ghayr mahdûd (infinito)       
cilm âHisâb (scienza del calcolo)

 

Nel Corano il termine "infinito" è citato 4 volte. In 35ª32 e 41ª35: la grazia di Dio è infinita;
  in 17ª43 Dio è definito: infinitamente di sopra da ciò che di Lui dicono;
  in 31ª16 Dio è definito: infinitamente dolce.
Ma... una domanda molto semplice: Esiste Dio? Nessuno è in grado di dimostrarlo; Dio stesso però dice: Né i cieli né la terra Mi contengono, ma Mi contiene il cuore del mio fedele.
Del pari potremmo dire: Esiste l'Infinito? Certo: sussiste l'infinitezza dei numeri, questo siamo in grado di concepirlo, ma nessun essere umano sarà mai in grado di enumerarne tutta la sequenza.

La Civiltà della Valle dell'Indo (3-500-1.500 aC) ha ideato  lo zero partendo da un concetto religioso, il bindu, il punto iniziale da cui tutto parte: il simbolo di Dio. L'Îslâm, sulla traccia dell'India, ha dato a sua volta le cifre all'Occidente.
Si deve a Muhammad âlKhuwarizmi (?-850) lo studio dei logaritmi e dell'algebra (parola araba). Dal suo libro, tradotto dapprima da Abelardo di Bath e nel 1202 da Leonardo Fibonacci, vennero adottati in Europa lo zero e la numerazione araba. Proprio dal nome di âlKhuwarizmi venne tratto, in Italia, il termine algoritmo. Si deve ad `Abd âlWafah (?-998) la trigonometria e la geometria della sfera, le tavole delle tangenti e le variazioni del moto lunare. Omar Khayyam (cUmar âlKhayyâmî, ?-1123) risolse equazioni di terzo e quarto grado attraverso l'intersezione delle coniche. Omar Khayyam fu anche un eccellente poeta mistico, e con lui vediamo così la mistica, la poesia e la matematica unirsi per la definizione più completa, pertinente e avvertibile del concetto di infinito.
Per ciò che riguarda invece gli studi specifici sull'infinito nell'ambito della scienza islamica dovrebbero bastare questi passi: Omar Khayyam: «Lo studio delle matematiche, che sono la parte più pura della filosofia, costituisce il primo gradino della scala che conduce alla salute e alla conoscenza della vera essenza dell'Essere (Risâla fi sharh mâ âshkala...).» Gli Îkhwân âlSafâ' (IX secolo): «Le cose che esistono sono in conformità con la natura dei numeri. Per questo sussiste un infinito conoscibile coi numeri per definire l'inconoscibile infinito di Dio.» Thâbit bn  Qurra (836-901 c.):  «La classe dei numeri interi e la classe dei numeri pari sono entrambe infinite, ma questa è solo la metà di quella; per cui una serie infinita di numeri può essere una qualsiasi parte di un'altra serie.»
Comunque tutto, nel mondo fenomenico è finito, ed è vissuto da un essere finito quale è l'essere umano; ma il mondo fenomenico essendo creato da Dio, ha le qualità del suo creatore, che è infinito e senza tempo; per cui il mondo fenomenico è infinito quale specchio del suo Creatore, ma è finito perché è IN Dio ma non E' Dio. In effetti, secoli dopo, Georg Cantor giungeva allo stesso concetto di Thâbit bn Qurra attraverso quella che egli definì "una corrispondenza biunivoca", e dimostrò ancora una volta che sussistono infiniti più grandi e infiniti più piccoli, per cui il concetto di finito è nella mente dell'essere umano, mentre il concetto di infinito è nel suo cuore.
D'altro canto ogni numero è una realtà fenomenica e intellettiva, simbolo d'una realtà materiale ma anche di un concetto spirituale. Ab origo solo le lettere indicavano le cifre, e da questo è derivato il sistema di abbinare il numero alla lettera, ciò che presso i sufi (i mistici dell'Îslâm) diede origine al sistema âbjad. Nella Spagna musulmana nel XII secolo i mistici ebraici, studiando presso i Sufi questo sistema âbjad, diedero origine alla Kabbalà, come è dichiarato dalla stessa "Encyclopedia Judaica" edita in Israele.
Ciò comunque affonda le sue radici in Pitagora e in Plotino, che si rifanno a loro volta all'Egitto che a sua volta trasse le conoscenze matematiche dalla Civiltà della Valle dell'Indo, in un giro ciclico che a sua volta ci riporta ancora all'Infinities.

La nostra mente è limitata. Il nostro cervello - o se vogliamo la parte superiore del nostro sistema nervoso centrale - pesa grossomodo 1.300 grammi. La nostra mente naviga nel liquor, protetta dalla calotta cranica, sua difesa e sua prigione. Una prigione limitata.
La nostra mente pensa Dio, crea religioni splendide e splendide poesie mistiche per adorarlo. E Dio è l'infinito.
E poiché Dio infinito ha creato l'universo mondo, ecco che gli infiniti si specchiano nella Creazione che è specchio di Dio. Lo specchio posto davanti a un altro specchio quale infinito crea? Siamo di nuovo nell'infinitezza del pensiero umano - nell'immaginifico che solo il poeta o il mistico percepiscono - nell'infinitezza che esula dalla realtà limitata per spaziare nelle fantasie dell'Arte, ed ecco: è l'arte - oggi quella scenica di questo contesto - che ci ripropone il concetto di infinito rendendocelo percepibile.
Noi sufi cerchiamo di percorrere questa Via infinita, e lo possiamo percorrendola a cicli finiti di sette anni in sette anni, che sono l'immagine della Via mistica eterna, quella che permette al sufi di capire l'infinito di Dio che è in noi.
Sette gradi: sette immagini suddivise, numeri finiti, che portano a capire l'infinito, e la impossibile dissociazione d'un qualsiasi infinitesimo granello di sabbia dall'unica realtà che è Dio, o di un numero qualsiasi dall'infinita catena ascendente e discendente dei numeri.
1° grado:  Il suono, che va e va come l'infinita catena dei numeri
2° grado: La luce, che va e va come l'infinita catena dei numeri
3° Il numero, con tutti i suoi molteplici significati palesi e nascosti.
4° La lettera ... 5° La parola.. 6° Il simbolo... 7° Ritmo e simmetria.
Tanti "infiniti" settoriali (appunto come ipotizzavano Thabit e Cantor), tante fonti di pensiero infinito nell'infinito cammino per raggiungere una superiore consapevolezza di Dio, l'Infinito reale unico.

Ripeto: l'intero Corano è in questo detto di Dio: «Né i cieli né la terra Mi contengono, ma Mi contiene il cuore del Mio fedele.» Il cuore, non il cervello: e quindi non possiamo definire Dio con il cervello, cioè con il ragionamento, ma possiamo sentire Dio con il cuore, cioè con il sentimento,. Il corpo umano, atomo di materia nell'infinito mondo fenomenico, è così quel momento finito che contiene l'anima, l'anima goccia di quell'oceano infinito che è Dio.
Quando l'essere umano giunge ad esprimersi attraverso le emozioni che trasuperano i limiti della materia finita, s'illumina di una luce divina per cui le sue azioni, le sue opere, le sue "arti" vanno oltre i limiti del contingente, e di là dal bene e dal male (limiti finiti di una realtà finita) attingono a quella intuizione del divino che ci rischiara la vita. Allora l'essere umano si trova in un pronao del mondo a venire, minuscolo granello di sabbia nel deserto vasto dell'essere, e goccia nell'Oceano infinito che è Dio. Ciò è ben avvertibile nel rito dei sufi, il Dhikr, grazie al quale il sufi abbandona per un attimo la spoglia mortale finita e attinge alla verità eterna, che è infinita.
Ma contro questi momenti estatici s'erge tutto un mondo di orrori, di guerre, di egoismi e di corruzioni, di cui son fatti politica, affari, intrighi e perversioni..., ciò che chiamiamo la vita civile in questo basso mondo. Ecco ciò che è finito, in contrasto con ciò che nella stessa natura divina di noi esseri umani creati è infinito quando ci volgiamo alle bellezze della natura rispettandole, quando aiutiamo il nostro prossimo che soffre, di qualsiasi etnìa e di qualsiasi religione esso sia, quando gustiamo l'arte, nelle sue varie espressioni sublimi e finite -, musica, poesia, pittura, teatro... o elemosina -, che in definitiva sono tutti aspetti tangibili DELLA PREGHIERA a quell'infinito unico che è Dio.


Gabriele Mandel Khân, Vicario generale per l'Italia
 della Confraternita Sufi Jerrahi-Halveti