LE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI

dottor Yusuf Omar al Jerrahi-  Torino 12-6-03

Come vi è stato segnalato, sono un medico che lavora nell’hinterland milanese, ho una formazione in psicoterapia. Questi elementi sicuramente possono essere importanti se si considerano gli argomenti di cui parlerete in questi giorni. Ma l’elemento che giustifica la mia presenza qui in questo momento è un altro. Sono una persona che da circa quattro anni è musulmana.
Attualmente, lo  dico perché penso che alcune tra di voi lo conoscano, sono un allievo del prof. Gabriele Mandel, appartengo alla confraternita dei Sufi Jerrahi-Halveti, nata in Turchia ma attualmente presente in molti paesi occidentali.
Tra i compiti più importanti di un sufi sta quello di conoscere sempre meglio il Corano e la figura del profeta Muhammad (su di Lui il saluto e la pace).
Cercherò di trattare gli argomenti di cui vi occuperete alla luce della rivelazione Coranica, degli hadith del Profeta e in parte anche della legislazione in generale.
Le mutilazioni genitali femminili non sono un comportamento che si manifesta soltanto in nazioni musulmane, è un fenomeno che si manifesta però anche in terre musulmane. Per cui parlare della tradizione musulmana non è affatto inutile.
Ma andiamo con ordine. Accennerò all’ inizio brevemente alle pratiche di cui sopra.
 Innanzitutto l’ infibulazione: sono esistite storicamente due tipi di infibulazione praticate fin dall’antichità; la prima consisteva nell’ applicare un anello al prepuzio dei ragazzi affinché non si masturbassero, la seconda consisteva nell’applicare un anello alla vulva delle ragazze per impedire loro di avere rapporti sessuali garantendo così la verginità. Più di recente questo secondo tipo si opera presso alcune tribù africane, un tempo anche asiatiche, praticando un taglio attorno alle grandi labbra che, unite e rimarginate, determinana una cicatrizzazone che restringe l’ostio vulvare. La finalità di quest’ultima operazione, che ha causato molti decessi per gravi malattie ( vengono usate spine, catgut, fili di seta, lame ovviamente non sterilizzate) è anche quella di togliere il piacere sessuale alle donne.
Altra pratica di mutilazione femminile è la clitoridectomia, applicata su fanciulle puberi, è praticata dalle stesse tribù africane che praticano l’infibulazione in base alla supposizione che per essere del tutto maschi occorre togliere il residuo femminile, lo scroto, e per essere del tutto femmine occorre togliere il residuo maschile, la clitoride. Questo almeno era il principio di base, che poi può essere degenerato in una pratica rituale senza senso, oppure essere diventato l’espressione di una volontà di controllo e di potere nei confronti delle donne.
Già anticipo che queste pratiche sono proibite dall’Islam.
Così come è proibita la castrazione, per cui, ad esempio, gli eunuchi degli harem provenivano generalmente da paesi cristiani, dove si utilizzavano come voci bianche nelle cantorie, o dalla Cina.
Un discorso a parte va fatto per la circoncisione, che ha un valore più simbolico che igienico (la recisione parziale del prepuzio può evitare infezioni ed è terapeutica nella fimosi). Rigorosamente non è obbligatoria, il Corano non ne parla, ma è una consuetudine abbastanza comune nell’Islam in quanto secondo la tradizione il Profeta sarebbe nato circonciso. Per imitazione si praticò così con una certa frequenza, riproponendo un rito preislamico comune anche agli Ebrei. Esso serviva a “segnare” l’appartenenza ad un popolo e si caricava di simbolismi come quello di tagliare un secondo cordone ombelicale o rinascere come il serpente che lascia la sua vecchia pelle. Era poi soprattutto anche un segno di alleanza con Dio. In occidente in ambito cristiano la presenza del prepuzio era considerata, fino al secolo scorso, causa di diversa patologie mediche, dall’ epilessia al cancro, in modo ovviamente del tutto infondato, a causa della ritenzione dello smegma, sostanza giallastra che si deposita appunto all’interno del prepuzio.
Attualmente nell’Ebraismo e nell’Islam, ove continua ad essere praticata, si tende a coglierne sempre di più il valore simbolico sostanziale, come sensibilità del cuore, segno interiore di fedeltà al Creatore, evitando una ferita di tipo psicologico al bambino. Ma la forza della consuetudine e quindi della ripetizione di un evento vissuto contrastano tale tendenza.
Tornando alle pratiche di mutilazione femminile, non andrà mai dimenticato come siano pericolose sia per la salute fisica che per l’equilibrio psicologico della donna: possono provocare infezioni come il tetano, cicatrizzazioni che impediscono il parto naturale causando spesso la morte della madre o del nascituro, e inoltre l’infertilità. Le operazioni vengono eseguite su bambine di pochi giorni di vita fino alla pubertà. Comuni sono anche alcune sequele come problemi mestruali, difficoltà alla minzione, frigidità, rapporti sessuali dolorosi.
Come già ho anticipato, tali pratiche sono contrarie all’Islam. Non c’è nulla né nel Corano né negli hadith del Profeta che le autorizzi.
Ma non solo: sono anzi esplicitamente ed implicitamente condannate.
Vi proporrò adesso un percorso di conoscenza condotto appunto attraverso queste due fonti, Corano e hadith, che vi mostrerà le ragioni di quanto sto affermando.
Comincerò dal Corano, sura 4, vers 119, in cui l’avversario, Satana, dice le seguenti parole:
“Certo, li svierò, darò loro desideri vani; io ordinerò e loro fenderanno le orecchie al bestiame; io ordinerò e loro altereranno la creazione di Dio. E chiunque prende Satana invece di Dio sarà certo votato ad una perdita manifesta”
Oggi si tende a vedere in questo passo la proibizione a perseguire alcune ricerche scientifiche particolari, quali la clonazione di un essere umano o l’utilizzo dell’energia nucleare per la produzione di tipo bellico. Ma è chiara l’indicazione a pratiche di mutilazione nei confronti degli animali e quindi a maggior ragione qualsiasi immotivata modificazione della natura umana, e quindi la proibizione a qualsiasi pratica di mutilazione maschile o femminile. In nessun campo della legislazione musulmana si parla di queste pratiche. Per contro la legislazione di molti paesi musulmani dell’Africa nera confinanti con i paesi musulmani ha emanato leggi di condanna per coloro che praticano tali atti. La notizia, comunque ripeto errata, che tale pratica sia specifica dell’Islam fu propinata per la prima volta da uno dei più grandi detrattori e nemici dell’ Islam, Tomaso da Kemp, e da allora è stata costantemente ripresa senza verifica di sorta in molti opuscoli antimusulmani e oggi è diventata argomento di cattiva informazione da parte di alcuni movimenti politici come la Lega Nord.
Inoltre la pratica va contro un’altra disposizione coranica. In effetti il rapporto sessuale è considerato non solo ai fini della procreazione ma anche come reciproco piacere della coppia come dono di Dio ai coniugi, in base ai versetti coranici
“Uomini, andate alle vostre donne e coltivatele come si coltiva un giardino”(2,223), “perché voi siete un contentamento per esse e esse sono un contentamento per voi”(2,187)
Qui entriamo in un campo molto delicato e importante, e cioè l’ alto valore che la sessualità riveste nella religione musulmana. Il godimento sessuale è un dono di Dio sia per l’uomo che per la donna. Quindi non possono essere dichiarate lecite pratiche che privino di questa possibilità né l’uno né l’altra.
Da dove deriva questo valore? Potrei dire che la descrizione del Paradiso, che va sempre vista in senso simbolico, come dice la sura 9, 72, è ricca di immagini riccamente sensuali. Quindi si potrebbe dire che le gioie del sesso sono un anticipo, un simbolo della prossimità con Dio, della nostra presenza a Lui dopo la nostra esperienza terrena. Ma vi dirò qualcosa di più. Come forse alcuni di voi sapranno, tra i più grandi uomini spirituali dell’Islam ci sono stati i sufi. Uno dei più insigni è sicuramente stato Mohyuddin Ibn Arabi, vissuto nel tredicesimo secolo. La sua opera fu immensa, monumentale. Nel commentare quel bellissimo hadith qudsi del profeta
“Ero un tesoro nascosto, ho voluto essere conosciuto, per cui ho creato il mondo”
egli cerca di comprendere come possa avvenire questo movimento per cui Dio, che era nascosto, inconoscibile, si afferma come un “Uno” dotato di volontà di essere conosciuto e poi crea il mondo. Ibn Arabi afferma così, aiutato anche da alcune straordinarie visioni che gli capitava di avere, che (cerco di spiegarlo in parole semplici che non vanno ovviamente prese alla lettera ma devono essere colte per il loro valore simbolico) era come se all’interno della divinità avvenisse una specie di polarizzazione, di separazione tra un principio attivo, il Calamo supremo, e un principio recettivo, la Tavola custodita. Il Calamo supremo prende l’inchiostro delle infinite possibilità di manifestazione contenute all’interno della infinita Scienza divina e lo porta verso la Tavola , scrivendovi sopra le lettere e le parole che poi formeranno tutte le creature di tutti i mondi manifestati.
L’azione del Calamo sulla Tavola è metafisico, è oltre, è prima della creazione dello spazio e del tempo. Il dinamismo tra il Calamo e la Tavola, dice Ibn Arabi, è un dinamismo d’amore.
Vivere la sessualità in maniera equilibrata e armoniosa è un po’ come identificarsi con il Calamo per l’uomo e con la Tavola per la donna. E’ un modo per noi esseri umani per entrare, con tutti noi stessi, e nei limiti delle nostre possibilità, nel dinamismo più interno e misterioso della vita di Dio.
A nessuno e a nessuna tale prerogativa può essere impedita.
La sessualità umana per essere così vissuta  e compresa anche nel suo aspetto simbolico presuppone anche un quadro di rispetto reciproco tra uomo e  donna.
Anche questo aspetto ritengo debba essere approfondito.
L’Islam e il Corano condannano e aboliscono l’orribile pratica dell’infanticidio femminile in uso tra gli Arabi pagani, limitano  i diritti esercitati dagli uomini sulle loro mogli, pongono  limiti alla poligamia, danno  alle donne una uguaglianza materiale e spirituale con l’uomo. A questo proposito si legge nel Corano:
“Non uccidete i vostri figli per timore della miseria: siamo Noi a provvederli del cibo come provvediamo a voi stessi. Ucciderli è veramente un peccato gravissimo”(17,31)
“Quando si annuncia ad uno di loro la nascita di una figlia, il suo volto si adombra, e soffoca in sé la sua ira. Sfugge alla gente, per via della disgrazia che gli è stata annunciata: deve tenerla nonostante la vergogna o seppellirla nella polvere? Quanto è orribile il loro modo di giudicare”(16,58-59)
“E se temete di essere ingiusti nei confronti degli orfani, sposate allora due o tre o quattro tra le donne che vi piacciono; ma se temete di essere ingiusti allora sia una sola”(4,3)
“Daremo una vita eccellente a chiunque, maschio o femmina, sia credente e compia il bene”(16,97)
“Esse hanno diritti equivalenti ai loro doveri, in base alle buone consuetudini, ma gli uomini sono superiori”(2,228)
Il Corano, non distanziandosi peraltro dalle altre tradizioni spirituali, afferma la superiorità dell’uomo come capo della famiglia, ma come si può ben vedere, non giustifica alcun tipo di sopruso, di prevaricazione, di prepotenza.
Molti hadith del Profeta ribadiscono lo stesso concetto.
Ve ne proporrò qualcuno per la lettura.
“Se l’uomo guarda con amore la donna e la donna guarda con amore l’uomo, Dio guarda con amore entrambi”
“Il migliore dei Musulmani è colui che ha un buon carattere e che tratta meglio la sua famiglia”
“Una volta Muhammad stava distribuendo da mangiare ed ecco allora venire una donna a mettersi vicino a lui, egli stese il suo mantello per farla sedere sopra. Quando la gente vide un tale rispetto per quella donna , molti chiesero chi fosse; e i presenti dissero:”E’ la sua nutrice””
“Nell’altro mondo io e una donna, con la carnagione e il viso scuriti dal continuo lavoro sotto il sole, saremo vicini come le mie due dita; quella donna è una vedova generosa, la cui carnagione e il viso si sono scuriti nel tirare su la famiglia”
“Ammonite le vostre mogli con dolcezza”
“Un musulmano non deve disprezzare sua moglie; e se è dispiaciuto per una sua cattiva qualità, sia lieto per una sua altra qualità buona”
“Picchiereste vostra moglie come potreste fare con un servo? Evitate di fare questa cosa”
“Un giorno io, Muaviya figlio di Haidah chiesi:”O Apostolo di Allah, quali sono i miei doveri verso mia moglie?” Egli disse: “Falle mangiare quello che mangi tu, spenda per i vestiti quello che spendi tu, non la picchiare, non farle violenza, e non andare via da lei senza essere in buon accordo”
“La donna è la parte mancante di un uomo”
“Certamente un gran numero di donne sono venute presso la mia famiglia, lamentandosi dei propri mariti; gli uomini che maltrattano le proprie mogli non si comportano bene. Non è dei miei chi spinge una donna a smarrirsi”
“Chiunque aiuti due ragazze fino a che non diventino grandi, nell’aldilà sarà con me, come stanno vicine le mie due dita”
“Chiunque abbia una figlia e non la sotterri viva, non la maltratti e non faccia preferenza ad un maschio e non a lei, possa Allah assegnargli il Paradiso”
“Volete che vi indichi una delle migliori virtù? E’ la benevolenza nei confronti di vostra figlia che ritorni a voi dopo aver divorziato da suo marito”
“Allah gioisce che voi trattiate bene le donne perché sono le vostre madri, figlie e zie”
“I diritti delle donne sono sacri. Provvedete affinché alle donne siano assicurati i diritti che spettano loro”
“Non impedite alle vostre mogli di venire alla moschea”
“Colui che crede in Dio e nel giorno ultimo non nuoccia al vicino. Raccomandategli di trattare bene le donne. Esse sono state create da una costola, e in una costola la parte superiore è la più curva: Se cercate di raddrizzarla la spezzate, e se la lasciate così rimane sempre curva. Raccomandate dunque di essere buoni con le donne.”
“La donna che è già stata sposata non può essere data in matrimonio se non per sua richiesta, la vergine non può essere data in matrimonio se non con il suo consenso”
Ottenere conoscenza è un dovere incombente su ogni musulmano, maschio o femmina che sia”
Credo non vi possano essere dubbi, in base a tutto quello che finora vi ho detto, sul fatto che il Corano volesse liberare la donna dal degrado preislamico, conferendole gli stessi diritti legali degli uomini, tutelandone la proprietà e il diritto all’eredità, affidando a lei i figli in caso di divorzio, divorzio che in ogni caso tutela la donna perché a lei restano, per legge coranica, tutte le sue proprietà, tutti i doni che ha ricevuto, e inoltre le va dato un quarto delle proprietà del marito. A giusta ragione il più eminente teologo musulmano del XX secolo, il defunto Si Hamza Boubakeur, già rettore della moschea di Parigi, scrisse: “Le genti male informate accusano l’Islam di aver distrutto la condizione femminile. Turravia nessuna religione conosciuta, sia pagana che rivelata, monoteista o politeista, è tanto favorevole al bambino e alla donna quanto l’Islam”.
Consideriamo ora meglio quale è stata nella storia il ruolo della donna musulmana. C’è da chiedersi come avrebbe potuto svilupparsi l’Islam se non ci fosse stata Khadjia, la prima mogle del Profeta. Libera proprietaria unica di un impresa commerciale carovaniera, diede al Profeta una sicurezza, lo confortò quando questi ricevette la prima rivelazione, nonché nei momenti di sconforto e  di pericolo dei primi tempi. Con la sua morte, i Quraishiti si sentirono liberi  di organizzare l’assassinio del Profeta, che per questo motivo dovette fuggire a Yatrib. Quando poi, nel corso della battaglia di Uhud, il Profeta cadde ferito, dall’assalto dei nemici lo salvò una donna coraggiosa e determinata, Nusayba bint  Haab.
Durante gli anni fiorenti dell’impero ottomano le università erano frequentate da uomini e donne, e molte di queste donne si distinsero al punto di diventare giudici o docenti. Il fatto fu tutt’altro che raro nel mondo islamico dei periodi d’oro.    
Numerose poi sono state nei secoli passati le donne musulmane regine, capi di stato,condottiere. La più importante di tutte fu forse la regina Razzie Khatun, sultana di Delhi, in India nel XIII sec.
E pensiamo alle donne sufi. I sufi sono i mistici dell’Islam. Tra coloro che durante i secoli hanno raggiunto i gradi più elevati delle gerarchie spirituali troviamo anche delle donne. La più nota di tutte fu probabilmente l’iraqena Rabi’a al’ Adawiyya.
Celebri e illuminate scrittrici e giornaliste musulmane contemporanee si battono per eliminare le interpretazioni maschiliste del Corano affinché l’uguaglianza e la pari dignità non siano più soltanto un enunciato teorico.
Ritengo inoltre importanti anche le testimoniante di donne ed uomini europei del passano sulla condizione delle donne in terre musulmane.
Ad esempio Lady mary Wortley-Montagu, che nel 1700 fu moglie dell’ambasciatore inglese ad Istambul nelle sue “Lettere” scrisse tra le altre cose: ”Le donne sono padrone del proprio denaro, che prendono con sé al momento di un eventuale divorzio, oltre alla somma che il marito è obbligato a versare loro. A conti fatti credo che le donne turche siano tra gli esseri più liberi dell’impero. Perfino il Parlamento le rispetta; il Gran Signore, quando un Pascià è condannato a morte, non infrange mai il privilegio degli appartamenti, che passano inviolati direttamente alla vedova. Regnano come regine sulle proprie schiave che i mariti non hanno mai il permesso di guardare. Le donne turche sono libere da ogni preoccupazione, passano il loro tempo libero in visite, in bagni, e nella occupazione gradevole di spendere denaro e inventare nuove mode”
Cristina Belgioioso-Trivulzio, nel suo libro “Scenes de la vie Turque” stampato a Parigi nel 1858 scrisse:”Non c’è un solo turco che si permetta di maltrattare una donna, ed io conosco donne di ogni classe sociale che tirano la barba ai propri mariti senza che questi usino delle rappresaglie sui loro capelli. Si potrebbe scrivere un intero libro di aneddoti curiosi che testimoniano il rispetto e la condiscendenza del sesso forte nei riguardi del sesso debole”. E nel suo “Diario” ancora scrive:”La famiglia del contadino turco è simile a quella del contadino cristiano e, lo dico con rammarico, il primo potrebbe servire da esempio al secondo. Per quanto riguarda la fedeltà, il vantaggio sarebbe del turco, perché tale virtù non gli è imposta né dalla fede religiosa né da quella civile, né dagli usi né dai costumi né dall’opinione pubblica, ma dalla bontà della sua natura, alla quale ripugna il pensiero di affliggere la propria compagna. E non le fa mai pagare il privilegio, di cui non osa privarla, di essere la sola padrona di casa. Le grandi dame di Istambul non si tengono paghe di vedere il mondo tramite le griglie delle proprie finestre, ma vanno a passeggio nella città, nei bazar, ovunque loro garba e senza essere sottoposte ad alcuna sorveglianza incomoda”
Pierre Crabites, un giudice americano dei tribunali misti del Cairo, dopo una lunga esperienza di legge musulmana come amministratore nella capitale egiziana disse:”Muhammad fu probabilmente il più grande campione dei diritti delle donne che il mondo abbia mai visto. L’Islam conferì alle proprietà delle mogli i diritti e la statuto giuridico esattamente pari a quelli del marito. E’ libera di disporre e di condurre le sue risorse finanziarie come piace a lei senza alcun ostacolo da parte del marito.
Naturalmente l’attuale realtà dell’Islam è complessa e differenziata al massimo, poiché si esprime in ambienti, paesi, etnie e culture altamente differenziate. La sopravvivenza in alcune zone particolari di costumi locali preislamici , a volte anche aberranti come quelli di cui vi state occupando non ha nulla a che vedere con l’Islam.
Quindi, per tornare al titolo della relazione, il ruolo della religione nei riguardi delle pratiche di mutilazione, credo di avervi fornito tutti gli elementi per un giudizio personale sereno. Non può esistere un ruolo favorente tali pratiche. Anzi, il ruolo della religione non può che essere quello di opporsi, In quali modi?
Riscoprendo i veri valori islamici. “Andate per ottenere la conoscenza anche fino in Cina”, dice un hadith del Profeta. Può oggi significare anche il fatto di non avere paura di confrontarsi con culture diverse, con mentalità diverse da parte di popolazioni che attuano queste pratiche e che spesso sono vissute nell’isolamento culturale.
Attuando una lettura del Corano più attenta ai valori femminili. Cogliendo ad esempio la delicatezza con cui le figure di donna vengono tratteggiate. Si tratta di figure autenticamente femminili tutt’altro che sottomesse e rassegnate. Si veda ad esempio la sura 28,23-28 che racconta l’incontro di Mosè con le due donne al pozzo di Madian,oppure si legga la splendida sura 19, 1-34 dove è descritta in termini di alta poesia la figura di Maryam, madre del profete Gesù.
Incoraggiando quelle donne, e sono tante, che cercano di opporsi, non contro l’Islam ma in nome dell’Islam ad una interpretazione troppo unilateralmente maschilista del Corano.
Conoscere ed adeguarsi sempre più e sempre meglio all’esempio del Profeta, su di Lui il saluto e la pace. Sapeva essere forte con i prepotenti e i prevaricatori, dolce e comprensivo nei confronti dei deboli e degli indifesi, come spesso erano le donne del suo tempo e forse purtroppo a volte anche del nostro. 

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