| il graal
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premessa sui simboli L'Aldilà è indicato da tutte le religioni con simboli ma essi sono ben lontano dal rappresentare una realtà che sfugge ad ogni categoria ed immagine fenomenica. Nel Corano il paradiso è dipinto come un giardino in cui scorrono fiumi di latte e dove miele , frescura e la compagnia di splendide Uri sono il premio per l'eletto, l'inferno da fiamme e torture: ma è lo stesso Libro a ricordare più volte che si tratta solo di simboli e non di riproduzioni (...fotografiche, diremmo noi, per indenderci) come a dire che non bisogna confondere il dito che indica la luna con la luna stessa .Nel Vangelo Gesù paragona l'inferno alla Geenna ( deposito di spazzatura da incendiare) e il regno spirituale al cielo (da cui le immagini cristiane del paradiso sulle nuvole con angioletti con tanto di cetra) ma egli parlava per parabole, favole, simboli per l'appunto ..." tanto per dare un'idea..." D'altro canto ,ogni testo si presta a diverse letture in quanto i suoi piani di profondità possono essere svelati o velati in rapporto alla saggezza di chi legge. E ciò può essere detto di ogni libro, e a maggior ragione per quelli sacri .I sufi ,per esempio, spiegando i versetti del Corano sono riusciti a disincrostare il linguaggio da ogni grossolana terrestrità (nell'umanamente possibile) mantenendo per'altro una limpidezza e semplicità unica che lascia trasparire diversi livelli interpretativi dei quali, l'apparente, è quello normalmente percepito come logico-descrittivo. Ma tutta la letteratura sufi esemplifica tale ricchezza. Oltre i libri anche le vicende umane, ( l'esperire la vita stessa ) propongono una lettura su diversi livelli di comprensione. Se sono inadeguate le immagini per descrivere l'Aldilà figuriamoci quando si tratta del Divino. Ogni immagine per quanto elevata sarà non solo inadeguata ma assai lontana dal descritto in quanto essa è finita mentre il suo rifermento è infinito. Anche il Tao-the-ching premette subito che il Tao ( Dio) è oltre ogni definizione, non ha nome. Il Corano con elevatissima poesia indica il Divino (Al-Lah=La Divinità) nel modo che segue ( ricordando infine che Esso si rivela in modo metaforico : nei detti sapienziali , nella natura stessa, nella vita ): Dio è la luce dei cieli e della terra. La sua luce è simile a una nicchia in cui si trova una lampada. La lampada è in un vetro simile ad un astro sfavillante che si accende grazie ad un albero benedetto: un olivo che non è né d'oriente né d'occidente e il cui olio brillerebbe senza che un fuoco lo tocchi o poco ci manca. Luce su Luce. Dio dirige verso la sua luce chi egli vuole. Propone agli uomini parabole. Dio conosce perfettamente ogni cosa(XXIV-35).il Graal Una leggenda medioevale vuole che Giuseppe d'Arimatea avesse raccolto il sangue di Gesù, sgorgato da una ferita, in un catino. Da qui l'epopea che vede i cavalieri della tavola rotonda di re Artu alla ricerca del prezioso souvenir capace di concedere l'eternità (da intendersi in senso eckartiano: vita sub specie aeternitatis) . La saga continuerà anche con Indiana Jones sulla pellicola filmica in un contesto in cui la ricerca del sacro catino era parallela a quella dei nazisti , notoriamente abbagliati dall'idea di incarnare nella Germania tutti i miti disponibili sul mercato dell'occulto (compreso quello di Agharti). Il mito di base è quello del sangue divino che una dinastia od una "etnia" ( una volta chiamata impropriamente, in modo animalesco, "razza" ) porterebbe. Alcuni hanno perfino ipotizzato che dietro la ricerca del graal ci sia un'albero genealogico risalente ad una presunta prole di Gesù (vedi di Baigent,Leight,Lincoln "Il Sacro Graal" Mondadori). Ma all'origine della coppa del Graal, aldilà dei significati gnostici aggiunti, c'è la Futuwah ovvero la cavalleria islamica. L'iniziazione era conferita da uno shaik anche attraverso un brindisi in una coppa speciale (kas-ul-futuwah), la coppa dei cavalieri che si ritroverà anche tra i templari . Le antiche religioni pagane antropomorfizzavano il divino per dare un qualcosa di concreto all'uomo da adorare, spesso era il capo del gruppo ad essere considerato Dio o figlio di Dio (il faraone, l'imperatore romano e giapponese etc. ) La speculazione indiana, estremo orientale, persiana, ebraica, seppur compiuta da eccelsi ma poi precipitata nel senso comune ( si pensi a Mosè quando ritorna dal Sinai e trova il suo popolo intento ad adorare un toro ) avevano già da molti secoli a.c superato le idolatrie verso gli animali sacri, gli astri, il capo, il territorio del clan, la propria tribù (patria), il sistema di credenze, usi e costumi (l'ideologia ed il folklore). Anche se questi limitati valori dei primitivi sono riemersi tristemente dall'inconscio collettivo, come la storia recente dimostra, il loro carattere si dimostra recessivo a tutto vantaggio della conservazione della specie umana su questo piccolo pianeta. Certe classi sacerdotali e nobiliari (anche tra gli amerindi) si sono estinte per via delle procreazioni incestuose. Fino a questo punto suicida arrivava l'adorazione del proprio sangue ! Nelle artificiose teorie razziste (documentate dai disponibilissimi manifesti fascisti della germania e dell'italia) i meticci (figli di genitori di diverse etnie) erano considerati essere inferiori quando invece, venendo assicurata una buona correzione genetica, risultano in genere più sani, così come dall'incontro di diverse culture ci può essere solo arricchimento . A simili storture arrivava il mito del sangue, dell'idolatria del clan, dell'esaltazione della propria terra fino a farne una questione spirituale. Questo per indicare come le simbologie spirituali possano veicolare regressioni e perversioni : più ridotto è il significato del simbolo più gretta è la concezione dello spirituale ormai surrogato di esaltazione e fanatismo o di meccanica ripetitività. Viceversa l'universalità del simbolo permette di appetire a elevati concetti ed intuizioni del divino. Nell'essenza di ogni religione, filtrata la fede dall'impasto normativo e dogmatico particolare, emerge che una è la terra, uno è il sangue, uno è Dio. Così i maestri sufi e i saggi d'ogni tempo e luogo. Vedendo le cose dall'alto, dove l'aria è pura ed i confini quasi si perdono all'orizzonte è possibile cogliere i particolari sottostanti, le diversità nella loro bellezza evitando di fare di esse un culto. Diversi sono i popoli ma il fatto di essere umani li affratella necessariamente in una terra che è di tutti oltre i ridicoli confini ("zo we zo"in un dialetto africano significa "un uomo è un uomo: così inizia il libro di Luca e Francesco Cavalli-Sforza,Chi Siamo,Mondadori, dal quale risulta chiaro come tutti gli uomini siano meticci ). Diverse sono le religioni ma uno è il loro fine: rendere possibile all'uomo riscoprire il suo principio extraformale che si manifesta e si fa capire soltanto col cuore. Già Salomone diceva: i cieli e i cieli dei cieli non Ti possono contenere ;quanto meno lo potrà questo tempio (simbolo degli aspetti cultuali,dogmatici ed ideologici di una religione) che ho costruito ! (1RE 8,27 ). |