NVENTURI-GATTA GNIGNETTA-RITRATTO DAL VIVO

 

 

Gatta Gnignetta

Ci sono nella vita due cose impossibili, la prima è che si possa sfuggire alla morte e la seconda è che una penna possa rimanere per più di cinque minuti sulla mia scrivania . Indubbiamente questo secondo destino ineluttabile non è universale ma circoscritto a vicende personali iniziate una sera di cinque anni fa. Era già buio quando stavo rientrando a casa: aperto il portone principale intravvedo accanto alla mia porta una micietta di tre o quattro mesi che miagolava per entrare. Una carezza mentre aprivo e quell'ospite inatteso si infilò subito dentro, forse in attesa, pensai, di un boccone che lo potesse sfamare. Preparai una ciotola di latte e mentre l'amica mangiava, guardandomi di tanto in tanto, io mi mettevo comodo sul divano per sentire le ultime notizie del telegiornale .Dopo una mezzoretta quasi mi ero dimenticato di lei, ed eccola in sala sulla mia poltrona preferita a ronfare beatamente. La lasciai tranquilla pensando che dopo il pisolino avrebbe voluto tornare donde era venuta (chissà da dove?) ma più tardi eccola sulle ginocchia per farsi accarezzare. Insomma aveva deciso di stabilirsi qui e che io gli ero congeniale. Da quel momento prese questo ritmo : col buio in casa e col chiaro a girovagare tra i giardini. Che bello ritrovare la sera, sul pilone del giardino, chi ti sta aspettando per poi precipitarsi incontro strusciandosi tra le gambe!

Che forte presenza può essere quella di un animale! Una presenza attiva affettivamente e pure ,a modo suo, intellettualmente. Una volta trasmettevano in tv un documentario sui leoni: una leonessa ghermiva la preda e le altre accorrevano per spartirsi il bottino. Lei, gnignetta, sembrava particolarmente attenta alle scene eppoi, come colta da un raptus, salta giù dalle ginocchia e si dirige verso lo schermo cercando di afferrare invano il suo boccone. Aveva insomma capito il contesto delle vicende.

Con i miei amici in genere è amichevole mentre è diffidente con le presenze femminili. Gelosia? Penso proprio di sì tant'è vero che perfino se chiaccheravo al telefono con un amico ,tramite "voce viva", lei faceva gli affari suoi mentre se sentiva una voce femminile veniva subito a farsi coccolare con una certa insistenza ( è capitato sotto gli occhi di tutti qualche articolo di cronaca in cui un animale , soprattutto cani , aveva azzannato il neonato a cui si prestavano ormai tutte le attenzioni ). E' vero che si tende a proiettare situazioni psicologiche umane sugli animali ma è altrettanto vero che il substrato inconscio degli uomini è anch'esso animale per cui certe dinamiche sono più simili di quanto si è disposti in genere ad ammettere. Un parallelismo tra psicologia animale ed umana, per quanto solo abbozzato scientificamente,è possibile ed ha interessato studiosi antichi e moderni. Per un pregiudizio secolare ,in occidente, dovuto a speculazioni teologiche prive di fondamento ma non per questo meno condizionanti, si è cercato di separare nettamente e grossolanamente l'umano dall'animale col risultato che la natura inconscia ed istintuale ha finito per essere relegata al regno del male e dei demoni. Fino a non molto tempo fa c'era chi inorridiva all'osservazione scientifica che l'uomo deriva dalla scimmia, o peggio che è anch'esso è una scimmia ominoidea.E nei confessionali (come molti hanno sperimentato) si diceva ai bambini che ogni istinto sessuale ed attrazione era dovuta a qualche demone! Fortunatamente questa ignoranza, da dirsi questa sì, satanica, sembra oggi incidere di meno nelle credenze religiose occidentali.

Ma torniamo a gatta gnignetta. Quando mi assentavo per un pò di giorni da casa mi premunivo di lasciare la finestra della cantina aperta, affinchè potesse trovare rifugio, ed alla vicina, per mia fortuna amante dei gatti, l'incombenza di provvedere al cibo. Ad ogni ritorno era qualcosa di più che una festa, lei mi accoglieva con un mugolo e presa in braccio palpitante si sfregava la testa sul mio viso. E le notti successive ai miei ritorni se ne stava sotto le coperte, ben acciambellata accanto al mio corpo, quasi a recuperare il vuoto provocato dall'assenza di quei giorni e di quelle notti (appurai che andava a dormire sui miei vecchi pantaloni da lavoro lasciati appositamente in cantina). Solo una volta fece eccezione. Un viaggio a Londra si prolungò per quasi dieci giorni, ed al ritorno, curiosamente, scappò via dal viottolo in cui la incontrai. Ma fu questione di un attimo, appena aperta la porta di casa lei era già dentro...la solita mia vecchia gatta (che non mi lascia una penna sulla scrivania, che per ripicca ogni tanto spruzza una pisciatina sui mobili anzichè servirsi del water, come fa regolarmente...) ma un pò inciprignata dal ricordo di quanto poteva esserle sembrato un abbandono!

Avevo sempre seguito con interesse le storie che mi raccontavano alcuni amici affezionatissimi a gatti,cani o cavalli, ma provare di persona è un'altra cosa. Certo quand'ero bambino ero abituato a giocare con gli animali, mia madre aveva una straordinaria sensibilità (o compassione nel senso buddhista) nei riguardi d'ogni creatura e quindi gatti e poveri non mancavano mai in casa per un boccone caldo. Il più grande sconforto durante l'ultimo periodo della sua vita, quando un tumore in metastasi l'aveva esaurita anche nei nervi, l'ebbe proprio con la morte della sua gnagnin! Ed in effetti il mancare di una bestiola che risponde al tuo affetto con sollecitudine, è un dolore che va compreso anche dall'esterno, da chi potrebbe essere spinto a dire: ma cosa vuoi che sia la perdita di un gatto! (o di qualsiasi altro animale). Ma è lo slegarsi dell'intreccio emotivo stabilitosi tra due esseri a provocare dolore, e questo in ogni relazione, non solo umana.

Mi viene in mente un amico, medico norvegese, appassionato di cani. Un giorno lo trovai in uno stato di sconforto: era morto un suo paziente e quasi gli veniva da piangere mentre mi diceva: "mi affeziono troppo ai miei malati e poi mi succede che soffro della loro perdita, dovrei proprio essere più distaccato..." Sbottai subito:" Quel che ti fa veramente medico è di essere umano fino in fondo, e per essere umani bisogna sempre ricominciare ad esserlo anche se può incidentalmente comportare sofferenza ( senza far di questa, per carità, un fine ! ) " Mi sono proprio trovato d'accordo con Giorgio Celli quando nel suo bel libro "Gatti, gatti e altre storie-Muzzio 95" afferma: << Non c'è posto,nella sfera dei sentimenti, per chi vuole tenere i piedi al caldo: se date il vostro amore a qualcuno, sia pure una donna, un figlio, o un micio, e perfino un pitone, dovrete mettere in conto il rischio di essere ingannati, traditi, abbandonati, e così via. Ma se non siete disposti a fare "il buio",come si dice nel poker, a porvi per dir così,"a rischio di soffrire",il costo da pagare è davvero molto alto: dovete rinunciare a essere vivi. Perchè solo i morti sono al sicuro dal dolore, o quei morti viventi, quegli zombi dell'anima che per paura di dover perdere l'essere amato hanno deciso di rinunciare all'amore. E dunque alla propria umanità.>>

C'è da riflettere sulla possibilità che anche l'occuparsi di religione , metafisica e filosofia, comunque l'astrazione intellettuale, talvolta possa fungere da fuga dall'esserci nel mondo, dalla vita. Anzichè evolvere grazie ad una comprensione che abbraccia l'esistente coinvolgendo tutti i piani del sentire e del capire fino al risveglio dei recessi più preziosi e mistici del cuore che confermano il Sapere, ci si isterilisce in dogmatismi o in ritualismi formali che ci distaccano dalla vita e dalla sua essenza. Tutte le tradizioni ricordano che ogni cosa nel mondo è "segno" del divino, e come tale non va solo pensata ma vissuta, tutto ritorna al principio e tutto quanto amiamo ritorna a chi ci fa amare. E questo nel concreto della vita di tutti i giorni con le persone , con gli animali, nella vita che viviamo e ci è dato da vivere con o senza penne sulla scrivania. (Clik qui)

 Nazzareno Venturi (1999)

 

foto NVenturi.