La gocciolina di mare

C'era una volta una gocciolina di mare. Nacque dalla schiuma imprigionata tra gli scogli e scese giù, sempre più giù con un rivolo di sorelle gemelle fino ad essere agguantata da un'onda che la portò in una grande, infinita distesa d'acqua sempre in movimento. A ben guardare si poteva vedere attraverso il popolo delle gocce ,come se non esistessero, tanto erano trasparenti. Tutto sommato sembrava non esserci niente: guardava, guardava e non vedeva altro che l'immagine di sè. Poi un giorno una corrente che veniva chissà da dove la trascinò negli abissi. Scivolando nei fondali palpava miriadi di forme, dure, molli, alcune si muovevano altre erano ferme. Capitò perfino che qualcosa la inghiottì e la organizzò in uno strano sistema, così almeno lo chiamavano le sorelle con maggiore esperienza. Anzi c'era chi affermava che lei stessa era ormai quel sistema ma durò poco in quanto un sistema più grande, sempre a sentire cosa si diceva in giro, aveva assimilato quello più piccolo. Andò avanti così tra un sistema e l'altro che sembrava ormai più una formula algebrica che una goccia fino a quando, dentro una grotta marina, tutto si decompose. Lei ne uscì intatta, con onore, si scrollò la sporcizia di dosso che era un po' come quando dal complicato si semplifica, e viaggiò di sua iniziativa, così credeva, alla scoperta di un mondo che le appariva sempre più meraviglioso. Tentò di scrivere qualcosa ma non sapeva dove finché seppe della memoria. La memoria è quel luogo dove ogni cosa rimane in fotocopia di sè, così le spiegò una goccia di ventimila anni incontrata per caso laddove tutto  sembra casuale . Ma poiché non aveva mai visto una fotocopiatrice il concetto che se ne fece fu assai teorico. Del resto l'esperienza è esperienza e l'esperienza ha a che fare con la memoria e lei di memoria ne aveva ancora poca. Capì di più quando un vortice la risucchiò in alto, sempre più in alto fino ad un mare rarefatto chiamato cielo che rifletteva quanto accadeva in basso. Scese giù danzando leggera e fu splendido, il sole la trapassava coi suoi raggi caldi da farle venire il solletico e si divertiva con lei colorandola di luci brillanti. Si sentiva una diva e avrebbe perfino desiderato farsi fotografare se avesse saputo cos'era la fotografia, ma siamo sempre lì, ci vuole esperienza e l'esperienza vuole tempo. E di tempo ne aveva più di quanto credesse ch'esso scivola a fianco dell'eternità pur scomparendo via via, come testimoniano da sempre le sue tracce. Rimbalzò su una gentile foglia che si flesse fino a portarla sulla sua punta. Era una posizione delicata, diciamo la verità, che non capita spesso: un po' rimaneva su un po' andava giù, e ancora su ed ancora giù. Bisognava decidersi  e forse il vento, forse la pianta forse lei stessa concluse che il luogo giusto per cadere era su una radice sporgente. Ed ecco che ci risiamo coi sistemi ! Divenne verde dalla rabbia, ma così va il mondo. Passarono tre giorni e tre notti quando una lingua calda la avviluppò facendola penetrare in oscuri meandri. Ma stava cominciando ad imparare, quel che sembrava solido era pur leggero quasi fatto d'aria ed ogni sorella mutava con lei. Non era facile capire ma quando si trovò in un neurone d'uno scienziato e nel cuore di un mistico, intuì la parola giusta: energia! tutto è un mare d'energia! Le esperienze di cui si nutrì furono da quel giorno consapevoli : partecipò ad un grande amore  scivolando con un fiotto caldo, dolce e vibrante nel grembo femminile, stette per un secolo stampata in una finestra affacciata su una cascata, divenne vino per ubriachi, brodo per ammalati, lacrima di gioia o di dolore e fu proprio in quello stato che ricadde sulla spiaggia e come se il mare fosse stato  lì, solo per lei ad attenderla,  un'onda lenta, radente, si stirò e la raccolse delicatamente sporgendosi .  Raccontò in un attimo tutti i suoi ricordi al mare che già sapeva e li conserva e divenne uno con esso come sempre era stato. E fu Silenzio.

Nazzareno Venturi

                    


 
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