerebbe un significato positivo pensando a classi e allievi completamente fuori controllo, bestemmie e parolacce, liti anche manesche tra compagni, non gli passerebbe per la testa la liberazione dell'io e la fluidità della libido. Se l'azione di uno psicoanalista è anche di liberare l'io bambino dai limiti educativi e caratteriali per l'insegnante si tratta di dare dei limiti al comportamento : poi l'arte psicoanalitica e pedagogica sta tutta nel modo con cui  questi limiti si tolgono o si mettono responsabilizzando alla libertà nei confini del legittimo. Il buon senso fa capire il contesto. In ogni caso il Sè per sua natura non ha limiti mentre l'io è relazionato alla corporeità con cui deve fare i conti ( prigione degli gnostici ma anche fonte di piacere per gli epicurei). Per anima si può intendere il divino che è in noi o in  uno specifico junghiano l'aspetto psichico femminile dell'uomo, insomma, sta all'elasticità del lettore e alla sua cultura dare il giusto peso alle parole.

 * * *

D) In questo sito ho trovato spesso il termine "principio di realtà". Proprio per questo, considerando che la vita è piena di ingiustizie e sofferenze come si può credere a Dio? Come può avere creato il male e abbandonato le sue creature? Anche chi è innocente, bambini ed animali, sono vittime di malignità e abusi.  Che senso hanno creature inutili come i microbi che possono sterminare tutta l'umanità? E Dio si è  divertito a crearli? Insomma è proprio la realtà a negare l'aldilà, chi ha a che fare con la realtà, per esempio uno medico impegnato a distruggere le malattie causate dai microbi non perde tempo con le metafisiche. Scusate ma è ciò che penso.

R) Lei non ha da scusarsi di niente. Lei fa la domanda forse più ripetuta in tema religioso: se esiste il male come può averlo creato Dio che è il bene assoluto? La risposta più adeguata e altrettanto ripetuta è: se tutto fosse bello, giusto e perfetto come potrebbe esistere la libertà di scelta? Dio lascia l'uomo libero di fare il bene o il male, permette il male che è la conseguenza degli errori umani. Gli errori (in un certo le asimmetrie) vengono corretti , espiati, in un modo o nell'altro anche attraverso il dolore. Ma lei pone la domanda coinvolgendo la natura dicendo che i batteri e virus sono inutili. In natura tutto si muove in ecosistemi dove ogni elemento serve all'insieme. Se una specie cresce a dismisura a danno del complesso i virus attraverso le pandemie riescono a tenere la popolazione sotto controllo. Non è mai successo che un virus abbia nientificato una specie, anche la peste nera arrivò al massimo a colpire i due terzi della popolazione e solo in certe zone. Quindi un pò perchè alcuni individui trovano le resistenze immunitarie e un pò perchè gli altri soccombono il virus scompare per ricomparire anche mutato quando le condizioni tornano favorevoli (tra cui un nuovo eccesso demografico) svolgendo l'indispensabile ruolo equilibratore (l'uomo di oggi ha rotto questa armonia che pagherà a caro prezzo). Quindi nelle leggi naturali non ci sono sciocchezze, ogni elemento ha una logica nell'insieme, tutto sta in un meccanismo che riconduce a leggi e a matematiche precise in cui sono compresi, a detta dei mistici, anche le sofferenze di chiunque. In termini pratici chi semina grano raccoglie grano e chi semina vento raccoglie tempesta. Cause ed effetti equilibratori che trascendono la vita individuale coinvolgendo più vite orizzontalmente e verticalmente: se il gruppo in cui lavoro sbaglia, insieme patiamo le conseguenze e i miei errori mi si riflettono oltre questa singola vita terrena. Spero di esserle stato di aiuto se questo voleva. ( P.S.  riporto in nota il nome di sufi anche viventi , stimatissimi virologi ... tutt'altro che refrattari alla spiritualità ).

* * *

D) sono molto attratto dall'Islam e vorrei convertirmi. Il problema è verso i miei genitori.
Se io divento musulmano e loro rimarngono cristiani vuol dire che bruceranno all'inferno perchè "Kafir" miscredenti?

R) Ciò che è importante non è convertirsi  ma maturare, cogliere la fede in modo adulto. E' preferibile la compagnia di un  cristiano equilibrato  a quella di un sedicente musulmano fanatico. Il Corano  più volte afferma che uomini e donne, indipendentemente dalla loro religione, se credono in Dio e compiono atti buoni avranno il loro paradiso. In altri termini il miscredente non è in rapporto ad una religione ma all'ignoranza che lo caratterizza.

* * *

 

D) (...) proprio ieri ho visto su sky  "il leone del deserto" sulla guerra in libia. L'insistenza del capo della resistenza (interpretato magnificamente da Antony Quin) libica di lottare sembra trarre origine proprio dal Corano o sbaglio?(...)

R) Veramente un ottimo film. Non sbaglia, ma si tratta di legittima difesa ed è per questo che la resistenza contro le invasioni  è legittimata dal Corano. La guerra non è mai santa (il termine jihad si riferisce allo sforzo interiore) ma può essere, come in questo caso, l'ultima soluzione per la sopravvivenza di un popolo in senso morale o fisico. Invece ogni tipo di rivalsa terroristica ( kamikaze, eccetera) sono invece eccessi condannati dal Corano ("chi uccide un innocente è come se uccidesse tutta l'umanità" ) in quanto colpiscono chi non ha colpa alcuna. Il fatto di appartenere ad altre religioni per il Corano è indifferente, un buon cristiano o un buon ebreo in sè è muslim mentre un cattivo musulmano (fanatico o opportunista che sia) è soltanto un ipocrita (munafik). Un musulmano non lotterà mai per motivi di differenza religiosa. Qui si tratta  di occupazioni militari , esproprio dei beni e dei diritti da cui è doveroso difendersi.

* * *

D) Sono uno studente in antropologia (...) sto iniziando un lavoro di tesi specialistica in antropologia medica e visto il mio profondo interesse nei confronti del mondo islamico e in particolar modo nei riguardi della mistica Sufi, volevo concentrare la mia attenzione sulla repressione esercitata presso le teocrazie mediorientali, in particolar modo in Iran. Volevo chiedervi se foste disponibili ad iniziare un dialogo sulla repressione dei movimenti Sufi e soprattuto sulle motivazioni che spingono questi governi ad attuarle.


R) Le rispondo con una premessa generica. I sufi non si occupano di politica  pur essendo attenti a tutto quanto accade "nel" mondo. I sufi sono "nel"  mondo ma non "del" mondo per questo non amano discutere o tifare sulle  questioni che finiscono per coinvolgere credi potici e costumi. Molto spesso  persone che lottano per la libertà e la dignità umana di altri paesi non si  accorgono che in casa propria questa viene umiliata costantemente. Vede, mi  permetta, molti di noi sono docenti universitari e medici che girano il  mondo per lavoro: sempre si tocca con mano che tutto il mondo è paese. Le  prevaricazioni, le ingiustizie, le falsità, insomma l'ignoranza in forme  diverse alligna dappertutto. Per essere oltre, per educare ad essere oltre, i sufi hanno i loro metodi ma solo la via permette di capirli non le parole.  Comunque per entrare nel merito della sua questione non è detto che sia  sempre quel che si crede che sia e come si crede che sia .

* * *

D) Vorrei una vostra delucidazione a proposito del concetto di perdono. Non vi sembra che in occidente sia usato a sproposito? I giornalisti  poco dopo viene commesso un delitto intervistano che so, la moglie, il padre, il figlio chiedendogli se perdona l'assassino prima ancora che venga catturato. Non c'è un atteggiamento facilone che interpreta male anche una eredità che tende a chiudere un occhio davanti alle prevaricazioni? Non porta questo a un "lo faccio intanto fa lo stesso"? Un mio amico insegnante mi raccontava che in certe classi hanno promosso ragazzi con file di quattro e che inoltre avevano fatto disperare i docenti. Promuovendoli non si incoraggia loro a peggiorare?

R) Certamente. E' una questione di riflessi condizionati. Se un errore viene premiato si rinforza l'atteggiamento negativo. Quel che è da premiare è il comportamento corretto. In termini giuridici è  la "certezza della pena" che viene a mancare. Una società che vive questa confusione viaggia verso la propria autodistruzione in quanto è una necessità della sopravvivenza della psiche umana il senso della giustizia (al di là di ogni becero legalismo buracratico) . La cosa più grave che costituisce  devianza sociale è il non porsi la domanda se c'è pentimento reale ( comprensione dell'errore, volontà e bisogno interiore di correggersi) in chi ha commesso un crimine. Il Corano e il Vangelo parlano di perdono in presenza di un reale pentimento. Se quest'ultimo diventa una barzelletta tipica : "lo faccio...intanto poi vado a confessarmi" evidentemente non ha valore, il perdonare 77 volte 7 del Vangelo è ovviamente il solito paradosso dei testi sacri da non prendere alla lettera (come il "beati gli eunuchi" che c'è chi si è evirato davvero). Vero: ogni crimine e ogni criminale va capito (compreso un Hitler o un moderno cannibale) ma capire non significa giustificare e simpatizzare col male. Il rischio è proprio questo che il comportamento deviante (chi frega gli altri per esempio) non solo si perdoni immediatamente o si giustifichi in modo qualunquista (lo fanno tutti) ma che venga preso in simpatia e allora l'organismo sociale si disgrega a danno di tutti. Il giusto e l'utile non coincidono più. Cosa si perdona e cosa c'è da perdonarsi quando non c'è consapevolezza degli errori che danneggiano in egual misura se stessi e gli altri ?

* * *

D) (...) il zhikr insegnatomi da Omar Shah era silenzioso, meditativo, evitava proprio la sovraossigenizzione di cui parlate. Perchè queste contraddizioni nel sufismo? (...)

R) E' una domanda rivoltaci diverse volte e che dimostra non tener conto delle differenze. Ciò non è sufi. L'unico modo giusto è quello che ho imparato per primo...il papà ha sempre ragione. In realtà i vari ordini sufi ( quelli storici e regolari, per intenderci, non quelli improvvisati in occidente) hanno dhikr diversi, non tutti danzano come i Mevlevi e non tutti si raccolgono in una sommessa recitazione dei nomi di Dio. Paesi diversi e storie diverse. Vero è che ci sono state degenerazioni come nel muraburtismo, uso di droghe e spettacolarismo, devianze rispetto ai valori di ispirazione del sufismo stesso.

* * *

D) Rileggevo alcuni brani del sito, in particolare alcuni della sezione "psiche". Ecco allora che mi è sorta una domanda tanto profana quanto spontanea: come si fa a vivere sereni in questo mare di paranoie, pregiudizi, illusioni a buon mercato, sapendo che nessuno ne è immune, noi stessi compresi? Certo interrogare se stessi e "autoanalizzarsi" è un buon inizio, ma non si rischia di perdersi tra i meandri della mente, o magari aprire un vaso di Pandora che era meglio lasciare chiuso? In somma, se uno comincia a farsi troppe domande non rischia di diventare come un cane che si morde la coda? Grazie per l'interessantissimo sito

R) Certo il rischio c'è, per questo ci vuole un maestro o comunque un buon psicoterapeuta. Non si può pretendere di fare un "viaggio" senza accettare rischi e difficoltà che inevitabilmente capitano. La conoscenza di sè del resto è l'unico sistema per poter arrivare a cogliere il divino ma il farsi troppe domande può anche essere una trappola per non investigarsi davvero. E' vero, nessuno è immune ma solo l'esperienza permette di immunizzarsi.

* * *

D) Rileggendo gli interventi nelle varie sessioni trovo spesso il riferimento alla "fede", a mio avviso ben descritta (almeno negli effetti) nelle ultime righe del tema "il corpo"(in "psiche n.d.r.). Come si spiega questo fenomeno a livello psicologico e magari anche fisiologico? E un'altra domanda: il razionalista (o comunque chi tale si definisce) ha tipicamente un'opinione negativa della fede, considerata spesso come una sorta di velo che impedisce di vedere le cose per quello che sono veramente. Insomma, un po' come se questa influenzasse (nel bene e nel male) la propria visione del mondo. Condivido solo in parte questa interpretazione, ma mi trovo invece abbastanza d'accordo riguardo ad un'altra critica mossa dai razionalisti: la fede non è un po' come un'illusione in aggiunta alla realtà? O meglio, la percezione di un "infinito divino" non è una sorta di "abito" con cui si riveste la realtà? O usando ancora altri termini: non è una assunzione arbitraria non necessaria per la spiegazione della realtà? Provo ad avvalermi di un esempio per chiarire le mie domande: ho letto tempo fa un articolo, credo di P. Odiffreddi, in cui questo sosteneva che la fede dello scienziato consiste nel credere che l'universo sia in definitiva ordinato. Ma questa non è appunto un'assunzione arbitraria assimilabile ad un supporto psicologico? Non sarebbe più realistico, rimanendo al caso dello scienziato, studiare la natura e l'universo senza dover supporre che questo sia ordinato? Tra le opere del prof. Mandel ricordo di aver letto questo (non cito testualmente ma posso provare a cercare): la fede è fondamentale per la conservazione della psiche. E' forse questo il motivo per cui nemmeno il razionalista può esentarsene?

R) Gli effetti sono semplicemente somatizzazioni  regolate dal sistema nervoso come il rossore delle guance a seguito della timidezza o del pallore causato dalla paura. La spiegazione scientifica della relazioni tra stati emotivi e manifestazioni corporee è stato ampiamente trattato nei testi di psicosomatica e anche documentato dalla spect. In particolare nel buon testo "Dio nel cervello" citato nella bibliografia troverà almeno in parte la spiegazione di quanto cerca. Il concetto di infinità legato a Dio è derivato alla esperienza del mistici, dall'attivazione di quell'area cerebrale che si stacca dalle percezioni spazio-temporali. Concordo pienamente col prof. Gabriele Mandel nel ritenere la fede basilare per la psiche, anche se distorta in modo psicotico, in credenze deliranti o appiattita su valori comunque, per me, limitati per quanto importanti come la scienza e il bene dell'umanità, questo bisogno richiede di essere soddisfatto. Il vero bene dell'umanità per il mistico è Dio: la ricerca di questo assoluto non avendo fine fa evolvere la stessa psiche. Ne ho parlato sulla rivista sufismo di prossima pubblicazione dedicata al tema della natura. Infine se non si ha fede in un ordine, in una propria intelligenza che comprende il mondo per quanto limitatamente e relativamente sarebbe come precipitare nella depressione se non nella follia. Poi del mondo fenomenico gli scienziati da sempre ricercano leggi e formule che han trovato conferme empiriche (come la teoria della relatività): se è certo che esse stanno dapprima nella mente è però anche vero che funzionano e trovano verifiche, per cui volente o nolente non si può non aver fede in un ordine, in una logica che è alla stessa base del nostro linguaggio/ pensiero, identica in ogni luogo, cultura ed etnia. Ma l'assoluto non può neppure essere limitato dalla stessa ragione.  Ricordo infine Si Boubakeur Hamza, magnifico rettore all'università islamica di Parigi, il quale si rivolgeva alla irrazionalità dello spirito per indicare la trascendenza e in un certo senso la fede. Questo in sintesi il mio punto di vista. (N.V.)
 
* * *

D) Premesso che nonostante un pò di nostalgia dell'infanzia non aderisco alle credenze cristiane per cui anche il presepe per me è solo un pò di folklore, ho seguito la vicenda di Genova in cui in un presepe è stata messa una moschea insieme al muro che divide Gerusalemme. Sono rimasto sbigottito dallo scandalo che ha suscitato negli interventi di partiti politici (...) dai giornali e anche sulla rai. So anche di quel tale che sta facendo una crociata con fiaccolate e rosari contro l'Islam e ha bacchettato il cardinale per essere stato tollerante. Come dicevo, pur non essendo cristiano ho apprezzato il messaggio di pace  e in un certo senso sono rimasto offeso dalla sua rimozione. Cosa si può pensare da ciò? Sono più pericolosi i fanatici cristiani o quelli musulmani? E se anche i primi fossero pilotati o agenti dirottatori del pensare comune?

R) Al di là della cronaca ogni persona di giudizio deve pensare con la propria testa. Gli stessi fatti sono simboli e da come sono interpretati si svela la maturità e sensatezza di una persona. Ma un uomo di Dio in cuor suo trascende tutta questa miseria umana di beghe e devianze psichiche..

 * * *

D) Ho ascolltato di recente una conferenza di un teologo che dimostrava la superiorità del Cristianesimo sull'islam dall'atteggiamento della preghiera. I cristiani hanno il privilegio di pregare a tu per tu Dio perche suo figlio Gesù si è incarnato nell'uomo nobilitandolo e i musulmani no. La storia prima o poi darà ragione al Cristianesimo. Cosa ne pensate?

R) La religione è una cosa seria, non può essere vissuta con lo spirito delle tifoserie sportive o della propaganda politica. In effetti ci sono teologi in tutte le sette religiose ufficializzate o meno dagli stati, che pur di difendere la loro ideologia e dimostrarne la superiorità inventerebbero qualsiasi cosa. Almeno il teologo islamico è vincolato ai passi del Corano, ripetuti per ben tre volte esplicitamente e decine di volte implicitamente, che ogni religione conduce a Dio: l'importante è fare il bene. Ovviamente la posizione della preghiera non dimostra niente bensì ha valore solo quello che c'è nel cuore. Esistono religioni in cui durante la preghiera si inchina tutto il corpo come nell'Islam e nell Buddhismo e altre come nell'Ebraismo e nel Cristianesimo in cui si sta eretti o in ginocchio, piegando in genere il capo per rispetto. Nel caso dell'Islam il movimento riassume l'attività creatrice divina che dal Sè (verticalità) si manifesta nell'orizzonte fenomenico, Islam significa appunto abbandono fiducioso in Dio.

* * *

D) In molti dovrebbero leggere le pagine di questo sito, che mi ha colpito per la chiarezza e soprattutto l'onestà con cui certi temi vengono trattati, cosa che già avevo sottolineato in altre lettere. Mi interessa particolarmente la questione della differenza tra fede e religione che, a quanto pare, solo i sufi hanno saputo cogliere tra noi musulmani.  Io sono (...) di origine musulmana nato in Italia; il fatto è che la mia "religiosità" per così dire mi ha sempre creato dei problemi con i miei fratelli: dopo averlo fatto fin dall'infanzia, (...) ho smesso di frequentare le moschee perchè, pur con grande dolore, non mi riconoscevo nell'ambiente. Di fronte al mio tentativo, certo non articolato, di studiare il Corano e l'Islam in generale da un punto di vista storico che tenesse in conto l'esegesi moderna, da parte della comunità e, ancor più tristemente, della mia famiglia ho trovato le porte chiuse ed un clima di forte tensione, quasi come se avessi commesso un tradimento. In effetti, l'idea del Corano come parola di Dio perfetta e immutabile l'ho ridimensionata, e questo mi crea molti sensi di colpa verso i fratelli e, lo ammetto, soprattutto verso Dio. Certo le mie idee non sarebbero minimamente accettate e da parte mia non posso trascurare il fatto che, anche per colpa dei miei studi in materia e mi duole ammetterlo, le mie idee sono ben distanti da quella che è la visione ortodossa dell'Islam, quella in cui sono cresciuto. Per mantenere le relazioni con i miei parenti e alcuni dei miei più cari amici mi sono visto costretto a rivedere le mie posizioni e ad ammettere di essere stato ingannato, eppure non mi sento affatto sotto l'effetto di un'influenza demoniaca! Non mi sembra giusto e neppure sensato tagliare definitivamente i ponti, ma d'altra parte non posso neppure tradire me stesso e quella ricerca che non conosce dogmi, senza contare quel pesante senso di colpa che mi attanaglia ogni qual volta mi approccio allo studio dell'Islam da un punto di vista diciamo "non ortodosso". La mia domanda sembrerà fredda e calcolatrice e certo non voglio fare la parte del martire, sarebbe puerile, ma è davvero possibile, come sembra affermare il sufismo, che esista fede senza una religione? E' forse frutto dei miei condizionamenti ritenere questa ricerca senza religione, un effettivo tradimento del messaggio coranico?   

 

R) Cominciamo dalla fine. Per il sufismo la fede non deve confondersi con la religione poichè questa ne è una burocratizzazione ma neppure la esclude. Per il sufismo l'Islam è la terra, l'isola di riferimento, ma il sufi spiega le vele nell'oceano infinito di Dio, non finisce la sua vita girando e girando intorno ad essa. Del resto lo stesso Corano, dicono i sufi, ha una matrice celeste, quella sì eterna e perfetta ma scende nelle parole, nel tempo e nello spazio dove tutto muta e qui diventa terrestre, necessariamente contingente (i versetti che correggono gli altri versetti....). Sempre in armonia col Libro i sufi affermano che Dio è creazione ad ogni istante, quindi Egli si rivela solo adesso, ora, e questo adesso domani sarà un'altro ancora. Dio strappa dalla terra chi vuole perchè lo vuole portare oltre i confini del consueto, del ripetuto, oltre la paura di lasciare l'isola, per questo ci vuole una guida che conosca le zavorre dei sensi di colpa e fobie che ci portiamo e non ci permetterebbero di arrivare lontano col rischio pure di affondare. (...) prezioso è il libro di Gabriele Mandel (...) "il Corano senza segreti" ed.Rusconi, con un pò di fortuna si trova anche nell'usato. Lì  si trova la differenza tra una lettura fanatica ed un'altra illuminata del Libro, lì si può imparare ad amare un Corano che fino ad allora potrebbe apparire limitante perchè infantilmente si sta a a discutere con chi  impone questa lettura chiusa (...). E con parenti e i vecchi conoscenti meglio essere diplomatici,  muoversi con disinvolta prudenza (e il nostro Profeta, sia gloria a lui, era bravissimo per questo)

* * *


D) Grazie ad amici musulmani, a diverse letture e, soprattutto, grazie alla misericordia di Dio, ho avuto modo di entrare in contatto con la fede islamica e tutto cio che le riguarda. Sin dai primi momenti il fascino che ha esercitato su di me tale dottrina è stato piuttosto intenso, ma, provenendo da un forte passato cattolico, ho avuto non poche difficolta ad accettare tutte le sue componenti legalistiche...se cosi possiamo definirle. Passare dalla "liberta" cristiana professata da Sauro di Tarso alla Shari' ia coranica non è stato precisamente facile. Anzi. Avvicinandomi, invece, alla sua componente esoterica, che trova, appunto, la sua esplicazione nel Tassawuf, ho avuto la possibilita di riscontrare parecchie similitudine con la dottrina cristiana. Certo non vorrei incorrere nell' errore di avvicinarmi ad esso per "paura" del legalismo: come disse l' imam Maliki "Chi segue la Legge senza Tassawuf è un corrotto e chi segue il Tassawuf senza la Legge è un eretico". Pertanto cerco di avvicinarmi ad entrambi, per cosi dire, in punta di piedi. Non nego di essere rimasto un po stupito da alcune cose lette nel vostro sito. Quasi si voglia "sottovalutare" la Legge, se mi consente l' espressione. Forse mi potra fornire ulteriori delucidazioni in tal senso, cosi da comprendere meglio il "punto di vista" esoterico della questione. Ancora mille grazie per l' attenzione e mi scuso se su certe cose posso essere impreciso...è sl da un annetto che ho cominciato a studiare...

R) Non si deve sottovalutare la legge nè sopravvalutarla ma semplicemente restituire ad essa il suo valore terrestre di regola adattabile ai tempi e ai luoghi. Questo diceva Gesù ,  diceva Maometto e  dicevano i sufi realizzati ma coloro che confondono la legge con lo spirito li hanno avversati. La fede (che è un impulso non una credenza) si ha o non si ha, un pò come l'arte e l'esigenza di giustizia. Del resto c'è bisogno anche di leggi, di norme, di  ed ancor più del senso di tali forme. Se si riferisce per "sottovalutare la legge" a certe frasi riportate dai maestri sufi, da AlAllaje a Rumi a Kayam  sono da scoprire anch'esse oltre la forma. Un guscio di cocco di per sè non vale nulla ma solo per quanto contiene. Noi musulmani ora stiamo facendo il digiuno in questo mese di Ramadan ma c'è chi lo fa per meccanismo ripetitivo e imitativo e chi lo vive per i suoi significati profondi traendone vero beneficio. 

D) Beh, in effetti proprio questo considerare la Legge adattabile ai tempi e ai luoghi mi ha lasciato le maggiori perplessita.
Vero è che tale "visione" ben si adatta a quello che ha profesato Gesù (o meglio, cio che di lui ci hanno fatto conoscere i vangeli), ma mi sembra molto distante da cio che viene affermato nel Sacro Corano, ove si parla e si attesta della Sua immutabilità, garantita da Dio stesso. Mi sembra strano che ci si riferisca "solamente" al Suo messaggio dottrinale e non anche alle Sue Leggi (come ad es quella che vieta gli alcoolici, tanto per citarne una).
Gesù poi ha anche affermato che non è venuto ad abolire la Legge (anche se qui parliamo della Torah), ma a completarla. Quel completamento è sicuramente l' Amore, considerando il fatto che gli ebrei avevano ridotto la Legge stessa ad una mera successione di precetti dei quali ormai avevano perso il senso originario (l Amore, appunto). Cio nn toglie tuttavia che essa sia sempre valida, come conferma lo stesso Gesù.
D altro canto, sembra (e sottolineo "sembra") che i musulmani sunniti stiano un po ripetendo cio che all' epoca fecero i nostri fratelli israeliti: applicare la Legge. Punto. Senza considerarne il Valore.
Mentre scrivo mi rendo conto che il cammino verso la Salvezze è lungo. Ma confido in Dio

R) Ed infatti un sufi non mangia carne di maiale nè beve vino in quanto musulmano. Poi c'è musulmano e musulmano come cristiano e cristiano ma non ti curar di loro....diceva Dante. Nel  IL CORANO SENZA SEGRETI di Gabriele Mandel, ed. Rusconi,  che ancora, se fortunati, si trova nell'usato si chiarisce perfettamente il punto di vista dei fanatici e quello dei sufi. . Dio sceglie chi vuole

* * *

D) (...) Una volta ho letto, nella sezione "essenze" del sito, una frase, che ora non trovo più, e che più o meno faceva cosi: "quando sarai stufo di questo mondo terreno e dell'aldilà allora potrò colmarti con il mio amore". Mi può spiegare meglio? Cosa è l'aldilà per un Sufi?

R) L'aldilà? Nelle stesse "essenze" c'è la risposta.  Rabi'a, una splendida
Sufi irachena, fu vista un giorno nel suo villaggio che correva con un secchio d'acqua in una mano ed una fiaccola nell'altra; quando le chiesero dove andasse e cosa facesse, rispose: "con il secchio voglio spegnere l'inferno, con la fiaccola bruciare il paradiso, questi due nulla che ci separano dall'assoluto".


* * *

D) Sono un cristiano che già da alcuni anni ,prima per curiosità intellettuale, poi per la ricerca di un cammino spirituale si è avvicinato all'islam. Fino ad un anno fa ero in contatto con alcuni amici musulmani (la maggior parte provenienti dal Marocco) e frequentavo saltuariamente una moschea...Avevo iniziato a praticare la salat (seppur non assiduamente...), con questi amici per due anni di seguito ho vissuto il ramadan come digiuno e come ricerca di Dio...poi per motivi di lavoro mi sono allontanato dal luogo in cui incontravo questi amici e perdendo questo contatto, ho abbandonato il cammino di quella ricerca...Ho una grande nostalgia nel cuore e il desiderio di essere guidato...Inoltre vivo in ambiente e in una famiglia cristiana dove ho difficoltà a palesare quella che ormai è più di una curiosità intellettuale...Mi chiedo: cosa fare? Mi chiedo: si può entrare nell'islam, essere musulmano, fare shahada, senza mostrarlo pubblicamente in famiglia e a coloro che mi sono accanto? Inoltre per il tipo di lavoro che attualmente svolgo mi sarebbe assai difficile presentarmi (qualora la mia ricerca approdasse verso quel porto...) come musulmano...Insomma "nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura" come dice il poeta...Cosa fare? (...)

 R) C'è una storia raccontata nelle sue varianti anche da Saa'di, eccellente mistico sufi, nella quale i mori conquistano un reame cristiano guidato da un re saggio, aperto e tollerante. Il re non si mostrò per nulla sconfortato dalla sconfitta ammettendo invece di essere fedele all'Islam. Allo stupore dei presenti spiegò che se si fosse palesato come musulmano non avrebbe potuto fare quel che ha fatto in un regno di cristiani...e così continuò a governare. Ora, lei mi dirà che l'ammissione di essere musulmano poteva essere una mera mossa politica ma questo non è importante. Importante è che amministrasse con saggezza e tolleranza, cristiano o musulmano che fosse.  Se poi  per diplomazia  portava simboli a cui non credeva ciecamente il bene del suo operato giustifica tale comportamento. Non le pare? Se poi ancora fosse stato un sufi, bè, avrebbe fatto dipingere o scolpire nella sua cappella  (come c'è di fatto in alcune moschee)  i simboli di tutte le religioni come raggi che conducono ad un unico centro.


* * *

D) Da qualche tempo ho trovato il vostro sito su internet e ne sono stato "catturato", nel senso che di frequente torno a rileggerne i contenuti. (...) Ecco la prima domanda: premesso che Dio, o comunque lo si chiami a seconda della propria cultura, è assolutamente inconoscibile e conseguentemente non riducibile ad una qualche ideologia o comunque burocratizzazione (sia essa religiosa, politica, ecc...), come concretizzare l'indescrivibile sentimento che si prova nell'"avvertire" Dio senza il rischio di cadere vittima, più o meno inconsapevolmente, di una burocratizzazione che ci si è per così dire "autoprovocati"? In altri termini, poichè l'uomo si realizza necessariamente nel parziale, come tradurre quel senso di assoluto senza cadere vittima di una parzializzazione di Dio? Vorrei fare un esempio molto pratico: nelle varie discpline vi sono persone che riescono meglio e altre che riescono peggio; a parità di predisposizioni, caratteristiche, ecc..., mi pare, ma non vorei fraintendere, che le persone che meglio riescono siano proprio quelle che più riescono a tradurre quel sentimento in termini pratici, in particolare nella pratica di una specifica disciplina; ossia quelle persone che più riescono a dimenticare il proprio io e a sostituirlo con quel senso di assolutezza; ma come si può poi non cadere vittima di tutto ciò? E ora vorrei porre la seconda domanda: essendo io uno studente di una facoltà scientifica mi sono sempre posto questo quesito particolare: come accordare tra loro la ricerca scientifica, razionale, che per definizione non accetta degli apriori e quel sentimento, che è esso stesso in fondo il motore trainante della ricerca, ma che si basa sull'apriori che esista una Scienza assoluta, una conoscenza, uno scopo. La ricerca razionale non accetta degli apriori, eppure essa stessa non esisterebbe senza la certezza aprioristica in un universo ordinato! Per me è un mistero... (...) attendo una risposta ma senza alcuna fretta.

 

R) Le risposte più importanti avvengono dentro di sè, al momento giusto, per cui aver pazienza viene al primo posto ( bello dunque in certe cose non far fretta) . Se c'è ricerca (e siamo qui per cercare non per trovare dicono i sufi)  la pulsione alla fede, come le altre terziarie, alla giustizia e la bellezza, rimangono, quindi non ci si inaridisce se si sa cosa sentire. Del resto anche una burocrazia religiosa  con le sue credenze ha la sua funzione terrestre e convenzionale: fede e religione ( qualsiasi essa sia mentre la fede, proprio perchè pulsione, è una) possono coesistere in ognuno e nella società in armonia, così come fede e scienza, pensi ad Einstein, anzi, chi riesce a vivere armonicamente queste realtà ha una completezza che lo porta a realizzare ottime cose. Infine: certo, Dio per il Corano è inconoscibile eppure lo stesso Corano sta nella frase: i cieli e la terra non mi contengono ma solo il cuore del mio fedele.

 

continua

'