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LA GUIDA DI FRANCESCO D'ASSISI

Il bisogno di un maestro ( guru, padre confessore, psicoterapeuta, sceicco  etc) ne riflette un altro , quello di un genitore perfetto che mai abbiamo avuto, comprensivo, empatico, capace di darci la libertà espressiva del sé autentico. Il bisogno di Dio o di un idolo rispecchia la stessa nostalgia amplificandola ed astraendola. Ciò non significa che non esista una funzione genitoriale e non esista il divino, ma che l'illusione non ci permette di valutare veramente sia la funzione educativa sia l'appercezione stessa del divino.

Se non ci si salva dall'illusione  del meccanismo proiettivo si rimane preda di persone disoneste o di mitomani. E questo nella vita quotidiana oltre che  nel contesto delle proprie esigenze spirituali . Quando si conosce se stessi  si può conoscere. Come si sa distinguere in sé il moto alienato dall'espressione genuina, così si riconosce una guida  fasulla da una vera . Un maestro autentico sa gestire la propria funzione, non gli importa nulla di essere venerato né ama pompare la cerchia dei discepoli, che per lui sono dei viandanti come è lui stesso, con la differenza che egli conosce il viaggio e la meta . Offre loro gli strumenti per imparare , orientarsi,  ricercare autonomamente. Nulla proietta in loro, né desidera che i sentimenti, i gusti, i pensieri si allineino con i propri. L'importante è il Fine non le strade che del resto sono tante quante gli esseri umani. Anzi è proprio dal ritrovamento della propria strada che ci si individua. L'individuazione è la via maestra , una eppur sempre nuova ogni volta uno spirito l'imbocca. Consapevole dei propri limiti e della propria umanità, ma anche della propria indipendenza ed esperienza induce gli altri a riconoscere in sé questi caratteri per trovare l'essenza (dhat).

Regola aurea è quella della povertà (fakr) dove l'avere non confonde più l'esserci. E' la spoliazione dei preconcetti e di una vita vissuta per apparire, per illudersi.

La vita di Francesco d'Assisi (1181-1226) è la storia di una ricerca di una guida . "Siamo tutti alla ricerca del padre" avrebbe detto con consapevolezza psicologica non tanto per allineamento ideologico al concetto del Dio cristiano . Tutto comincia da  un lutto. Muore in lui  il bisogno di una ricerca genitoriale idealizzata, il suo sé si libera dai condizionamenti famigliari,  il bravo bambino che asseconda i genitori negando a se stesso la propria evoluzione . Non è dalla rimozione dell'infanzia e della giovinezza , ma dalla sua accettazione reale, che nasce la trasformazione. Francesco  vede il suo passato infantile per quel che è, con i suoi condizionamenti, falsità, prepotenze e ne risente tutta la sofferenza e le amarezze. All'esterno la sua giovane vita poteva sembrare idilliaca e lui stesso   avrebbe potuto costruirsi una immagine distorta del suo passato , come fanno i più, impauriti dalle verità scomode, ma egli  la rivive nella sua crudezza , non per piangerci sopra ma per riscattare se stesso. Questa  legittima esigenza di autenticità la espanderà al suo contesto sociale, precipuamente alla sua religione di nascita laddove la ricerca del potere e della ricchezza avevano oscurato il senso del vangelo.  Solo per un adulto senso  realistico accetterà il compromesso con l'apparato gerarchico e burocratizzato , evitando inoltre di essere messo sul rogo. Per quanto la sua religiosità sia panteistica, si ispira alla figura di Gesù  poiché in essa vede la liberazione dei sentimenti religiosi genuini  dagli aridi formalismi  farisaici, quegli stessi  incrostati nella Chiesa che denuncerà davanti al papa. Ma Francesco ed il francescanesimo saranno presto istituzionalizzati ridipingendogli addosso l'immagine del bravo bambino fedele alla genitorialità religiosa. Ma attenzione. Evitare di "fare i bravi bambini" non significa "fare i cattivi". Uno zingarello a cui la madre impone di andare a rubacchiare farà "il bravo bambino" comportandosi come    mamma vuole, per assicurarsi la sua protezione. Essere "bravi" significa seguire i parametri dati. Il fine non è essere rivoluzionari, sempre contro l'autorità (la genitorialità) o reazionari  difendendola, ma essere se stessi, capaci di rabbia ma anche di consenso laddove è ragionevole concederlo. E' un conto l'adattamento adulto e razionale un altro è l'iperadattamento che per sentirsi confermati prima dalla famiglia eppoi dal sociale richiede la rimozione dei propri sentimenti e della propria intelligenza. Ci si assicurerà un finto amore, un consenso, la carriera, ma perdendo il senso della propria evoluzione, dell'appercezione dell'anima in cambio di un  modello comportamentale stereotipato.

Storia o leggenda che sia racconta  che un impulso lo obbliga a "riparare la casa del Signore". La chiesetta diroccata di S.Damiano è come un sogno da interpretare: la casa di Francesco (il suo sé) è ormai crollata, la struttura precedente era quella anonima, comune di un giovane con una ricca famiglia alle spalle piena di aspettative su di lui. Ma è da questa struttura che deve prendere i pezzi. E' comunque la "sua" materia grezza. Realmente ma ancor più simbolicamente vende  le stoffe del padre, per aver soldi ( energia) sufficienti per il lavoro, per l'opera di trasmutazione.

Il destino che la famiglia voleva per lui era quello di una carriera militare o politica, o quella di proseguire il piccolo impero economico messo su dal padre, Pietro di Bernardone, nato dal commercio di tessuti. Francesco non solo imparò la musica, il latino, il provenzale ( le cui poesie spesso echeggiano motivi sufi ) ma ebbe esperienza degli affari e delle armi, avendo partecipato alla guerra contro Perugia a difesa della sua Assisi. Sconfitto conobbe l'amarezza della prigione per un anno (1202-1203). Si arruolò di nuovo nell'esercito pontificio (1205) contro le truppe dell'imperatore in Puglia ed è in questo periodo che   comincia  a verificare se stesso, a contattare  l'inconscio. Un sogno misterioso lo riporta ad Assisi. Il suo stile di vita cambia: riflette, medita, ama la solitudine, l'esistenza condotta precedentemente gli appare vuota, insignificante, e questo comportamento critico lo porterà a conflitti con la famiglia. Perché seguire un destino indotto da altri? Perché rinunciare a se stessi per mettere in scena, come una marionetta compiacente, quanto gli altri vogliono da te ? Per adattarti alle altrui  aspettative  devi rinunciare alla tua ricerca, ai tuoi sentimenti. La parte autentica del tuo sé chiede  di essere ascoltata...il dialogo intrapsichico di Francesco diventa sempre più serrato fino ad isolarlo dal mondo.  Cade "malato". Uno stato dissociativo, forse schizofrenico accompagnato da febbri. Francesco non poteva uscirne fuori se non avesse trovato dentro di sé  un amore sincero , comunque un'attenzione  nella sua infanzia, dalla madre soprattutto, madonna Pica, una nobile donna provenzale. Poteva "guarire" solo con una conversione totale , con un distacco dalla famiglia, "spogliarsi" di tutto il suo passato fatto di sogni di gloria, eroismo, cavalleria, potere mondano. Continuare a vivere per essere "ammirato" prima dai genitori eppoi dalla società ( continuando lo stesso bisogno infantile) significa fondarsi sul niente. Il fondamento sta nei propri sentimenti non sulle qualità che la vita si riprende  una ad una, dalla bellezza, alla forza, alla genialità. Essere liberi di piangere, di affrontare il dolore ma anche la gioia, di essere teneri, di esprimere insomma tutto il sentito della vita  fino allora  rimosso. Finalmente fuori da ogni depressione ed esaltazione che nascono dalla dipendenza altrui, prima dal genitoriale eppoi dal suo prolungamento  sociale  . Ciò significa spogliarsi del falso sé e questo pure fa con un gesto simbolico davanti al piazzale della chiesa: Matto di Dio.

Nella ricostruzione di sé è solo, non va a cercare altri per distrarsi, per scappar via da se stesso. Consuma la sua solitudine come una fiamma che sciogliendosi, conosce ciò di cui è fatta. Ma è la liberazione di una piccola vita che a poco a poco entra a far parte della grande vita. Non ha più bisogno di essere acoltato e capito, è lui adesso che capisce e ascolta senza barriere, che accetta di buon animo le persone, le cose così come sono, empaticamente. Quel che è è quel che è. Alcuni amici entrano in sintonia con lui, sentono il suo risveglio e ne partecipano. E' una religiosità nascente, panteistica, mistica. Francesco si sente parte della natura, del cosmo, dell'energia che muove ogni cosa. E' innamorato della sua sorgente divina. Attrae senza volerlo in questa nuova costruzione chi, non per imitazione ma per proprie istanze sente accendersi una nuova vita. Il sentimento religioso nei riguardi del creato che tipicizzerà  il francescanesimo, espanderà la consapevolezza che solo in una collocazione non di dominio ma in armonia e rispetto della natura l'uomo può essere in pace e letizia. 

Tutto ciò preoccupa la burocrazia ecclesistica del suo tempo. In questi casi due erano le soluzioni: o il movimento rientra nella istituzione, si lascia controllare da esso oppure viene eliminato con il suo fondatore in un bel falò. Francesco rischia di brutto: convocato dal papa gli getta in faccia le parole del vangelo sulla semplicità, la povertà : affronta una istituzione che di semplice e povero nulla più aveva. E' un momento in cui si condensano tutte le sue riflessioni, le sue emozioni. Le sue parole trasudano questa densità. Ricorda  Gesù quando inveiva contro gli scribi e farisei, ma evita di insultare, di fare l'eroe martire. Ricorda il monito di Gesù ad amare, ma anche il disprezzo per l'ipocrisia  del finto amore, quello intellettualizzato, di convenienza, parolaio. L'amore è un fatto spontaneo, un fiume che scorre senza essere spinto da nulla, questa è la sua natura. Ogni imitazione dell'amore è meschina. Si può rispettare il prossimo ma non amarlo. E' impossibile comandarsi di amare ed è ipocrita raccomandarlo. E' una pulsione del cuore , un suo comandamento,  non una costruzione del cervello che si  può mettere in scena con atteggiamenti. Solo conoscendo se stessi, soffrendo la solitudine del  falso amore che si è dovuto fingere per assicurarsi la benevolenza dei genitori e del prossimo, ce ne si può liberare per poi far scorrere i sentimenti genuini. Francesco cita i passi del Vangelo ai vescovi ed al papa come se non ne avessero mai sentito parlare. Non idealizza le sontuose figure ecclesiastiche che lo guardavano, non pretende di essere capito, agisce così poichè sente che in quel momento è giusto senza far filtrare troppo le parole dalla prudenza. Ci sono delle volte che bisogna giocarsi fino in fondo e quel momento non bisogna lasciarselo sfuggire.

Vuoi per una mossa diplomatica vuoi perché colpito dalla forza sincera che animava quelle parole il papa evita che sia messo in carcere. E iniziano i compromessi per far sopravvivere il movimento.

Le credenze religiose, spesso intrappolate  in concettosi dogmatismi   e nelle affermazioni ideologiche di superiorità dei loro burocrati non costituiscono la fede. L'impulso irrazionale ed esperienziale della fede è dettato dal cuore non dal bisogno di aderire a qualche schema. Francesco compie un processo di conversione della sua vita guidato dalla fede in Dio. Ma per scoprire  lo spirito di questa conversione bisogna tornare alla sua infanzia quando si accostava alle poesie dei trovatori. Ci sono persone, luoghi, parole, scritti che vengono emotivamente assorbiti nella giovinezza come un lievito . Idries Schah nel suo libro "i sufi" (ed.Mediterranee) ha colto immediatamente questa relazione. I trovatori  sono probabilmente gli epigoni dei musicisti e poeti arabofoni e comunque da essi trovano materiale di ispirazione. Il sud della Francia fu assoggettato all' Islam e in questo periodo i suoi costumi presero una gaiezza, una libertà di spirito che conquistò molti stranieri. Tra essi anche Pietro di Bernardone che amò la Francia fino al punto di chiamare Francesco suo figlio e sposarne una donna.  Francesco  parlava provenzale e probabilmente aveva colto nelle poesie dei trovatori quello spirito sufi che le animava. Forse il primo lievito è qui. Una attrazione dapprima  inconscia lo portò, come un trovatore alla ricerca delle sue origini, a viaggiare tra i popoli arabofoni. Molti giovani, particolarmente dotati, partivano dai luoghi  cristiani verso quelli islamici, soprattutto  la Spagna andalusa, per migliorare i loro studi. Là avrebbero trovato università, biblioteche, professori di tutte le scienze celebri per la loro sapienza, in un clima di tolleranza e progresso. E' presumibile che Francesco divenne consapevole che in queste terre poteva trovare  quel che cercava. Non riuscì ad arrivare in Marocco ma ebbe comunque modo passare in una Spagna dove il sufismo era vivo ed operante . Si spinse infine in Egitto dove, secondo il famoso islamista cristiano Massignon, fu iniziato al sufismo. A Dalmiata lo ricevette il sultano Malk al Kamil. Un cronista riporta che:" Il sultano non solo congedò Francesco in pace, con stupore e ammirazione per le inusuali qualità di quell'uomo, ma lo prese completamente a benvolere, dandogli il permesso di predicare ai propri sudditi, e pregandolo di tornare frequentemente a fargli visita" ( citato da I.Schah, op.cit. ).Tutto secondo lo stile dei potenti che nell'Islam agevolavano i sufi e si   sottomettevano al loro consiglio . In opposizione alla guerra santa contro gli infedeli bandita dal papa, Francesco nel 1219/1220 aveva indetto una sua crociata spirituale, ossia lo sforzo per convertire i cuori a Dio liberandosi dai condizionamenti materiali. La versione che sia andato per convertire i musulmani è forse la meno credibile giacchè sul luogo l'unica persuasione che tentò fu verso i crociati affinchè evitassero la guerra . Francesco era matto ma di Dio. Evitava assurdità,  seguiva obiettivi precisi adoperando mezzi idonei per conseguirli. La confraternita che creò ed il movimento che da essa si propagò non è da vedersi in chiave solo romantica. Francesco sapeva il fatto suo.

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