Dio e l'uomo nell'Islâm

 

Secondo l' esegesi coranica, se tutti gli oceani fossero d' inchiostro e intingessimo la penna in quest' immenso calamaio per scrivere le lodi di Dio, quell' inchiostro sarebbe finito prima d' aver potuto vergare un' infinitesima parte degli attributi divini.

A volte qualcuno mi chiede: "Come si fa per diventare musulmani?". Nulla di più facile, in effetti: davanti a due testimoni basta pronunciare la frase: "AsHadu anna la allàh ila Allàh; ashHadu anna Muhammad rasùl Allàh (attesto che non v' è altro dio che Dio, attesto che Maometto è profeta di Dio)".

Ecco: questa è la base dell' Islâm: l' attestazione dell' unicità assoluta di Dio; e da questa procede tutto il resto. Sarebbe pertanto assurdo pensare che ogni religione ha un suo proprio Dio specifico. Tutte hanno Dio come loro principio: lo stesso Dio.

Dio, nella Sua ipseità, è di là da ogni ideazione e da ogni configurazione possibile all' essere umano. E' il Mistero sublime, l' Inconoscibile, come più volte rammenta il Corano stesso. L' essenza divina è indefinibile; comporta realtà che sfuggono del tutto alla mente umana, quali Eternità, Unicità, Infinito. Tuttavia, pur essendo Assoluto invisibile, è anche Realtà onnipresente: l' Essenza divina essendo manifesta nei suoi fenomeni grazie all' attribuzione (pur se limitante) di un nome a ciascuno di essi. Quindi ogni Nome è simbolo di un attributo dell'Essenza divina nella Sua quiddità, che è riflesso della realtà di Dio, mentre in effetti Dio è di sopra e oltre a tutto ciò. Si è sviluppato così, nell' Islâm, una esegesi, in particolare mistica, su "99 Nomi di Dio". Secondo la teologia musulmana i Nomi di Dio - rappresentazione vocalizzata dei Suoi attributi - sono quattromila. Mille di questi sono conosciuti solo da Dio; mille da Dio e dagli angeli; mille da Dio, dagli angeli e dai profeti; e mille da Dio, dagli angeli, dai profeti e dai credenti. Di questi ultimi mille, trecento sono menzionati nel Pentateuco, trecento nei Salmi, trecento nei Vangeli, e cento nel Corano. Di questi cento, novantanove sono noti ai fedeli comuni, mentre uno è nascosto, segreto e accessibile solo ai mistici più illuminato. Dei Novantanove Nomi parla il Corano stesso: A Dio appartengono i Nomi più belli. InvocateLo con questi, e distoglietevi da coloro che bestemmiano i Suoi Nomi (8°180). Dio, non altro dio che Lui. A Lui appartengono i Nomi più belli (20°8). Sia che Lo invochiate Dio o che lo invochiate Clemente, con qualsiasi Nome Lo invochiate, Suoi sono i Nomi più belli (17°110).

Il Corano parla di Dio in quasi tutte le sure, ma lo specifica in sessantasei sure su 114. La prima sura, detta l' Aprente, è in se stessa una lode a Dio e un insegnamento per rivolgersi a Lui nel modo più comune. La sura 112, âlIkhlàs (La Fede pura) è nell' essenzialità dei suoi quattro versetti la sostanza stessa dell' essere di Dio:

 

Dì: Egli, Dio, è unico. Dio, Trascendente. Non ha generato e non è stato generato. Niente Lo può eguagliare.

In quel "niente Lo può eguagliare" è automaticamente la condanna per ogni raffigurazione di Dio, ed anche il segno dei limiti dell' umanità che mai giungerà a capirLo. La conoscenza di Dio costituirà, dopo la nostra morte terrena, il paradiso per quanti hanno creduto in Dio e compiuto opere buone. Per tre volte è detto nel Corano: "Chiunque, uomo o donna, sia esso musulmano, ebreo, cristiano, mazdeo; chiunque insomma creda in Dio, nel Giorno ultimo, e compia opere buone, avrà il paradiso e nell' aldilà non sarà leso di un filo di dattero".

Ogni altro concetto di Paradiso è, per i Sufi, allegoria, come dice il Corano in 2°26: "E annuncia a quelli che hanno creduto e fatto opere buone che ci sono per essi dei Giardini sotto i quali scorrono ruscelli...Dio in verità non esita a creare delle allegorie: un moscerino o meno ancora. Quanti credono sanno quale è la verità da parte del loro Signore, e i miscredenti dicono: Che cosa ha voluto significare Dio, con una simile allegoria?". In effetti il Corano afferma ancora: Ai credenti e alle credenti Dio ha promesso il Paradiso... Orbene: è ben più grande la contemplazione di Dio. Ecco il successo enorme! (9°72).

Ancora due passi sul concetto di Dio:

 

Dio! Nessun Dio se non Lui, il Vivente, l' Assoluto. Né sonnolenza né sonno Lo colgono. Suo è tutto ciò che è nei cieli e tutto ciò che è sulla terra. Chi può intercedere presso di Lui senza che Egli lo permetta? Egli sa ciò che hanno davanti e ciò che hanno dietro di loro, mentre della Sua scienza essi colgono soltanto quanto Egli vuole. Il Suo trono è più vasto dei cieli e della terra, il cui mantenimento non gli costa pena alcuna. Egli è l' Altissimo, l' Infinito (Corano, 2°255).

E: Dio è la luce dei cieli e della terra. La Sua luce è come una nicchia in cui si trova una lampada, lampada entro un vetro, vetro come un astro scintillante; ha luce da un albero benedetto: un ulivo né dell' oriente né dell' occidente, il cui olio illumina, quasi senza che un fuoco lo tocchi. Luce su Luce. Dio guida verso la Sua luce chi Egli vuole; e Dio (Dio è onnisciente) conia degli esempi per genti che sono in edifici costruiti col permesso di Dio, nei quali il Suo nome è rammentato; genti che mattina e pomeriggio cantano la Sua gloria, che né affare né interesse distraggono dal richiamo di Dio, dalla preghiera, dal pagamento della zakàt; che temono il giorno in cui i cuori e gli sguardi saranno sconvolti; affinché Dio li ripaghi per le belle opere che compiono, e abbondi nella Sua grazia. Dio dona a chi Egli vuole, senza lesinare.

Questi versetti ci introducono nel campo umano, ci portano a considerare gli esseri umani nei loro atteggiamenti e nelle loro azioni. Vediamo anzitutto che, come il Corano indica ripetutamente, Dio è generoso nelle sue grazie e soprattutto è il perdonatore per eccellenza. A Lui l' essere umano torna e ritorna più volte pentito per essere perdonato, poiché l' essere umano è debole, tentato ad ogni piè sospinto, e cade nel peccato, che è un contravvenire all' armonia del creato e alle leggi che lo reggono, secondo la creazione di Dio.

Chi è l' uomo? "Cuore, cantami l' uomo, sia al cominciamento di ogni tua azione", diceva Gabriele D'Annunzio. Tutte le religioni riconoscono all' uomo una identità collettiva; ma gli uomini non se ne curano, quasi nemmeno se ne accorgono, pur nella loro sete di socializzazione.

L'uomo è corpo fisico, anima divina e - ponte di collegamento tra i due -, psiche, pur essa materiale. Il corpo fisico è composto di tre parti, simbolizzabili in cuore, mente, sesso. Se vogliamo, le tre parti della psiche: inconscio, io e superio, o archeopsiche, neopsiche ed esteropsiche. Istinto, sentimento e pensiero, ciò che un tempo costituiva l' interezza delle arti nobili, ed oggi s' è diviso in rivoli faziosi, incompleti, inadeguati. Solo se queste tre parti opereranno in completa unione, l' essere umano sarà realizzato e sereno, come da sempre è stato affermato dai grandi maestri sufi, che da mille anni oramai esercitano anche l'arte della psicoterapia.

Abbiamo così, nell' essere umano, tre forme e due aspetti, e sta a lui coltivarli insieme, nella loro unitarietà integrale, e giungerà allora ad essere anche l' uomo completo, l' uomo perfetto (âlInsân âlkâmil), oppure coltivare uno di questi suoi aspetti, e rimanere parziale.

 

Dio Creatore, crea l' Universo infinito, crea la terra, e poi crea l' uomo dotandolo di conoscenza e di libero arbitrio, lo pone come Suo rappresentante sulla terra che gli affida in usufrutto (Corano).

Dio vuole che sia, come si legge nel Corano, religioso e spiritualmente attivo. Ma: (2°177) La religiosità non consiste nel volgere il vostro volto verso oriente o verso occidente. La religiosità consiste [...] nel dare dei propri beni ai parenti, agli orfani, agli indigenti, ai viaggiatori, ai mendicanti, e per la liberazione degli schiavi; nell' osservare la preghiera, nel versare la zakàt. Sono caritatevoli quelli che rimangono fedeli agli impegni assunti, sono perseveranti nelle avversità, nel dolore e nel momento del pericolo. Ecco le genti sincere.

(25°63-76) Ecco come sono i servi del Misericordioso: camminano sulla terra con umiltà; quando gli ignari si rivolgono loro, dicono loro: "Pace". Passano le notti pregando il Signore [...]. Quando dispensano, non sono né prodighi né avari, poiché il giusto sta nel mezzo; e non invocano altra divinità accanto a Dio; e non uccidono anima alcuna se non secondo diritto, perché Dio l' ha proibito; e non compiono atti osceni; chiunque lo fa incorre nel peccato, avrà un castigo doppio il giorno della resurrezione, e rimarrà oppresso dall' ignominia, a meno che non si penta, creda e compia opera buona; perché a quelli Dio muterà il male in bene - poiché Dio è perdonatore, compassionevole. E non testimoniano falsamente, e passano nobilmente attraverso la vanità; e quando i versetti di Dio sono recitati non rimangono sordi e ciechi. E dicono: "Signore, da' a noi, alle nostre mogli, ai nostri discendenti, la serenità; e fa' di noi un esempio ai fedeli".

E Dio crea l' umanità suddivisa in molte comunità:(Corano, 11°118) Se il Signore avesse voluto, avrebbe fatto delle genti una sola comunità. La varietà di comunità serve invece perché si confrontino e nessuna prevarichi. (Corano, 16ª 93) Se Dio avesse voluto, certo, avrebbe dato a voi una comunità (religione) unica. Ma egli perde chi Egli vuole e guida chi Egli vuole. E sicuramente verrete interrogati su ciò che voi fate.

Queste comunità spesso hanno disattento l' unità universale che è in definitiva l' unità dell' Uno in assoluto, di Dio. Sarebbe necessario oggi recuperare la dimensione religiosa delle varie culture umane, e spiegare alle varie culture religiose che esse partono tutte da un unico ceppo; sono tutte frammenti di un unico grande specchio, entro il quale ci si specchia come ci si specchia in ogni singolo frammento.

Ad ogni comunità Dio, dice il Corano, invia un profeta. Quale deve essere allora l' attitudine del musulmano nei confronti delle altre comunità? Dice il Corano:

(2º 62) Sì, i musulmani, gli ebrei, i Cristiani e i Sabei, chiunque ha creduto in Dio e nel Giorno ultimo e compiuto opera buona, per costoro la loro ricompensa presso il Signore. Su di essi nessun timore, e non verranno afflitti.

(2°136) Dì: noi crediamo in Dio, in quel che ci ha rivelato, e in quello che ha rivelato ad Abramo, a Ismaele, a Isacco, a Giacobbe, alle Tribù, in quel che è stato dato a Mosè e a Gesù, e in quel che è stato dato ai profeti dal loro Signore: noi non facciamo differenza alcuna con nessuno di loro. E a Lui noi siamo sottomessi.

(5º 68-69) Dì: Genti del Libro, sarete sul nulla fintanto che non seguirete la Thora, il Vangelo e ciò che vi è stato rivelato dal vostro Signore [...]. Sì, i musulmani, gli Ebrei, i Sabei, i Cristiani - chiunque crede in Dio e nel Giorno ultimo e compie opera buona -nessun timore per loro e non verranno afflitti.

(4°163-165) Sì, noi ti abbiamo fatto rivelazione, come Noi abbiamo fatto rivelazione a Noè e ai profeti dopo di lui. E noi abbiamo fatto rivelazione ad Abramo, a Ismaele, a Isacco, a Giacobbe, e alle Tribù, a Gesù, a Giobbe, a Giona, ad Aronne, a Salomone, e abbiamo dato il Salterio a Davide. Per comunicare con Mosè Dio ha parlato. E vi sono dei messaggeri di cui ti abbiamo raccontato in precedenza, e messaggeri di cui non ti abbiamo raccontato, messaggeri annunciatori e messaggeri avvertitori, affinché dopo i messaggeri non ci fossero più per le genti argomenti contro Dio. E Dio è Potente e Saggio.

Sottolineo il passo coranico appena citato: E vi sono dei messaggeri di cui ti abbiamo raccontato in precedenza, e messaggeri di cui non ti abbiamo raccontato. Il Corano cita venticinque Profeti; ma secondo la tradizione - come si legge nel Fihrìst di Ibn Nàdim, i Profeti che predicarono sulla terra sarebbero stati 124.000, e i Libri sacri rivelati ben centoquattro. Ecco quindi perché, presso i Sufi del Centroasia, sono riconosciuti come profeti, ad esempio, il Buddha, il Thirtankara, Guru Nanaq, ciascuno portatore del suo Libro sacro. In effetti il Corano dice chiaramente: (45°27-28) La signoria del cielo e della terra appartiene a Dio. E quando giungerà l' ora ultima, allora i facitori di vanità si perderanno. E vedrai inginocchiata ogni comunità; e ogni comunità sarà chiamata davanti al suo Libro. [E sarà detto loro:] Ecco, ora verrete retribuiti secondo ciò che avete fatto.

Ma continuiamo a sentire che cosa dice il Corano a proposito della tolleranza interreligiosa:

(9°6) Se un idolatra ti chiede asilo, concedigli asilo. Ascolterà la Parola di Dio. Poi fallo giungere in un luogo per lui sicuro. Ciò perché in verità è gente ignara.

(2°256) Nessuna costrizione in fatto di religione: la giusta direzione si distingue dall' errore, e chiunque rinnega il Ribelle e crede in Dio ha afferrato l' ansa più solida, che non si spezza. Dio sente e sa.

(18°29) La verità emana dal Signore. Creda chi vuole, non creda chi non vuole. (23°62) Noi non costringiamo nessuno, se non secondo le sue capacità. E nessuno verrà leso, poiché è presso di Noi il Libro che dice la verità.

Junaid - Maestro sufi del IX° secolo - disse: "Il colore dell' acqua è il colore del suo recipiente", intendendo che tutte le religioni sono eguali; differiscono per ambiente, nome e ritualistica, ma non possono differire nella sostanza. La divinità, assoluta, non può essere contenuta in una cosa perché è l' origine - e l' essenza - di tutte le cose, e quindi anche di tutte le religioni. Più ci si avvicina a Dio, e più si capisce che tutte le religioni sono tentativi per avvicinarLo".

Ecco quindi il concetto islamico:

l' EBRAISMO è la religione della speranza;

il CRISTIANESIMO è la religione dell' amore;

l' ISLàM è la religione della fede.

Dio crea Adamo, lo dota di intelligenza e di libero arbitrio, gli affida in usufrutto la terra. A quest' uomo che nella maggior parte dei casi si rivela ostile agli altri uomini; a quest' uomo che dimentico di Dio e dell' anima gode senza misura delle ricchezze esauribili del pianeta, depauperandolo; a quest' uomo dimentico della propria natura divina e del proprio fine ultimo: il ritorno a Dio. Questo è l' uomo che avendo abbandonato per sua propria scelta la sua anima è diventato solo animale. Una massa di materia senza la bellezza dello spirito. E' questo l' Adamo creato da Dio? No, questo è l' uomo che segue le suggestioni persuasivamente insinuanti della sua parte negativa e diabolica.

E come è possibile? Forse non sente o non vuole sentire quanto affermava il grande maestro sufi âlJìlì (1366-): "Ogni essere umano contiene tutti gli altri interamente, e senza difetto alcuno piché i suoi propri limiti sono solo un accidente materiale. Se la materialità non interviene, ogni individuo è quindi lo specchio di tutti i suoi simili, ed ognuno riflette gli altri. Ogni individuo contiene, con la sua intelligenza, la realtà di tutti gli altri, e anche ogni cosa esistente. Ogni nome, insegnato da Dio".

Essere ordinati, puliti ed avere la barba rasata? Occorre farlo ogni giorno. Lasciatevi andare, non provvedete a voi stessi... è facile, ma come diverrete?

All' estremo opposto l' Uomo di Luce, l' Uomo realizzato, colui che compie il cammino dalla materialità alla spiritualità, il cammino mistico che lo riporta alla sua origine divina. Vi auguro che la luce di Dio, per il vostro stesso benessere, a qualsiasi religione apparteniate, vi conduca su questo cammino.

 

[Conferenza del Prof. Gabriele Mandel   gennaio 1999]

 

 

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