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Cosa importa conquistare le cose di questo mondo quando si sta per perdere l'Anima?  (Gesù') .

Nell'uomo c'è un organo. Se questo organo funziona bene tutto il corpo funziona bene, ma se quest'organo funziona male tutto il corpo funziona male. Quest'Organo è il Cuore. (Maometto)

 

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-Le lettere sono riportate omettendo i nomi degli autori e alcune frasi per riservatezza - Le  lettere dai temi comuni vengono via via accorpate nella sezione "capire" - Questa sezione raccoglie una decina d'anni  di scambi di e-mail indirizzate ai sufi jerrahi durante il mandato di Gabriele Mandel.

 

 

 

 

 

Domanda: Ho letto l'articolo in studi sulla ricerca e il ricercatore. Non può questo articolo dare adito al discorso dell'autoiniziazione o dell'incensarsi maestri senza alcuna autorizzazione? Sono ben lontano dai dottrinalismi tradizionalistici ben sapendo che ci sono maestri regolarissimi nel sufismo ma di una squallida mediocrità se non fanatici veri e propri (...) ma il fai da te non migliora certo le cose. Questa è la mia opinione,

Risposta. Scriva all'autore. Comunque per quel che ci riguarda mi permetto di dirle che lei ha frainteso. Nel sufismo l'investitura a maestro fatta da un altro maestro autorizzato a dare le successioni, non significa automatica accettazione del ruolo. Quando questo ricercatore vorrà, se lo riterrà opportuno, inizierà nei modi  suoi propri un  lavoro in tal senso. Insomma dietro e accanto c'è sempre qualcuno. Semmai nell'articolo si evidenzia l'indifferenza nei confronti della vanità di essere chiamato scheikh o maestro. Tutto sommato recite per bambini sia nei quadri convenzionali e a maggior ragione nelle caricature fai da te.

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Domanda) (...) Ho trovato scritto su Famiglia Cristiana un commento sula masturbazione. E' affidabile questa opinione della Chiesa Cattolica, cosa ne pensa l'Islam e il Sufismo? Qui sotto il testo: "La masturbazione è uno dei frutti perversi che nascono dall’albero della lussuria, cioè da quella inclinazione permanente e radicata che spinge la persona a comportamenti contro la castità. Si pecca contro la castità con la masturbazione, ma anche con pensieri, sguardi, atti, da soli o con altri, con uomini o con donne, con donne sposate o nubili, da ragazzi, da adulti... Il vizio della lussuria apre un orizzonte di male estesissimo che immerge la persona in piaceri che offendono la dignità dell’essere umano e ottundono lo spirito. La masturbazione può essere legata a tempi o a situazioni particolari di vita, e può scomparire con il cambiamento di queste situazioni. È un peccato oggettivamente grave, ma può avere delle attenuanti in forza delle circostanze in cui si verifica, fino al punto di ridurne al minimo la colpevolezza morale (cfr. Catechismo della Chiesa cattolica, n. 2352)."

 

Risposta) Famiglia Cristiana è una rivista cristiana interessante e con articoli in genere equilibrati. Col suo mensile Jesus si apre anche a notevoli spunti di riflessione spirituale. E' evidente che le domande morali a cui rispondono i loro collaboratori devono tener conto delle impostazioni catechistiche della Chiesa. La domanda che lei ci fa , tagliamo corto, esige una risposta psicologica. La masturbazione fa parte dell'istinto sessuale e come tale, in sè,  relazionata alla fase adolescenziale e a situazioni particolari, è naturale. Diventa devianza quando il soggetto rinchiudendosi nel piacere soggettivo si sottrae alla ricerca di condividere i propri affetti, sentimenti e pulsioni sessuali con un compagno dell'altro sesso. Osservando  la vita degli altri primati, soprattutto dei bonobo, la masturbazione è una pratica comune, e con essa l'espressione della sessualità anche promiscua con partner del proprio sesso. I gruppi in questo modo riescono a sfogare l'aggressività mantenendo i rapporti tra loro pacifici. Ovviamente l'uomo è un animale culturale ( o animale mistico come diceva il cardinale Lustiger) più complesso ma le strutture istintuali nel suo encefalo subcorticale sono identiche per cui non si può parlare dell'uomo in astratto come se il corpo e i suoi istinti fossero un'appendice esterna. Insomma la sessualità va vista all'interno della libido in generale, della ricerca del piacere, e nel modo in cui è vissuta si può tracciare quel confine che delimita il legittimo dall'illegittimo. E' illegittima la sessualità quando è violenza, quando non vi è consenso reciproco,  nelle perversioni, quando si traduce in sofferenza e angoscia. E' spendida quando è legata all'amore e al rispetto del prossimo. Nessuno vuole demonizzare un ragazzino per il naturale interesse per il proprio corpo, anche i redattori dei catechismi, a meno di essere vittime di ossessioni e fobie personali di tipo ideologico. Nelle parole di Freud la masturbazione coincide con la fase fallico-narcisista a cui seguirà quella genitale. La castità, secondo Freud, permette di mobilitare l'energia (la libido) sul piano sociale, ed in parte questo è vero: una società edonista e narcisista come la nostra è priva di slancio ed impegno,  pronta al crollare come quella dell'antica Roma che viveva sui suoi allori, vero anche che l'odio per i legittimi piaceri comporta forme nevrotiche e di rigidità assai pericolose per il singolo e per la collettività. Ci vuole insomma buon senso evitando posizioni estremistiche. A questi criteri di equilibrio crediamo si debba ispirare un buon musulmano e altrettanto un buon cristiano.

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Domanda) L'otto maggio ho compiuto 90 anni e mi rendo conto che la mia vita sul pianeta terra, inesorabilmente e inevitabilmente volge al termine (...) Sta nascendo una consapevolezza che cambierà la vita delle persone. Ci vorrà del tempo ma questo mutamento non è più arrestabile, poichè l'evoluzione della mente umana fa parte dell'evoluzione dell'universo il cui fine rimarrà comunque un mistero (...) Per quello che avverrà dopo la vita terrena sono pessimista: non c'era niente prima della nascita e non ci sarà niente dopo la vita terrena. Resterà il mistero del cosmo, della sua struttura, dell'infinito, dell'Eterno.

Risposta) Complimenti per l'età e la lucidità con cui ci è arrivato. Apprezzo tutte le sue considerazioni. In merito  alla conclusione che "non c'era niente prima della nascita e non ci sarà niente dopo la fine della vita terrena", anche in base alle sue stesse riflessioni precedenti, perchè non riflettere sulla possibilità che "c'era già tutto prima della nascita e rimarrà tutto dopo l'individuale fine terrena"? Se chiudiamo gli occhi, la realtà esterna continua ad esserci, così come noi. Credo piuttosto che anche la fine di un moscerino non sia il suo nulla ma il ritornare nel tutto. Siamo energia e l'energia si trasforma e non si annulla. Siamo parvenza, riflesso d'immagine spazio temporale di qualcosa di Reale. In un certo senso siamo niente anche vivendo eppur stiamo nel Tutto. E' come dice lei, un mistero che nessuna religione comprende eppur sulla sua realtà ogni religione ha costruito teorie comunque inadeguate. L'universo continua a esserci creatura dopo creatura, pianeta dopo pianeta, stella dopo stella, galassia dopo galassia che tutto diviene. L'universo continua a Essere appunto perchè, io credo ha il suo senso nell'Essere stesso, quello che percepiamo nella nostra coscienza e si apre all'esterno nei 5 sensi. Lo si chiami Dio o comunque si vuole, non possiamo fare a meno di Lui, se non fossimo coscienti dell'Essere non saremmo coscienti del Niente, e noi siamo lì, tra il nulla e il tutto. Io credo che la Realtà sia infinitamente di più di ogni nostra immaginazione e sentimento, pessimistico o ottimistico che sia.

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Domanda) Sono un medico di (...) ho sempre letto con interesse le opere di Gabriele Mandel, e di recente il numero della rivista "sufismo" a lui dedicato. Vengo subito alla domanda: nel sufismo presentato dal prof. Mandel, in cui sono spiegate le pratiche e l'organizzazione, l'aspetto storico degli ordini e delle figure di rilievo,   rimane un lato misterioso che è sigillato in una frase  "i sufi fanno quello che fanno tutti gli altri ma possono fare quello che gli altri non possono fare". Aldilà del significato tout-court della frase è possibile trovare in essa lo spazio per una ulteriore ricerca?

Risposta) Rispondo con un esempio. In Italia le operazioni al cuore vengono fatte lavorando col bisturi direttamente sull'organo. In Inghilterra, specificatamente in un ospedale specializzato di Londra, si inserisce una sottile sonda nel cuore ed il chirurgo, davanti allo schermo di un computer, manovra la sonda stessa. L'invasività dell'intervento è minima rispetto all'altra. Questo non significa che il suo collega inglese non sappia fare un'operazione col vecchio sistema, ma poichè ha avuto una preparazione specifica idonea e una struttura tecnica più avanzata a disposizione, userà il sistema più evoluto. Viceversa il chirurgo italiano, vuoi per mancanza di preparazione vuoi di strutture, dovrà continuare coi sistemi rudimentali. Analogicamente il sufi ha imparato sistemi più evoluti per interagire con la realtà...

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Domanda) (...) per entrare nel merito della questione, almeno così è successo a me, tra le presentazioni del sufismo fatte da Idris Shah, da Gabriele Mandel o da J.Chevalier consigliati nel vostro portale e i gruppi sufi in circolazione c'è una bella differenza! Quando non si fanno pagare o sono rigidi dottrinalisti o roba dozzinale da new age o ancora musulmani che dicono le stesso cose degli altri in modo un pò più ricercato. Tanto vale rimanere tra i cristiani se si cerca un gruppo valido che credo ci sia anche tra essi.

Risposta) (...) a parte il fatto che non si tratta di una scelta aut aut, sufi o cristiani. Effettivamente ci sono ottimi gruppi cristiani, per esempio quelli intorno a "libera" di don Ciotti: la ricerca di giustizia ( come della bellezza e della verità) nobilita l'essere umano e lo porta a livelli più elevati nei quali potrà incrociare anche quel sufismo che lei cerca, spesso nascosto, che lei non ha trovato. Tutta esperienza. Consideri comunque che ci vogliono anche queste reti fasulle o degenerate del sufismo per filtrare quelli che sono veramente assetati di verità. Se i sufi sono designati come "cercatori" una ragione ci sarà pure, non crede? E' proprio la capacità di cogliere la sostanza non solo di una religione ma di qualsiasi idea ed esperienza oltre la forma (che intrappola i più) che distingue il ricercatore vero da chi invece ha bisogno psicologico  di un gruppo o di un maestro/padre, di un senso di identità attraverso credenze dottrinali, costumi e ritualità. Questi ultimi troveranno facilmente ciò che cercano e che il mondo offre a piene mani.

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Domanda) Ho seguito per televisione il festival di Sanremo e con esso  l'intervento di Celentano che finisce per essere una propaganda cristiana. La televisione dovrebbe essere laica e imparziale (...)

Risposta) Ognuno ha diritto di esprimere nello spazio pubblico le proprie idee e ben vengano quando sono costruttive e rispettose di quelle degli altri. Nonostante la reazione polemica suscitata dalla frase in cui diceva che giornali come l'Avvenire e Famiglia Cristiana dovrebbero venir chiusi, a nostro giudizio tutto era sensato e anzi auspicabile. Evidente era pure la provocazione (non certo una ingiunzione) : se a uno che chiede spiritualità ci si dà solo le beghe politiche, (quanto di più terrestre vi sia) tanto vale cambiare la testata. Se compro una rivista intitolata "le montagne" e trovo articoli e immagini di spiagge c'è qualcosa che non va'. V'è da dire però che Famiglia Cristiana ha un ottimo mensile di nome Jesus di valore spirituale (in cui era redattore anche il prof. Mandel coi suoi illuminati articoli sull'Islam ). Per il resto il sermone di Celentano mirava giustamente verso i valori dello spirito senza i quali una civiltà come la nostra finisce per massacrarsi e massacrare l'ambiente, e lo ha fatto all'interno della sua religione cristiana in modo non fondamentalistico. Quindi lei come musulmano dovrebbe esser contento di chi dice e opera il bene (il suo badget è stato stanziato tutto in beneficenza) indipendentemente dalla religione, come dice il Corano in tre punti in modi diversi: "..."cristiani, ebrei, sabei e chiunque compia il bene e creda nel divino quegli avrà il suo paradiso e non sarà leso da nulla" (2,62- 5,69- 4,124). Vede, il Corano è imparziale come vuole lei.

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Domanda) Ho letto l'intervento sul perdono in senso cristiano. Vorrei aggiungere che ci sono altri passi del Vangelo in cui si usa una visione paradossale da non prendere alla lettera. Per esempio la parabola del pastore che abbandona le altre per salvare quell'unica che è scappata non finisce per privilegiare l'attenzione verso il male a scapito del bene comune? Parlo da persona pratica. Se in una classe ci sono uno o più elementi che disturbano, gli insegnanti sono costretti a dedicare le loro energie a questi anzichè al resto della classe positiva, per salvare uno, e poche volte avviene, ne va di mezzo tutta la classe (...) come insegnante (...) ritengo si debba dare priorità all'insieme e non al caso particolare (...)

Risposta) Anche se non diceva di essere un insegnante si sarebbe capito lo stesso. Per intanto la parabola evangelica dà per scontato che le altre pecore siano al sicuro nell'ovile, se non fosse così il pastore sarebbe uno stolto. Il Vangelo, con questi paradossi, vuole portare l'attenzione verso qualcosa, in questo caso di "non abbandonare nessuno". Una classe come ogni gruppo umano è fatta di specifiche individualità  e tra esse può esserci chi sfida e prevarica sul gruppo  o chi deve tenere una ragionevole disciplina (gli insegnanti nella scuola). Nella misura del possibile l'insegnante dovrebbe cercare di recuperare al decoro civico chiunque evitando di stare al gioco del ragazzo della provocazione e della sfida. Non è facile ma si può.  Mantenendo serenità e compostezza d'animo, evitando di fare sermoni e di arrabbiarsi, si può evitare di essere complici involontari di questi squilibri nell'ambiente umano. Partendo dal principio che non si può modificare nulla se non noi stessi ci si avvia a rinforzare le proprie capacità e la propria serenità (estendendola intorno) la qualcosa funziona certamente di più di qualsiasi tentativo di "salvare" chichessia.

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Domanda) Nel vostro sito emerge l'azione dei sufi e della massoneria in senso civico e nel bene comune e nel rispetto della natura, nella realtà da una parte ci sono sufi fanatici e dall'altra gente che si interessa solo ai propri affari. Non c'è il rischio di idealizzare le cose perdendo di vista la realtà? Capisco la mancanza di tatto della domanda ma pur stimando quello che voi affermate la contraddizione mi sembra troppo forte.

Risposta) Se lei sente che ci sono preti pedofili ne consegue che la chiesa è una organizzazione pedofila? Se ci sono politici corrotti ne consegue che lo stato è un paravento di organizzazioni criminali? E avanti così dicendo, se non si pone per principio che quella struttura sociale ha certe funzioni e regole tanto vale che non esista neppure. Se ci sono eccezioni, poche o tante che siano, esse sono in riferimento a quel che la struttura deve essere. E' vero, ci sono persone e gruppi sufi pur collegati a tariqa storiche e accettate in cui il fanatismo alligna, ci sono pure logge che non rispettano i principi della massoneria stessa: se un fratello delinque, o anche un maestro, gli altri devono emarginarlo. Ogni individuo sia nel sufismo come nella massoneria è libero e responsabile, non una pedina a cieco servizio della fratellanza. Ma scherziamo? Non parliamo mica di mafie! La finalità è mistica ed evolutiva per il proprio bene e quello di tutti, ed ogni adepto è provato affinchè il suo egoismo e le sue ambizioni non prevarichino sugli interessi di tutti, oltre i lavori di loggia, in onestà e libertà di pensiero, se no libero di andarsene. Questo vale anche per la chiesa, una comunità di santi e di peccatori che vogliono redimersi, guai se coltivasse la negatività al suo interno (gli evangelici lupi)! Sono gli "uomini di buona volontà" che contano, il resto (religioni e organizzazioni) sono solo strade e campi in cui operare.

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Pubblichiamo interamente questo scambio non per le gentili parole rivolte nei nostri confronti ma per evidenziare delle storie vissute di ricerca, con i dubbi e i sentimenti che le caratterizzano.

Domanda) Cari amici (vi chiamo “amici” perché penso a voi in questi termini, purtroppo non sono all’altezza di chiamarvi “fratelli”, anche se lo desidererei con tutto il cuore), vi scrivo per ringraziarvi.

Vi ringrazio di avere messo in rete il vostro sito, nel quale sto trovato le risposte a moltissime delle innumerevoli domande che mi stavo ponendo da anni (ne ho 59, e rifletto su questi temi più o meno da quando ne avevo 18), o comunque gli stimoli più efficaci per continuare a “cercare”.

Sono stata educata nella religione cattolica, che ho studiato per molto tempo con reale entusiasmo approfondendone numerosi aspetti; ma nel contempo studiavo anche Storia della Filosofia, e il conoscere tanti punti di vista diversi mi aveva condotto a pormi alcune domande fondamentali sul Cattolicesimo che dal Cattolicesimo stesso ricevevano risposte sempre più deludenti.

Poi ho conosciuto mio marito, di origine xxxxx, quindi di educazione xxxxxxxxxxx anche se non praticante. In lui un’analoga delusione era stata generata dall’Islam dei suoi genitori, persone ottime sul piano umano ma dedite ad una religione di formule vuote e di riti praticati unicamente per abitudine e dovere sociale senza comprenderne i significati.

Insieme abbiamo cominciato a cercare “qualcosa di più profondo”. Mio marito ovviamente conosceva l’esistenza del Sufismo, ma non ne aveva molte informazioni, quindi, come dire, lo “rispettava da lontano”, o forse, data la sua grande sensibilità, “sentiva” che questa sarebbe potuta essere la direzione migliore.

Per tanti anni abbiamo cercato chi ci potesse aiutare, ma per svariate ragioni non siamo riusciti a trovarlo. Poi mio marito ha contratto una malattia molto grave; per fortuna questa è andata in remissione, ma nel frattempo si erano presentate altre pesanti patologie… insomma, da più di dieci anni sta lottando per vivere, ed io lotto con lui, anche perché abbiamo un rapporto splendido e in pratica siamo una persona sola.

Dovendo trascorrere quasi ogni giornata dentro casa per assisterlo (ho infatti dovuto lasciare il mio precedente lavoro per questo), ho avuto il tempo di “esplorare” Internet, e alla fine, grazie a Dio, ho trovato il vostro sito.

Ormai sono mesi che studio ogni riga, ogni pagina da voi pubblicata - e naturalmente poi racconto tutto a mio marito, la cui vista si è indebolita a tal punto da non permettergli più di leggere.

Ebbene: è come se ci fossimo procurati una scorta di bombole d’ossigeno. Ogni volta che entro nel vostro sito è come se mi affacciassi dalla finestra su una vallata alpina, con la sua luce, i suoi profumi, il suo vento fresco e puro, la sua serenità. Il mio unico rimpianto è di non aver potuto conoscere il maestro Mandel, ma per fortuna di lui sono rimasti gli scritti. A me personalmente è di grande aiuto anche la vostra attenzione ai problemi della psiche: il professor Venturi ha fornito più di una risposta a domande che “prima” non sapevo nemmeno di nutrire dentro di me.

Quindi, insieme con mio marito, vi ringrazio. Ma vorrei approfittare per sottoporvi una domanda, se posso. Entrambi noi nutriamo un amore profondo di tipo filiale per la figura di Padre Pio da Petralcina. Mio marito, pur sapendo bene che il Sufismo è islamico, sostiene che sia stato una sorta di “sufi cristiano”. Durante le fasi più dure della malattia io personalmente ho tratto molto conforto dal pensare a lui, anche se non sono ancora in grado di distinguere se si sia trattato del semplice sfogo di un mio bisogno psicologico o se davvero lui mi stesse aiutando dall’aldilà. Potreste per favore dirmi che cosa pensate di lui? E che cosa pensate dell’ipotesi che le anime dei defunti mantengano la propria identità personale e possano qualche volta aiutare i viventi?

Vi ringrazio ancora, anche per la pazienza e l’attenzione che mi avete concesso, oltre che per il grandissimo conforto che offrite. Un saluto pieno di stima, e se me lo permettete vorrei dire anche di affetto.

R) Grazie a lei per le gentili parole. Gesù e Maometto rappresentano per i sufi dei poli di riferimento o qutb. Questo significa che c'è tra i sufi chi ha preso come esempio Gesù (come saprà il finale della croce e della resurrezione non è però contemplato dall'Islam, rimane comunque la pregnanza del suo valore simbolico). Tecnicamente il sufi ha come terreno religioso l'Islam ma i sufi hanno sempre detto di aver un piede in ogni religione a causa della loro comprensione universalistica del fenomeno umano. Padre Pio era un frate e il fondatore del suo ordine era Francesco, colui che ha portato il sufismo nel cristianesimo (ne ha parlato esaurientemente I.Shah nel testo "i sufi", G.Mandel e N.Venturi-vedi sezione studi/ conferenze). Inoltre l'aspetto sciamanico è evidente in questo frate, e la derivazione  sciamanica del sufismo è altrettanto evidente. Vede quante cose in comune si possono trovare. L'importante è, per il sufi, aver chiaro il centro da cui derivano i raggi, e allora, se è un buon sufi (o un buon ricercatore) saprà  discernere quanto di valido e sano incontrerà nella sua via. Auguri nel saper sempre trarre senso da ogni vicenda, lieta o negativa che sia. Cordialità, e rimanga in contatto con noi.

 

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D) Volevo avvisarla che ho scritto a (...) e immediatamente mi hanno accettato. Da quando lo scheikh Mandel mi ha indirizzato a voi sono invece passati anni e non sono riuscito a partecipare ad un incontro (...)

R) Bene, bravo, complimenti! E' quanto fa per lei.

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D) Ultimamente mi sono trovato a leggere testi accademici o divulgativi sull'Islam, opera sia di intellettuali musulmani che non. Ebbene c'è un tratto comune che li lega un po' tutti, ossia il pressochè totale spregio per il sufismo in generale. Riporto alcuni passi di "La religione del Corano" di Fazlur Rahman (fu insegnante presso vari istituti e università di studi islamici, nonché consigliere del dipartimento di stato americano per i rapporti con i paesi musulmani): "...il sufismo è il solo responsabile di aver portato, diffuso e perpetuato in tutto il mondo musulmano, dilagandovi, le credenze più fantastiche e grottesche nei miracoli dei santi. La rete di superstizioni che queste credenze andarono tessendo ha paralizzato mente e spirito delle masse credule, invischiando anche in gran numero le persone educate e colte." - "L'ideale spirituale sufita offriva alle masse un mezzo di fuga dalle sgradevoli realtà della vita... ma...a spese dell'ideale islamico di ordine sociale e morale"- "[il sufismo] insegnava alle masse determinate tecniche di auto-suggestione e di ipnotismo, educandole in un'eccessiva indulgenza nell'ambito di una religione di carattere sostanzialmente emotivo, che non può essere descritta altro che come isterismo spirituale di massa".- "La società musulmana deve liberarsi degli "imponenti resti spirituali e morali" del sufismo se si vuole redimerla all'Islam". "Anche l'ortodossia [islamica] ha commesso degli errori e...si presenta come fredda e razionale...e ciò ha permesso al sufismo di insinuarsi nella società occupando un vuoto".  L'altro libro di cui riporto i passi è "L'Islam" del Bausani, uno dei pochi veri grandi islamisti italiani: "E' certo che il sufismo si è particolarmente generalizzato nell'Islam soprattutto dopo i disastri connessi con la decadenza del califfato unitario abbaside e il suo crollo sotto l'ondata distruggitrice e inaridente dei Mongoli, anche se è difficile stabilire un nesso di causa e di effetto (del resto scambiabile a piacere!) fra i due fenomeni. Così esso [il sufismo] ha finito per accompagnare, se non causare, la decadenza dell'Islam, che è durata fino ai giorni nostri" - "La sua inserzione [di al-Ghazzali] del sufismo nell'ortodossia, seppur prudente, (unito alla sua mentalità reazionaria),...hanno finito per esercitare un'azione addormentante e deleteria sullo sviluppo ulteriore dell'Islam." Tutto ciò fa decisamente a cazzotti con quanto espresso dal Mandel in "Storia del sufismo", dove si attribuisce ad esso non solo lo sviluppo e le più alte manifestazioni dell'arte, della scienza e dell'intellettualità islamiche, ma dove non si esita neppure a definire il sufismo come unico "vero Islam" possibile anche, e questo è un mio giudizio personale, in totale contrasto con la realtà e lo sviluppo storico della tradizione islamica (pur con tutte le sue tare e interpolazioni, necessarie alla formazione di una tradizione). Forse anche in questo caso si tratta di distinguere tra sufismo illuminato dei maestri e quel che, per sentito dire, è passato alle masse? Forse l'etichetta generica di "sufismo" per descrivere le varie devianze è stata usata un po' alla leggera? Certo però è che il generalizzato giudizio negativo sul sufismo per una volta mette d'accordo intellettuali (non si può certo parlare dei soliti ignoranti, almeno nei casi che ho citato; sugli altri ho già fatto da filtro a modo mio) e massa popolare (del mondo arabo: nei paesi che ho visitato, specie in medioriente - e non solo paesi del golfo- , non è difficile notare come il termine "sufi" sia utilizzato spesso come sinonimo di "kafir"!) Non vorrei che il mio messaggio apparisse polemico, non lo è; anche perchè il vostro è un sito cui sono affezionato e a cui spesso ricorro per ottenere informazioni. Diciamo che sto piuttosto cercando il bandolo della matassa, un'opinione che possa gettare un po' di luce, in sintesi, almeno sul sufismo storico: che la conoscenza e le opinioni un po' alla buona su di esso vadano per la maggior ahimè è indubbio, ma, in due parole, ribattereste, e come, a quanto espresso da Rahman e Bausani?
 

R) Lei mi chiede cosa risponderei al Bausani (che essendo un bahai  ben sapeva che i suoi fondatori si ispiravano a simbologie sufi) o a Rahman che essendo uno studioso avrebbe dovuto considerare il fenomeno obiettivamente da tutti i punti di vista. Non risponderei niente. Niente perchè la discussione con chi ha già idee preconcette è sola perdita di tempo. Le faccio un esempio immaginario. Arriva un primo extraterrestre sulla terra per prendere informazioni sulla chiesa cattolica e trova subito una rivista dedicata agli scandali sulla pedofilia: missione compiuta! Da allora riterrà che la chiesa è un'associazione di pedofili che si mascherano da religiosi per nascondere le loro devianze psichiche. Ne arriva un'altro che reperendo un documentario sulle figure magistrali della chiesa (Giovanni Bosco, don Orione, madre Teresa di Calcutta, Papa Giovanni XXIII, san Francesco d'Assisi...) porterà l'immagine di un mondo cristiano fatto di persone straordinarie di apertura di mente e di cuore. Un terzo recupererà una inchiesta su Vaticano e finanza con riferimenti storici sul potere temporale della Chiesa e ne dedurrà che è un'organizzazione a fine di lucro. E così avanti, nel bene e nel male, può continuare anche lei. Questo vale per ogni gruppo e istituzione. Pensi alla massoneria. Ci sono state persone che hanno perso tutto in nome degli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità, con una onestà integerrima, dedicandosi anima e corpo in modo disinteressato agli ideali di giustizia, allo sviluppo delle arti e delle scienze, altre invece hanno usato la massoneria per fini opposti, per interessi egoistici, di gruppo mafioso e di potere. Ovviamente i buoni sacerdoti e i buoni massoni faranno di tutto per neutralizzare l'azione di queste persone che utilizzano l'organizzazione come cellule tumorali parassitarie. Questo vale anche nel sufismo: c'è di tutto. Mandel, come me e tanti altri hanno evidenziato il meglio senza dimenticare il peggio. C'è un sufismo degenerato in pratiche superstiziose e fachiriche dall'Africa all'Asia che conta centinaia di migliaia di aderenti, un'altro troncone che definirei sclerotico, in cui gli aderenti si distinguono per zelo e rigore nelle pratiche religiose e rituali, esso si esaurisce in una sorta di super-islam. Tenga infine presente che oltre questi due grossi blocchi dove il fanatismo e il settarismo sono di casa, in Europa la maggior parte dei movimenti sufi sono inventati e spesso solo per guadagnarci sopra, si  fanno perfino corsi a pagamento con iniziazione finale, ed è tutto detto. Se il prof. Mandel ha puntato il riflettore sulle perle, non trascurando il fango, ha fatto bene! Se ci sono persone che vedono solo fango in tutto, evidentemente anche nella propria anima hanno poco da dare.

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D) volevo sapere un'informazione: la Tekke (...) in che via è? Inoltre se mi era possibile volevo sapere come funziona l'avvicinamento al sufismo e cosa si deve fare per diventare sufi. Grazie mille

R) La tekke  come tutte le tekke è aperta solo su invito personale. Ci sono diverse opere che illustrano il sufismo e il suo avvicinamento come quelle eccellenti di Gabriele Mandel: "la via al sufismo" ed. Bompiani per iniziare. Lei saprà che il sufismo è composto da ordini storici secolari come gli ordini cristiani con la differenza che in Europa si stanno diffondendo movimenti o ordini definiti sufi che di sufismo non hanno nulla a che fare ( a livello di base non esistono corsi a pagamento per diventare sufi, in tal caso si ha la certezza di trovarsi di fronte a parodie e a imbrogli). Anche internet non è affidabile  Altri ordini sono nascosti appunto perchè non interessa il proselitismo e speculazioni di sorta.

prosegue D) Ok molte grazie. Comunque per informazione come si fa a ricevere l'invito personale?

R) Quando la persona viene considerata idonea ad avere detto invito.

prosegue D) : Ma per essere considerato idoneo devo venire alla tekke oppure da un'altra parte? Comunque volevo chiedere..la tariqa (...) è seria e tradizionale? Grazie mille

R) Ha mai provato a chiedere a un rivenditore se è più serio dell'altro? Dalle  conoscenze che lei ha può stabilire se la mia risposta in un senso o nell'altro è affidabile? Per questo  ci vuole studio, costanza, ricerca della verità e allora si potrà valutare e percepire nel modo corretto. In India si dice: "quando il discepolo è pronto troverà il suo maestro". Per chi vuole tutto e subito il mercato propone ogni soluzione possibile. Ognuno sceglie quel che è adatto e appagante per  lui ma la strada dell'evoluzione non è facile.

prosegue D) Grazie per le risposte, però non ho ancora capito se si deve fare domanda a qualcuno,ad esempio al Kalifa, oppure bisogna già essere mussulmani e quindi volgarmente parlando 'essere nel giro' e quindi tramite conoscenze essere 'raccomandato' alla tekke.

 

R) Vede, tolleri la mia franchezza, lei parla secondo schemi inadeguati (essere nel giro, raccomandazioni...). Provi a leggere attentamente alcune opere sul sufismo, in questo sito  nella sezione libri troverà ampie indicazioni., così tasterà l'ambiente con cui cerca di entrare in contatto e le modalità di  linguaggio precipue. Sicuramente è l'Islam la base terrestre storica del sufismo. Ogni cosa a suo tempo. Se lei ha fretta il mercato le darà quanto chiede. Questo è tutto.

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D) Alcuni giorni fa leggendo la traduzione di Michel Valsan sulla Identità Suprema di Muhiyydin Ibn Arabì una nota attirò la mia attenzione. Nella nota si parlò del termine tecnico "el-fana" e dei sette generi di estinzione: 1) l'estinzione in rapporto alle trasgressioni (el-fana 'ani-l-muhalafah o fanau-l-ma'asì); 2) l'estinzione in rapporto agli atti dell'adoratore il quale vede che essi sono compiuti da Allah mantenendosi come essenza dell'essere (el-fana 'ani-l-af'al bi-qiyami-Llahi 'ala dhatika); 3) l'estinzione in rapporto agli attributi della creatura (el-fana 'an sifati-l-makhluq); 4) l'estinzione in rapporto all'essenza personale (el-fana 'an dhati-ka); 5) l'estinzione al mondo con la visione di Dio o della tua essenza (el-fana 'an kulli-l-'alami bi-Shuhudi-l-Haqq aw dhati-ka); 6) l'estinzione tramite Allah a tutto ciò che è altro che Allah (el-fana 'an kulli ma siwa-Llahi biLlahi); 7) l'estinzione in rapporto agli Attributi di Dio e le loro relazioni (el-fana 'an Sifati-l-Haqq wa nisabi-ha). Un pò oltre nel testo e in un altra nota si trovò un elenco degli sette stati o gradi dell'anima: 1) l'anima che spinge al male; 2) l'anima che rimprovera; 3) l'anima ispirata; 4) l'anima tranquilla; 5) l'anima soddisfatta; 6) l'anima soddisfacente; 7) l'anima perfetta. Il tutto mi fece ricordare un articolo che, e se la memoria non mi inganna, era presente sul sito della "Rivista Sufismo" in cui si parlò dei "sette Gradi dell'Esistenza"; e se ricordo male era comunque qualcosa di analogo. Questo punto a sua volta mi conduce al vero problema che mi pongo....perfezionare le virtù o purificare l'anima dalle scorie....e siete voi quelli che, con il permesso di Allah, aiutate coloro che chiedono i mezzi per purificare la propria anima? Siete voi, o ci sono altri che custodiscono questi mezzi? E se ci sono, dove e quando posso trovare uno di loro? E' vero che il vostro Shaykh è uno degli eredi spirituali del nostro Profeta Muhammad (saws), e che non vi è fonte di conoscenza più nobile che il Sacro Corano e la Nobile Sunnah del nostro Profeta (saws)?


R) Se ci si fa caso, studiando la storia delle religioni, si nota che tutte le ideologie religiose ritengono di avere i mezzi per portare l'uomo  alla salvezza, o secondo le forme, alla liberazione. Questo vale per tutte le organizzazioni comprese quelle cosiddette iniziatiche di cui il sufismo fa parte. Non solo, i capi istituzionali, pensi al papa nel cattolicesimo o al dalai lama, spesso vengono ritenuti dei prosecutori se non delle incarnazioni del fondatore o di figure particolarmente significative nel pedigree spirituale. Nella realtà queste istituzioni, anche quelle che vantano l'ortodossia e la regolarità delle trasmissioni, possono sclerotizzarsi e perdere il senso dei mezzi e dei simboli in cui operano, vivono insomma sul già dato senza una esperienza autentica del Reale. Nei casi peggiori si chiudono in se stesse in modo settario e più alligna l' ignoranza più aumenta la presunzione di possedere la verità. A parer mio gli schemi catechistici e dottrinari non possono più essere argomenti validi a un certo punto della propria evoluzione, anzi sono crosta sullo specchio interiore da pulire insieme a condizionamenti, pregiudizi, sentimenti illegittimi e quant'altro di negativo ci si porta dietro. Alle sue domande ci sarebbero risposte di clichè che possono tranquillizzare i propri schemi mentali ma che lascerebbero nello stesso punto in cui sono state formulate. E solo Dio, dice il Corano, sa ciò che è bene.

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(...) Ho cercato a lungo un vero scheikh ma dopo l'esperienza che ho avuto con (...) che mi risulta regolare ed ortodosso e di (...) altrettanto regolare ed ortodosso ho capito che il sufismo di Rumi, di kayam, di Alallaje, di Hafiz, Ibn Arabi e Ghazali che avevo studiato è lettera morta. Sentirmi dire che chi non è musulmano andrà all'inferno da questi "Veri Scheikh" in queste "Vere Tekke" è stata una esperienza decisamente sconfortante. 

Non è sufficiente che un ordine sia regolare ed ortodosso nella continuità per garantire una realtà, quella del sufismo, che essenzialmente è spirituale. In questi ordini ormai sclerotici si tramandano riti e dottrine senza che ci sia qualcuno capace di ritrovarne il significato, la vita di tutto ciò. Probabilmente le sue aspettative si fondavano su un idealismo che non regge al confronto col principio di realtà. Tra questi "veri" scheikh oggetto di culto da parte dei loro discepoli e in queste "vere" tekke continuano gli stessi meccanismi psicologici di ogni raggruppamento umano che si chiude in se stesso in modo settario ed intransigente in una sorta di caccia alle streghe a quanto è oltre la loro orbita (invidie, maldicenze, fanatismi, supestizione, carrierismo e la più squallida vanità mondana). Ma non tutti gli ordini sono così, e comunque potrebbe ritrovare in ognuno di  essi il peggio ed il meglio che lei conosce. Ringrazi il cielo di avere avuto queste esperienze e di aver conosciuto persone di saggezza e luminosità nella sua vita come il Mandel ed Omar Shah.

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D) Premetto che mi interesso di religioni ma non sono praticante di nessuna di esse (...) A prescindere dalla situazione del prete pedofilo di Genova, il problema di queste perversioni non sta nella concezione sessuofoba che c'è nel cristianesimo al contrario delle altre religioni? lo stesso Gesù della chiesa non è forse presentato come sessuofobo? Non vorrei toccare la sensibilità di qualcuno ma ho letto nel vostro sito diverse analisi psicologiche disinibite per cui mi sono permesso di essere esplicito.

R) C'è chi vede nel cristianesimo problemi sulla sessualità che sarebbero inesistenti nelle altre religioni. Certamente per il principe Siddharta, il Buddha, per Abramo o per Mosè, per Maometto o per Confucio, l'amore sessuale era una ovvietà, mentre in Gesù è taciuto come un fatto che non lo riguardava.  Questo perchè teologicamente è stato sviluppata una idea su di lui come figlio di Dio, figura che evidentemente lo astrae da quei bisogni istintivi di tutti gli altri esseri umani e animali. Da qui anche teorie monofisiste che lo dipingevano quasi uno spirito che fingeva di avere un corpo. Nella versione teologica finale della chiesa cattolica si disse che era vero dio e vero uomo, situazione però che crea problemi logici. Se era vero uomo doveva anche avere tutti gli istinti degli uomini, compresa la pulsione sessuale. Quest'ultima è stata invece estromessa per cui il pensiero che   lo attraessero le donne e facesse l'amore con esse finì per apparire blasfemo. Deduttivamente molti hanno concluso quindi che se Gesù non aveva pulsioni sessuali la naturale attrazione tra i sessi è un male anche se non era nell'intenzione della elaborazione teologica di cui si parla. Insomma in alcuni cristiani, pochi o tanti non importa, si è creato il problema del sesso proprio riferendosi al loro modello. Quel che conta in fondo è  l'insegnamento magistrale e universale del maestro ebreo oltre il dipinto letterario, ed è un vero peccato dimenticarsene pensando a queste complicazioni frutto delle rielaborazioni figurative di Gesù nel linguaggio della filosofia greca.

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D) (...) Insomma, questo è il mio problema. Nel sufismo viene data priorità alla figura del maestro o all'ordine?

R) Nella letteratura sufi emerge l'essenzialità della figura del maestro, la peculiarità di un rapporto non può essere formalizzato. In altre parole se lei frequenta quella tekke con quel maestro non è costretto ad amarlo nè a sovrastimarlo, i sentimenti sono irrazionali e non possono essere comandati, ci mancherebbe. Deve a lui rispetto ed una ragionevole obbedienza, questo si richiede nell'ordine. Se lei ha avuto quel rapporto mistico col suo precedente maestro di quell'ordine il fatto essenziale del collegamento si è avverato. Se ci pensa bene ha perfino del ridicolo pensare che una persona debba amare un'altra perchè incarna un ruolo. Questo soprattutto nel sufismo: chi intende il sufismo in modo settario, gerarchico e militare con un culto irrazionale del capo non ha capito niente del sufismo stesso ( se lei si accorge di una simile deviazione meglio cambiar aria). In conclusione non c'è da provare nessun senso di colpa sui propri sentimenti, essi vanno solo gestiti per essere adeguati alla vita.

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D) Ho visto ieri su LA7 una discussione in cui c'era il filosofo Giorello e monsignor  Fisichella, insomma un confronto tra clericali e laici. Alla domanda della moderatrice su che cosa poteva opporsi alla causa di beatificazione di papa Giovanni Paolo 2° mons. Fisichella rispondeva che il fatto che il papa avesse baciato il Corano come, e sottolineo il come, fosse un libro sacro, aveva dato adito a critiche e opposizioni. Questo insistere su posizioni del tipo "noi abbiamo la verità rivelata gli altri sono dei poveretti da convertire" mi ha portato a distaccarmi dalla chiesa ma non dal cristianesimo che considero sempre la mia fonte primaria di religiosità pur depurata dai dogmi costruiti nei secoli, non con questo non  trovo ispirazione in tutte le altre forme di religiosità, se c'è un Dio si è rivelato necessariamente a tutti fuori da scalette temporali e spaziali.

R) Lei dice bene, se c'è un Dio esso si è rivelato oltre le scalette temporali e spaziali, ossia da quando l'uomo è arrivato ad una certa soglia di percezione o qualsiasi creatura ipotetica nell'universo necessariamente è nata un'acquisizione di tipo spirituale. Il Corano cerca di allontanare il pericolo di queste posizioni fondamentalistiche, (io ho la vera religione, sono un eletto perchè ho delle credenze diverse dalle tue) con molti versetti riportati più volte in questo sito, in cui si ribadisce che i testi sacri, le religioni i saggi di tutti i popoli sono da rispettare e da seguire. Anche il cristianesimo si apre all'universalità mettendo in evidenza la priorità della fede e delle buone opere sulla appartenenza specifica a un credo, su tutti l'episodio dell'esorcista estraneo, ma il bisogno psicologico infantile di un senso di identità reclama una superiorità di un gruppo fisico ed ideologico sugli altri. E' storia purtroppo di sempre, ma c'è sempre stato chi supera questi confini, spesso trappole che bloccano una vera evoluzione interiore.

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D) Perdonate la domanda molto semplice e di curiosità, ma come vede l'Islam la questione della vita extraterrestre, degli altri esseri, la possibilità di una invasione aliena?

R) Proprio nella prima sura viene fatta l'invocazione al Misericordioso come "Signore dei mondi" che legittimamente è stato interpretato nel senso di tutti gli esseri viventi dei miliardi di miliardi di pianeti che popolano l'universo, oppure delle dimensioni dello spirito, comunque sia l'intelligenza, che non è islamica o cristiana, occidentale o orientale ma umana,  ci porta a ritenere che vita e consapevolezza siano disseminate all'infinito oltre il nostro infinitesimale pianeta. Il discorso ufo invece probabilmente si esaurisce come un fatto dell'immaginario collettivo, ma questa è solo un'opinione. Infine l'unica invasione sulla terra è stata quella umana, che diffondendosi sempre più, distruggendo ed avvelenando le risorse e l'habitat, sta eliminando la vita sul pianeta. Insomma se c'è da preoccuparsi non è per una invasione aliena ma per l'uomo. I numeri parlano chiaro:  http://www.worldometers.info/it/

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D) ho letto alcune pagine del sito e tutto sommato mi è piaciuto. Purtroppo però  devo anche ammettere che la visione dell'Islam qui presentata è decisamente  minoritaria e talvolta poco chiara e precisa. Si parla di pace, di tolleranza,  ma quanti musulmani al mondo sottoscriverebbero quel che vi si riporta? Forse  qualche migliaio su 1 miliardo e mezzo...Si dice che tutti, anche non  musulmani, hanno diritto di esprimere la loro divergente opinione in qualsiasi  materia, anche religiosa, ma accade realmente? Si dice che l'Islam rispetta le altre religioni e che nei paesi musulmani ci sono chiese, ma non si dice che la  costruzione di luoghi di culto non islamici in un ipotetico Stato Islamico è  vietata, e così anche la pubblica pratica di riti o proselitismi non islamici.  Si rinnega l'islamicità dei governi arabi quando massacrano i loro popoli ma  poi si attribuisce all'Islam il merito della presenza di chiese (di recente  costruzione o precedente alla conquista islamica) in quegli stessi paesi: ma  allora i loro crimini, cosiccome i loro pregi, sono da attribuirsi all'Islam  oppure no? E non si dice che al tempo dei primi califfi era vietata la presenza  di campanili più alti di minareti (la "padania", giornale della Lega, nella sua  aberrazione, titolava alcuni anni fa "Mai il minareto sarà più alto del  campanile!") e che se i primi risultavano tali venivano sistematicamente  ridimensionati, e che i cristiani e gli ebrei (gli altri non sono tollerati in  un ipotetico Stato Islamico, e non è un caso se gli ulemà dell'epoca, cosiccome  la stragrande maggioranza dei musulmani moderni, considera(va)no apostata e  miscredente il grande sultano moghul Akbar per la sua estrema tolleranza verso ogni minoranza incluse "genti non del Libro", in barba agli stessi precetti  coranici) non potevano portare armi o andare a cavallo o che dovevano indossare  abiti che li distinguessero dai musulmani? Si parla di un Islam tollerante e  illuminato citando grandi nomi come Avicenna, Averroè e altri ma non si dice  che questi e altri ancora non condividevano l'ortodossia islamica (incluse  talune affermazioni coraniche!); condividevano invece alcuni principi della  filosofia greca, motivo per cui al-Ghazali (il San Tommaso dell'Islam e chi più  ne ha più ne metta), si scagliò duramente contro di loro chiamandoli  miscredenti apostati: dov'è la tolleranza, dove l'umanesimo islamico in tutto  questo? E perchè si trascura il fatto che Omar ibn al khattab, di cui si  riporta sempre che difese il luogo cristiano più sacro a Gerusalemme non pregandovi per evitarne l'abbattimento da parte dei suoi soldati, appena  divenuto califfo sancì l'espulsione di tutti i non musulmani adulti da Medina? Ho come l'impressione che l'Islam di cui si parla qui sia un Islam "di carta",  per dirla con le parole del sociologo Allievi, un Islam per intellettuali che  preferiscono citare versetti (la cui traduzione, forse anche per mia mancanza,  risulta manipolata a seconda della tendenza della persona).Con questo non intendo demonizzare l'Islam, quelle che riporto sono informazioni storiche o addirittura provenienti dall'agiografia islamica e da  parte mia sono ben pronto a rivederle nel caso siano false o incorrette, nè  d'altra parte voglio difendere la supposta maggior tolleranza cristiana o la  altrettanto supposta superiorità occidentale: non mi interessano simili sciocchezze ideologiche, mi interessano onestà, coerenza, informazione. Perchè quando si parla di Islam si deve sempre stendere un velo buonistico e gettare  il tutto in un nebuloso calderone proprio mentre si parla di conoscenza e distinzione delle cose come di due necessità inestimabili? Non sarà che lo si fa solo perchè oggi l'Islam (con tutto quel che può significare), politicamente e militarmente, subisce un continuo attacco da parte di eserciti ed ideologi occidentali esaltati riscopertisi "Cristiani per caso"? Nel qual caso può anche essere comprensibile voler tirar la coperta dall'altra parte per equilibrare tanta ineguaglianza, ma a quale prezzo se non a quello di giocare al gioco della bilancia e dei piatti dal macellaio? In ogni caso, confermate le informazioni storiche che ho riportato? Sono vere  o sono balle antiislamiche di recente invenzione?
 

R) Vede, ognuno parla secondo le sue informazioni e secondo i condizionamenti del suo ambiente, musulmano o cristiano, credente o ateo che sia. Ognuno è come una cozza che si trova su uno scoglio e giudica il mondo da quella prospettiva ritenendola quella vera. Se si vuole scrivere gli orrori compiuti dal fanatismo religioso di ogni credenza c'è tutto il materiale che si vuole. Ma si può trovare anche nella storia delle religioni esempi di luce e di armonia. Poichè molti di noi, della nostra confraternita, sono psicologi e psichiatri, spesso siamo abituati a notare le paranoie che vengono create anche ad arte nei vari territori allo scopo di demonizzare qualcuno e qualcosa. Se prendiamo la lente sul male compiuto da quanto vogliamo considerare l'altro, il diverso da noi (poichè ognuno ha bisogno di costruirsi l'identità della cozza) e nascondiamo quanto facciamo (cosa che si fa regolarmente ovunque) otteniamo lo scopo di sollevarci la coscienza sentendoci buoni. Talvolta si inventano perfino i misfatti per caricare l'odio, ed è storia di sempre. E allora, o si continua a giocare a fare la guerra come diceva il Berne, oppure si comincia a guardare le cose oltre gli scogli e gli odi. O l'umanità si scopre tutta unita, aldilà delle fedi e dei luoghi,  o si disgregherà non per colpa di questi o quelli ma per la propria incapacità di capire l'interesse della specie. E questo pianeta avvelenato non solo dai rancori potrebbe avere le ore contate (come dice Weisman nel mondo senza di noi) mentre ancora si sta litigando. Come diceva Gesù sono gli uomini di buona volontà che contano, e questi si possono trovare dappertutto, gli altri, anche i propri parenti, possono essere i più lontani da questa disposizione d'animo. Infine, nelle affermazioni che riporta c'è del vero e del falso, ma tenga presente che la scelta degli esempi, o da una parte o dall'altra, dai militari americani che si divertono a uccidere un ragazzino ai talebani che violentano le bambine, ci dice solo quanto è miserabile l'uomo, non l'occidentale o l'orientale, il cristiano o il musulmano, quello di sinistra o di destra in particolare.

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D) Da molto seguo con  interesse il vostro sito e apprezzo che visioni cristiane, islamiche e di altre religioni convivono in pace. Io sono cristiano ma più per tradizione che per scelta, credo anche io che il misticismo come esperienza del cuore permetta di superare le formalità religiose e di certe credenze. Ma sul piano pratico è importante la moralità della gente, pur essendo cattolico talvolta mi viene da pensare che la crisi morale che imperversa in Italia sia dovuta anche ad un modo troppo politico di concepire la religione da parte della chiesa, dove il laissez faire, il non scagliare la prima pietra, il porgere l'altra guancia sono pretesti per i compromessi e per non prendersi responsabilità. Nell'Islam forse c'è più impegno morale e coraggio nell'affrontare la delinquenza politica e degli affari, la corruzione insomma, per la decisionalità dello stesso Corano (...)

R) Grazie. Ridurre tutti gli uomini di chiesa, sacerdoti e laici a semplici spettatori delle miserie umane senza cercare di modificarle secondo intelligenza e giustizia è uno stereotipo. Lei sa benissimo che ci sono figure di alta statura etica ed umana tra i cristiani e che quell'aspetto che lei indica, per quanto diffuso, non rappresenta la cristianità, ma la sua ombra. Non è obbligatorio andarci sotto anche se per molti è la soluzione più comoda. L'Islam ha altri problemi e la propria ombra anche se tutto è riconducibile ad una scelta esistenziale... "molti sono chiamati ma pochi gli eletti", e certo definirsi cristiani o musulmani anche a voce alta non significa niente, sono le opere che contano.

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D) Volevo sapere se alAllaje, che è considerato uno dei più grandi maestri sufi, era il capo di qualche confraternita e che differenza fa tra l'Insegnamento e l'Iniziazione (... per la mia tesi di filosofia islamica (...)

R) No. AlAllaje è stato per due volte confermato scheikh da maestri precedenti ma non guidava nessun ordine, anzi alla fine ha pure gettato l'abito sufi per predicare liberamente: " e i giuristi e i grandi sufi decisero che doveva essere condannato..." così è ricordato nella  prefazione del libro di Gabriele Mandel "AlAllaje mistico dell'Islam" ed.Alkaest 1980 che può scaricare anche da questo sito in "nuove". Lì troverà tutto quello che le interessa. L'iniziazione è un rito di ingresso  nella catena iniziatica di un ordine sufi, l'nsegnamento sufi trascende un ordine specifico e si serve di tutto il materiale umano rituale e formale utile per il suo fine. Auguri per la tesi.

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D) Ho appena visto una trasmissione su Rai 1 che commentava l'attentato nella chiesa copta in Egitto. Premetto che sono italiano e musulmano. Ovviamente in base al Corano che obbliga al rispetto tra le religioni e condanna ogni violenza soprattutto su degli innocenti, ho vissuto come  musulmano con profonda amarezza la notizia. Quelli che hanno compiuto l'attentato non sono musulmani ma dei fanatici e basta. Con amarezza vedevo però sullo schermo del televisore scorrere ripetutamente, quasi uno stillicidio di odio, la scritta "furore islamico contro i cristiani". Io come uomo islamico cosa c'entro? E' come se tutti i fenomeni di intolleranza fatti in Italia contro i musulmani venissero stigmatizzati sulle televisioni  arabofane con la scritta "ennesimo episodio razzista cristiano contro i musulmani". Gradirei che deste spazio a queste considerazioni che credo e spero siano condivise dai musulmani e dai cristiani ancora non intrisi di odio e pregiudizi come certe televisioni vorrebbero.

R) Lei senza dubbio trova assoluta condivisione per tutto quello che ha detto. Purtroppo l'odio viene seminato talvolta da chi poi si scandalizza per le conseguenze del suo dire e del suo fare, per poi dire: "visto che avevo ragione?". Bastava che il sottotitolo mettesse correttamente l'aggiunta "fondamentalisti islamici" per evitare quanto sembra proprio una provocazione e una etichetta, neppur tanto subliminale, per indicare che il nemico è sempre l'altro, viene da fuori ed è una minaccia. Si tratta invece come al solito o di fanatismo o di qualche manovra politico terroristica che si serve degli attentati per i suoi fini. Ma non conviene cercare di far ragionare e far capire gli episodi alla gente, l'intelligenza e i sentimenti costruttivi e di pace disturbano chi bada solo al proprio tornaconto. Meglio per loro utilizzare degli spot che dividono e instillano odio: dividi et impera, ieri, oggi e domani. Raccoglieranno, dice il Corano ed il Vangelo ed ogni religione, quanto avranno seminato. E la prossima volta cambi canale se non vuol farsi del nervoso.

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D) (...) Mi sembra che la maggior parte dei siti sul sufismo e sull'esoterismo in generale siano di destra mentre la sinistra ha siti religiosi più di dialogo culturale e filosofico. Voi come vi collocate?

R) Il profeta diceva:  Rimani lontano da tutti i partiti, dovessi per questo accontentarti delle radici delle piante come cibo sino al momento della morte (Bukhari XCII,33). Mi permetta, ma chi valuta la ricerca in campo spirituale in un'ottica ideologica di destra o di sinistra non ha capito nulla della stessa. Antagonismo da Genoa e Sampdoria e tifoserie varie non hanno senso in chi ha sete del divino ed è schifato dalla rogna di questo mondo di cui la politica fa parte. Certo anche un mistico è nel mondo per cui valuta e giudica poi si tapperà il naso, come purtroppo non si può fare a meno in questo paese, ed andrà a votare, ma non è distratto dalle beghe mondane, altri interessi sul piano sociale, scientifico e spirituale lo animano.

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D) Volevo sapere cosa ne pensate sulle dichiarazioni di Benedetto XVI sull'uso del preservativo da consentire in certi casi e sul burka che non è giusto vietarne sempre l'uso.

R) L'Islam ha sempre considerato l'amore anche fisico come un bene indipendentemente dalla procreazione ed inoltre ha favorito il controllo delle nascite per evitare guerre, fame e malattie, da qui non solo la liceità ma talvolta la raccomandazione nell'uso dei mezzi anticoncezionali compreso l'aborto. Il burka invece da un punto di vista islamico deve essere vietato in quanto è un costume non solo locale ma favorito da visioni settarie integraliste, esso lede la dignità della donna, la sua libertà di movimento ed ogni cosa che provoca lesioni fisiche e morali è vietata dal Corano. Cosa diversa il velo che pur non essendo obbligatorio (se non in moschea) il suo uso è lecito (forma simbolica di appartenenza).

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Nella trasmissione di Saviano (finalmente cercare la realtà invece di nasconderla!) si è parlato dei riti della mafia. Possono essere considerati controiniziatici ?

Il termine controiniziazione è usato dai teosofi in un modello fantasioso e mitologico in cui il bene ed il male si combattono alla fine dei tempi. Certamente c'è una inversione di rotta, da una parte il senso della ricerca libera della verità, del sapere, del divino, l'amore ed il rispetto per gli essere viventi, della giustizia oltre ogni interesse di parte, dall'altra l'obbedienza cieca alle regole, l'asservimento alla gerarchia ed agli interessi del gruppo, impedimento alla libertà critica e di etica. A prescindere dalle grossolane sceneggiature che imitano i rituali sacri,  non si vede come possa nascere qualcosa di buono dove gli adepti non sono  liberi ed autonomi nel cercare e nell'esprimersi. L'ignoranza è satanica per cui un'organizzazione ed un singolo che obbligano altri a non sapere, a impedire la ricerca sincera di verità, è contrario allo sviluppo del singolo e dell'umanità.

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Nel finale di "Beta" dall'album "Pollution" Battiato recita:  "Dentro di me vivono la mia identica vita  dei microrganismi che non sanno di appartenere al mio corpo...  Io a quale corpo appartengo?" Attraverso quale autore e filosofia si può trovare la risposta?

La risposta non sta in nessun autore particolare ma nel suo buon senso interpretativo. Ma le faccio altre domande: i suoi globuli bianchi sanno di appartenere a lei? Lei è consapevole dei suoi globuli bianchi? E lo sanno i corpi dei mammiferi di essere in realtà un'organizzazione pluricellulare di trilioni di cellule? E l'io dove sta? E una formica è più consapevole di se stessa o del formicaio? Chi è più  importante per lei: se stessa o l'organismo formicaio? Buone risposte e buone scelte

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Domanda) Recentemente ho letto un libro di Hans Kung il quale ritiene che negli animali superiori esistono già quelle caratteristiche tipicamente umane, non solo ovviamente l'intelligenza e gli stati affettivi che non ci sarebbe neppure bisogno di documentazione, ma anche il senso della fede e del libero arbitrio. Che ne pensa l'Islam?

Risposta ) Le ricordo che nell'Islam quando per bisogno si uccide un animale o perfino si taglia un albero bisogna pronunciare la frase "nel nome di Dio misercordioso misercorde" per rendere l'atto puro (halal). Questo significa rispetto per tutti gli esseri viventi, creature di Dio. Come dice lei "ovviamente" nessuno mette in dubbio le caratteristiche intellettive ed affettive degli animali aldilà di un credo. Diventa una riflessione personale quel che segue, ossia se esiste anche in loro un certo grado delle caratteristiche umane: arte, fede, civismo e libero arbitrio. Probabilmente c'è una continuità anche nelle pulsioni terziarie. Giorni fa avevo visto un documentario della national geographic sulle migrazioni, ( libero da ritocchi disneyani ), che documentava la morte di una femmina di zebra ed il suo piccolo che cercava di farla rialzare e rianimare. Il padre dapprima mostrava l'indecisione di rimanere col figlio o di continuare a seguire l'harem (che sarebbe stata la scelta ovvia, ormai il piccolo era spacciato in quanto le femmine di zebra non adattano i piccoli non propri) , guardando da una parte e dall'altra, per decidersi infine di aspettare il figlio. Ogni volta che il figlio lo osservava lui gli passava davanti per fargli memorizzare le sue striscie (così funziona per loro) segno di identificazione per i piccoli, poi l'intervento degli avvoltoi hanno fatto il resto costringendo il piccolo a scappare ed a seguire il padre. Alla sera hanno raggiunto il branco e non si sà come è andata a finire, di certo egli mostrava di saper quel che faceva. Insomma, ci troviamo davanti un animale che deve scegliere tra due soluzioni, che a modo suo valuta ed infine decide quella che gli pare più giusta. La cosiddetta "coscienza" nasce da qui. Ma questo a mio modo di vedere.

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Domanda) "...mi ero informato sui "seminari" di questo sedicente\ maestro naqschbandy, per poi venire a sapere che voleva 200 e rotti euro per un incontro di due giorni"! questo basta a chiudere il discorso e a farmi anche risparmiare i soldi del libro. E' molto triste che in giro sia pieno di questa gentaglia e che così tanti li seguano, ma così va il mondo..."

Risposta) Una delle regole per capire se ci si trova di fronte a sceicchi o ordini fasulli è quella di controllare se chiedono dei soldi e se vivono del loro mestiere. Se c'è richiesta di beni in qualsiasi modo e se i presunti sceicchi non lavorano (in genere i sufi sono medici, psicologi e psichiatri, professori universitari, artisti)  non è sufismo. "Nessuna ricompensa in fatto di religione" sentenzia il Corano. E allora si dirà: come mai hanno così successo ed estensione? Bene, per noi è uno specchio per le allodole, serve per separare le persone inadatte e che non cercano oltre le apparenze (almeno il 70/80% dei cosiddetti movimenti ed ordini sufi anche citati solennemente su wikipedia sono imitazioni o deviazioni: bastano 4 rimbambiti a fare e sostenere una voce impedendo a persone serie di rettificare le sciocchezze che mettono. Tutto quello che è scomodo per i gruppi di facinorosi che sostengono quell'autore e quel movimento viene eliminato anche se documentato, mentre le baggianate sono riproposte, viceversa figure e voci serie hanno subito opera di sciaccallaggio inserendo malignità.)

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Domanda) (...) guardavo l'ennesimo video di Raimon Panikkar,mistico spagnolo,ho letto diverse cose scritte da lui, è una delle tante persone che stimo tantissimo come molti altri mistici , Gabriele Mandel,molti monaci tibetani, krishnamurti(filosofo come lui e mistico è lo stesso) ecc... e ho sempre cercato con volonta di verità  e  cercando sempre di non  cadere nell 'arroganza di cio che non possiamo conoscere,di seguire...c è una frase bellissima...che mi ha  emozionato davvero molto e cioè questa: AMARE IL NEMICO COME TE STESSO'.... ho capito che è una cosa importante.  potreste cortesemente scrivere qualcosa al riguardo? Sono davvero grato per le risposte che date grazie.
 

Risposta) Vede, la frase che lei cita può essere letta da diversi punti di vista, non necessariamente in conflitto tra loro. Se una persona la sta per ammazzare la reazione corretta è la legittima difesa, non una dichiarazione d'amore. Questo atteggiameno di amare chi ci fa del male  potrebbe anche non essere mistico ma patologico, componenti sadomasochiste non sono rare in certi comportamenti. Insomma, se è vero il detto di Gandhi: "occhio per occhio e dente per dente e il mondo diverrà tutto di ciechi e di sdentati" è anche vero che la vocazione al martirio per qualsiasi psichiatra non è sintomo di salute mentale. Andiamo nella pratica: gli ebrei avrebbero dovuto amare Hitler? E tutti quelli finiti nel gulag per le paranoia di Stalin avrebbero dovuto amarlo? L'amore non è più tale se diventa dabbenaggine o un modo subdolo di qualunquismo per evitare un'azione sociale di giustizia (gli schiavi dei romani avrebbero dovuto amare chi li frustava? O ribellarsi come ha fatto Spartaco ? Evidentemente c'è una ribellione giusta sul principio della legittima difesa. Se il mondo viene dato ai prepotenti, ai megalomani, agli stupratori, agli assassini, ai delinquenti, agli imbroglioni poichè non si deve fare giustizia ma amare è solo amare, bè, prepariamoci a dare l'addio al pianeta. Vale il concetto, a mio modo di vedere, delle due colonne portanti: la giustizia e la misericordia, l'architettura della casa si regge se le due colonne sono perfettamente equilibrate. Anche Gesù, a leggere tutte quelle invettive nel Vangelo contro gli scribi e i farisei (gli ipocriti, munafik in arabo, più che una categoria precisa) non era poi tanto sdolcinato ed incapace (come una certa iconografia lo rappresenta) di sdegno e di una legittima aggressività contro i sui nemici. Se poi vogliamo intendere che il mistico, colui che ha saggezza, prega che il suo nemico, vittima dell'ignoranza, recuperi il buon senso questo è possibile. In ogni caso, come diceva il prof. Mandel da bravo psicoterapeuta, nessuno è obbligato ad amare perchè questo è un sentimento irrazionale, ma rispettare si può e chiunque, se invece non reagiamo con la legittima difesa a chi ci vuole ammazzare siamo doppiamente colpevoli: abbiamo incoraggiato qualcuno ad ammazzare noi stessi ed è come se ci fossimo suicidati. Aggiungo ancora una cosa: ogni uomo ha la sua ombra, quel lato negativo che in alcuni diventa dominante. C'è in tutti ma non tutti lo accettano: facile infatti trasferire quel che si vede di negativo in sè negli altri: però è' un conto accettare la propria ombra, capirla, guidarla per renderla inoffensiva, modificarla un'altro conto amarla. Se io amo faccio mio l'oggetto del mio amore, mi identifico con la sua azione, quindi in questo caso libero i miei impulsi negativi  diventando dannoso per me e per gli altri. Si può evitare l'odio, questo si, e sarebbe di gran valore, e mai, come vuole il Corano, una persona deve essere torturata (fisicamente e psicologicamente) o uccisa deliberatamente.
 
( postilla - Yahya) Ci sono forse due ulteriori punti da non trascurare. Chi è il nemico? Il nemico è una prova della vita, una situazione in cui puoi alchemicamente temprarti. Quindi devi amare il nemico perchè ti fornisce l'occasione per la tua stessa tempratura. E' chiaro che questa visione delle cose non è semplice da acquisire, ci vuole un coraggio spirituale non comune e quasi disumano, tuttavia questo è il vero significato della frase "ama il tuo nemico" o "porgi l'altra guancia" .Un secondo punto è dato dalla consapevolezza e dalla grande pietà di chi sa. Un autentico saggio, vera rarità, non può odiare un nemico perchè un nemico compie atti riprovevoli di cui pagherà le conseguenze un giorno e nella sua stoltezza non si sta rendendo conto di quello che sta compiendo e quindi prova piuttosto pietà per quello sciocco. L'amore deriva come conseguenza della capacità di capire l'assoluta somiglianza fra il sè e il nemico perchè il saggio vede nell'altro quello che fu anch'egli in altre dimensioni e in altre vite. E questo non toglie, come evidenziato in certe pagine dei veda, che comunque agisca in difesa o offesa. Come sempre, però, stiamo parlando di altissimi piani spirituali che non possono competere a noi persone normali. Molti sapienti dell'antichità parlano a discepoli di altrettanta altissima spiritualità, trasposte in linguaggio comune per persone comuni le stesse parole sono ridicole e fuorvianti, purtroppo non rare nelle pagine di teologi e teosofi contemporanei.
 
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Domanda) Vorrei domandare  a voi della confraternita sufi , cosa si intende esattamente con i termini COMPASSIONE e FEDE?

Risposta) Per fede i sufi intendevano ed intendono il valore che oggi si dà al termine in psicologia (trattato ampiamente da A.Lowen e da G.Mandel) ossia una pulsione terziaria precipua dell'essere umano, non certo la credenza burocratizzata delle diverse religioni. Basta leggere J.Rumi , Khayam e Ibn Arabi (solo per citarne qualcuno)  per rendersene conto. La seconda domanda si può prestare a interpretazioni personali. In ogni caso Misericordia e Compassione  (non come pietà) sono due termini intercambiabili all'inizio delle sure da molti traduttori, col significato di abbracciare amorevolmente l'esistente.

 

Domanda) (...) Il Corano  invita ad ammazzare i miscredenti nel capitolo nove (...) altro che liberalità!

Quante persone seguono i messaggi dettati dall'ignoranza o dalla malafede invece della propria intelligenza!  Lei si riferisce al versetto 5 e 6. della nona sura ma lo ha letto? "..ma trascorsi i mesi sacri uccidete gli altri politeisti ovunque li troviate ; catturateli, assediateli, ponetevi in imboscata, basta andare avanti con la lettura, finendo coi versetti 12 e 13, che spiegano il contesto della legittima difesa. I versetti precedenti invece insistono sul perdono per chiunque sia sincero : " a meno che non si pentano , compiano la preghiera e paghino la zakât; allora lasciate loro una via. Certo, Dio è  Clemente [âlGhafûru], Misericorde [âlRahîmu].  6  E se un politeista ti chiede asilo concedigli asilo; ascolterà la parola di Dio. Poi fallo giungere in luogo sicuro. Ciò perché è gente ignorante.  7  Ci sarebbe forse per i politeisti un patto ammesso da Dio e dal Suo Messaggero, a eccezione di quelli con cui avete concluso un patto presso la moschea sacra?  Finché agiranno rettamente nei vostri riguardi siate retti con loro. Certo, Dio ama i devoti.   8   Come! quando vi vincono non rispettano nei vostri riguardi né parentela né protezione; vi soddisfano con le bocche ma il loro cuore si rifiuta e la maggior parte di loro è perversa;  9  barattano a vil prezzo i Segni di Dio e allontanano dalla Sua Via. Ciò che fanno è malvagio.  10  Non rispettano né parentela né patto concluso. Sono trasgressori.  11  Ma se si pentono, se compiono la preghiera e versano la zakât diventeranno vostri fratelli nella religione. Noi esponiamo chiaramente i Segni per gente che capisce.  12  Se dopo il patto violano i giuramenti e attaccano la vostra religione combattete allora i capi della miscredenza poiché non rispettano alcun giuramento. Forse così smetteranno.  13  Non combattereste delle genti che hanno violato i loro giuramenti, che hanno voluto bandire il Messaggero, e che vi hanno attaccati essi stessi per primi? Li temete? Dio è più degno del vostro timore, se siete credenti.

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Domanda) Seguivo proprio poco fa una nota trasmissione su raiuno in cui si interpretava la nota vicenda evangelica del figliol prodigo. Ecco allora che mi è sorta una questione: leggendo il Corano, sinceramente devo riconoscere che ben poche volte si pone l'accento sul concetto di amore di Dio verso gli uomini. Piuttosto, almeno nella sua lettura letterale, si insiste incessantemente sul concetto premio/punizione. Insomma, senza peli sulla lingua, il credente è portato ad operare in vista di un premio-paradiso godereccio e d'altra parte, al fine di evitare un terrificante castigo-inferno di fiamme e catene.
E' pur vero che nella Sunna i toni cambiano e vengono molto edulcorati: in molti ahadith il Dio giudice quasi spietato che calcola con tanto di bilancia le azioni degli uomini si trasforma nel Dio pietoso che, nonostante tutto, accoglie in virtù dei suoi nomi, il Clemente il Misericordioso. Ed è altrettanto vero che una ricchissima letteratura sufi pone l'amore al di sopra di tutto. Eppure, per chi volesse avvicinarsi all'Islam partendo dal suo cuore, il Corano stesso, credo che lo shock sarebbe fortissimo: troppo distante è, a mio avviso almeno in molti casi, dalla sensibilità comune dei giorni nostri. Quell'insistenza sul tema del castigo, sull'annientamento di quei popoli che rifiutarono il messaggio divino (pur sempre un loro diritto il farlo, anche se non quello di maltrattare i messaggeri), non vi pare faccia a pugni col nostro sentire?
Che ne pensate?

Risposta) Il Corano si rivolge a un certo popolo in una certa epoca. Un popolo che seppelliva vive le femmine appena nate ed in cui gli schiavi erano considerati animali. Il suo linguaggio non poteva che essere fortemente ammonitivo per gente dura di comprendonio. Nello stesso tempo lascia "per gente che intende" piani estremamente elevati ricordando che inferni e paradisi sono simboli e parabole, favole da cui bisogna trarre la verità. Il ritornello che il Signore è misericordioso (abbraccia tutti come la Compassione Divina dei buddhisti) è all'inizio di tutte le sure. Come al solito devo ricordare il "Corano senza segreti" di Mandel. Lì c'è tutto spiegato, compresi quei suoi dubbi. Poi se si vuole invece una letteratura spirituale diversa,  il Signore, dice il Corano, ha parlato in mille modi diversi, in ogni popolo e in ogni lingua. Se crede non faccia per lei non c'è problema, le vie sono infinite, l'importante è ricercare ed avere un cuore sincero. Poi un domani chissà, quel che sembrava indigeribile diventa un alimento squisito.

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(Domanda) (...) sono un (...) buddhista convertito all'Islam (...) la musica è considerata  Haram ( proibita dai musulmani che ho conosciuto nelle moschee-ndr). Questo mi sembra a dir poco folle (...)

( Risposta) Ma chi le ha detto simile bestialità che la musica è illecita (haram?) forse qualche wahbita (una setta fondamentalista dominante in Arabia, assai influente in quanto il petrolio la foraggia) oppure qualche fondamentalista, alla larga! Già al Ghazali (il grande dottore dell'Islam come san Tommaso per i cristiani)  aveva scritto un'opera a favore della musica evidenziando come i fanatici non avevano motivi per contrastare questo bene di Dio. (...) L'Islam è un'ottima religione nonostante i musulmani (...) Libri? Alcuni libri di Gabriele Mandel possono trovarsi anche a metà prezzo. Secondo me indispensabili per conoscere le basi sono "il corano senza segreti" e "la via al sufismo". Validi anche i testi di Idries Shah per la novellistica. Sul prossimo numero della rivista sufismo sarà ulteriormente spiegato il connubio tra monachesimo buddhista e sufismo quando le popolazioni buddhiste si sono convertite all'Islamismo. On line può scaricare gratis  l'ottimo "al Allaje mistico dell'Islam" (il sufi crocifisso dai fanatici) su http://www.puntosufi.it in novità (...)

(...) Anche mia moglie sarebbe interessata (al sufismo) e a questo proposito le volevo chiedere quale è il vostro punto di vista al riguardo del velo per la donna. Mia moglie ha ancora grossi problemi a questo riguardo, specie dopo la netta imposizione sia nei modi che nei fatti da parte di tutti i musulmani che abbiamo incontrato (...)

,Sul sito Jerrahi già è stato trattato il tema del velo. Qui sotto il rettore dell'università islamica di Parigi, il prof. M:Dalil Boubakeir così riferisce al parlamento francese. Questo le dimostra che ci sono musulmani importanti estremamente ragionevoli. http://www.puntosufi.it/temi33.htm  Del resto questi devono essere tenuti in considerazione, persone di livello che fanno testo e non il chiasso dei fanatici, e parlo di teologi e giuristi musulmani non solo di sufi.Oppure questo del prof. Mandel all'università statale di Milano http://www.puntosufi.it/TEMI15.HTM Anche in http://www.puntosufi.it nelle lettere e in capire si parla continuamente dello chador ed è tutto spiegato. Non è una questione di  opinioni, e' una questione di usanze, il Corano non ne parla, consiglia solo alle donne di far scendere quella sorta di scialle leggero unisex usati nei paesi caldi (pensi ai tuareg) sui seni tanto da coprirli in pubblico. Questa è la traduzione letterale ( di valore quella di si Boubakeur Hamza in francese e quella di Gabriele Mandel in italiano, ed.UTET 10 euro). In moschea, anche se il Corano non ne parla, si ritiene buona usanza da continuare a rispettare che la donna porti il velo, quando esce se vuole lo toglie.

(...)  le pubblicazioni dedicate ai nuovi convertiti sono molto pressapochiste. Basta prendere in considerazione quelle dedicate alla Salat, io ne ho almeno quattro che più che insegnarti ti mettano confusione. Questo non a mio dire certo, ma a dire degli imam ai quali ho chiesto spiegazioni. Ti viene detto che la preghiera va fatta in arabo, alcuni arrivano a dire che se fatta in italiano è nulla, e poi nessuno ti insegna a pronunciare le varie "formule" in arabo. Non è come nei sangha buddhisti dove tu ascolti e impari,qui la preghiera è silenziosa, quindi l'unica cosa che puoi fare è osservare i movimenti, ma quelli sono elementari. La traslitterazione che viene proposta è tronfia di accostamenti di lettere che per noi italiani producano un suono sconosciuto ai più. Questo per dire che se la "J" si pronuncia "G" una traslitterazione sensata riporta la lettera "G". Quindi la parola "suju" diventa "sugiu" solo per fare un piccolo esempio. Perchè tutti hanno il diritto di salvarsi non solo coloro che hanno una certa famigliarità con certi "suoni". Se il buddhismo avesse fatto quest'errore molte più delle persone convertite si sarebbero convertite ad altro. Esiste infatti quello chiamato "libretto rosso" con la traslitterazione usata per riportare termini arabi e il "libretto blu" dove le parole sono scritte come si pronunciano. Se di quello rosso se ne stampano dieci di quello blu cento, perchè la gente almeno in italia preferisce quello. Ho avuto modo di parlare con varie persone neo convertite e tutte mi hanno fatto le stesse osservazioni. Chi viene dal buddhismo è agevolato, altri lasciati a decantare come il vino.
Il mio interesse verso i sufi deriva non dalla musica, ma dal misticismo. Il mussulmano non sufi, non solo non conosce la spiritualità e il misticismo, ma per certi versi ne ha paura, quasi come fosse un'associazione ad Allah (S.W.A). Questa è la causa di tanti, troppi estremismi. Il misticismo è il ponte per arrivare ad Allah. Il Sufismo è per me la giusta casa, perchè non solo non comprendo una religione senza misticismo, ma ne ho anche paura. Poi siamo uomini, soltanto uomini, che senza la pratica della consapevolezza del respiro, della presenza mentale, della compassione o misericordia, diventiamo dei cinghiali laureati in matematica pura, ma pur sempre bestie. Nel sufismo queste pratiche stanno alla base. Ecco il mio amore per il sufismo.

Bene, tutto vere queste difficoltà. In Iran c'è un detto "se hai messo il dito nel nido di uno scorpione perché continui a rimetterlo"? Certo, si avrebbe piacere a trovare un ambiente umano corrispondente alla propria ricerca, magari vicino a casa. Purtroppo non è così, la via ha le sue difficoltà e queste servono proprio per conoscersi meglio. Il maestro mette alla prova ma ancor prima la vita stessa. Non a caso il 99° nome di Dio è il "paziente". Preghi come si sente, piuttosto che non capire nulla dei termini arabi meglio usare le parole della propria lingua, l'importante è l'intenzione e la comprensione e il sentimento quando c'è, se Dio vuole. Lo dice il Corano stesso che il divino si è rivelato in lingua araba solo perché dapprima diretto agli arabi, non perchè l'arabo sia "speciale". Il misticismo per natura tende all'Unità, proprio lei che è stato buddhista lo sa meglio di altri, si chiami estasi nel Nirvana, nella buddhità, satori o che dir si voglia le aree del cervello che si attivano son sempre quelle, se ci sono musulmani che considerano il misticismo come qualche associazione ad Allah è solo per ignoranza. Nel sufismo soprattutto è richiesto al viandante la pazienza e l'umiltà (...e "non ti curar di loro ma guarda e passa!" ). Quando manca il giusto bagaglio di viaggio  è facile perdersi per strada o finire nelle maglie di quelle organizzazioni pseudosufi spesso a pagamento diffuse in occidente, ma  forse, un utile filtro. La via non è facile ma nello stesso tempo è l'unica che riempie di significato la vita, così ripetono da secoli i maestri.

Vede tutto ciò che ho detto non è riferito a me, io non penso a me ma a tutti quelli che non hanno la fortuna che ho io di aver maturato una certa esperienza (...ho vissuto esperienze durissime nel mio apprendistato da buddista n.d.r.) Mi preoccupo per gli altri non per me mi creda.

Insomma le sue parole confermano come la via non sia tutta rosa e fiori:  tutti noi ne abbiamo passato di storie difficili ed il bello è che l'arrivare è l'inizio di un nuovo ricercare. (...). Il sufismo non è ascetico, l'isolamento è temporaneo, il detto dei sufi  è "Nel mondo ma non del mondo". Comunque tutto è esperienza anche per dire "ma chi me la fatto fare!", forse per provare noi stessi, ma le "prove" non avvengono nel modo in cui noi vorremmo. Il Corano in effetti recita di operare cose buone ma dice anche che in fondo lo facciamo per noi stessi, per dire che l'ego (il nafs) non va annullato nella vita ordinaria ma integrato. Nello stesso tempo và bastonato ogni volta che prevarica (...)

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Domanda . (...)Studio il Corano da circa due anni e c'è una cosa che non mi è chiara. Da quello che ho capito, sia i Caldei, di cui anche Abramo in origine faceva parte, che i Magi che i Sabei erano astrolatri. Il Corano però equipara i Caldei ai miscredenti e mette invece i Magi e i Sabei fra la gente del Libro. Che cosa differenzia i Caldei dai Magi e dai Sabei ? Potete aiutarmi per favore a chiarire questo aspetto ?

Risposta.Le allego una nota sui sabei del prof. Gabriele Mandel, recentemente scomparso e khalyfa dell'ordine Jerrahi, della sua traduzione del Corano (UTET) . Anche se non risponde alla sua domanda chiarisce  come i sabei fossero astrolati ma anche il forte influsso dello zoroastrismo sulla loro religione, cosa che ha potuto accomunarli, mentre i caldei erano conosciuti come indovini e per gli idoli antropomorfi che ricordavano quelli adorati nella Kaaba (oltre ad aver la fama presso gli ebrei di essere stati gli "eversori di Gerusalemme").

Personalmente ritengo che in un qualsiasi testo considerato sacro e rivelato si debba distinguere l'aspetto ispirato, percettivo spirituale, che di si voglia, da quello materiale che riguarda le informazioni dell'epoca di chi lo scrive. Questo per evitare situazioni da Galileo, per intenderci. Il profeta dell'Islam conosceva storie ed era informato secondo la cultura dell'epoca, nonostante questo  il Corano ha sorpreso molti, come J.Coustau che è rientrato nell'Islam (per l'Islam ognuno nasce musulmano, ossia credente in Dio, poi le varie culture differenziano il suo credo), per alcune rivelazioni scientifiche sorprendenti per l'epoca. Cionostante il Corano non è un testo scientifico nè un testo storico per cui non va letto in quell'ottica. In numerosi passi il Corano insiste sul fatto che uomini e donne, e chiunque prega nel divino e compia opera buona indipendentemente dalla sua religione, quegli è nel giusto. Questo è l'essenziale, che poi il testo si serva di antichi esempi come Noè, Mosè e Abramo per ricordare come "ogni nazione e ogni tempo ha avuto il suo apostolo" e di altri esempi negativi per evidenziare il traviamento, tutto questo era già nei racconti dell'epoca, troppo facile  pensare che tra questi i Caldei venissero additati come idolatri  e distruttori del tempio del Dio unico (.2-Cronache 36,17) ? Comunque per un migliore chiarimento  faccia affidamento al dott. Moueheli Mohsen che oltre a seperne più di me ha collaborato attivamente col prof. Mandel alla traduzione del Corano direttamente dall'arabo


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Domanda) I sufi se non sbaglio si chiamano fratelli e si aiutano a vicenda. Insomma un pò come nella massoneria, e c'è chi vede in questa una diretta affiliazione del sufismo. Questo cosa significa, che se uno di loro delinque gli altri lo proteggono oppure che lo si appoggia nei traffici economici e di potere? Scusate la franchezza.

Risposta. Non è la franchezza da scusare. La cattiva informazione produce domande e opinioni inadeguate. Intanto il sufismo non ha come fine i vantaggi mondani e di potere, è una via mistica che ha a cuore  l'evoluzione umana fino alla percezione del divino. Chi usa l'ordine per motivi di protagonismo sperando vantaggi personali si allontana dal suo spirito ed è messo a riposo o si esclude. Questo vale anche nella massoneria: quando un fratello usa gli altri e le istituzioni per i suoi fini di vanità e ambizione oltre il legittimo non solo non deve essere aiutato ma isolato. L'etica impone il rispetto degli altri nel proprio agire e l'attenzione di non danneggiare "chiunque" indipendentemente da chi è e dalle sue convinzioni. Vede, in un certo senso, sono proprio organizzazioni come il sufismo e la massoneria (senza dimenticare l'azione di tante ottime persone nei differenti credi) che garantiscono un rapporto etico e una ricerca di verità costante, ciò significa che le ingiustizie e le menzogne sono dapprima combattute in "famiglia". Che poi l'essere umano sia tutt'altro che perfetto e che non esista una istituzione con il dono dell'infallibilità è un dato di fatto, ma il suo fine  è di cercare di realizzare  quei valori di giustizia, arte e fede che costituiscono la civiltà. L'inciviltà di cui lei parla sta nell'ignoranza e nella presunzione che va  combattuta prima di tutto dentro di sè.

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Domanda) Personalmente credo che l'uomo sia da considerare soprattutto nella sua razionalità in quanto ha saputo dare al suo comportamento  regole intelligenti a differenza degli altri animali (...)

Risposta) Beato lei che ha tanta fiducia nell'uomo razionale. Ogni domenica in tutto il mondo centinaia di milioni di persone seguono la loro squadra del cuore di calcio (o di basket, pallanuoto o altro) soffrendo e gioendo per i risultati, c'è perfino  chi scatena guerre fuori dallo stadio contro i tifosi della squadra nemica. Premesso che il gioco e il divertimento è cosa in sè bella e sana, non le sembra che sia l'irrazionalità a dominare tali comportamenti spesso esagerati? E' razionale la scelta di una squadra anzichè l'altra? Tifare per un gruppo di giocatori dei quali nessuno o quasi è della propria città e pronti ad andare nella squadra avversaria se meglio pagati o per altri vantaggi (come anche allenatori e presidenti)? Della squadra rimane solo una bandiera ed il resto è un via vai di commercio di soldi e di uomini. E' razionale accettare di vivere con mille o duemila euro al mese sgobbando di fatica sapendo che quei giocatori per tirare quattro calci al pallone in poco più di un'ora guadagnano come interi mesi se non anni di fatica? Cambio discorso, altro punto di vista. Ieri vedevo su Sky un documentario centrato sulla vita di una leonessa, chi lo ha girato partecipava emotivamente alle vicende di sopravvivenza di questo felino gioendo quando riusciva a procacciarsi il cibo. Eppure se le telecamere avessero preso come punto di riferimento del documentario una qualsiasi vittima della leonessa ecco che essa sarebbe stata la "cattiva" del racconto e tutte le simpatie si sarebbero spostate su quella giraffa o su quello gnu precedentemente ucciso. Secondo lei è razionale questo tipo di partecipazione? Chi ha un gatto di casa gli compra le scatolette con carne di coniglio, di agnello, di manzo ossia di animali a cui potrebbe affezionarsi come è affezionato al suo micio (potenzialmente anche lui da scatoletta). Tutto questo è razionale? E lascio andare avanti lei con questi esempi sul comportamento umano guidato dalla razionalità.

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Domanda) (...) la setta islamica del sufismo non si inserisce dunque nell'insieme delle sette islamiche, sunniti, sciti, ismaeliti eccetera?.

Risposta) Intanto il sufismo non è una setta islamica ma designa l'insieme degli ordini religiosi islamici come il monachesimo raggruppa gli ordini cristiani (francescani, domenicani e così via). A meno di fare un uso improprio del termine per malafede o per mancanza di informazione adeguate (il sito che lei cita ne è un esempio) e allora tutto è setta (settore) nella storia delle religioni: il cristianesimo sarebbe formato dalla setta cattolica, da quella ortodossa e da quelle protestanti. Esse vengono definite "chiese" a meno di ricreare nuove guerre di religione per stabilire una verità che nulla ha da fare con quella divina. Lo stesso per i vari gruppi dell'Islam, fondamentalmente due, i sunniti (la grande maggioranza) e gli sciiti con alcune ulteriori differenziazioni. Per evitare confusioni e odii reciproci meglio usare i termini in modo obiettivo e criteriato. Tutte le religioni erano considerate sette o eresie dal contesto politico e religioso dell'epoca non per questo dobbiamo continuare a definirle sette ed eresie quando dopo secoli si sono istituzionalizzate e sono diventate le credenze più diffuse.

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Domanda) Sono una cristiana cattolica e ho letto sul vostro sito quanto nell'Islam e nel Corano viene detto su Gesù.Sto facendo questa ricerca perchè non trovo timore di DIO, fedeltà e purezza nel mondo del cattolicesimo verso DIO, il Vangelo e Gesù sia tra i cosidetti fedeli e sia tra i religiosi(chierici,alti prelati, suore e Papa).Tranne in alcuni e pochissimi uomini e donne giusti e fedeli a DIO e al Vangelo come certi missionari ed il Papa Giovanni Paolo II, per il resto vedo nella chiesa cattolica solo manifestazioni di ipocrisia,strumentalizzazione della parola di DIO (e pertanto bestemmia!)ai fini politici e di denaro, assenza del timore di DIO, vendita del potere salvifico di DIO come ad un discount, dottrine false come il magistero della chiesa e del Papa che con le loro interpretazioni sottomettono la parola di DIO alle loro logiche umane e di potere ed ogni altra sorta di abominio (vedi la pedofilia!!)quindi il tutto in una vera e propria apostasia figlia di Satana! Tutto questo mi fa soffrire moltissimo anche perchè oltre a quanto ho appena detto anche nella morale è tutto un disastro! Basti vedere i cosidetti cattolici osservanti come si adeguano con facilità sia nella morale che nei costumi alle logiche adultere dell'occidente!! E qui mi fermo, perchè avrei tanto ed altro ancora da dire come ad esempio per me come giovane donna, non riuscire a trovare più una cristiana umile e sottomessa a DIO sia nel ruolo di madre che di moglie ma anche come testimone femminile nella società per morigeratezza, pudore e castità abbigliamento compreso. Non è possibile avere solo le suore come esempio di donne votate a DIO. Io invidio come le donne mussulmane si velano sopratutto di questi tempi, non solo per loro libera scelta ma perchè si sentono spiritualmente in una condizione particolare e di dono della propria castità a DIO. In questa mia condizione spirituale e di fede e di mancanza di sintonia ed unione alla mia chiesa, sento di cercare il rapporto diretto con Gesù e con chi dopo Gesù ha dimostrato la stessa sua fedeltà a DIO.Ecco perchè sto in questo dualismo tra Cristianesimo evangelico ma anche Islam.Che cosa potete dirmi a riguardo? E' normale una situazione del genere? Si può conciliare? Dell'Islam mi attrae principalmente la sottomissione all'Onnipotenza di DIO, al timore verso di LUI,ad essere fedele sopra ogni cosa e a sperare nella sua Bontà, Compassione, Misericordia per la salvezza del corpo e dell'anima che solo LUI può sapere e dare aldilà delle opere visto che per quanto ci possiamo dare da fare restiamo impuri e nel peccato! Insomma datemi per cortesia un consiglio in tal senso! Come posso coindividere tutto questo e con chi?

Risposta)  Perchè allora non si fa suora? Ci sono bellissimi esempi come madre Teresa di Calcutta che era anche apertissima a tutte le religioni. Nell'attività religiosa di aiuto al prossimo (non è questo il rigore che cerca?) potrebbe conoscere meglio se stessa e valutare il senso della esagerazione di cui parla, poi si ricorda la frase di Gesù del vangelo "lascia che i morti seppelliscano i loro morti"? Una sorta del dantesco "non ti curar di loro ma guarda e passa"? Se siamo troppo occupati delle miserie di questo mondo come si può agire con letizia?
 

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Domanda) ...per una tesi universitaria, volevo sapere come e da chi sono fondate le tekke sufi. Da noi ci sono delle chiese sconsacrate,  c'è qualcosa di simile nel sufismo? Grazie

Risposta) Omar Shah paragona le tekke sufi alle centrali elettriche, tutte collegate tra loro e soprattutto con quella centrale (dergha) dove risiede il gran maestro. Quest'ultima è un edificio secolare risalente in genere ai padri fondatori. Effettivamente ci sono analogie con le chiese cristiane in quanto una tekke è resa tale da un rito di illuminazione parallelamente all'investitura data allo scheick che rappresenterà l'ordine nella zona (mokkadem). Il rito può essere compiuto dal khalifa generale dello stato, il quale è stato a sua volta nominato dal gran maestro. Quando il il khalifa muore gli scheik  rimettono al nuovo khalifa i loro compiti (allo stesso modo quando i Pir muore i khalifa delle varie nazioni). Questo significa che le tekke dipendono dai mandati.

Domanda) Ho letto diversi articoli in questo sito dove si evidenzia come il lavoro dei sufi su se stessi è anche di tipo psicologico, indubbiamente sarebbe una fortuna essere curati da uno psicoterapeuta sufi piuttosto che da uno che conosce le cose solo dai libri. Credo che il sufismo purifichi la religione dai condizionamenti e dalle suggestioni e permetta all'individuo di essere veramente libero ma anche che sia un lavoro lungo e faticoso e difficile...

Risposta) (...) Anche uno psicoterapeuta non sufi per esercitare deve aver fatto un training con un supervisore  per due motivi: il primo per prendere consapevolezza delle proprie devianze al fine di correggerle, il secondo per toccare dal vivo i problemi e gli stati psicologici che dovrà trattare (deve avere l'umiltà di mettersi dalla parte del paziente insomma). Il lavoro sufi è indubbiamente più approfondito e in certi casi più drastico ma non è la stessa cosa in quanto coinvolge anche il piano spirituale. Va da sé che i condizionamenti e le suggestioni impediscono di essere liberi, si ha soltanto l'illusione di esserlo. Oggi come oggi l'industria del mercato e della politica, in certi paesi di più in altri di meno,  gioca non sulla informazione corretta ma con le trappole per ingannare: il fine dei resto non è la verità ma la vendita dei prodotti e il mantenimento del potere. Se ci si mette anche  la tendenza a vivere di pregiudizi e abitudini insita in ogni essere umano lo spazio di libertà è veramente ridotto al lumicino anche per molti professionisti dell 'educazione e della sanità.

D) Grazie per avermi risposto. Avevo letto di esperimenti in cui uno psichiatra si era fatto ricoverare fingendo prima determinati sintomi ma anche quando aveva smesso di manifestarli e si comportava normalmente non veniva dimesso. Questo può essere l'esempio della forza del pregiudizio (...) c'è un libro che mette in evidenza questo confine incerto tra follia e misticismo?

R) E' possibile, ma è anche possibile che un operatore consapevole abbia preso un pò di tempo per vedere se si trattava di simulazione, il paziente può infatti nascondere quei sintomi che capisce non convenienti alle relazioni con gli altri. E' vero comunque che la pressione psicologica del "sei così e devi comportarti così" può incidere notevolmente: vale sempre la domanda "è la devianza che crea il controllo sociale o il controllo sociale che crea la devianza?" dove la risposta corretta, forse, si situa a metà strada. Del resto in passato ci sono stati casi anche non rari di persone ricoverate nei manicomi per pregiudizi sociali, in sicilia le ragazze che avevano perso la verginità ed erano diventate inaccettabili per la comunità e per la famiglia. Questo è il testo: "la folle e il santo" di C.Clement e S.Kakar ed Corbaccio.

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D)  (...) E' un periodo molto bello questo per  me,perchè mi sento molto sereno,è bello vedere che le situazioni che prima mi  terrorizzavano,ora non provocano in me nessun turbamento e tutto,dallo studio  alle relazioni con gli altri,mi riesce tutto meglio. Può sembrare strano,ma io ero proprio un ragazzino quando ho cominciato a  studiare l'islàm,avevo quattordici anni(adesso ne ho quasi venti),era un  periodo bruttissimo,ero un ragazzo chiuso ,depresso e totalmente inconsapevole  di cosa fossi realmente e di cosa fosse il mondo,come del resto è normale che  sia a quell'età.Il problema era che la mia situazione familiare mi opprimeva(e lo fa tuttora)a tal punto da farmi chiudere sempre di più in me stesso,a farmi  isolare dal mondo.Ovunque vedevo male,a scuola e per la strada mi sentivo  offeso e deriso e gli sguardi cattivi e spavaldi dei ragazzi della mia età mi  facevano paura,tornavo a casa ed era peggio ancora,mio fratello e mio padre in  casa rappresentavano quegli stessi ragazzi di strada,e io,che di per me ero già  molto debole di carattere, ne fui distrutto.Mi chiudevo nella mia camera per  giorni,uscire per strada era diventata un'impresa impossibile,per più di tre  anni mi portarono da vari dottori,ma penso che nessuno di loro afferrò bene il  problema e persi tempo e denaro. Intanto il fatto che i miei parenti  cominciassero a compatirmi,a trattarmi come il "malato",e man mano nella mia  mente cominciò a ristagnare l'idea che fossi veramente malato,talvolta vedevo  mia madre piangere per causa mia e questo mi struggeva il cuore. Ebbene (...) crederà che in questo groviglio di male,proprio quando stavo per  imboccare le strade più brutte,l'islàm ha bussato alla mia porta,e mi ha  condotto pari passo dal buio totale verso la luce, come una madre che tenga con  la mano il suo bambino. L' islàm mi ha condotto dentro me stesso,nei meandri  della mia personalità repressa,ho visto i miei mali e man mano li ho tolti via, mi ha fatto maturare,mi ha fatto crescere e io cominciai ad aprire la porta  della mia camera, cominciai a sorridere,a sentirmi felice,cominciai ad uscire  per strada,mi sentivo come liberato, liberato da una gabbia invisibile. Oggi sono  tutto l'opposto di quello che ero una volta,mi sento sereno e felice,e riesco a mantenere questa tranquillità anche in mezzo alla gente,mi sento sicuro di me  stesso e il mio passato mi sembra molto lontano. Certo i problemi non mancano,ma  sa qual è la cosa più straordinaria,è che probabilmente i problemi rispetto a prima sono aumentati,la mia famiglia non è cambiata da allora,la società alla  mia età impone più doveri,fatiche e cattiveria da sopportare,il fatto è che ora  tutto ciò non mi sfiora minimamente piuttosto rafforza la mia fede e la mia  personalità. Il Corano è stato la mia salvezza,è incredibile quello che può fare, ti insegna veramente il rispetto per te stesso,il rispetto dell'altro ed è incredibile come sia instancabile leggerlo e rileggerlo,è già un miracolo questo, leggere le stesse pagine di un libro che tuttavia non annoia mai e che sembra dire sempre cose diverse ad ogni lettura. (...) ho cercato di raccontarle la mia storia,per quanto possibile, e ho omesso i particolari. Auspico che le persone vadano al di la dei pregiudizi, che capiscano che una religione non è giudicabile da ciò che si sente in tv o che si legge sui giornali,auspico che i musulmani si rendano conto di possedere un tesoro che talvolta tengono riposto, perchè l' islàm è tutt'altro che una serie di leggi da applicare,oppure un serie di riti da praticare passivamente, l'islàm non è soltanto preghiera,ramadan o pellegrinaggio,è prima di tutto una via di spiritualità,una via di conoscenza di se stessi e della realtà,la via  che riconduce a Dio, l' Islàm che ha vissuto il Profeta. Chi lo vivrà in questo modo avrà una vita di gioie e serenità.

R) Belle e sincere parole. Lo crediamo anche noi. La vita quando diventa via per realizzare se stessi (e nelle profondità del Sè, dicono i sufi, c'è Dio) prende un senso, oltrepassa il banale e il ripetuto che caratterizza una deviata normalità comune. Il Corano (ma  tutto può essere motivo di evoluzione nelle giuste condizioni interiori) ha elementi universali che risolvono tanti problemi. Una buona traduzione si capisce. La migliore traduzione del  Corano che c'è in Italia per me è di gran lunga quella di Gabriele Mandel con un apparato critico eccezionale ( e costa anche poco nelle edizioni Utet) da abbinare al testo dello stesso autore il Corano senza segreti ed Rusconi. Soprattutto il Corano è un testo da saper leggere, se poi si intuisce qualcosa della ispirazione originaria è un  bel dono del cielo.

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D) In poche parole cosa è questa Tradizione di cui parlano la Blawasky e Renè Guénon ? E la massoneria e il sufismo, poichè ho trovato diverse persone di loro che li consigliano, c'entrano con questa Tradizione dall'Alto? Scusate la domanda diretta.

R) Perchè mai scusarsi di domandare?   Una serie di domande e di risposte a tal proposito sono state raccolte nell'articolo qui linkato:  http://www.puntosufi.it/59dist.htm . Comunque, questo mito della Tradizione di moda nel 900 negli ambienti occultistici e teosofici,  fatto proprio dal nazismo e da settori del fascismo ( vedi gli scritti dell'autore che lei cita con lo pseudonimo di ignitus sulla rivista "il regime fascista" e del gruppo di magia di Ur krur ) in poche e semplici parole ritiene che nel centro della terra vi sia un re del mondo di tipo spirituale che governa le epoche e legittima le religioni, o meglio tradizioni sacre che nascono e riportano a lui con determinati riti. I nazisti avevano organizzato anche spedizioni in Tibet per ricevere dal misterioso personaggio l'autorizzazione del potere. Sempre secondo questo mito il mondo  sarebbe in una caduta dallo spirituale al materiale attraverso cicli cosmici ben definiti .Adesso saremmo alla fine dell'età più buia dove le forze del male, una sorta di controiniziazione dove c'entrerebbe (almeno secondo i più accaniti sostenitori del mito) il concorso della psicoanalisi e della scienza moderna. Insomma, reinterpretando i miti antichi della caduta spirituale degli uomini  e leggende fascinose come l'agarthi, nell'ottocento e nelle sintesi ideologioche successive nasce questo schema metafisico-mitologico che pone se stesso come verità indiscutibile (se no si fa parte dei cattivi e degli ignoranti). Chi segue fedelmente questo pensiero sarebbe nella elite spirituale, con una autorità speciale a lottare contro le forze del male dove  si crede alla democrazia e alla libertà (essendo queste ultime sotto il controllo delle multinazionali e delle lobby, comunque da interessi di potere di qualsiasi area ideologica, questi demoni devono essere veramente degli illusi, detto tra noi). Per il resto veda il link.

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D) Già che si parla di termini mi si permetta una domanda: che limite ha l'io rispetto al sè ? E quando parlate di anima, Sè, spirito, questi termini sono sinonimi? Come si fa a capire la differenza?

R) Tutto dipende dal contesto e questo vale per ogni parola. Consideri il concetto di "darsi un limite" o "dei limiti". La prima impressione ed associazione di idee di uno psicoanalista, probabilmente, sarebbe negativa,  storcerebbe il naso pensando che ciò sottende ad inibizioni,  condizionamenti e simboliche castrazioni (i tipi coatti sono letteralmente imprigionati dal senso del limite) ma per un insegnante assumerebbe un significato positivo pensando a classi e allievi completamente fuori controllo, bestemmie e parolacce, liti anche manesche tra compagni, non gli passerebbe per la testa la liberazione dell'io e la fluidità della libido. Se l'azione di uno psicoanalista è anche di liberare l'io bambino dai limiti educativi e caratteriali per l'insegnante si tratta di dare dei limiti al comportamento : poi l'arte psicoanalitica e pedagogica sta tutta nel modo con cui  questi limiti si tolgono o si mettono responsabilizzando alla libertà nei confini del legittimo. Il buon senso fa capire il contesto. In ogni caso il Sè per sua natura non ha limiti mentre l'io è relazionato alla corporeità con cui deve fare i conti ( prigione degli gnostici ma anche fonte di piacere per gli epicurei). Per anima si può intendere il divino che è in noi o in  uno specifico junghiano l'aspetto psichico femminile dell'uomo, insomma, sta all'elasticità del lettore e alla sua cultura dare il giusto peso alle parole.

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D) In questo sito ho trovato spesso il termine "principio di realtà". Proprio per questo, considerando che la vita è piena di ingiustizie e sofferenze come si può credere a Dio? Come può avere creato il male e abbandonato le sue creature? Anche chi è innocente, bambini ed animali, sono vittime di malignità e abusi.  Che senso hanno creature inutili come i microbi che possono sterminare tutta l'umanità? E Dio si è  divertito a crearli? Insomma è proprio la realtà a negare l'aldilà, chi ha a che fare con la realtà, per esempio uno medico impegnato a distruggere le malattie causate dai microbi non perde tempo con le metafisiche. Scusate ma è ciò che penso.

R) Lei non ha da scusarsi di niente. Lei fa la domanda forse più ripetuta in tema religioso: se esiste il male come può averlo creato Dio che è il bene assoluto? La risposta più adeguata e altrettanto ripetuta è: se tutto fosse bello, giusto e perfetto come potrebbe esistere la libertà di scelta? Dio lascia l'uomo libero di fare il bene o il male, permette il male che è la conseguenza degli errori umani. Gli errori (in un certo le asimmetrie) vengono corretti , espiati, in un modo o nell'altro anche attraverso il dolore. Ma lei pone la domanda coinvolgendo la natura dicendo che i batteri e virus sono inutili. In natura tutto si muove in ecosistemi dove ogni elemento serve all'insieme. Se una specie cresce a dismisura a danno del complesso i virus attraverso le pandemie riescono a tenere la popolazione sotto controllo. Non è mai successo che un virus abbia nientificato una specie, anche la peste nera arrivò al massimo a colpire i due terzi della popolazione e solo in certe zone. Quindi un pò perchè alcuni individui trovano le resistenze immunitarie e un pò perchè gli altri soccombono il virus scompare per ricomparire anche mutato quando le condizioni tornano favorevoli (tra cui un nuovo eccesso demografico) svolgendo l'indispensabile ruolo equilibratore (l'uomo di oggi ha rotto questa armonia che pagherà a caro prezzo). Quindi nelle leggi naturali non ci sono sciocchezze, ogni elemento ha una logica nell'insieme, tutto sta in un meccanismo che riconduce a leggi e a matematiche precise in cui sono compresi, a detta dei mistici, anche le sofferenze di chiunque. In termini pratici chi semina grano raccoglie grano e chi semina vento raccoglie tempesta. Cause ed effetti equilibratori che trascendono la vita individuale coinvolgendo più vite orizzontalmente e verticalmente: se il gruppo in cui lavoro sbaglia, insieme patiamo le conseguenze e i miei errori mi si riflettono oltre questa singola vita terrena. Spero di esserle stato di aiuto se questo voleva. ( P.S.  riporto in nota il nome di sufi anche viventi , stimatissimi virologi ... tutt'altro che refrattari alla spiritualità ).

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D) sono molto attratto dall'Islam e vorrei convertirmi. Il problema è verso i miei genitori.
Se io divento musulmano e loro rimarngono cristiani vuol dire che bruceranno all'inferno perchè "Kafir" miscredenti?

R) Ciò che è importante non è convertirsi  ma maturare, cogliere la fede in modo adulto. E' preferibile la compagnia di un  cristiano equilibrato  a quella di un sedicente musulmano fanatico. Il Corano  più volte afferma che uomini e donne, indipendentemente dalla loro religione, se credono in Dio e compiono atti buoni avranno il loro paradiso. In altri termini il miscredente non è in rapporto ad una religione ma all'ignoranza che lo caratterizza.

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D) Sono uno studente in antropologia (...) sto iniziando un lavoro di tesi specialistica in antropologia medica e visto il mio profondo interesse nei confronti del mondo islamico e in particolar modo nei riguardi della mistica Sufi, volevo concentrare la mia attenzione sulla repressione esercitata presso le teocrazie mediorientali, in particolar modo in Iran. Volevo chiedervi se foste disponibili ad iniziare un dialogo sulla repressione dei movimenti Sufi e soprattuto sulle motivazioni che spingono questi governi ad attuarle.


R) Le rispondo con una premessa generica. I sufi non si occupano di politica  pur essendo attenti a tutto quanto accade "nel" mondo. I sufi sono "nel"  mondo ma non "del" mondo per questo non amano discutere o tifare sulle  questioni che finiscono per coinvolgere credi potici e costumi. Molto spesso  persone che lottano per la libertà e la dignità umana di altri paesi non si  accorgono che in casa propria questa viene umiliata costantemente. Vede, mi  permetta, molti di noi sono docenti universitari e medici che girano il  mondo per lavoro: sempre si tocca con mano che tutto il mondo è paese. Le  prevaricazioni, le ingiustizie, le falsità, insomma l'ignoranza in forme  diverse alligna dappertutto. Per essere oltre, per educare ad essere oltre, i sufi hanno i loro metodi ma solo la via permette di capirli non le parole.  Comunque per entrare nel merito della sua questione non è detto che sia  sempre quel che si crede che sia e come si crede che sia .

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D) Vorrei una vostra delucidazione a proposito del concetto di perdono. Non vi sembra che in occidente sia usato a sproposito? I giornalisti  poco dopo viene commesso un delitto intervistano che so, la moglie, il padre, il figlio chiedendogli se perdona l'assassino prima ancora che venga catturato. Non c'è un atteggiamento facilone che interpreta male anche una eredità che tende a chiudere un occhio davanti alle prevaricazioni? Non porta questo a un "lo faccio intanto fa lo stesso"? Un mio amico insegnante mi raccontava che in certe classi hanno promosso ragazzi con file di quattro e che inoltre avevano fatto disperare i docenti. Promuovendoli non si incoraggia loro a peggiorare?

R) Certamente. E' una questione di riflessi condizionati. Se un errore viene premiato si rinforza l'atteggiamento negativo. Quel che è da premiare è il comportamento corretto. In termini giuridici è  la "certezza della pena" che viene a mancare. Una società che vive questa confusione viaggia verso la propria autodistruzione in quanto è una necessità della sopravvivenza della psiche umana il senso della giustizia (al di là di ogni becero legalismo buracratico) . La cosa più grave che costituisce  devianza sociale è il non porsi la domanda se c'è pentimento reale ( comprensione dell'errore, volontà e bisogno interiore di correggersi) in chi ha commesso un crimine. Il Corano e il Vangelo parlano di perdono in presenza di un reale pentimento. Se quest'ultimo diventa una barzelletta tipica : "lo faccio...intanto poi vado a confessarmi" evidentemente non ha valore, il perdonare 77 volte 7 del Vangelo è ovviamente il solito paradosso dei testi sacri da non prendere alla lettera (come il "beati gli eunuchi" che c'è chi si è evirato davvero). Vero: ogni crimine e ogni criminale va capito (compreso un Hitler o un moderno cannibale) ma capire non significa giustificare e simpatizzare col male. Il rischio è proprio questo che il comportamento deviante (chi frega gli altri per esempio) non solo si perdoni immediatamente o si giustifichi in modo qualunquista (lo fanno tutti) ma che venga preso in simpatia e allora l'organismo sociale si disgrega a danno di tutti. Il giusto e l'utile non coincidono più. Cosa si perdona e cosa c'è da perdonarsi quando non c'è consapevolezza degli errori che danneggiano in egual misura se stessi e gli altri ?

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D) (...) il zhikr insegnatomi da Omar Shah era silenzioso, meditativo, evitava proprio la sovraossigenizzione di cui parlate. Perchè queste contraddizioni nel sufismo? (...)

R) E' una domanda rivoltaci diverse volte e che dimostra non tener conto delle differenze. Ciò non è sufi. L'unico modo giusto è quello che ho imparato per primo...il papà ha sempre ragione. In realtà i vari ordini sufi ( quelli storici e regolari, per intenderci, non quelli improvvisati in occidente) hanno dhikr diversi, non tutti danzano come i Mevlevi e non tutti si raccolgono in una sommessa recitazione dei nomi di Dio. Paesi diversi e storie diverse. Vero è che ci sono state degenerazioni come nel muraburtismo, uso di droghe e spettacolarismo, devianze rispetto ai valori di ispirazione del sufismo stesso.

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D) Rileggevo alcuni brani del sito, in particolare alcuni della sezione "psiche". Ecco allora che mi è sorta una domanda tanto profana quanto spontanea: come si fa a vivere sereni in questo mare di paranoie, pregiudizi, illusioni a buon mercato, sapendo che nessuno ne è immune, noi stessi compresi? Certo interrogare se stessi e "autoanalizzarsi" è un buon inizio, ma non si rischia di perdersi tra i meandri della mente, o magari aprire un vaso di Pandora che era meglio lasciare chiuso? In somma, se uno comincia a farsi troppe domande non rischia di diventare come un cane che si morde la coda? Grazie per l'interessantissimo sito

R) Certo il rischio c'è, per questo ci vuole un maestro o comunque un buon psicoterapeuta. Non si può pretendere di fare un "viaggio" senza accettare rischi e difficoltà che inevitabilmente capitano. La conoscenza di sè del resto è l'unico sistema per poter arrivare a cogliere il divino ma il farsi troppe domande può anche essere una trappola per non investigarsi davvero. E' vero, nessuno è immune ma solo l'esperienza permette di immunizzarsi.

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D) Rileggendo gli interventi nelle varie sessioni trovo spesso il riferimento alla "fede", a mio avviso ben descritta (almeno negli effetti) nelle ultime righe del tema "il corpo"(in "psiche n.d.r.). Come si spiega questo fenomeno a livello psicologico e magari anche fisiologico? E un'altra domanda: il razionalista (o comunque chi tale si definisce) ha tipicamente un'opinione negativa della fede, considerata spesso come una sorta di velo che impedisce di vedere le cose per quello che sono veramente. Insomma, un po' come se questa influenzasse (nel bene e nel male) la propria visione del mondo. Condivido solo in parte questa interpretazione, ma mi trovo invece abbastanza d'accordo riguardo ad un'altra critica mossa dai razionalisti: la fede non è un po' come un'illusione in aggiunta alla realtà? O meglio, la percezione di un "infinito divino" non è una sorta di "abito" con cui si riveste la realtà? O usando ancora altri termini: non è una assunzione arbitraria non necessaria per la spiegazione della realtà? Provo ad avvalermi di un esempio per chiarire le mie domande: ho letto tempo fa un articolo, credo di P. Odiffreddi, in cui questo sosteneva che la fede dello scienziato consiste nel credere che l'universo sia in definitiva ordinato. Ma questa non è appunto un'assunzione arbitraria assimilabile ad un supporto psicologico? Non sarebbe più realistico, rimanendo al caso dello scienziato, studiare la natura e l'universo senza dover supporre che questo sia ordinato? Tra le opere del prof. Mandel ricordo di aver letto questo (non cito testualmente ma posso provare a cercare): la fede è fondamentale per la conservazione della psiche. E' forse questo il motivo per cui nemmeno il razionalista può esentarsene?

R) Gli effetti sono semplicemente somatizzazioni  regolate dal sistema nervoso come il rossore delle guance a seguito della timidezza o del pallore causato dalla paura. La spiegazione scientifica della relazioni tra stati emotivi e manifestazioni corporee è stato ampiamente trattato nei testi di psicosomatica e anche documentato dalla spect. In particolare nel buon testo "Dio nel cervello" citato nella bibliografia troverà almeno in parte la spiegazione di quanto cerca. Il concetto di infinità legato a Dio è derivato alla esperienza del mistici, dall'attivazione di quell'area cerebrale che si stacca dalle percezioni spazio-temporali. Concordo pienamente col prof. Gabriele Mandel nel ritenere la fede basilare per la psiche, anche se distorta in modo psicotico, in credenze deliranti o appiattita su valori comunque, per me, limitati per quanto importanti come la scienza e il bene dell'umanità, questo bisogno richiede di essere soddisfatto. Il vero bene dell'umanità per il mistico è Dio: la ricerca di questo assoluto non avendo fine fa evolvere la stessa psiche. Ne ho parlato sulla rivista sufismo di prossima pubblicazione dedicata al tema della natura. Infine se non si ha fede in un ordine, in una propria intelligenza che comprende il mondo per quanto limitatamente e relativamente sarebbe come precipitare nella depressione se non nella follia. Poi del mondo fenomenico gli scienziati da sempre ricercano leggi e formule che han trovato conferme empiriche (come la teoria della relatività): se è certo che esse stanno dapprima nella mente è però anche vero che funzionano e trovano verifiche, per cui volente o nolente non si può non aver fede in un ordine, in una logica che è alla stessa base del nostro linguaggio/ pensiero, identica in ogni luogo, cultura ed etnia. Ma l'assoluto non può neppure essere limitato dalla stessa ragione.  Ricordo infine Si Boubakeur Hamza, magnifico rettore all'università islamica di Parigi, il quale si rivolgeva alla irrazionalità dello spirito per indicare la trascendenza e in un certo senso la fede. Questo in sintesi il mio punto di vista. (N.V.)
 
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D) In molti dovrebbero leggere le pagine di questo sito, che mi ha colpito per la chiarezza e soprattutto l'onestà con cui certi temi vengono trattati, cosa che già avevo sottolineato in altre lettere. Mi interessa particolarmente la questione della differenza tra fede e religione che, a quanto pare, solo i sufi hanno saputo cogliere tra noi musulmani.  Io sono (...) di origine musulmana nato in Italia; il fatto è che la mia "religiosità" per così dire mi ha sempre creato dei problemi con i miei fratelli: dopo averlo fatto fin dall'infanzia, (...) ho smesso di frequentare le moschee perchè, pur con grande dolore, non mi riconoscevo nell'ambiente. Di fronte al mio tentativo, certo non articolato, di studiare il Corano e l'Islam in generale da un punto di vista storico che tenesse in conto l'esegesi moderna, da parte della comunità e, ancor più tristemente, della mia famiglia ho trovato le porte chiuse ed un clima di forte tensione, quasi come se avessi commesso un tradimento. In effetti, l'idea del Corano come parola di Dio perfetta e immutabile l'ho ridimensionata, e questo mi crea molti sensi di colpa verso i fratelli e, lo ammetto, soprattutto verso Dio. Certo le mie idee non sarebbero minimamente accettate e da parte mia non posso trascurare il fatto che, anche per colpa dei miei studi in materia e mi duole ammetterlo, le mie idee sono ben distanti da quella che è la visione ortodossa dell'Islam, quella in cui sono cresciuto. Per mantenere le relazioni con i miei parenti e alcuni dei miei più cari amici mi sono visto costretto a rivedere le mie posizioni e ad ammettere di essere stato ingannato, eppure non mi sento affatto sotto l'effetto di un'influenza demoniaca! Non mi sembra giusto e neppure sensato tagliare definitivamente i ponti, ma d'altra parte non posso neppure tradire me stesso e quella ricerca che non conosce dogmi, senza contare quel pesante senso di colpa che mi attanaglia ogni qual volta mi approccio allo studio dell'Islam da un punto di vista diciamo "non ortodosso". La mia domanda sembrerà fredda e calcolatrice e certo non voglio fare la parte del martire, sarebbe puerile, ma è davvero possibile, come sembra affermare il sufismo, che esista fede senza una religione? E' forse frutto dei miei condizionamenti ritenere questa ricerca senza religione, un effettivo tradimento del messaggio coranico?   

 

R) Cominciamo dalla fine. Per il sufismo la fede non deve confondersi con la religione poichè questa ne è una burocratizzazione ma neppure la esclude. Per il sufismo l'Islam è la terra, l'isola di riferimento, ma il sufi spiega le vele nell'oceano infinito di Dio, non finisce la sua vita girando e girando intorno ad essa. Del resto lo stesso Corano, dicono i sufi, ha una matrice celeste, quella sì eterna e perfetta ma scende nelle parole, nel tempo e nello spazio dove tutto muta e qui diventa terrestre, necessariamente contingente (i versetti che correggono gli altri versetti....). Sempre in armonia col Libro i sufi affermano che Dio è creazione ad ogni istante, quindi Egli si rivela solo adesso, ora, e questo adesso domani sarà un'altro ancora. Dio strappa dalla terra chi vuole perchè lo vuole portare oltre i confini del consueto, del ripetuto, oltre la paura di lasciare l'isola, per questo ci vuole una guida che conosca le zavorre dei sensi di colpa e fobie che ci portiamo e non ci permetterebbero di arrivare lontano col rischio pure di affondare. (...) prezioso è il libro di Gabriele Mandel (...) "il Corano senza segreti" ed.Rusconi, con un pò di fortuna si trova anche nell'usato. Lì  si trova la differenza tra una lettura fanatica ed un'altra illuminata del Libro, lì si può imparare ad amare un Corano che fino ad allora potrebbe apparire limitante perchè infantilmente si sta a a discutere con chi  impone questa lettura chiusa (...). E con parenti e i vecchi conoscenti meglio essere diplomatici,  muoversi con disinvolta prudenza (e il nostro Profeta, sia gloria a lui, era bravissimo per questo)

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D) (...) Una volta ho letto, nella sezione "essenze" del sito, una frase, che ora non trovo più, e che più o meno faceva cosi: "quando sarai stufo di questo mondo terreno e dell'aldilà allora potrò colmarti con il mio amore". Mi può spiegare meglio? Cosa è l'aldilà per un Sufi?

R) L'aldilà? Nelle stesse "essenze" c'è la risposta.  Rabi'a, una splendida
Sufi irachena, fu vista un giorno nel suo villaggio che correva con un secchio d'acqua in una mano ed una fiaccola nell'altra; quando le chiesero dove andasse e cosa facesse, rispose: "con il secchio voglio spegnere l'inferno, con la fiaccola bruciare il paradiso, questi due nulla che ci separano dall'assoluto".


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D) Sono un cristiano che già da alcuni anni ,prima per curiosità intellettuale, poi per la ricerca di un cammino spirituale si è avvicinato all'islam. Fino ad un anno fa ero in contatto con alcuni amici musulmani (la maggior parte provenienti dal Marocco) e frequentavo saltuariamente una moschea...Avevo iniziato a praticare la salat (seppur non assiduamente...), con questi amici per due anni di seguito ho vissuto il ramadan come digiuno e come ricerca di Dio...poi per motivi di lavoro mi sono allontanato dal luogo in cui incontravo questi amici e perdendo questo contatto, ho abbandonato il cammino di quella ricerca...Ho una grande nostalgia nel cuore e il desiderio di essere guidato...Inoltre vivo in ambiente e in una famiglia cristiana dove ho difficoltà a palesare quella che ormai è più di una curiosità intellettuale...Mi chiedo: cosa fare? Mi chiedo: si può entrare nell'islam, essere musulmano, fare shahada, senza mostrarlo pubblicamente in famiglia e a coloro che mi sono accanto? Inoltre per il tipo di lavoro che attualmente svolgo mi sarebbe assai difficile presentarmi (qualora la mia ricerca approdasse verso quel porto...) come musulmano...Insomma "nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura" come dice il poeta...Cosa fare? (...)

 R) C'è una storia raccontata nelle sue varianti anche da Saa'di, eccellente mistico sufi, nella quale i mori conquistano un reame cristiano guidato da un re saggio, aperto e tollerante. Il re non si mostrò per nulla sconfortato dalla sconfitta ammettendo invece di essere fedele all'Islam. Allo stupore dei presenti spiegò che se si fosse palesato come musulmano non avrebbe potuto fare quel che ha fatto in un regno di cristiani...e così continuò a governare. Ora, lei mi dirà che l'ammissione di essere musulmano poteva essere una mera mossa politica ma questo non è importante. Importante è che amministrasse con saggezza e tolleranza, cristiano o musulmano che fosse.  Se poi  per diplomazia  portava simboli a cui non credeva ciecamente il bene del suo operato giustifica tale comportamento. Non le pare? Se poi ancora fosse stato un sufi, bè, avrebbe fatto dipingere o scolpire nella sua cappella  (come c'è di fatto in alcune moschee)  i simboli di tutte le religioni come raggi che conducono ad un unico centro.


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D) Da qualche tempo ho trovato il vostro sito su internet e ne sono stato "catturato", nel senso che di frequente torno a rileggerne i contenuti. (...) Ecco la prima domanda: premesso che Dio, o comunque lo si chiami a seconda della propria cultura, è assolutamente inconoscibile e conseguentemente non riducibile ad una qualche ideologia o comunque burocratizzazione (sia essa religiosa, politica, ecc...), come concretizzare l'indescrivibile sentimento che si prova nell'"avvertire" Dio senza il rischio di cadere vittima, più o meno inconsapevolmente, di una burocratizzazione che ci si è per così dire "autoprovocati"? In altri termini, poichè l'uomo si realizza necessariamente nel parziale, come tradurre quel senso di assoluto senza cadere vittima di una parzializzazione di Dio? Vorrei fare un esempio molto pratico: nelle varie discpline vi sono persone che riescono meglio e altre che riescono peggio; a parità di predisposizioni, caratteristiche, ecc..., mi pare, ma non vorei fraintendere, che le persone che meglio riescono siano proprio quelle che più riescono a tradurre quel sentimento in termini pratici, in particolare nella pratica di una specifica disciplina; ossia quelle persone che più riescono a dimenticare il proprio io e a sostituirlo con quel senso di assolutezza; ma come si può poi non cadere vittima di tutto ciò? E ora vorrei porre la seconda domanda: essendo io uno studente di una facoltà scientifica mi sono sempre posto questo quesito particolare: come accordare tra loro la ricerca scientifica, razionale, che per definizione non accetta degli apriori e quel sentimento, che è esso stesso in fondo il motore trainante della ricerca, ma che si basa sull'apriori che esista una Scienza assoluta, una conoscenza, uno scopo. La ricerca razionale non accetta degli apriori, eppure essa stessa non esisterebbe senza la certezza aprioristica in un universo ordinato! Per me è un mistero... (...) attendo una risposta ma senza alcuna fretta.

R) Le risposte più importanti avvengono dentro di sè, al momento giusto, per cui aver pazienza viene al primo posto ( bello dunque in certe cose non far fretta) . Se c'è ricerca (e siamo qui per cercare non per trovare dicono i sufi)  la pulsione alla fede, come le altre terziarie, alla giustizia e la bellezza, rimangono, quindi non ci si inaridisce se si sa cosa sentire. Del resto anche una burocrazia religiosa  con le sue credenze ha la sua funzione terrestre e convenzionale: fede e religione ( qualsiasi essa sia mentre la fede, proprio perchè pulsione, è una) possono coesistere in ognuno e nella società in armonia, così come fede e scienza, pensi ad Einstein, anzi, chi riesce a vivere armonicamente queste realtà ha una completezza che lo porta a realizzare ottime cose. Infine: certo, Dio per il Corano è inconoscibile eppure lo stesso Corano sta nella frase: i cieli e la terra non mi contengono ma solo il cuore del mio fedele.

D) (...) ci sono domande che non hanno risposta, ma solo ipotesi. Se è vera l'idea che ricorre tra i sufi ripresa anche da Giordano Bruno che l'universo è infinito in quanto effetto di un'altra infinità, quella di Dio (a simile causa simile effetto) la teoria dell'universo che sembra assodata, ossia del big bang, non è in contraddizione con essa?

R) Dipende da come si osserva. Sarebbe così se questo universo con i suoi miliardi di miliardi di galassie fosse l'unico esistente. Ma se facesse parte di un organismo infinitamente più grande e complesso, la sua nascita e la sua morte (ed infatti pare condannato al principio dell'entropia) sarebbe fisiologica come quella di qualsiasi individualità, da una zanzara ad una stella. Un tempo si credeva che la terra esaurisse la realtà (il cielo e i pianeti erano appendici che ruotavano intorno) , poi con la rivoluzione copernicana la terra diventò parte di un insieme di pianeti che giravano intorno al sole, si scoprì poi che il sole a sua volta ruota con miliardi di altre stelle intorno al centro gravitazionale di una galassia la quale insieme ad un gruppo locale di galassie si allontana da un fondo originario che conteneva tutta l'energia alla base di questo universo. Ma questo cucchiaino pescava da una fonte infinitamente più vasta e complessa ( a cui restituirà il suo composto) la quale a sua volta....Può farsi una idea  di ciò  "il punto di vista del sufi" in spazio, nell'indice a sinistra.

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Marcella, una "professoressa", ci ha mandato una intensa poesia  sulla sofferenza prendendo spunto dalla triste vicenda dei bambini seppelliti dal terremoto. Morte e vita, gioia e dolore, bene e male fanno parte necessaria dell'esistenza. Se si accetta la realtà si accettano i suoi contrasti, non c'è una cosa senza il suo opposto. Il Corano afferma che ognuno porta il peso di sofferenza che può sopportare: non si può "prendere" quello degli altri ma lo si può " comprendere". Questa Compassione è anche insegnata dal Cristianesimo e dal Buddismo , religioni che rappresentano in modo eroico il loro fondatore, seppur in modo diverso, che si prende sulle spalle il dolore del mondo per espiarlo e risorgere o illuminarsi .Ma noi siamo esseri umani, non apparteniamo al mito, per cui possiamo aiutare noi stessi facendo qualcosa per gli altri. Su come...vada avanti lei (bello il finale della sua poesia!) . (il dolore)

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Vorrei sapere qualcosa su Averroè...

Può trovare in qualsiasi manuale di storia della filosofia le informazioni che cerca, oppure girando su internet. Un tratto particolarmente interessante in Averroè sta in questo: ci sono persone che non capiscono ma credono, i loro  sentimenti positivi ed il buon senso permettono loro di partecipare alla verità, al senso profondo dell'Islam, così coloro che capiscono per cui non hanno bisogno di credere: sanno e non hanno bisogno di dimostrarlo, nè dunque cercano seguaci. La conferma del cuore è sufficiente. Questi sono i filosofi, nell'antica accezione di amanti del Sapere. Poi ci sono quelli che non credono ma ritengono erroneamente di capire , essi sono i teologi. Fanno la gara tra loro a chi è il più ortodosso, quello che insomma ha lo schema giusto, assoluto  per la verità, ma rimangono intrappolati nelle loro rappresentazioni mentali. L' incapacità di capire e di non accettare i propri limiti  fa di loro arroganti fondatori di sette o fanatici estremisti, fondamentalisti o libertini. La storia delle religioni insegna. Essi sono dunque dei pericoli pubblici che l'Islam dovrebbe tenere a bada.  La garanzia della laicità e l'illuminismo del fondamento della religione  sono così messi in luce da Averroè ma ciò gli ha procurato diversi nemici, quelli che credono di capire, non solo nell'Islam.

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Riccardo ci ha mandato questa bellissima poesia...

 

Vengo a Te, uni dei tuoi tanti

 

Lasciami camminare fra le cose belle
E fa che i miei occhi ammirino
Il tramonto rosso e oro

Fammi saggio
Così che io conosca le cose
Che Tu hai  insegnato al mio popolo,
le lezioni che hai nascosto
in ogni foglia, in ogni roccia   

Fa' che le mie mani rispettino
Cio' che tu hai creato,
e le mie orecchie siano acute
nell'udire la Tua voce

Cerca forza ,
non per essere superiore ai miei fratelli,
ma per essere abile
a combattere il mio più grande nemico:
me stesso

Fa 'che io sia sempre pronto
a  venire a Te
con mani pulite e occhi diritti,
così  che quando la vita svanisce
come la luce del tramonto,
il mio spirito possa venire a Te
senza vergogna

***

 

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