| Se, nel corso dei secoli,
non pochi dissensi e inimicizie sono sorti tra cristiani e musulmani, il Sacrosanto
Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua
comprensione, nonchè a difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia
sociale, i valori morali, la pace e la libertà" Concilio Vaticano II (NOSTRA AETATE) |
. IL DIALOGO TRA ISLAM E CRISTIANITÀ' premessa alle domande inviateci E' un conto un dialogo culturale, basato su elementi concreti per una comune convivenza, ed è un'altro un dialogo teologico. Poiché la storia dimostra che i teologi di tutte le religioni spesso sono stati manipolatori capaci di veicolare fanatismo, ignoranza, terrorismo laddove ci sarebbe solo pace e amore, c'è da augurarsi un laico e civile confronto piuttosto che dispute ideologiche. I litigi e le intolleranze stanno già all'interno di un credo (vedi Rahner, Kung, Bof etc. e dall'altra i dissidi nelle scuole coraniche) figuriamoci fuori. Non importa siano talebani questi teologi, o ieri (ma anche oggi) coloro che hanno ideologizzato la santa inquisizione, le guerre sante contro i perfidi mori o i perfidi giudei. Gli artifici di queste manipolazioni teologiche ricordano le tecniche sofistiche il cui fine esclusivo era di rendere convincente una tesi indipendentemente dalla ricerca della verità. Negli assunti dogmatici e scalette precomprensive nessuno sa di non sapere, almeno il buon sofista era consapevole del gioco. Tutti hanno la loro verità in tasca sotto forma di uno schema mentale recintato. Diversamente la mistica che ha unito cristiani, musulmani ed ebrei, poiché una si fonda su congetture razionalistiche, l'altra sull'impulso della fede. Alcuni teologi cristiani affermano che non ci può essere dialogo teologico con l'Islam poiché i musulmani, dicono, considerano un libro, il Corano, Dio incarnato. Ci sono anche teologi musulmani per i quali il dialogo è impossibile in quanto i cristiani considerano un uomo, Gesù, Dio incarnato. Par dunque ovvio a tutte e due che di fronte a simile paradosso ogni parola di incontro sia inutile. Può capitare di trovarsi davanti ai teleschermi un teologo cristiano ed uno musulmano che se ne dicono di tutti i colori. Ognuno chiede vendetta dalla storia e dall'attualità per i crimini a non finire dell'altro. Dice uno: possibile che non si denunci il fatto che tanti cristiani siano perseguitati in alcuni paesi musulmani, (segue un elenco) e che non si rispettino i più elementari diritti umani ? Possibile, dice l'altro, che non susciti orrore l'embargo contro la popolazione dell'Iraq attuato dai paesi cristiani quando provoca centinaia di migliaia di vittime innocenti ? orrore per le sommosse pilotate in Africa gli uni contro gli altri a colpi di macete, orrore della insensibilità contro il massacro dei musulmani ceceni e palestinesi ? Ma i cristiani cosa c'entrano? Protesta il primo. E i musulmani cosa c'entrano? Protesta il secondo. La diatriba incalza: - Eppoi la Scharia finisce per ridurre la religione alla politica ! - Eh si perché la Chiesa non ha sempre vissuto come istituzione di potere e diplomazia politica? - ... E l'invadenza dei musulmani che non si adeguano ai costumi ed alle norme è un pericolo per l'occidente cristiano ! - Non è invadenza occidentale forse l'aver disseminato di coca cola , alcool , scorie pericolose tutta l'Africa e l'Asia? Missionari ovunque ?- Ma dietro c'è l'insegnamento alla libertà che ridà anche dignità alla donne ! - Ah si, a cominciare dai divieti all'uso degli anticoncezionali ed all'aborto! proprio voi che inneggiate alla libertà considerate reato in tre stati USA il solo parlare di evoluzione nelle scuole! Ed ad ognuno par ovvio l'assurdità del punto di vista dell'altro. Poi si passa alla storia. Ognuno piange i suoi impalati ed arrostiti e cita le violenze perpetrate dall'altro. Alla fine si può concludere che religione sia l'equivalente dell' odio e del disprezzo. Basterebbe poco per convincersi che non è così, ma ci vorrebbero altri interlocutori, obiettivi, colti, senza pregiudizi. I mali ci sono, eccome, causati dall'ignoranza e dalle prevaricazioni, ma anche tante positività che permettono di guardare le cose dal punto di vista dell'altro, di far crescere la tolleranza ed un dialogo senza la pretesa di convertire ( che già, giorno dopo giorno, bisogna convertirsi a nuovi equilibri ed alla saggezza ). Ma qual è il teologo che non rinuncia al dogma di avere la verità, se non tutta, dalla sua parte ? "Conosco il tuo punto di vista e capisco che la tua meta è identica alla mia, cambia solo la via che conduce ad essa. Tu credi come me al Dio infinito, eterno, misericordioso. Che si incarni ( logos o verbo che dir si voglia) nel simbolo e nell'insegnamento di Gesù o del Corano è una prospettiva diversa che non ci separa poiché il materiale che costituisce la via è identico. So che dalla mia parte, prima che dalla tua, ci sono fondamentalisti incapaci di interpretare e distinguere, manipolatori e proselitisti, ma essi non mi confondono. Il comandamento di Gesù era di coltivare l'amore ed il rispetto reciproco poiché Dio è amore verso tutti, indipendentemente dal loro credo (l'esorcista estraneo) e dalla estrazione sociale (il centurione romano, il pubblicano, il samaritano...). Nel Corano ogni sura inizia "nel nome di Dio misericordiosissimo" ed è per ben tre volte ricordato che ebrei, cristiani, musulmani e chiunque creda nel divino e compia il bene avrà diritto al suo paradiso. Gesù non costringeva nessuno a seguirlo e nel Corano sta scritto a chiare lettere "nessuna costrizione in fatto di religione". So che dalla mia parte, prima ancora che dalla tua, ci si è infischiati di questo monito alla libertà. Per Gesù erano gli ipocriti, scribi e farisei che utilizzavano la religione per fini di prestigio e potere, i nemici della fede, coloro che confondono l'impulso autentico con una burocrazia legalistica e dogmatica, esattamente come per il Corano. I nemici del profeta erano appunto gli ipocriti soprattutto tra i musulmani stessi ed in una occasione anche un gruppo di ebrei. Io cristiano, non prendo alla lettera certi brani del tipo "solo gli eunuchi goderanno del regno nei cieli". Io musulmano so circostanziare i versetti al tempo ed al luogo in cui venivano rivelati ed estrarre quelli universali da quelli contingenti alle situazioni. Siamo persone capaci di autocritica e serena valutazione dei fatti, nulla abbiamo da temere l'uno dall'altro. Evitiamo l'ignoranza, le discussioni. Bastano poche parole per intenderci. Il buon operare per un bene comune e pluralistico è quanto ci importa. All'interno del mio credo ho scoperto il tuo, la fede del cuore ci unisce non le chiacchiere" Domande e Risposte (le prime sono le più recenti)
D) Premesso che nonostante un pò di nostalgia dell'infanzia non aderisco alle credenze cristiane per cui anche il presepe per me è solo un pò di folklore, ho seguito la vicenda di Genova in cui in un presepe è stata messa una moschea insieme al muro che divide Gerusalemme. Sono rimasto sbigottito dallo scandalo che ha suscitato negli interventi di partiti politici (...) dai giornali e anche sulla rai. So anche di quel tale che sta facendo una crociata con fiaccolate e rosari contro l'Islam e ha bacchettato il cardinale per essere stato tollerante. Come dicevo, pur non essendo cristiano ho apprezzato il messaggio di pace e in un certo senso sono rimasto offeso dalla sua rimozione. Cosa si può pensare da ciò? Sono più pericolosi i fanatici cristiani o quelli musulmani? E se anche i primi fossero pilotati o agenti dirottatori del pensare comune? R) Al di là della cronaca ogni persona di giudizio deve pensare con la propria testa. Gli stessi fatti sono simboli e da come sono interpretati si svela la maturità e sensatezza di una persona. Ma un uomo di Dio in cuor suo trascende tutta questa miseria umana di beghe e devianze psichiche.. D) Ho ascoltato di recente una conferenza di un teologo che dimostrava la superiorità del Cristianesimo sull'islam dall'atteggiamento della preghiera. I cristiani hanno il privilegio di pregare a tu per tu Dio perche suo figlio Gesù si è incarnato nell'uomo nobilitandolo e i musulmani no. La storia prima o poi darà ragione al Cristianesimo. Cosa ne pensate? R) La religione è una cosa seria, non può essere vissuta con lo spirito delle tifoserie sportive o della propaganda politica. In effetti ci sono teologi in tutte le sette religiose ufficializzate o meno dagli stati, che pur di difendere la loro ideologia e dimostrarne la superiorità inventerebbero qualsiasi cosa. Almeno il teologo islamico è vincolato ai passi del Corano, ripetuti per ben tre volte esplicitamente e decine di volte implicitamente, che ogni religione conduce a Dio: l'importante è fare il bene. Ovviamente la posizione della preghiera non dimostra niente bensì ha valore solo quello che c'è nel cuore. Esistono religioni in cui durante la preghiera si inchina tutto il corpo come nell'Islam e nell Buddhismo e altre come nell'Ebraismo e nel Cristianesimo in cui si sta eretti o in ginocchio, piegando in genere il capo per rispetto. Nel caso dell'Islam il movimento riassume l'attività creatrice divina che dal Sè (verticalità) si manifesta nell'orizzonte fenomenico, Islam significa appunto abbandono fiducioso in Dio. D) Sono di fede cristiana, ma ho avuto un insegnamento spirituale da un grande Maestro hindu, che ha lasciato questa vita terrena da alcuni anni. Ammiro molto il vicario ( generale per l'Italia della confraternita sufi Jerrahi -n.d.r.) Gabriele Mandel per la sua forte personalità , profonda cultura e spiritualità! E mi piace molto il suo modo di parlare,perchè riesce ad essere semplice e quindi molto comunicativo, in modo che chiunque possa capire il suo messaggio!!!! Fatta questa doverosa e sincera premessa,arrivo alla mia domanda. Essendo cristiana , conosco il significato di "dolore e sofferenza" nel cristianesimo, ma non capisco perchè per i sufi è sinonimo di "ignoranza"! Vuol dire che ai sufi non è riservata nessuna sofferenza? (poichè elevati spiritualmente, quindi non-ignoranti)-Oppure significa che il dolore a loro scivola addosso e non accusano il colpo? R) (...) Che il male sia ignoranza è un motivo classico nella storia delle religioni ed è il caposaldo del Buddhismo. Poichè lei è stata allieva di "un grande maestro hindu" questi non poteva non averle insegnato che l'uomo è sotto il dominio di Maya/illusione/ignoranza e che il suo dolore nasce da esso. Finchè non si libera dall'ignoranza l'uomo continua a sbagliare e a vivere nel dolore, reincarnazione dopo reincarnazione. Lei dice di conoscere il significato di dolore e di sofferenza nel cristianesimo in quanto cristiana, allora conoscerà anche una scuola di pensiero da Sant'Agostino in poi che considera il male mancanza di bene, ossia ignoranza. Perchè si stupisce allora se ha sentito dire da un sufi che il male è ignoranza? Mai sentito la frase "perdona loro perchè non sanno quello che fanno? ( e Gusù per i sufi è un Qutb, un polo di riferimento elevato) ". Mi istruisca e mi informi , se crede e per gentilezza, del perchè aldilà del sufismo si insiste così tanto su questo concetto. D) Sì. Il mio Maestro mi ha insegnato che l'uomo ,vita dopo vita, è nella maya-illusione-ignoranza, ma io personalmente non considero il dolore come ignoranza, bensì come prove di questa esistenza terrena che ,ognuno di noi deve varcare e oltrepassare senza coinvolgersi troppo: cioè ,superare l'ostacolo, senza avvilirsi e andare avanti! Io,riguardo ai sufi (che ammiro moltissimo) so ancora molto poco,ed è per questo che faccio domande simili:semplici e ingenue,forse!!! In più, sto imparando solo ora, che l'induismo ha molto a che vedere con i sufi! E,visto la mia ignoranza(non è ironia ,ma è la verità),posso sorprendermi ???? R) Lo credo anche io ( passare dentro l'ostacolo conoscendolo) . Splendido è il poemetto di Giobbe nell'A.T. in cui tutto verte sulla prova. L'oro si forma nel crogiolo. La lama viene battuta e ribattuta prima di prender forma. Poi è terribile non sorprendersi più di non sapere ( lo diceva Socrate) poichè solo il bicchiere vuoto può essere riempito. Se un medico è ignorante quanto dolore può provocare! Se un politico è ignorante fa leggi sbagliate, crea disordini e sofferenza sociale e avanti. Ma non si danneggia solo gli altri ma se stessi, poichè tutto ritorna a chi lo causa ( chi di spada ferisce...) e tanti sono i detti a tal proposito dell'antico e del nuovo testamento. Ma se scopro la mia ignoranza comincio a capire gli errori e a danneggiare meno gli altri e me stesso, comincio a liberare la mente da forme devianti che mi fanno soffrire e fanno soffrire, ma è un lavoro che dura tutta la vita, e se Dio vuole, con tanti spazi di pace, serenità e amore. D) Avendo letto l'ultimo intervento non sono d'accordo in quanto Cristo è una figura storica gli altri no, anche sull'approfondimento del telegiornale di giovedì 18 maggio lo hanno detto parlando del Codice da Vinci che se lo è inventato Brawn (...) che è un dato di fatto che Egli è il Figlio di Dio Risorto dai morti e quindi non poteva avere rapporti sessuali pur essendo vero uomo e vero Dio, seconda persona della santissima Trinità (...) R) Se questo è stato detto alla televisione allora merita davvero attenzione e credibilità. Ma, mi permetta, lei è senz'altro particolarmente dotato di senso critico e quindi può cogliere, a differenza di altri, la possibilità che esista una lettura simbolica valida di per sè (tema così ben approfondito da Yung o da Coomaraswamy, autori che certamente lei conoscerà) e che comunque il credere alla resurrezione, come alla verginità della Madonna o al dogma della sua assunzione corporale nel cielo, non sia la stessa cosa dell'accettazione di dati storici ampiamente documentati. C'è insomma la possibilità che intervenga anche la speranza che le cose siano andate in quel modo, insomma un credere sulla parola tacitando i dubbi. E in ciò non c'è nulla di male, basta che il proprio credere non sia imposto ad altri non essendo verificabile al 100%. Per quanto riguarda il Codice da Vinci già se ne è parlato in questa rubrica, un lavoro su ipotesi con pochi dati certi, nulla più. D) Ho trovato anche in questo sito la figura di Gilgamesch come prefigurazione archetipica di Cristo ma sinceramente non riesco a capire dove si trovano le analogie. R) Il poema di Gilgamesch sembra tanto diverso dalla struttura del Vangelo solo ad una prima occhiata. Eppure l'eroe sumerico, figlio divino ma anche con una natura umana vive in quest'ultima la sua tragedia: per riprendere l'immortalità divina patisce fino in fondo i limiti terreni in estenuanti prove fino alla discesa agli inferi. Gli dei stessi contrastano la sua ricerca e lo fanno fallire: non riesce a risorgere col sole, vince di lui la gravità terrena. E' abbandonato dal cielo. Ma le vittorie sul male (rappresentato da giganti e esseri taurini (la forza bruta) riscattano l'umanità e ridanno speranza. La saggezza, l'umiltà conquistata sotterrano l'infantile senso di onnipotenza di Gilgamesh. Ormai è nel cuore degli uomini che della sua storia si cibano. Insomma si tratta di variazioni sul tema dello stesso splendido mito che la fede rende reale. D) Vorrei segnalarmi quel che credo sia un gravissimo errore nella pagina 3dis.htm : << Dio, concedimi la Serenità per accettare le cose che non posso cambiare, il Coraggio di cambiare le cose che posso e la Saggezza per riconoscere la differenza. preghiera attribuita a Francesco d'Assisi .>> Il buon S. Francesco d'Assisi non c'entra con questa preghiera che sebbene attuale ed interreligiosa è molto più antica di lui. Trattasi infatti della traduzione di una preghiera Cherokee. Credo sia rispettoso correggere l'errore. R) Grazie per averci segnalato un eventuale errore. Questa è una frase che talvolta è citata nelle antologie di saggezza o come prefazione ad un paragrafo. Non si dice "di san Francesco" ma "attribuita" a san Francesco. Potrebbe essere senza dubbio un'attribuzione fasulla. Del resto diversi testi sugli indiani d'america (soprattutto quello su Alce Nero) sono stati criticati in quanto, vero o falso che sia, verrebbero plagiati detti di santi cristiani. Ma questo non è il problema. Una frase come quella in questione data la sua universalità, il suo buon senso quasi ovvio, potrebbe avere diversi autori, molti sconosciuti, senza che uno abbia imitato l'altro. In modi diversi si ritrova perfino nella saggezza confuciana. Insomma..."va da sè". Comunque sia all'occasione verificheremo se essa è presente già prima del 1600/1500 (ossia prima dei contatti culturali con gli amerindi) nell'ambito cristano con l'attribuzione a Francesco d'Assisi. in tal caso non è da escludere che anche san Francesco abbia realmente detto questa frase (ma siamo sempre nell'ipotetico: l'attribuzione si riduce spesso ad un vago "si dice che" senza una fonte sicura) . Sarebbe una ricerca scientifica interessante che può cominciare lei. D) La sentenza che vieta il crocefisso in aula va contro una consuetudine consolidata come può essere il Corano nelle regioni islamiche. Non è forse sbagliato che la maggioranza debba negarsi qualcosa per le convinzioni contrarie di uno ? Non è più sensato che quell'uno si adegui? Questo ovviamente dovrebbe valere per tutte le leggi di uno stato democratico in cui gli interessi e pregiudizi di uno non devono prevaricare su quelli della maggioranza. R) Certo. Lei ha ragione anche dal punto di vista islamico. Molti musulmani in Italia si sono dichiarati contrari a tale sentenza. (clik qui) . Del resto la figura profetica di Gesù è amata nell'Islam per cui solo una devianza di un singolo musulmano può portalo all'intolleranza verso un suo simbolo. Il simbolismo della croce come già ricordato sul caravanserraglio (clik qui) è anche dell'Islam, e se pure il musulmano creda che Gesù sia asceso al cielo ed un altro sia stato crocefisso al suo posto, egli è ben consapevole del valore di un simbolo che non è di sofferenza in se stessa ma di riscatto, di una risurrezione spirituale. In altri termini il Corano ricorda che bisogna morire prima di morire anche per poter apprezzare i valori ed i beni che si riflettono nel mondo. In occidente dove l'unica direzione sembra essere quella dei soldi nel gioco consumistico (Mammona li chiamava Gesù: non potete seguire Dio e Mammona insieme) il simbolo del crocefisso è un ricordo di valori indispensabile. Poi, con una certa flessibilità (dato che l'aula è degli allievi e dovrebbero gestirsela, entro certi limiti, come credono) va pur bene una Madonna od un San Francesco (altre due splendide ed amate figure nell'Islam), ma il simbolo religioso ha un'importanza sociale, psicologica e spirituale tale che non si può escludere con leggerezza.D) Come imposta l'Islam il problema della razza? Il cristianesimo cattolico già ai tempi del fascismo si era detto contrario nonostante la mancanza di una condanna diretta alle leggi razziali fasciste tanto è vero che lo stesso razzismo fascista da biologico si è trasformato in spirituale (...) per accondiscendere alla Chiesa (...) R) Questo è un argomento che oggi non riguarda nè l'Islam nè le altre religioni ma la scienza. Non è pure più un problema in quanto gli sviluppi delle conoscenze genetiche permettono di inquadrare in modo chiaro la situazione. Se col termine razza si intende una differenza genetica costante in un gruppo tale da differenziarlo da altri gruppi, non esistono razze umane ma solo l'enia umana in quanto questa differenza genetica costante tra i gruppi umani non esiste. Dal tronco umano iniziale africano le migrazioni ( a partire da 100/ 70.000 anni fa ) portarono l'uomo a colonizzare tutto il pianeta e per ultimo il continente americano (c.a 30.000 anni fa ) . Durante le migrazioni e gli stanziamenti in altre terre si verificarono i vari adattamenti all'ambiente con conseguente differenziazioni genetiche sullo stesso patrimonio comune ereditato dagli antenati africani. Tra la varie modifiche era necessario che si selezionassero tipi chiari al nord e tipi scuri al sud, gli uni per assimilare meglio i raggi del sole e permettere il processo di sintesi della vitamina d (altrimenti sarebbero morti di rachitismo), gli altri per difendersi dall'eccesso: il tutto utilizzando la stessa melanina. Ma anche in zone vicine le varietà ambientali finirono per provocare differenze strutturali : in Africa la gente delle praterie si sviluppava in altezza (vatussi) mentre nelle foreste venivano selezionati dall'ambiente i più piccoli (pigmei). L'adattamento all'ambiente finiva così per determinare due tipologie partendo dagli stessi ormoni della crescita. Tuttavia le differenziazioni che si determinavano non hanno mai avuto il tempo per stabilizzarsi: le continue migrazioni, le invasioni, gli scambi tra i gruppi rimescolavano come un puzzle la situazione genetica per cui nei sottogruppi si finisce per ritrovare tutto di tutti. Detto in soldoni si può trovare un uomo di pelle nera con caratteristiche generiche asiatiche o europoidi ed un uomo di pelle bianca con caratteristiche africane. Anche le classificazioni generiche di europoide o asiatico diventano improprie considerando che i sottogruppi di un primo gruppo possono riportare le caratteristiche di un secondo gruppo e viceversa. La diversità umana sta a dimostrare da un punto di vista biologico il suo pregio, quell'adattabilità all'ambiente che le ha permesso di sopravvivere alle situazioni più difficili (tra cui le glaciazioni). L'ambiente infine ha permesso plurime evoluzioni di tipo culturale, tecnologico, artistico e religioso. I nomadi ed i sedentari svilupparono forme d'arte diverse, nei primi prevaleva il simbolo negli altri la rappresentazione concreta. L'idea di un Dio unico sovrastante il cielo e la terra emerge nell'immensità del deserto non nel variopinto e dalle molteplici forme del paesaggio mediterraneo. Nell'Islam, in modo particolare, fu evidente che l'universalità divina unisse anche tutti coloro che la pregavano, indipendentemente dalla loro terra e dalla loro religione. Non esiste nel Corano nè nella letteratura islamica il più piccolo accenno a quel che invece divenne problema (pur senza esserlo) altrove. Del resto i problemi ci sono laddove non c'è ancora la spiegazione .D) Mi interessa la vostra opinione sul "codice da vinci" che riprende la storia del santo graal in particolare sulla possibilità che Gesù abbia procreato. R) Più che studi storici sono romanzi che riprendono in modo divulgativo antiche tradizioni su cui se ne innestano altre inventate. Accanto a basi vere che danno un senso di credibilità al contesto troviamo ipotesi del tutto fantasiose su cui si monta tutto il resto. E' curioso come molti siano attratti dalla rottura di un tabù, ossia che Gesù possa avere procreato. Ma è un tabù cristiano non islamico in quanto è naturale che qualsiasi profeta e maestro abbia conosciuto l'amore. Ma alla fine questa fantastica genealogia cristica e qualcuno che pretende di diventare re come erede di Cristo ci fa un pò sorridere.D) Nel mondo cristiano è pieno di eventi miracolosi, per esempio la liquefazione del sangue di San Gennaro, la sindone oltre le apparizioni mariane, e il fondatore del Cristianesimo ha compiuto tanti miracoli a dimostrazione del potere di Dio. E nell'Islam c'è qualcosa di simile? R) Nell'Islam la superstizione non è incoraggiata neppure a livello popolare. E' comunque un dato di fatto che l'uomo sia condizionato da un io bambino affamato di "meraviglioso" quindi pari a quella cristiana la letteratura islamica è ricca di descrizioni di eventi miracolosi, anche il profeta Maometto, secondo Bukhari, ha mostrato ai meccani che chiedevano un miracolo, la divisione della luna. Di certo, millantatori di ogni genere, hanno sfruttato questa fame di meraviglie che c'è nell'uomo . Tra essi c'erano anche alchimisti che a furia di sperimentare ottenevano effetti chimici importanti. Era possibile, per esempio, preparare un gel mescolabile anche al sangue in grado di liquefarsi con un brusco movimento. Diverse chiese nel napoletano vantavano di possedere il sangue "miracoloso" e vedevano così aumentati i loro profitti. D) Non è per polemica che dico quanto segue. Ma come è possibile un dialogo interreligioso tra Islam e Cristianesimo quando Cristo viene considerato unica via di salvezza da parte dei cristiani? I musulmani devono per forza accettare le altre religioni perchè il Corano le considera salvifiche (cristianesimo ed ebraismo su tutte), quindi è un dialogo unilaterale, vale a dire non c'è dialogo. Tra l'altro io ( scrivete pure il mio nome) mi sono scoperto musulmano proprio perchè i panni cattolici mi stavano stretti. R) In questa rubrica non riportiamo il nome di nessuno. Ma, scusi, lei dove è rimasto? E' vero che ci sono ancora molti fanatici ed integralisti nel cattolicesimo ma ancor di più sono le persone di buona volontà ed intelligenti che non accetteranno mai la sentenza "fuori dal cristianesimo non c'è salvezza", soprattutto dopo il concilio vaticano 2°. Non abbia dunque una visione così cupa dei fratelli cristiani, il buon senso o la mancanza di senso si trova dappertutto, cerchi lei, se permette, di essere dalla parte di chi è salvo dal fanatismo, che il semplice fatto di essere musulmani non garantisce. D) A livello di senso della giustizia il cristiano ha l'esempio di Cristo, che pur non andando direttamente contro le leggi del suo tempo e delle autorità religiose agiva indipendentemente da esse. Pedagogicamente consigliava di essere "innocenti come colombe e astuti come serpenti" e di "dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio", ma secondo me, mi sembra evidente, intendeva che bisogna dare quel che è giusto e non quello che viene imposto tanto è vero che molto del vangelo è occupato dalle invettive di Gesù contro scribi e farisei ipocriti e su tutto l'episodio della cacciata dei mercanti dal tempio. Il musulmano si trova invece in una posizione di partenza non critica come il cristiano in quanto ha già delle regole da rispettare. R) Quanto lei dice su Gesù è condivisibile, infatti egli non era passivo nei confronti delle norme, dei costumi religiosi e civili dell'epoca, ma in un atteggiamento critico (che non significa "polemico" ma "valutativo")costante. Certe situazioni venivano da lui risolte effettivamente con astuzia: l'episodio dell'adultera, per esempio, con una tecnica che in psicoterapia viene definita di spiazzamento. Quindi se il cristiano segue l'esempio di Gesù è evidente che non considera le leggi, i costumi, le abitudini che si trova intorno giusti di per sè, solo per il fatto che ci sono. Il senso di giustizia impone di non adeguarsi a leggi e a costumi ingiusti. Per quanto riguarda l'islam tenga presente che anche la vita di Maometto è stata condotta criticamente nei confronti di quanto era presente nella sua cultura, ed il suo agire e pensare era davvero fattore destabilizzante di interessi consolidati. Da lì guerre per eliminare lui e i suoi compagni. Maometto vinse ed operò la trasformazione mentre Gesù lo fece in altro modo, per via del solo insegnamento (secondo i cristiani anche attraverso la sua morte, voluta e accettata come esempio della ingiustizia di "questo mondo" che bisogna superare). Poi, sia nel cristianesimo con l'avvento di varie Chiese, sia nell'Islam con i dettami interpretativi dei giuristi e degli imam e delle loro scuole, la religione si burocratizzò, per cui il cristiano ed il musulmano si ritrovano a livello individuale nella stessa situazione di partenza. Il senso del giusto e del vero ricominciano daccapo in ogni individuo ad investigare nel mondo esterno tramandato e ricevuto e da sempre ciò sarà contrastato dagli integralisti, dai fanatici, dagli opportunisti che "vivono" su questo tramandato.D)"(...)Mi interessava la vostra opinione sul costruire scuole islamiche dove le donne vanno col sciador e moschee sul suolo cattolico italiano" (...)quando nell'Islam non si può fare niente che questa è la verità. R) Stralcio solo una domanda dalla sua lunga lettera. Come succedeva già in Andalusia, terra governata per otto secoli dall'Islam, dove non c'erano ghetti ma luoghi di studio in cui era garantito il pluralismo (in quanto il sapere va oltre le differenze ideologiche : così era espressamente scritto perfino sulle porte delle università) così io mi auguro avvenga anche oggi: anzichè ghetti religiosi concorrenziali, una scuola pubblica efficiente, pluralista, che prepari e qualifichi realmente non solo con le chiacchiere, dove non ci sia differenza di trattamento tra ricchi e poveri, chi può comprarsi la promozione e chi no, dove si impari il rispetto per le diversità avendo come fine il bene comune ed il sapere. Ma è solo una opinione che val poco davanti a chi ha già tutte le verità come lei. D) (...) il rispetto della vita, della natura, non nasce dalla sua realtà spirituale? (...) come cristiano sento particolarmente il problema. R) Meglio rispettare anche il senso dei termini. La vita non è spirituale (lo diceva anche san Tommaso d'Aquino). E' materia biologica come la psiche e le sue funzioni. Per spirituale si può intendere l'anima cosmica, l'atman indiano, ma anche il senso della "animazione" della natura, le leggi che permettono il coordinarsi della materia, quindi della vita e della psiche: l'azione di Dio, se vuole, il verbo. E allora il rispetto della vita e della natura ( ma anche di un testo sacro) non si traduce in una idolatria dell'oggetto ma in quanto forma, opera di una realtà spirituale da sentire prima che da capire. Molto istruttivi ho trovato gli scritti di san Bonventura e particolarmente l'itinerario della mente a Dio.
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