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Nel 1209 organizza la sua comunità  fondandola sulla mancanza di beni privati e sulla uguaglianza tra tutti : questa  la regola . In essa premette subito questi quattro brani evangelici, da leggersi pensando alla sua vita: se vuoi essere perfetto, va, vendi tutto quello che hai e ciò che ricavi dallo ai poveri; allora avrai un tesoro nel cielo. Poi vieni e seguimi (mt. 19, 21). E ancora: se qualcuno vuol venire dietro di me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua (lc. 18, 22). E in un altro luogo: se qualcuno viene con me e non ama me più del padre, della madre, della moglie e dei figli, dei fratelli e delle sorelle; anzi se non mi ama più di se stesso, non può essere mio discepolo (mt. 16, 24). E infine: chiunque abbandonerà padre e madre, la moglie o i figli, case, campi per il mio amore, riceverà cento volte di più e avrà in eredità la vita eterna (lc. 14, 26).

La regola subirà dei ritocchi ma rimarrà questo punto caratteristico:E tutti i frati si vestano di abiti vili che possono rattoppare con sacco e altre pezze con la benedizione di Dio. I quali ammonisco ed esorto di non disprezzare e di non giudicare gli uomini che vedono vestiti di abiti molli e colorati ed usano cibi e bevande delicate, ma piuttosto ciascuno giudichi e disprezzi se stesso" Caratteristico pure dei sufi, col loro saio rappezzato, che non giudicano nessuno in base alle apparenze e tantomeno esercitano il disprezzo, riservandolo semmai a se stessi (come tra i malamiti che lo spingono all' eccesso) comunque l'autocritica, per raffinare sempre più l'interazione comprensiva con gli altri.

La struttura dell'ordine  manterrà nei secoli la mancanza di una rigida  gerarchia . Padri guardiani e provinciali ruotano infatti ad ogni Luna (un periodo di tre anni), possono o meno venir confermati nella funzione e nel luogo." Questa mancanza di rigidità gerarchica si trova anche nel Sufismo. La gerarchia si basa su funzioni e spesso esse sono "nascoste". Può succedere che tra gli stessi sufi di una tekke e di una dergah non si conoscano le figure e le funzioni. Esiste comunque una struttura funzionale di facciata evidente ma il sufismo non si esaurisce in una sorta di carriera ecclesiastica, tanto per intenderci, e le funzioni di guida non sono intese come di prestigio e potere ma di maggior carico di lavoro e responsabilità. Così anche per Francesco: "Inoltre, nessun frate creda di esercitare qualche potere o dominio, specialmente nei confronti degli altri fratelli, dal momento che il Signore dice espressamente: i capi dei popoli comandano come duri padroni, le persone potenti fanno sentire con la forza il peso della loro autorità: non cosi' deve essere tra i fratelli ( mt. 20, 25). Chiunque voglia essere grande tra di loro, si faccia servitore degli altri. E chi tra loro è piu importante diventi il più piccolo (Lc.22.26).(1219). Come nel sufismo ci sono maestri itineranti così tra i frati ci sono padri  che vanno di paese in paese per predicare. In altre parole l'organizzazione sufi,  pur non essendo una democrazia (a sua discrezione il maestro elegge gli allievi tra i postulanti, sceglie i compagni non sufi che possono o meno partecipare a riunioni allargate o ristrette ) ha un dinamismo funzionale basato sulle qualità degli iniziati. Lo sceicco ( colui che  ha avuto l'investitura e l'illuminazione da un'altro maestro) non  si sente migliore degli altri sufi (ovviamente, poichè è libero da sentimenti paranoici) ma è consapevole di quelle caratteristiche  che gli consentono di   guidare una dergah. Ma più semplicemente insegna perchè gli è stato chiesto, perchè il pir ( il padre generale) ha riconosciuto in lui oltre le virtù e conoscenze tecniche acquisite, una straordinaria capacità d'amare. Altri sufi possono essere maestri senza per questo condurre un gruppo. Immediatamente, come succede nel francescanesimo o nella massoneria, pur non essendo democrazie, il sufismo fa da lievito nella società per la libertà, l'uguaglianza e la fraternità , antico assioma predicato dai sufi eppoi incanalato e fatto proprio dalla massoneria. Ma è un problema inesistente quello dell'ordine e delle sue funzioni, la sola concettualizzazione disperde l'essenza  in quanto il sufismo è una famiglia dai legami più forti del sangue : "poichè gli spiriti prima di nascere sapevano dove dirigersi per trovarsi insieme nella tekke (casa madre), chi viene dall'Australia chi dall'America mentre a due passi la gente non sa che siamo qui" ( Ibrahim Baba ).

Nel francescanesimo il ministro generale è chiamato "servo della fratellanza" (regola bollata del 1223) e l'obbedienza non è cieca : "Abbiate dunque cura delle vostre anime e di quelle dei vostri fratelli, poiché è terribile cadere nelle mani del Dio Vivente (Eb. 10, 31). Se un ministro comandasse ad un fratello qualche cosa contraria alla nostra norma di vita o alla coscienza di lui, il frate non è obbligato ad obbedirgli, poiché la obbedienza non è accettabile in tale caso.. Anzi, i frati controllino con attenzione e bontà come si comportano i loro ministri. E se constatano che qualcuno di essi si fa guidare da una mentalità puramente umana e non dallo spirito che deve animare la nostra vita, dopo avergli fatto notare ciò per tre volte, se egli non si è emendato, durante il Capitolo della Pentecoste ne parlino al ministro e servo di tutta la fraternità, senza lasciarsi intimorire da nessuno. (1219). L'obbedienza si basa sul riconoscimento della saggezza del padre generale  (il pir nel sufismo) e dei suoi vicari (i Khalifa), di quanto rappresentano, anche come mediatori della grazia (barakha). Come nel sufismo esiste un periodo in cui il maestro mette ripetutamente alla prova il postulante, così Francesco pone nella regola l'anno di prova prima del voto di obbedienza. La comunità comunque è tutta una fratellanza, una vera famiglia che non è stata scelta dal sangue ma dalla vocazione spirituale. La regola di povertà comune (eminentemente psicologica, come assenza di orgoglio e di avidità, come consapevolezza che in realtà non si ha nulla )  nel francescanesimo deve essere concreta: non possedere qualcosa di personale . La meta comune (Dio) unisce tutti nella varietà di funzioni, qualità, conoscenze, opinioni che diversificano la base. Niente deve sopravvivere a tutti i costi, anzi finito un lavoro si sbaracca. Come ogni vita che, finito il suo compito, si dilaterà oltre ogni tempo  lasciando nessuna traccia di sè  , dopo un secondo o dopo mille secoli. Sempre un nulla: "... tutto scomparirà tranne il Suo Volto" (Corano).

L'amore di Francesco è stata Chiara (morta nel 1253). Per un destino parallelo e di affinità quel che Francesco costruì per gli uomini Chiara per le donne fondando l'ordine delle  Clarisse. Facile per uno psicanalista vedere in Chiara l'anima riflessa di Francesco. E viceversa. Un amore sottile, sublimato che non si è esaurito soltanto nella carne ma è diventato movimento. I due destini dapprima si sintonizzano eppoi si fondono.   Sanno che Dio non è un genitore sostitutivo, una proiezione dei desideri di un amore pieno mai avuto dai genitori, nè che ha bisogno dei nostri sacrifici o delle nostre preghiere ma che lo sforzo di dure regole per acquisire la virtù, è finalizzato  a purificare se stessi per viverlo autenticamente . E' il nostro Sè più segreto ed indicibile, infinito.

Sentendo avvicinarsi la sua fine terrena, Francesco si ritirò sul monte Verna nel casentino e la leggenda vuole che un serafino con sei ali ( curiosamente è un'allegoria sufi per rendere la formula Bismillah) gli apparisse. Si aggiunse  che l'angelo portava un crocifisso . I segni dei chiodi nelle mani (come voleva l'iconografia tradizionale) e la ferita nel costato si proiettarono nella carne di Francesco. Così raccontò frate Elia, il successore, ma nonostante le sue buone intenzioni ebbe  poco credito, soprattutto all'inizio con chi   conosceva il fondatore . Comunque sia la forza dell'idea fu tale che da allora le stimmate diventeranno i segni tangibili di molti santi cristiani. Nel 1226, anno in cui morì, compone "il cantico di frate sole"   che ricorda le poesie mistiche mediorientali,  ed in particolare Rumi, il Dante Alighieri dell'Islam. Del resto i suoi canti sono stati composti dopo il suo viaggio in Oriente (un'opera di Rumi è proprio dedicata al sole , quel sole simbolico  intorno al quale ruotano i  dervisci nella loro danza ) . Frate Masseo ricorda che un giorno ad un incrocio lo fece roteare  per stabilire la direzione da prendere. Quando gli disse di fermarsi era girato verso Siena ed a Siena andarono. E la rotazione per i sufi stimola acquisizioni intuitive.

Le analogie di Francesco col sufismo sono sorprendenti. Sarebbe una forzatura considerarle solo giustapposizioni e semplici indizi di possibilità. Si potrà sempre dire che i mistici parlano un linguaggio universale, ed è vero, che oltrepassata la soglia della forma religiosa la costellazione spirituale è una per tutti. Ma quel che qui ci colpisce sono proprio delle affinità esteriori oltre a dati oggettivi. Comunque sia Idries Schah ne cita diverse, e tra queste ne riassumiamo brevemente qualcuna : Il suo ordine si chiama dei "fratelli minori", in genere si intende ciò come segno di umiltà, senza considerare che, coevo,  esisteva  l'ordine sufi dei "fratelli maggiori" fondato da N.Kubra, un maestro famoso per il suo influsso sugli animali...proprio come Francesco. Un suo detto era "La verità è ciò che riconosce ciò che è vero" e Francesco: "ognuno è quello che è agli occhi di Dio, questo è niente di più".  Due frasi che richiamano alla visione dell'unità del reale. Lo stile è inconfondibile,  tipico dello spirito sufi. Francesco rifiutò di diventare prete  e di indottrinarsi. I sufi non sono mai rimasti affascinati dalla filosofia e dalla teologia, per quanto siano stati considerati eccelsi in queste discipline, forse perchè sanno tenerle sotto i  piedi, servirsene insomma.  Dio è un vissuto universale, non è una proprietà personale da ideologizzare. Francesco, Il santo cristiano (ma  non sono pochi i sufi che si sono ispirati a Gesù ) non voleva governare un  gregge, imporgli dall'alto un potere ideologico e di controllo, quale subito fin dal terzo secolo dai cristiani, ma espandere democraticamernte un movimento fedele al senso intimo del vangelo, con varie affiliazioni (i terziari) come nel sufismo dove esistono numerosi simpatizzanti e compagni. Getta via la croce spinosa che alcuni compagni usavano per mortificarsi con un senso forse simile al cerimoniale rifiuto di certi ordini sufi di ricevere una croce: non ne abbiamo bisogno poichè già ne possediamo il significato. Forse da qui nasce l'uso templare di calpestare la croce. L'abito dell'ordine , la tonaca col cappuccio e le maniche larghe è tipica dei dervisci della Spagna e del Marocco. Come il maestro sufi Attar scambia il suo abito con quello di un mendicante e tra le regole una di esse viene sempre ricordata dai sufi: non pensare alla propria salvezza, ritenuta vanità ed egoismo. Ed iniziava a predicare dicendo: "la pace di Dio sia con voi" che come tutti sanno è il classico saluto arabo. Salam Alaikum.

N.Nurettin, articolo redazionale, 1999

i saggi presenti sul caravanserraglio provengono da pubblicazioni soggette a copyraght

 

 

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La scienza che non serve

Dice san Paolo: La lettera porta alla morte, ma lo spirito dà la vita ( 2 Cor. 3, 6).
Sono uccisi dalla lettera coloro che si preoccupano soltanto di imparare delle parole, per essere giudicati più istruiti degli altri e per guadagnare grandi ricchezze e arricchire parenti ed amici.
Sono uccisi dalla lettera anche coloro che non si impegnano a vivere secondo lo spirito del Sacre Scritture, ma si accontentano della conoscenza esteriore delle parole per poterle spiegare agli altri.
Sono invece resi vivi dallo spirito della Parola di Dio coloro che meditano sempre più profondamente ciò che già conoscono e non attribuiscono a se stessi la propria scienza, ma con la parola e l'esempio la restituiscono al Signore, dal quale, come ogni cosa buona, proviene.

Il premio

Beato l'uomo che non parla continuamente di sé, solo per ricavarne qualche vantaggio e che non chiacchiera a vanvera, ma valuta attentamente ciò che deve dire e rispondere.
Guai all'uomo che non sa tenere segreto il bene che il Signore gli ispira e se ne vanta davanti agli altri per guadagnarci sopra, senza preoccuparsi di corrispondere con le opere buone. Costui ha già ricevuto la sua mercede in questa terra, e le sue parole contribuiscono ben poco al bene di chi le ascolta.

Francesco d'Assisi

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Il cantico delle creature

Francesco fu torturato nelle prigioni di Assisi dalla Santa Inquisizione poichè stava leggendo un vangelo tradotto in volgare  passatogli di nascosto da un mistico. Per diversi secoli la Chiesa impedì la traduzione in volgare del vangelo in quanto il suo contenuto poteva rappresentare un pericolo sovversivo. Egli  rifiutò di farsi prete e imitando Gesù predicò nella sua lingua nativa per farsi capire da tutti. Come si ricorderà solo dal concilio vaticano II, pochi decenni or sono, la messa viene recitata nella lingua locale. Francesco comprese che la lingua "sacra" è solo quella del cuore, solo da esso nascono parole pure.

 

Altissimu, onnipotente, bon Signore
tue so' le laude, la gloria a l'honore et onne benedictione (questa frase è presente nell'aprente del Corano )

Ad te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare (cfr. sura 112 del Corano: egli è inconoscibile/immenzionabile)

Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le tue creature
spetialmente messor la frate sole,
lo qual' è iorno, et allumini noi per lui.

Et ellu è bellu e radiante cum grande splenndore:
de te, Altissimo, porta significatione. (cfr. la sura della luce dove essa è simbolo divino)

Laudato si', mi' Signore, per sora luna e le stelle :
in celu l'ài formate clarite et pretïose et belle

Laudato si', mi' Signore, per frate vento
et per aere nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le creature dài sostentamento.

Laudato si', mi' Signore, per sor' acqua,
la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si', mi' Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robusto et forte.

Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi frutti con coloriti fiori er herba.

Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore
e sostengo infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke 'l sosterranno in pace
ka da te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si', mi' Signore, per sora nostra morte corporale
da la quale nullu homo vivente pò skappare:

guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovará ne le tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no'la farà male. (così anche il finale dell'aprente: guidaci per il retto sentiero, il sentiero di chi hai favorito e non degli sviati )

Laudate mi' Signore et rengratiate
et serviateli cum grande humilitate.

 

Francesco d'Assisi

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